lunedì 6 agosto 2018

Dominatrix - La storia di Jenny Settima Parte

Dominatrix
La storia di Jenny

Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart

N. non sospettava neanche che io fossi una Dominatrix. Avevo giustificato il mio tenore di vita inventando un lavoro come Marketing Manager - per il mercato italiano - in una compagnia di assicurazioni che aveva sede nel centro di Londra.

Il mio appartamento era un gioiellino: la cucina stile shabby chic aperta su un ampio soggiorno ammobiliato con mobili vintage. C’era solo un bagno con una vasca enorme e udite udite anche il bidet - cosa rarissima a Londra- poiché’ il mio padrone di casa era un italiano. Gli inglesi sono infatti un popolo diciamo spartano, per loro la carta igenica e’ piu’ che sufficiente per pulirsi il culo dopo il bisogno solido.  

La mia camera era poi deliziosa: un letto a baldacchino a due piazze e una piccola scrivania con sedia in mogano. L’armadio, sempre in mogano scuro, era ampio e con una sezione scarpe che era diventata il mio orgoglio. 

Le mie giornate le passavo a pensare come potevo insultare F.
Quella cattiveria che avevo all’inizio pero’ stava scemando e iniziavo a provare rimorso per le cattiverie che dicevo a F. Infondo era grazie a lui se vivevo la mia ‘favola’. 

Si lo so, lui mi pagava profumatamente tutte le sere per sentirsi l’ultima pezza da piedi del mondo. Il mio salario era poi triplicato quando avevo iniziato a insultarlo sotto l’aspetto sessuale: dalle minacce sadomaso alle allusioni sulle misure del suo pene fino alle performance sessuali in cui lui era sempre umiliato fino al limite umano. 

Da quando ho conosciuto N. la mia fantasia di Dominatrix si stava colorando di rosa. Non ero piu’ la ‘gheparda’ de na vorta... stavo diventando biancaneve e ahimè’ questo si ripercuoteva sul mio lavoro. 

F. iniziava a non chiamarmi piu’ cosi’ spesso, fino a che un bel giorno le sue chiamate sono interrotte del tutto e con esse anche gli assegni che mi permettevano quella vita. 

Ho cercato di ricontattarlo io ma un giorno ho ricevuto una chiamata dalla sua segretaria che con voce meccanica mi ha detto:' Buon pomeriggio Signorina Jenny la chiamo per farle sapere che il Signor F. non desidera più ricevere i suoi servizi'. 

Non ho vissuto questo evento come una tragedia. L’unica cosa che mi incuriosiva era che non sapevo e non avrei mai saputo che faccia avesse F.  Infondo ciò che contava era sempre stato il denaro che dal suo conto passava al mio.

Me lo sono sempre pero' immaginato come un oligarca russo. Un omone grasso con i baffi alla Stalin e l'aria annoiata tipica del bambino che ha tanti giochi ma non gioca con nulla. 

All'inizio sono stata contenta  della notizia del mio 'licenziamento'. In fondo ero felice di non essere più una Dominatrix e volevo disperatamente tornare ad essere me stessa. Poi la mia mente ha processato pragmaticamente quello che stava succedendo: l’amore mi aveva fatto perdere il lavoro e ora avrei dovuto pensare a come fare per mantenere stile di vita che stavo conducendo. 

Ad ogni accredito di F. io trasferivo sempre una parte ai miei genitori che erano conviti che io facessi la au pair, ossia la babby sitter, in una casa di ricchi inglesi e, ovviamente, vivevo da loro. Ero stata talmente stupida da aver sempre speso, anzi sperperato il resto dei soldi in vestiti scarpe e borse. Per non parlare dell’affitto!

Vivevo credendo che il mio lavoro sarebbe continuato per sempre. Non avevo mai pensato al fatto di poter perdere F. come ‘cliente’. Ed invece e’ successo davvero. La mia rabbia era svanita e proprio ora che la vita mi stava dando tutto ciò che sognavo, incluso N., quel tutto si stava sgretolando come un castello di sabbia buttato giu’ da un tsunami.

I soldi iniziavano a scarseggiare e una sera N. vedendomi triste e pensierosa mi ha chiesto cosa mi stava succedendo. Ho detto la verità: ‘Ho perso il lavoro’. Ho poi giustificato dicendo che la mia azienda stava riducendo il budget e di conseguenza la mia posizione da Manager sarebbe stata sopressa. 

Lui mi ha abbracciato forte e mi ha detto: ‘Non ti preoccupare la troveremo insieme una soluzione’. Ho pianto sentendo quelle parole. Nessuno mai nella vita mi aveva fatto sentire così protetta e amata. Con lui avrei potuto affrontare ogni ostacolo. 

Peccato che l’ostacolo più grande era che avevo detto una marea di cazzate, soprattutto in ambito lavorativo. La merda stava venendo a galla ed io no sapevo come nuotarci dentro. 

To be continued

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