Dominatrix
La storia di Jenny
Terza Parte
clicca qui per leggere la prima parte
clicca qui per leggere la seconda parte
http://marilenaonorato.com/
La storia di Jenny
Terza Parte
clicca qui per leggere la prima parte
clicca qui per leggere la seconda parte
Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
La vita a Londra scorreva veloce come il timer di un cronometro. Assomigliava sempre di più ad una corsa ad ostacoli dove però non si vedeva l’arrivo.
Passavo notti intere a piangere finché una sera quando con le lacrime che mi rigavano la faccia ripensavo alle polpette al sugo che mi faceva mia nonna e’ arrivato il primo match su Tinder.
D. era un ragazzo fiorentino con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Carino sembrava carino. Simpatico sembrava simpatico. Affanculo l’inglese! Io stavo crepando di solitudine e ho accettato il suo invito per un drink dopo il lavoro. Straight away ... ossia de corsa proprio!
Ci siamo incontrati a Oxford Circus dopo il lavoro, lui faceva l’architetto in un ufficio li vicino. Fin da subito si e’ dimostrato noioso come una partita a scacchi!
Parlava solo del suo lavoro e di come sarebbe cresciuto nella sua posizione perché lui era bravooooo!!! Tanto bravo! Talmente bravo che mi aveva anche rivelato che Renzo Piano, il famoso architetto di fama internazionale, gli aveva anche rubato un progetto.
Un po’ megalomane penserete. No proprio un cazzaro ho pensato io!
Ma questo credetemi non era il suo peggior difetto. D. era a volte un finto smemorato, infatti lasciava sempre a casa il portafoglio, o uno tanto sfortunato: la sua carta si smagnetizzava sempre quando andavamo al ristorante. Insomma tutto pur di non pagare mai il conto.
Durante tutto il tempo che siamo usciti insieme questo pezzente di infima categoria non mi ha offerto neanche un caffe’. Anzi ero io che pagavo anche per lui!
E’ venuto piu’ volte a casa mia per cena. Aho’ mai che avesse portato non so una bottiglia di vino o un dolce. Niente! Manco una caramella o un semplice grazie.
A forza di pagare anche per lui il mio conto stava andando in rosso. E’ stato vedendo l’ultimo estratto conto che ho fatto una riflessione tanto semplice quanto illuminante: ’Va bene che la solitudine e’ una brutta bestia ma la poverta’ e’ peggio’.
Nonostante Londra sia forse la città in Europa con il maggior numero di ponti, andarci a dormire non era proprio un’opzione fattibile. E allora meglio mandare affanculo lui piuttosto che i mie soldi, sudati tutti fino all’ultimo penny.
L’ho lasciato con un messaggio: ‘Ciao D. ti scrivo per darti un consiglio... la prossima volta che vuoi mangiare ricordati di pagare perché il tuo bancomat ha deciso di spostarsi altrove. Do you understand? - Hai capito?’
Lui non ha risposto e la storia e’ finita li’.
Dopo la breve storia con D. ero intenzionata a chiudere il mio account su Tinder. Un ragazzo l’avrei trovato alla ‘vecchia maniera’, ossia incontrandolo nella vita reale. Non avevo davvero considerato che Londra e’ la citta’ piu’ anomica del mondo. L’anomia e’ infatti la totale mancanza di rapporti umani.
Mille persone su un vagone della metro e nessuno che guarda nessuno. Neanche per sbaglio. Tutti chiusi nei loro piccoli mondi, tutti di corsa per andare a fare il proprio dovere in ufficio. Tutti con l’agenda per ricordarsi degli appuntamenti ... e si dimenticano di vivere.
Questa citta’ mi stava divorando. Non ridevo più di cuore come una volta. Sul mio viso c’era sempre quel sorriso finto che dovevo indossare tutti i giorni quando servivo i clienti del bar. Stavo diventando un automa.
Passavo i miei fine settimana da sola a passeggiare per le vie più lussuose di Londra. La mia preferita era Knightsbridge dove rimanevo incantata per ore davanti alle vetrine di Harrods a guardare le donne eleganti e con le unghie smaltate di rosso che indossavano vestiti perfetti, borse griffatissime e tacchi a spillo di una marca che ho scoperto qui a Londra.
All’inizio la chiamavo Jimmy Shoes - scarpe in inglese -, poi ho scoperto che in realtà il brand e’ Jimmy Choo. A mia discolpa posso dire che la pronuncia e’ la simile.
In tutto questo vuoto di umanità decisi che interagire su Tinder. Era il modo migliore per continuare a vivere in questa citta’. Ho riaperto l’account e da li’ sono iniziati i guai.
To be continued

Nessun commento:
Posta un commento