domenica 30 settembre 2018

Tutti Giu' Per Terra - la storia si Laura - Parte Ottava - Ultima Parte

Tutti Giu' Per Terra
La storia di Laura
Parte Ottava - Ultima Parte


Appena arrivati a Dublino, ricordo lo sguardo di mia madre appena mi ha vista. Era shockata nel vedermi così emaciata e sciatta. In verità, rivedendo ora le poche foto di quel periodo mi faccio impressione anche io. 

Arrivati a casa, mia nonna Ciara è stata a parlottare con mia madre in cucina per ore. Parlavano a bassissima voce e nel dialetto stretto dublinese.

Nonno Liam era con me in salotto e quando gli ho chiesto se capiva di cosa stessero parlando mi ha risposto:‘Laura, ti dico una cosa, le donne della nostra famiglia quando si riuniscono diventano delle guerriere capaci di lottare fino allo strenuo se un membro della ‘loro’ tribù cade. Sono loro che con la loro forza lo ritirano su. Ora stanno imbracciando le ‘armi’, ed insieme pianificano la strategia. Niente le fermerà finché non avranno ottenuto la vittoria.’ Poi con un sorriso ha concluso: 'Ora sono più sereno!’. 

La mia è stata da sempre una famiglia ‘matriarcale’, o meglio una di quelle in cui gli uomini ‘portavano i pantaloni’ ma quello che dicevano le loro mogli era legge! 

Mi aspettavo sermoni infiniti su quanto era deleterio il mio rapporto con Patrick ed ero sicura che la loro strategia era basata sul colpevolizzarlo per indurmi a mettere la parola fine a quella relazione. 

Ah le donne delle famiglia Walsh sono davvero imprevedibili, e tutto quello che e' scontato non faceva parte del loro modo di agire! 

Il giorno dopo l’arrivo dei miei, mia nonna aveva preparato una colazione che poteva sfamare un esercito. Sulla tavola c’erano succhi di frutta, toast con burro e marmellate varie, il porridge, il bacon grigliato, gli immancabili sanguinacci, il salmone, i funghi e le uova.  

Si insomma mancava solo il pandoro e il panettone portato dall’Italia e poi sembrava davvero la nostra tradizionale colazione di Natale. A tavola, quella mattina, ero l’unica che non ha toccato cibo. L’idea che la mia famiglia volesse allontanarmi da Patrick aumentava la mia inappetenza. 

Quella mattina né Patrick né tantomeno il rapporto insano che ci legava sono stati argomento di conversazione. Tutto è stato spostato sui ricordi di me bambina e ad innescarli è stata nonna Ciara.

“Laura, ti ricordi quando da ragazzina hai insegnato al figlio della vicina come conquistare la ragazzina di cui era invaghito? Ancora me lo ricordo tuo discorsetto: - poi imitandomi - Peter, prima di tutto non ruttare quando la vedi, questi sono atteggiamenti che fanno uscire solo aria puzzolente dal tuo corpo e non ti mettono in buona luce con lei. Cerca di limitare i rutti. Secondo: comprendo che scaccolarti è un riflesso nervoso per te, ma non è un atteggiamento che attira le ragazze.  Ti consiglio di mettere le mani in tasca quando sei di fronte a lei...”

Tutti a tavola sono scoppiati a ridere come matti. Mia nonna mi imitava alla perfezione! Io non ho potuto fare a meno di sorridere. 

I ricordi si sono succeduti a catena e tutti, intorno quel tavolo, hanno ricordato qualche aneddoto su di me. Per un momento ho avuto la sensazione che stessero parlando di una morta. 

In effetti la Laura di cui parlavano era per me un fantasma di cui percepivo a malapena la presenza. Certo la ammiravo tanto! Davvero tanto! Faceva ridere la sua saccenza, ma lei sapeva cosa fare e come arrivare all’obiettivo. 

Nel primo pomeriggio ho incontrato Patrick. Non che gli altri giorni fosse Panariello ma quel giorno il suo pessimismo cosmico era così funesto che in confronto Nostradamus sembrava Antonella Clerici a La Prova del Cuoco. 

Nelle settimane che si sono succedute, ogni giorno qualcuno tirava fuori qualche evento del passato in cui io riuscivo a risolvere le situazioni e togliere non solo gli altri, ma anche me stessa dai guai. 

La mia famiglia ha risvegliato Laura ed il contrasto tra lei e L’aura nera era così netto e delineato che sembravano due persone che neanche si conoscevano. È stato comparandole che ho capito chi volevo essere. O meglio chi volevo tornare ad essere. 

È stato in una radiosa giornata autunnale, quando Dublino si colora di foglie giallo ocra e l’aria diventa frizzante, che ho deciso che Patrick non avrebbe più fatto parte della mia vita. 

Sono andata a casa sua e l’ho pulita da cima a fondo. Ho preparato una buona cena e quando è rientrato l’ho guardato e, senza dargli il tempo di salutarmi, gli ho detto con tono calmo e fermo: ‘Guardati intorno, questo è lo stato di una casa decente in cui puoi vivere una vita salutare e armoniosa. Capisco che questa è la tua casa e che tu vuoi il caos, ma dal tuo caos esce solo distruzione. Cerca ogni giorno di avere almeno un pensiero costruttivo, qualcosa che ti migliori. Inizia dalla casa. Prenditene cura come ti prendi cura di Eoin. Io purtroppo non posso più prendermi cura di te, perché ho anche io quel malessere che senti tu tutti i giorni. Nonostante io ti ami, devo prendermi cura di me stessa. Se anche tu mi ami, come dici, lasciami andare. Lasciami vivere!’ 

Lui mi ha guardato e ha urlato tutta la sua disperazione cercando di farmi sentire in colpa perché lo stavo abbandonando anche io ‘in quel mondo cattivo e ingiusto’. 

Niente quel giorno mi avrebbe fatto cambiare idea. Niente al mondo avrebbe fermato Laura dal salvare la sua vita. La rivolevo a tutti i costi. Lo dovevo a me stessa, alla mia famiglia, ai miei amici ed infine al mio futuro. 

Sto ancora combattendo con la depressione e la delusione di un amore finito ma oggi, piano piano e con l’aiuto del dottor O’Neal e di una dietologa, sto mandando affanculo per sempre L’aura nera. 

Morale della storia:
Va bene che l’amore è anche aiutarsi, ma se lui ti aiuta a scendere verso l’inferno, tiratene fuori prima di bruciati il culo!

venerdì 28 settembre 2018

Tutti Giu' Per Terra - la storia di Laura - Parte Settima

Tutti Giu' Per Terra
La storia di Laura
Parte Settima


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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart



Patrick era diventato la mia droga, vivevo dei suoi sporadici sorrisi e mi affliggevo nel vederlo triste. 

Credevo che standogli vicina avrei potuto ‘guarirlo’ ma non mi rendevo conto che piano piano era lui che mi stava trascinando verso il suo ‘alone nero’ di negatività e disperazione. 

Invece di essere la sua Beatrice e portarlo in Paradiso, mi sono ritrovata ad essere con lui all’Inferno. Quando si dice: ‘Per fare meglio qui giacio’, un epitaffio che calzava a pennello per la mia situazione. 

Il cambiamento tra la me attiva, sempre sorridente e pronta a trovare la migliore soluzione per sorpassare l’ostacolo, e la nuova me con l’ansia costantemente attaccata al culo e l’apatia, che davvero mia nonna Ciara era una ragazzina in confronto, è avvenuto in un lasso di tempo che non supera i sei mesi.

Quando i miei nonni hanno iniziato a vedere la trasformazione di Laura in L’aura nera si sono subito preoccupati. 

Stavo perdendo peso a vista d’occhio e sul mio corpo le mie belle curve stavano sparendo facendomi assomigliare ad una scopa. La notte non riuscivo a dormire e le occhiaie erano diventate Panda stile. Al lavoro ero costantemente in ritardo e facevo un errore dietro l’altro. 

Il primo ad accorgersi che io, non ero più io, è stato il Dottor O’Neil, che un giorno mi ha chiamato nel suo studio e mi ha proposto di fare una sessione con lui. Io ho rifiutato perché, come ogni malato che si rispetti, seguendo il più semplice manuale di psicologia, non volevo ammettere di avere disturbi comportamentali. 

Al mio rifiuto, il Dottor O'Neil ha abbassato gli occhi e con un velo di tristezza mi ha detto: ‘Laura lotta fino allo stremo delle forze per tornare chi eri. Mi mancherai in reparto!’ 

È stato a quel punto che il mio capo ha deciso di darmi un periodo sabbatico perché in quello stato ero io ad avere bisogno di aiuto e non potevo aiutare nessuno. Al mio rientro avrei dovuto superare una prova attitudinale di idoneità per essere riammessa come Consulente Psicologa all’ospedale St James. 

Mia nonna ha cercato di scoprire cosa mi stesse succedendo e quando ha capito che da quando uscivo con Patrick ero diventata uno zombie, dall’alto della sua saggezza mi disse: ‘Laura, cosa ti succede? Non ti curi più, sei sempre nervosa e apatica da quando stai con quel ragazzo... raccontami quello che ti succede’.  

Quando me lo chiedeva, e lo faceva spesso, aveva le lacrime agli occhi. Io cercavo di rassicurarla ma lei vedeva più lontano di quanto potessi vedere io e non credeva a nessuna delle mie spiegazioni. 

Anche nonno Liam ha cercato di parlarmi per capire cosa mi stesse succedendo, ma non riuscivo a buttare fuori neppure con lui quel peso sullo stomaco che mi dava la nausea. Non riuscivo proprio a liberarmene e vedere mio nonno supplicarmi di ritornare in me, mi ha devastato l’anima. 

Anche mia cugina Serena, dall’Italia, si stava insospettendo. Di solito ci sentivamo quasi tutti i giorni, ora rifiutavo le sue telefonate perché non volevo che mi sentisse ‘giù di tono’, si vabbè, chiamiamo le cose con il loro nome: depressa. 

Avevo praticamente tagliato i ponti con tutti. Nonostante ciò, ricevevo ogni giorno tantissimi messaggi da amici, dall'Italia e da Dublino, che mi chiedevano come stavo e che fine avesse fatto.  Il tono dei messaggi era sempre lo stesso: ‘Come stai? È da tempo che non ci vediamo o sentiamo. Va tutto bene? Non ci fare preocupare’. 

Maledicevo la mia depressione, ma la benedicevo anche perché era l’unica cosa concreta che mi univa a Patrick. 

È stato quando i miei genitori sono venuti a trovarmi a Dublino, probabilmente allarmati dai miei nonni, che ho capito che quello che stavo vivendo era un rapporto malato e che l’unica cosa equilibrata da fare era recidere il cordone ombelicale che mi legava alla fonte. 

Dovevo lasciare Patrick. Ma ne ero davvero capace? Dove avrei trovato la forza di non rivederlo più? In che modo avrei lasciato andare quel ragazzo che mi aveva stregato il cuore, anche se per farlo aveva avvelenato la mia anima? 

mercoledì 26 settembre 2018

Tutti Giu' Per Terra - la storia di Laura - Parte Sesta

Tutti Giu' per Terra
La storia di Laura
Parte Sesta

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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart




La relazione tra me e Patrick è nata sulla scia di un mio errore, è iniziata perché lui era oggettivamente bono ed è continuata perché ogni giorno cresceva in me la voglia di aiutarlo ad uscire da quel luogo buio e angusto che era la sua mente. 



Ogni cosa che gli succedeva, anche la più banale, tipo perdere il bus era una tragedia. Il destino remava sempre contro di lui. Sì insomma in confronto Giacomo Leopardi era la gioia di vivere!


A lavoro tutti lo demoralizzavano e lo umiliavano, e questo succedeva quando non aveva la luna nera scoperta... che manco la maga Cloris avrebbe fatto fatica a trovare. 

Nei giorni di 'io e te: la tristezza e la mestizia' lui si disperava perché pensava che tutti lo deridessero per come era o come si comportava. 

Nonostante Patrick fosse un ragazzo per niente stupido, aveva un lavoro  sottoqualificato per le sue potenzialità e che, ovviamente nella sua condizione di depresso, non riusciva a vedere neanche uno spiraglio di positività. 

Le sere in cui lui mi raccontava ‘le sue disgrazie’ non erano eventi eccezionali ma la nostra normale routine. 

Ogni santissimo giorno venivo letteralmente bombardata da pensieri catastrofici e situazioni insanabili. L’ultima è stata quando Patrick ha discusso con il suo migliore amico Brodie. 

Il motivo del litigio sembrava apparentemente una sciocchezza ma evidentemente non lo era per Patrick. Tutto era nato perché Brodie lo incoraggiava a cambiare lavoro perché probabilmente aveva ascoltato per più tempo di me le sue lamentele circa l’ufficio in cui lavorava. 

Questi incoraggiamenti erano divenuti nel tempo sempre più insistenti poiché Patrick non dava il minimo segnale di iniziare una concreta ricerca di un nuovo lavoro. È stato allora che Brodie gli ha urlato in faccia la verità: ‘Sei un uomo che non vale un cazzo! Non sai reagire a quello che ti succede. Sei un uomo che non sa farsi felice e non farai mai felice chi ti sta accanto. E per questo che rimarrai solo e sempre scontento’. 

Certo Brodie era stato duro con lui. La violenza verbale non è mai uno stimolo per i depressi, anzi, al contrario li induce ad abbassare ancora di più l’autostima e la loro già minima capacità critica. 

Questo era quello che avrebbe pensato la Laura psicologa, io invece in quel momento ho odiato con tutta l’anima Brodie perché quelle parole avevano ferito Patrick che quella sera piangeva come un bambino per la perdita del suo amico. 

Ogni giorno, dopo il lavoro passavo a casa sua per pulire e rimettere ordine. Cercavo di rendere il suo appartamento un luogo accogliente per fargli cambiare umore quando tornava a casa. Ma più io pulivo e riordinavo e più lui sporcava e ricreava il caos. 

Un giorno gli dissi: ‘Amore vedi ora è tutto perfetto. Non ti sembra che sia più bello il tuo appartamento quando è pulito ed in ordine?’ Lui mi ha guardato con l’aria del cane abbandonato e mi ha risposto: ‘Io non riesco a vivere in questo appartamento quando lo pulisci e lo riordini. Non riesco, mi dispiace! So che lo fai a fin di bene ma ti prego smetti. La mia casa è l’unico posto dove posso essere in pace con me stesso’. 

Questa spiegazione dei depressi in difesa dello status quo era un ostacolo abbastanza facile da superare con i pazienti, ma per qualche strana e misteriosa ragione io ho assecondato la sua richiesta, anche se i ricordini di Eoin li toglievo. Eccheccazzo va bene tutto ma la merda no!

Dio solo sa quanto mi sia costato mettere piede in quel posto, qualsiasi altro essere umano avrebbe preferito dormire sotto i ponti. 

Il tempo intanto passava e quasi senza accorgermene io iniziavo a vedere la vita con sempre meno lucidità. Non ascoltavo più i miei pazienti anzi ne ero infastidita. 

Me ne sono accorta durante una seduta con Mrs O’ Sullivan, una compratrice ossessiva compulsiva, quando ho pensato: ‘Ma signora mia, a parte spendere i soldi del tuo ricco marito non fai un cazzo nella vita. Spendi e spandi e non hai altri problemi’.

Mai. E ripeto MAI prima d’ora avevo colpevolizzato i miei pazienti. Il mio compito era ascoltarli con attenzione e riuscire a riportarli ad uno stato che non li facesse soffrire. Con Mrs O’ Sullivan stavo infrangendo il mio codice etico e soprattutto iniziava lì il mio lento  declino verso il fosso. 

martedì 25 settembre 2018

Tutti Giu' Per Terra - la storia di Laura - Parte Quinta

Tutti Giu' Per Terra
La storia di Laura
Parte Quinta


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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart

La sera del nostro primo appuntamento restai sul letto a guardare fuori dalla finestra per un tempo che ora non so quantificare. Ripensavo al suo sguardo, a quegli occhi grandi ed intensi, a quelle mani grandi... e se tanto mi da tanto anche l’attrezzo avrebbe dovuto essere proporzionato. 

La mattina dopo, ero in cucina con mia nonna e lei si è accorta subito che c’era qualcosa di diverso. Neanche ha fatto in tempo a chiedermelo che io già le avevo raccontato tutto. 

Nonna Ciara ha ascoltato tutto il mio racconto in silenzio poi mi ha detto: ‘Laura, sono contenta per te. La cosa importante è che ti renda felice come lo sei ora! Questo per noi è importante’. 

Se mi avesse fatto felice in futuro non lo sapevo, ma io ho sempre guardato con molta più lucidità all’oggi piuttosto che a domani o ieri.

Nella tarda mattinata sento il mio cellulare vibrare, era un messaggio di Patrick: ‘Magari oggi hai degli impegni o magari no... se sei libera ci possiamo vedere. Ti va?’ 

Ma pure se mi fossi dovuta incontrare il Papa avrei disdetto! 

Ci siamo visti in uno dei più bei parchi, secondo me, di Dublino, il St Anne’s Park. Lui mi è venuto incontro con il suo cane, Eoin che teneva a guinzaglio. 

È in quel mare di verde e colori che Patrick mi ha raccontato la sua storia che aveva come unico tono il grigio scuro. 

Era cresciuto in un orfanotrofio a Limerick gestito da preti e suore. È passato da una casa famiglia all’altra senza mai trovarne una adatta e il perenne sentimento di inadeguatezza lo ha accompagnato fino all’adolescenza. 

Anche nella sua vita adulta le cose non erano cambiate di molto e quel grigio scuro si andava tingendo di nero mano mano che lui completava il suo racconto. 

Patrick ha mostrato subito ed in modo evidente la sua depressione. Alla mia domanda:’ Cosa ti rende felice?’. La risposta è stata netta e laconica: ‘Niente, a volte, sporadicamente, Eoin - il suo cane-  che vuol dire dono di Dio’. 

Non serviva la mia laurea in psicologia per capire che mi trovavo di fronte ad un depresso. Ora mi spiegavo cosa era l’alone che lo avvolgeva era quello che i poeti descrivono come il Male di Vivere. 

In psicologia viene descritto come la malattia dell’umore, ossia ‘quella funzione psichica che accompagna l’adattamento al nostro mondo interno, ossia della psiche, a quello del mondo esterno, la vita reale. Il tono è alto quando siamo in condizioni piacevoli mentre vira verso il basso quando viviamo situazioni spiacevoli. 

La depressione ha varie sfumature. Tutti nella vita passiamo momenti in cui siamo ‘giù di tono’ ma di solito queste fasi hanno una durata di tempo determinato.  

Quel pomeriggio c’era un bel sole tiepido ed io ho iniziato ad analizzare Patrick come se fosse un mio paziente, ma l’attrazione fisica che provavo per lui era talmente prorompente che non sono riuscita a mantenere il distacco professionale per una giusta analisi. 

Guardavo le sue mani che accarezzavano Eoin, e pensavo ‘Dio, se ci sei fammi un dono pure a me! Fai sì che le sue mani accarezzino me non il regalo che gli hai fatto tu!’. Gniente da fare accarezzava il cane e basta! 

Verso sera iniziava a far freddo e lui mi ha proposto di spostarci a casa sua che era distante cinque minuti a piedi dal parco. Senza farmelo dire due volte l’ho seguito. 

Abitava in un appartamento al piano terra che definire tugurio sarebbe stato un complimento. 

Entrando in casa di Patrick, la prima cosa che mi ha colpito sono state le finestre con le tende tirate e la puzza di chiuso. 

Sul lavello della cucina c’erano piatti incrostati da giorni. Il piano cottura non veniva pulito,  non so, da un anno forse? C’erano i suoi maglioni e pantaloni sparsi nel salotto e i portaceneri erano pieni di mozziconi di sigarette. Il secchio della spazzatura poi strabordava di bottiglie di birra e lattine di ceci. 

Ma quello non era nulla... per arrivare dal salotto alla camera da letto bisognava fare lo slalom tra le cacate di Eoin che, mortacci sua, problemi di stitichezza non ce ne aveva!

Ma come cazzo faceva a vivere lì? Risposta di Laura psicologa: ‘È un depresso probabilmente cronico’. Diagnosi fattuale ineccepibile.

Cosa ci facevo io con lui? Risposta di Laura: ‘Forse mi stavo innamorando’. 

Poi la prima volta che abbiamo fatto l’amore il forse e’ sparito: mi ero proprio innamorata!


To be continued


lunedì 24 settembre 2018

Tutti Giu' Per Terra - la storia di Laura - Parte Quarta

Tutti Giu' Per Terra
La storia di Laura
Parte Quarta

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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart

Non credevo ai miei occhi! Aveva risposto e cosa per me strana aveva anche accettato l’invito con un messaggio davvero breve: ‘Ok, va bene per te se ci vediamo verso le 7 al Mulligan’s?’ 

Il Mulligan’s è uno dei pub più antichi e caratteristici nel distretto di Temple Bar. Lì, secondo me, si beve la birra più buona a Dublino e l’atmosfera rispecchia lo spirito irlandese: basta una birra un po’ di musica e tutto sembra migliore. 

Ok Patrick, alias Manipolatore per Bimbeminkia, ci sto! Ero sicura che all’ultimo mi avrebbe dato buca inventando la classica scusa ‘non mi sento bene’. 

Quel venerdì sera sono tornata a casa giusto per farmi una doccia. Sono uscita di casa con un paio di jeans larghi, una maglietta, le scarpe da ginnastica con le suole consumate  e la giacchina di pelle vecchia di almeno 10 anni. Trucco minimal, praticamente quello che uso per andare a fare la spesa: poco rimmel, un velo di blush e burro di cacao sulle labbra. Lo smalto smozzicato e i capelli raccolti in una banalissima coda bassa da suorina. 

Per strada controllavo costantemente il cellulare aspettando il messaggio di Patrick  in cui avrebbe disdetto l’appuntamento. Niente messaggi da parte sua. Il figlio di mignotta me lo avrebbe spedito alle 7 in punto. Ne ero sicura!

Arrivata all’appuntamento puntuale come una svizzera, entro al Mulligan’s, mi guardo intorno e ... O cazzo c’era lo gnocco della foto ad aspettarmi! 

Era esattamente come si vedeva nelle foto del profilo di Tinder. Bello come il sole!

In quel momento ho pensato: ‘Ma porca zoccola mignotta infame! Che destino di merda! Per gli altri incontri mi ero messa in tiro con: trucco, parrucco, manicure, pedicure e ceretta e per questo strafigo mi presento con lo sciattume della casalinga di Voghera!’

In quel momento ho maledetto pure l'aria che respiravo... una sola frase mi è passata per la testa: 'Piove sempre sul bagnato, porca puttana!' 

Ho rovistato in fretta nella borsa per cercare il correttore, il rossetto o il mascara da viaggio. Niente non c’era traccia di make up. Manco un campioncino di profumo. Il deserto del Sahara. Panico! Davvero non era da me, da sempre super organizzata alle evenienze, non avere neanche il kit base in borsetta! 

Comunque, lui si avvicina, abbozza un mezzo sorriso, mi invita a sedermi sui seggioloni in legno del bancone e ordiniamo subito da bere. 

Per la maggior parte del tempo ho parlato io della mia vita e dei miei interessi lui ascoltava in silenzio e beveva la sua birra. C’è stata una parte del mio discorso che gli ha fatto alzare gli occhi dal boccale ed è stato precisamente quando ho detto che lavoro facevo e con quanta attenzione curavo i miei pazienti. 

Di lui quella sera sono riuscita a capire davvero poco. Era Irlandese DOC, nato a Limerick, città abbastanza povera e provinciale, sconosciuta ai più se non fosse che è stata nominata nel bellissimo libro 'Le ceneri di Angela', valevole anche di un Pulitzer. Aveva una laurea in letteratura inglese ma faceva il correttore di bozze per una casa editrice. 

Questo sapevo di lui, ma c’era qualcosa che ha subito catturato la mia attenzione. Al di là della sua innegabile bellezza, al di là dei suoi misteriosi silenzi, al di là dei suoi occhi che mi attraversavano come schegge, oltre i gesti e gli sguardi c’era qualcosa di più. Sembrava come essere avvolto da qualcosa di indefinito qualcosa che io volevo assolutamente scoprire.  

Finiti i drink e i miei monologhi lui mi guarda e mi dice: ‘Vuoi che ti riaccompagni a casa tua?’ 

Eccerto irlandesello mio, stavo aspettando questo! Poi se mi dicevi ‘vuoi che ti accompagno a casa mia?’ sarebbe stato perfetto. Si dice sempre: ‘Chi si accontenta gode’ ma è chi gode davvero che non si accontenta. 

Fuori dal pub era ormai buio, e l’aria era fredda. Io con il mio giacchino di pelle praticamente stavo battendo i denti dal freddo. Patrick se ne accorge ed in un attimo si sfila la giacca e me la poggia sulle spalle. 

Devo dire la verità la sua giacca di lino non ha fatto una grande differenza ma è stato in quel momento che ho sentito il mio cuore battere all’impazzata come se avessi vinto alla lotteria. 

Durante il tragitto verso a casa dei miei nonni c’era un silenzio irreale. Ogni parola sembrava davvero superflua. 

Davanti alla porta io lo saluto ‘all’italiana’ con i classici due bacetti sulla guancia, lui mi abbraccia forte e immerge il suo viso nei miei capelli annusandoli. Tutto preannunciava il nostro primo bacio che arrivò dopo e fu davvero una emozione fortissima. Era l’inizio. Speravo davvero che lo fosse!


domenica 23 settembre 2018

Tutti Giu' Per Terra - la storia di Laura - Parte terza

Tutti Giu' Per Terra 
La storia di Laura
Parte Terza
Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
http://marilenaonorato.com/ 


Tinder è stato per me un esperimento psicologico molto interessate. 

In questa app ho trovato di tutto e di più: dal tizio che si descrive con tutte le qualità del mondo. Ma se sei così bello, intelligente, fashionista e simpatico.... e bla bla bla perché sei così single? Poi al primo incontro mi davo la risposta: lampadato come Carlo Conti, con i mocassini ed il calzino rosa a strisce gialle, simpatico come il dentista che ti sta cavando i denti ed intelligente come una scimmia ammaestrata. Ecco perché sei ancora ‘signorino’! Questi sono i tipi che ho etichettato come: 'Cazzari Inconsci', quelli che infondo lo sanno che non saranno mai come si descrivono e allora danno libero sfogo alla fantasia. Ole’!

C’era poi il tipo che si descriveva su Tinder come Indiana Jones e alla seconda pinta ti rivela che il viaggio più esotico che aveva fatto è stato in Cornovaglia. Questo era quello che chiamavo il 'Cazzaro  Confuso'. In Vino Veritas ... In Birra Sputtanamentum est! 

Terzo tipo, il più comune devo dire, era quello ragionava nel seguente modo : ‘Dopo che ti pago da bere aggiungendo anche le olive me la devi dare.’ Questi li ho catalogati come: gli 'Illusi Cronici'. Poveri cristi, ci credono veramente che così poco basti per portarsi una donna al letto. Se così fosse le prostitute non batterebbero manco i chiodi, ma questi ritardati non ci arrivano a capirlo e forse non lo capiranno mai cosa significa portarsi a letto una donna sobria che te la dà perché te la vuole dare!  Con o senza le olive incluse nell’offerta! 

I primi incontri sono stati davvero divertenti ma poi con nonna mi vedevo sempre quelle cazzo di commedie romantiche che avevano riacceso in me la voglia di trovare ‘qualcuno da amare’. Sì lo so, sembra un titolo di un film ‘d’Ammmmore’ ma è quello che volevo e una sera sfogliando Tinder ho visto Patrick: alto, con un fisico perfettamente tonico e due occhi color azzurro ceruleo che incorniciavano un viso perfetto. Ricordava molto, anzi poteva essere, il gemello di Jamie Dornan, l’attore che ha interpretato Mr Gray in 50 sfumature di grigio. 

Uno gnocco stratosferico con una descrizione su Tinder davvero minimalista: ‘Dublinese, 6’11 - 1 metro e 86, un gigante per me che sono, scalza, 1 e 58 - mai sposato, niente figli, ho un cane di razza Irish Terrier di nome Eoin. 

Sono stata a contemplare quasi ipnotizzata le sue foto per almeno dieci minuti e poi ho ovviamente ho messo il Like! 

Certo il suo Tinder sarà stato strapieno di richieste di ragazzette scosciate e scollacciate pronte a saltare sul suo letto al suo ‘Ehi Ciao come stai?’. 

Che poi pensandoci le foto erano davvero di uno che poteva fare il modello! Magari questo Patrick era un uomo di 50 anni, sdentato e con le sopracciglia a rondine, che si divertiva a chattare con le ‘illuse di aver trovato il figo per eccellenza’. Sicuramente doveva essere qualcosa del genere. 

Comunque la mattina dopo, la faccenda era già stata rimossa dalla mia mente e la mia vita è continuata come al solito: ospedale, casa, briscoletta, cena, commediola stile ‘I love you for ever and ever’, doccia e letto. Il giorno dopo copia incolla del giorno prima. 

Continuavo ad usare Tinder, ma ero più cauta nell’accettare inviti ad uscire con dei coglioni incalliti e chattavo molto di più per riuscire ad intuire a quali delle tre categorie appartenessero. 

Poi un giorno, era venerdì lo ricordo, nella mia pausa pranzo controllo le notifiche del cellulare e vedo che Patrick aveva corrisposto il mio like su Tinder. 

A quel punto la voglia di sputtanare il vecchio che si nascondeva dietro quel viso da angelo e quel corpo che i Bronzi di Riace erano in confronto spazzolette per pulire il water, era davvero tanta. 

Ho mandato subito un messaggio a Patrick: ‘Ciao! Piacere di conoscerti. Non sono una grande fan delle chat, se sei libero stasera ci possiamo vedere a Temple Bar. Che ne pensi?’ 

Ho atteso per ore. Niente, la risposta non arrivava. Il vecchiaccio pervertito certo non poteva accettare di farsi vedere. Tana per Patrick che si presenta come la bellezza nel suo eccesso ed invece è e' solo un cesso! 

Quando stavo catalogando questo nuovo tipo di ragazzo su Tinder come: manipolatore per bimbeminkia, sento il mio cellulare vibrare. Ho dato una occhiata rapida ed era Patrick che rispondeva al mio messaggio. 

venerdì 21 settembre 2018

Tutti Giu' Per Terra - la storia di Laura - Seconda Parte

Tutti Giu’ Per Terra
La storia di Laura
Prima parte 

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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart

Arrivata in Irlanda ho avuto la stessa sensazione che si ha quando si ritorna a casa dopo un lungo viaggio. È nella capitale irlandese che ho passato tutte le mie estati ospitata dai miei adorati nonni: Liam e Ciara, che dopo 55 anni di matrimonio restano una delle coppie più affiatate di sempre. 

La loro casetta si trova a Pim Street, a due passi dalla Guinness Storehouse, oggi diventato anche museo, ma un tempo nonno Liam lì ci lavorava duramente per produrre la birra simbolo dell’Irlanda. Alla fine della sua carriera aveva raggiunto la posizione di  assaggiatore ufficiale e tornava spesso a casa allegrotto. Diceva sempre: ‘In paradiso non c’è la birra, è per questo che bevo qui!’. 

Nonna Ciara lo perdonava sempre ma ad una condizione, che portasse a casa un boccale di Guinness anche per lei, e giustificava la sua richiesta affermando che ‘chi beve da solo si strozza’ e lei, da donna super pragmatica, sosteneva che non poteva rimanere vedova perché c’era il mutuo di casa da finire di pagare! Capito, sì, che paracula mia nonna!

Comunque io ero lì per cercare lavoro e dopo due settimane avevo già trovato un incarico come Consulente Psicologa nel reparto di psicosi comportamentali all’ospedale di St James, che dista manco 10 minuti a piedi dalla casa dei miei nonni. 

Per la cronaca, tanto per dire e per chiarire, il colloquio me lo fece il Dottor O’ Neil, che non solo si era letto la mia tesi di Laurea, tradotta anche sul British Journal of Clinical Psycology, ma la sapeva meglio di me che l’avevo scritta!

Annuncio ai porci schifosi che ho incontrato nel ‘Bel Paese: prrrrrr! Andatevela e prendere ‘dove non batte il sole’, ossia in culo! 

I primi mesi a Dublino non sono stati però facili, e’ stata dura  riallacciare le vecchie amicizie. Tutte le mie amiche erano infatti sposate e con figli e di argomenti in comune ne avevamo ben pochi. 

È stata una di loro che con la grazia di una elefantessa un giorno mi ha detto: ‘Laura, hai ormai quasi trenta anni che aspetti a trovarti un uomo! Non vorrai mica restare zitella? Iscriviti a Tinder e vedrai che qualcuno lo trovi. Sicuro!’ 

Ora, capite bene che io non volevo un ‘qualcuno’ preso così alla cazzo di cane, sì insomma il classico primo stronzo che passava. Non ero e non mi sentivo una outsider. 

Certo però volevo divertirmi, perché Dublino è una città viva, soprattutto la sera, ed io non potevo chiedere ai miei nonni di venire con me a bere e sentire musica dal vivo a Temple Bar, anche perché loro mangiavano alle 5:30 - 6:00 e alle 8 massimo 9 e mezza erano già al primo sonno. 

È stato più per cercare un ipotetico qualcuno con cui uscire per un drink che ho scaricato Tinder, magari qualcuno che te la paga pure una birra, meglio due, facciamo tre che è numero perfetto, soprattutto in un paese cattolicissimo come l’Irlanda!

Dopo il lavoro tornavo a casa e lì mi aspettavano i miei nonni. Mi divertivo da morire a giocare a briscoletta con nonno Liam, che imparò dall’altro mio nonno, Alfredo, quando ci venivano a trovare in italia. Ahhh Nonno Liam non sa spiccicare una parola di italiano ma una frase in dialetto milanese la sapeva dire benissimo: ‘La prima l’è di Cojoun!’, ossia la prima è dei coglioni, un modo per canzonare chi è in vantaggio. Ogni volta che la diceva mi scompisciavo dalle risate!

Con nonna preparavo la cena, e anche con lei mi divertivo da morire perché mi raccontava una marea di aneddoti e scenette divertenti tra lei e nonno. 

Certo però, facevo la vita di una ottuagenaria e alla lunga mi sono resa conto che mi stavo rompendo parecchio le palle a stare a casa. È stato questo lo stimolo finale che mi ha spinto ad aprire l’account su Tinder. 

Ho pensato: ‘Meglio uscire con un coglione che farmi dare della cogliona da nonno Liam tutte le sere.’  E così che sono iniziati i miei dating - incontri- su Tinder. 

To be continued


giovedì 20 settembre 2018

Tutti Giu' Per Terra - la storia di Laura - Prima Parte

Tutti Giu’ Per Terra
La storia di Laura
Prima parte 


Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart

C’è qualcosa che ci rassicura e qualcosa che ci tormenta. Oscilliamo in questa polarità cercando un instabile equilibrio. Stando sul bordo.
(citazione alchimist_a, Twitter)

Io sul quel bordo ci sono rimasta per tanto, troppo tempo finché non si è trasformato in un fosso ed io, ad un passo dal baratro, guadavo il nulla che si trovava sotto i miei piedi. Quel vuoto è stato scavato perché il mio istinto mi ha voltato le spalle. Anzi, mi ha proprio mandato affanculo!

Ungaretti ha descritto questo stato d'animo con una poesia 'Si sta come d'autunno, sugli alberi le foglie'. Io, che l'ho provato sulla mia pelle, vi dico che si sta come quando sei su una nave che naviga acque tempestose. Vieni sbattuta a destra e a sinistra. Cerchi di non cadere, concentri la tua mente sul tuo ombelico per trovare stabilità ma poi tutto quello che vuoi è solo vomitare e maledire il giorno in cui hai messo piede su quella cazzo di barca!

E dire che fin da quando ero bambina l'equilibrio è sempre stata la mia qualità più spiccata. Poi, si sa, certe doti si perdono per strada, come le ragazzine che frequentano le scuole cattoliche dalle suore e sognano una vita da monachella di clausura,  poi quando crescono diventano dei mignottoni che in confronto Valentina Nappi è una perpetua. 

Comunque io per gran parte della mia vita sono stata una ragazzina saggia, ordinata ed equilibrata. A scuola mia madre si sentiva sempre dire: signora sua figlia sa sempre cosa fare. Laura ha doti straordinarie nel capire le situazioni e agisce sempre nel migliore dei modi, nelle relazioni interpersonali. L'alunna dimostra spiccate capacità all'ascolto e sa sempre quale sia la cosa giusta da fare per sé e per gli altri’.

All'università indovinate che facoltà ho scelto? Esatto Psicologia, perché come diceva mio padre, giudice di cassazione: 'Diventerai il giudice che fa riappacificare la mente degli altri'. 

In effetti essere neutrale e riuscire a non farmi coinvolgere nelle situazioni era il segreto per poter analizzare gli altri e risolvere i loro problemi. 

Certo la strada per intraprendere la professione di psicologa era lunga, tortuosa e soprattutto affollata di maiali merdevoli.  

Il praticantato l’ho fatto al Telefono Rosa della mia città, Milano. Quello è stato il momento più soddisfacente della mia vita lavorativa in Italia, perché mi sono messa alla prova ed ho imparato davvero a gestire situazioni di emergenza per dare sostegno psicologico alle donne vittime di stalking e abusate.  

Poi però il praticantato finì ed io, a 28 anni, ero stufa di chiedere la 'paghetta’ settimanale ai miei. Volevo ricercare un lavoro. Volevo la mia indipendenza economica. 

Ora voi penserete: ma con un padre giudice chissà quante porte ti saranno state aperte. 
COL CAZZO! 
Mio padre era inflessibile su questo punto e da buon figlio di contadini mi diceva sempre: ‘Raccogli quello che semini e il campo, figlia mia, lo zappi solo tu... nessuno lo fa per te!’

E così mi sono messa a fare concorsi e a cercare studi privati per essere assunta magari come consulente. Ricordo il primo colloquio per una azienda importante. 

Mi apre la porta  il Dottor Bramonte, il titolare della compagnia. Mi presento, mi fa sedere e manco il tempo di dargli il mio Curriculum Vitae che già inizia con: ‘Sei veramente una bellissima ragazza’ e dopo qualche accenno al mio Curriculum Vitae mi fa la seguente proposta: 

Ti va se ci prendiamo un aperitivo al bar sotto? Poi magari ti porto a cena’. 
No grazie, sono astemia e a dieta’ - Sottotitolo più che esplicito: non c’e’ trippa per gatti! Ma non tutti sanno leggere i sottotitoli e il caro Dottor Bramonte ha continuato.
Che brava però non rinunci al sesso vero? E’ una attività salutare
Queste Dottore sono domande inopportune a cui non sono tenuta a rispondere. Le ricordo che sono qui come candidata per un posto di consulente in materia di lavoro e risorse umane’.  
Sì, certo dottoressa grazie per il suo tempo. Le farò sapere.’

Gli altri colloqui non sono stati migliori. In uno, un gran figlio di troia, invece di darmi la mano a fine colloquio, ha cercato in tutti i modi di toccarmi il culo. Appena capito l’andazzo gli ho semplicemente detto: ‘Senta, non si scomodi a farmi sapere l’esito, sono io che sento che questo ambiente di lavoro non si confa’ alle mie esperienze.’ 

È stato dopo l’ennesimo disastroso colloquio che ho deciso di trasferirmi a Dublino la mia città preferita al mondo. Li vivevano, e vivono tutt’oggi, i miei nonni materni. Lì avrei costruito una nuova vita e speravo anche di trovare un ragazzo che mi amasse. Sono partita da Tinder, dove sono arrivata l’ho descritto all’inizio. Nel mezzo c’è la mia storia.