Dominatrix
La storia di Jenny
Quinta Parte
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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
In quel periodo lavoravo tantissimo, facevo straordinari così pesanti che appena tornata a casa ero così stanca che crollavo sul letto come se fossi in coma.
Non volevo sprecare i soldi, salvavo il salvabile per spedirlo a casa. In questo modo i miei avrebbero potuto comprare un pacco di pasta e un barattolo di pomodoro per mangiare . Non facevo più la spesa da... bo’ non ricordavo neanche quando fosse stata l’ultima volta che ero entrata in un supermercato. La mia sezione di frigo era sempre vuota.
Penso di aver toccato il fondo quando ho raccolto dal sacco della spazzatura del bar un muffin che il manager aveva scartato perché una parte si era staccata e quindi non poteva essere venduta ai clienti. Il mio manager ha assistito alla squallida visione di me chinata sul secchio della spazzatura a raccogliere il muffin e con la bocca aperta pronta ad addentarlo. Mi sono sentita davvero come se stessi rubando... mentre ero solo povera.
Ora, va bene che ero a Londra ma mica poteva piovere sempre sul bagnato! Dovevo 'far cambiare aria' alla sfiga così la sera ho riletto il messaggio di F.. In Fondo cosa avevo da perdere? Non gli avrei dato i miei dati sensibili ovvio, ero povera ma non scema!
Ora, va bene che ero a Londra ma mica poteva piovere sempre sul bagnato! Dovevo 'far cambiare aria' alla sfiga così la sera ho riletto il messaggio di F.. In Fondo cosa avevo da perdere? Non gli avrei dato i miei dati sensibili ovvio, ero povera ma non scema!
Lo avrei chiamato domani. Infondo era un buon modo per allenare il mio inglese quindi perché no?
La prima telefona con F. e’ stata davvero incredibile. Prima ho spedito un messaggio su Tinder per avvisarlo che accettavo ‘l’offerta di lavoro’ . Dopo meno di un minuto ho ricevuto la sua risposta: ‘Perfetto! Ti chiamo stasera verso le 9’.
Alle nove spaccate il mio cellulare squilla. Era lui. Le mani mi tremavano mentre cliccavo per accettare la chiamata. In un secondo mi sono venuti mille dubbi: cosa gli avrei detto? E soprattutto il mio inglese non era ancora fluente... cosa sarebbe successo se non avessi capito? Poi ho pensato: ‘Ma sticazzi... lo lascio parlare per un ora e magari guadagno questi cento pounds, così almeno pago le bollette!'.
La conversazione e’ andata avanti fino alle due di notte. Cinque ore in cui ho ascoltato la sua vita ed iniziato quello che sarebbe diventato il mio nuovo lavoro.
Veniva da una famiglia ricca, anzi ricchissima e aristocratica. Scuole private, tra cui Eton - dove studiano i reali - viaggi intorno al mondo con jet privati, e case nelle localita’ piu’ esclusive del globo. Era un uomo ricco e sicuramente molto potente e poteva permettersi tutto ciò che desiderava.
Insomma rappresentavamo davvero i due poli opposti: lui circondato da tutti i confort della ricchezza io con un piede nella fosse e uno nel burrone.
Insomma rappresentavamo davvero i due poli opposti: lui circondato da tutti i confort della ricchezza io con un piede nella fosse e uno nel burrone.
Il suo inglese era chiarissimo ma il tono era davvero insopportabile. Al limite della saccenza e arroganza. Davvero uno schiaffo alla povertà!
Sentendo tutta questa ostentazione alla ricchezza ho semplicemente affermato: ‘F. non c’e’ bisogno di tanti dettagli. Davvero, a me basta che tu paghi per il privilegio di chiamarmi’.
A questa affermazione lui rispose: ‘Oh cara Jenny, tu vivi a Queens Road Peckham vero? Certo non a Chelsea! Ho pensato di rassicurati sul fatto che i soldi per pagare il tuo servizio li ho. Le persone povere come te hanno bisogno di rassicurazioni. Tu lo capisci vero?’
Quelle parole hanno fatto uscire la iena che fino ad ora era rimasta all’angolo. Ho tirato fuori un grado di violenza verbale e cattiveria che mai avrei pensato di avere. Tutto quello che lui mi aveva rivelato glielo avrei ritirato in faccia come si tirano palate di merda nella carriola piena di letame.
Gli ho dato del coglione, perché era facile fare i soldi quando nasci già nella bambagia. Gli ho dato dell’incapace perché non lavorava e non ci provava neanche. L’ho apostrofato come ‘la peggiore delle merde’ perché’ non dava nulla in beneficenza.
Ogni insulto che pronunciavo non era urlato ma ogni singola parola era detta con talmente tanta rabbia che sembrava un proiettile pronto a perforare la vittima.
Cinque ore sono volate e alle due di mattina ho congedato F dicendo: ‘Senti merda io domani devo andare a lavorare ... quindi e’ ora che tu te ne vada a fare in culo’.
Lui con tono remissivo mi ha risposto: ‘Grazie Jenny! Sei stata fantastica. Ricordati di darmi i tuoi estremi per il bonifico’.
‘Certo! Mi devi pagare cinque ore, ossia 500 pounds hai capito? E fai in modo di trasferirli per domani altrimenti non mi senti piu’! Ciao'. Ho concluso la telefonata urlando 'PEZZO DI MERDA'.
Non ero ancora convinta che quello che era accaduto quella notte fosse stato reale.
Pensavo fosse uno scherzo, che la telefonata fosse stata registrata e magari andasse in onda su una radio. Comunque sia di quella sera ricordo perfettamente che andai a letto con una sensazione di leggerezza e soddisfazione. Mi addormentai subito e appena sveglia mandai un messaggio a F. con i dati per il trasferimento dei soldi che mi doveva.
To be continued
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