giovedì 29 novembre 2018

Rometta e Romeo Prima Parte

Prima Parte

Leggendo il titolo di questa nuova storia, qualcuno potrà pensare che ho sbagliato, che avrei dovuto scrivere ‘Romeo e Giulietta’! E invece no miei cari amici il titolo è giusto e capirete anche il perché leggendo la mia storia.

Premesso ciò, iniziamo con il vero preambolo.

Vi è mai capitato di dire qualcuno: “Te l’avevo detto io!”. A me è capitato e scommetto che anche alla maggior parte di voi. Siate sinceri!

Nessuno ha mai l’occasione di vedere che espressione facciale si ha, quando questa frase viene rivolta a noi, ma vi assicuro che la stragrande maggioranza ne percepisce tutte le possibili sfumature di frustrazione e un senso acuto di rodimento di culo.

Appena viene pronunciata arriva come una coltellata allo stomaco che ti fa istantaneamente odiare la persona a cui è uscita dalla bocca.

Di tutte le frasi che si potrebbero dire questa è la peggiore e la tua risposta più sincera sarebbe: ‘Eh sì è vero cazzo c’avevi ragione tu! Ma potevo avere ragione anche io.’ Un po’ come dire: “Pure poro nonno se non moriva campava!”.

In queste situazioni sarebbe meglio dire qualcosa tipo: “Hai fatto una cazzata spero imparerai!” oppure “Certe cose si imparano solamente se le provi sulla tua pelle”.

Sono frasi che hanno lo stesso significato, quel “Te l’avevo detto io!” butta sale sulla ferita aperta e merda nel letamaio dove ti sei ritrovata, proprio perchè hai voluto fidarti di te stessa e non prestare attenzione ai suggerimenti, soprattutto dati da chi non hai mai stimato e credevi che non avesse mai capito nulla di te.

È una cazzo di frase che ha il sapore della vendetta becera con un sottotitolo chiaro: “Non hai voluto darmi retta e ora paghi le conseguenze!”. Sa di arroganza e stronzaggine pura ma ti mette di fronte ad una realtà che era chiara a qualcun altro ma non a te.

Quello che ti fa incazzare di più è che qualcuno ti aveva avvertito ma tu hai proseguito dritta per la tua strada credendo che fossero gli altri a non capire, non vedere le situazioni o perlomeno le male interpretavano.

Ed invece no! Sei tu che c’hai avuto i paraocchi come i muli e vedevi solo quello che volevi vedere senza considerare tutte le possibili variabili del caso. La ragione di tanta cecità è scatenata dal fatto che i sentimenti prendono il sopravvento sulla ragione.

Quando questo succede tu sei già nel limbo: ‘Rincoglionimento amoroso’ in cui credi che il prossimo passo sarà il paradiso e non calcoli minimamente che potresti ritrovarti all'inferno.

Quando, per un gioco beffardo del destino, ho conosciuto quella che io consideravo la mia anima gemella, ho pensato che di storie come la nostra ce ne fossero a migliaia e che se le differenze culturali e religiose non sono state un ostacolo insormontabile per tante altre coppie non lo sarebbero state neanche per noi.

Ogni storia, come ogni individuo, è un elemento unico. Non ci sono regole o paletti da applicare per far andare bene una relazione.

Tutto come al solito è iniziato con Tinder e di certo non è finito a tarallucci e vino ma avuto a suo modo un finale che mi ha insegnato qualcosa di talmente bello che capisco solo ora.

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lunedì 26 novembre 2018

Asso di Bastoni la storia di Veronica Ottava e Ultima Parte

Riassunto delle puntate precedenti
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Il Finale 

Sentivo che tutto il mio mondo stava crollando rovinosamente. Tutte le aspettative, i sogni le illusioni stavano andando a fondo. 

Di una cosa era sicura dovevo rivedere quel gran bastardo e dirgli che l’ingenua aveva scoperto chi era! 

L’ho invitato a casa mia quella sera. 

Come al solito appena è entrato ha lasciato la sua giacca nella mia camera e subito dopo si è diretto verso la sala dove credeva di cenare con me ed invece si è ritrovato due iene che lo hanno inchiodato usando come chiodi le sue bugie!

Ancora ricordo la sua faccia quando io e Martina gli abbiamo detto che le sue carte erano ora sul tavolo e noi avevamo scoperto il suo bluff! 

Non si è scomposto più di tanto e ha cercato in tutti i modi di difendersi. Mi ha anche supplicato di perdonarlo perché lui era malato per il gioco. Così diceva... 

Per un secondo, un millesimo di secondo mi aveva pure convinta! Per fortuna accanto a me c’era Martina che l’inglese lo parla abbastanza bene e aveva un istinto e una percezione della situazione più chiara della mia. 

È bastato un suo sguardo a farmi tornare a vedere quanto Jason fosse schifosamente egoista e manipolatore. 

Quando ha capito che la partita era chiusa e non c’era più possibilità di una seconda mano per recuperare terreno ha girato le spalle, si è diretto da solo verso la mia camera ha preso la sua giacca e se ne è andato sbattendo la porta. 

Quando ho sentito che tutto era finito, invece di essere sollevata ho iniziato a piangere come una fontana e quella poveraccia di Martina mi è stata accanto passando con me la notte in bianco. 

Nei due giorni successivi io ero in uno stato comatoso: avevo costantemente mal di stomaco e non riuscivo a mandare giù neanche le briciole di pane, piangevo costantemente e avevo crisi isteriche ogni due minuti. Credo di essermi dannata l’anima per l’eternità per le bestemmie che mi sono uscite dalla bocca in quelle 48 ore!

Il terzo giorno sono resuscitata grazie a Martina che mi ha trascinato fuori di casa per andare a fare colazione fuori. 

Non vi dico la fatica per bere quel cappuccino e finire quel muffin! Quella storia orribile però stava volgendo la termine, o almeno così credevo perché l’ultima manche della partita l’ha vinta quel bastardo!

Al momento di pagare il conto per la colazione, io ho tirato fuori il mio portafogli ma la carta era sparita. 

Ho chiamato subito in banca e mi hanno riferito che il mio conto era in rosso. Rosso fuoco!

È stato in quel momento che ho realizzato: quando quel gran figlio di puttana era entrato in camera mia per prendere la giacca, vicino c’era la mia borsa aperta e il portafogli era li a portata di ladro! Lui poi sapeva benissimo anche il pin!

Ho bloccato la carta, fatto denuncia e la delusione e lo sconforto si sono trasformati in una rabbia cieca! 

Ero rimasta senza soldi, con l’affitto, le bollette da pagare, l’abbonamento dei mezzi  scaduto e la fattura del cellulare che sarebbe arrivata l’indomani. 

La banca e la polizia avrebbero indagato, ma certo 'se e quando' avrei rivisto i miei soldi era una incognita. 

L’Asso di Bastoni l’aveva avuto in mano lui per darmi l’ultima mazzata finale. 

Non c’era altra soluzione che raccontare tutto a mia madre e farmi spedire i soldi per sopravvivere fino al prossimo stipendio. 

Sono sopravvissuta e quando ho smesso di disperarmi e ho iniziato a ragionare con lucidità mi sono accorta che tutta questa storia mi cambiato la vita. 

Nella mia fase di rinascita mi sono rivenute in mente le parole di Martina: ‘Vero, devi smuovere le energie, viaggiare e soprattutto cambiare vita. È così che l’universo nota la tua intraprendenza e ti ricambia facendoti incontrare la persona giusta nel tuo cammino’.  

La mia vita oggi è cambiata perché se è vero che sono ancora single mi sento sicuramente meno ingenua. E tutto questo lo devo a Coso, il nuovo nome che ho dato a Jason!

Vi dico la verità, nonostante tutto non ho perso la mia fiducia nel genere umano ma in me ora è nata e sta crescendo quella capacità critica che ti fa dubitare quando le parole non corrispondono ai fatti. 

Morale della favola:

L’asso di Cuori ti fa innamorare, quello di Bastoni ti fa svegliare! Tutto il resto lo paghi con Mastercard.

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Asso di Bastoni la storia di Veronica Settima Parte

Tutto è accaduto in una delle estati più calde che Londra avesse mai visto nella sua storia. 

La città era invasa da un caldo torrido, inusuale e asfissiante. 

Dopo aver passato la notte da me, Jason ha preso la metro, per tornare a casa. La metro  quella mattina era strapiena, ed è stato facile per Martina inserirsi vicino a lui, perché non sapeva chi fosse. 
La sera prima infatti non si erano visti perché la mia amica era rimasta tutto il tempo nella sua stanza e aveva utilizzato il bagno della soffitta. 

Con mia grande sorpresa, Martina mi ha mandato un messaggio in cui mi informava che  il caro Jason non è sceso a Notting Hill ma si è attraversato Londra per andare a sbattere a Harrow on the Hill, un quartiere popolare e degradato nella zona 5 di Londra nord... praticamente l’estrema periferia dove Londra perde tutto il suo fascino e mostra la miseria di chi vive ai margini. 

Appena saputo dove era ho raggiunto Martina. 

Per un minuto ho dato una giustificazione irreale: ‘Magari i miei soldi sono finiti per aiutare la sua famiglia che è in difficoltà,e lui si è vergognato a dirmi questa crudele verità! Se fosse così lo perdonerei’.

Ma pensate che la mia intuizione fosse stata giusta? Magari qualcuno di voi lo pensa ma purtroppo da lì a breve avrei scoperto a cosa mi avrebbe portato l’Operazione Asso di Bastoni’.

Seguendolo da lontano e sempre stando attente a non essere scoperte abbiamo notato che era in una casa vecchia e fatiscente. Da lì è uscito solo a sera inoltrata. 

Nel frattempo io gli mandavo messaggi chiedendogli dove era e lui rispondeva: ‘ Sto facendo un colloquio di lavoro! Fammi l’in bocca al lupo’

Io avrei tanto rispondere: ‘Crepa tu non il lupo, bugiardo!’, ma fortunatamente mi sono trattenuta!

Verso le 8 di sera è uscito e si è diretto verso un’altra casa. 

Io e Martina siamo state lì ad aspettarlo e non mollavamo la presa. È stata la notte più lunga della mia vita. Io e Martina sedute su una panchina vicino all’abitazione lo abbiamo atteso fino a che non è uscito di lì. 

Erano le prime luci dell’alba quando Jason si è incamminato verso la prima casa. 
Appena andato via Martina ha suonato il campanello dell’appartamento dove lui aveva passato la notte. 

Io non avevo il coraggio perchè già immaginavo mi aprisse la moglie con due o tre ragazzini mocciolosi al seguito. 

Niente moglie o figli, quella era una casa dove organizzavano tornei di poker ed è stata la mia amica che si è dimostrata scaltra come una volpe a scoprire che quella sera il mio ‘amato Jason’ aveva riperso altri soldi. 

Probabilmente i miei soldi.

È stato lì che ho capito che Sherlock Holmes era lei, io ero semplicemente Watson!

Siamo tornate a casa stremate dalla nottata. Durante il viaggio di ritorno nessuna delle due ha proferito una parola.  

Appena aperta la porta mi sono fiondata nella mia stanza e sdraiata sul letto mi sono maledetta un milione di volte. 

La mia ingenuità mi aveva fatto distorcere talmente tanto la realtà che ora mi ritrovavo con il cuore spezzato ed il portafogli vuoto. 

Credevo che più giù di così non si potesse andare. 


Credevo e mi sbagliavo. 

Asso di bastoni la storia di Veronica Sesta Parte

La vita aveva iniziato a sorridermi di nuovo ma il peggio doveva ancora arrivare. 

Da quando gli avevo prestato i soldi Jason era diventato il fidanzato che tutte sognano. 

Mi aveva detto che stava facendo colloqui di lavoro e che presto sarebbe arrivata una offerta allettate per un ufficio prestigioso nella city. 

In quel periodo avevo tutto quello che volevo: una casa con coinquilini decenti, un lavoro che mi gratificava e poi lui che giorno dopo giorno diventava sempre più importante. 

Credevo che tutto con il tempo si sarebbe aggiustato ed invece quel breve periodo di felicità era solo la punta di un iceberg che mi avrebbe portato in un fondale nero e gelido. 

Le complicazioni sono nate quando, dopo il primo mese, vedevo che lui parlava e si esaltava per grandi opportunità all’orizzonte ed io che sono sempre stata una donna pratica ribattevo: ‘Si Jason ho capito ma se anche questo mese non lavori accumuli altri debiti! Forse è il caso che ti cerchi un lavoro qualsiasi e lasci la casa a Notting Hill dove l’affitto è esorbitante’.  

Questi discorsi lo facevano andare su tutte le furie e ogni volta ribadiva che la sua laurea in una delle più prestigiose università inglesi non poteva essere utilizzata per servire ai tavoli o pulire i cessi. 

Quelle sue reazioni non le comprendevo, o meglio capivo la frustrazione ma lui preferiva chiedere soldi a me piuttosto che guadagnarseli? 

A poco a poco l’incanto si stava spezzando ed io ho finalmente iniziato a riacquistare lucidità. 

Per prima cosa ho chiesto di vedere casa sua. Una richiesta davvero semplice che lo ha fatto inaspettatamente impallidire. 

Il mio istinto di sopravvivenza stava iniziando a svegliarsi e le mie domande ponevano sempre lui in una posizione di difesa. 

"Come mai trovi sempre una scusa per non andare a casa tua?"
"A quale agenzia di lavoro sei iscritto?"
"Perche’ ieri sera non hai risposto alle mie chiamate?"
"Questo mese come pensi di pagare l’affitto di casa e le bollette?" 

È stato una sera vedendo la sua reazione aggressiva e piena di rabbia alle mie domande che il campanello era diventato una allarme anti-incendio innescato forse troppo tardi perché i miei poveri risparmi erano già stati bruciati!

Chi era Jason? Di chi mi ero innamorata? 

Volevo ancora disperatamente credere che lui fosse l’uomo a cui per un destino infame una stronza gli aveva portato via il suo cuore ed i suoi soldi, e la sfiga l’aveva fatto rimanere senza lavoro. 

Ma ero determinata nel dare una risposta alle mie domande. 

Ho cercato sui suoi profili social: nulla di strano su Facebook o Istagram. Ho deciso quindi di fare alla vecchia maniera e, senza più fare domande, cercare le risposte appurandole con i miei occhi. 

Come? Ho pensato di sbirciare il cellulare ma se lo portava con se anche quando andava in bagno. Non lo mollava un secondo. 

Non c’era niente altro da fare che mettere in pratica la vecchia maniera: l’avrei seguito e da lontano avrei osservato chi era davvero. 

Ad essermi accanto ed aiutarmi in questa avventura è stata la mia amica Martina, hostess Alitalia, che da Roma ha prenotato a tempo di record, e usufruendo di uno sconto davvero convenientissimo, un volo che l’avrebbe fatta atterrare a Londra il giorno successivo. 

Io avevo preso una settimana di vacanza dal lavoro. Sarei diventata Sherlock Holmes e con Martina nella parte di Watson saremo arrivate alla verità!

L’operazione ‘Asso di bastoni’ stava iniziando. È stata Martina, giocatrice di briscola fenomenale, a dargli questo nome sostenendo‘Vero se scopriamo che t’ha detto una marea di cazzate lo prendo a bastonate, ma forti ...con l’Asso di Bastoni’ 

Io iniziavo ad aver una paura fottuta che l’immagine che mi ero fatta di Jason si sarebbe seccata come la merda al sole. 


Ma forse mi sbagliavo. Speravo di sbagliarmi. 

To be continued

Asso di Bastoni la storia di Veronica Quinta Parte

Da quella sera rivelatrice in poi, Jason mi chiamava ogni minuto per aggiungere notizie negative in ambito finanziario. 

La più grave è stato lo sfratto. 

Eh sì, il suo padrone di casa lo stava cacciando a pedate perché non pagava da due mesi l'affitto. 

E non è che vivesse in una bettola nella periferia di Londra, al tempo Jason viveva in una casa piccola ma a Notting Hill, un quartiere residenziale dove certo non tutti si possono pagare l’affitto di una casa non condivisa. 

A quel punto il mio principe azzurro era divento un’altra persona: a volte agitato e altre depresso con cambi d’umore che lo facevano assomigliare ad una donna con il mestruo. 

Non mi ha mai chiesto aiuto finanziariamente ma continuava a dire: ‘Non ne esco da questa situazione se non trovo i soldi. Non so come trovarli’. 

I suoi genitori erano morti qualche anno fa, a distanza di pochi anni l’uno all’altro, e di amici veri non ne aveva. 

Sottotitolo: ‘Veronica mi presti i soldi?’. 

Qui non si trattava di due spicci, o almeno non lo erano per me, perché parliamo di 4mila sterline solo per l’affitto. 

Ci aggiungiamo poi lo scoperto del conto in banca da almeno tre mesi, per quelle che lui chiamava ‘le spese di sopravvivenza’: le bollette, cibo, la donna delle pulizie, le fatture della tintoria per far pulire i suoi costosi abiti, e le spese della macchina quindi assicurazione, benzina e manutenzione. Queste ‘spesucce’ ammontavano a altri 4mila euro. 

Il totale era di 8 mila Euro.

Soldi che se ne erano andati perché lui, dopo il divorzio con la sua ex non aveva saputo amministrare le finanze ed il licenziamento ha dato la mazzata finale.

Quei soldi erano tantissimi per me, però quasi senza pensarci gli ho detto: ‘Jason io questi soldi li ho nel mio conto in Italia e posso prestarteli’. 

Ad averceli quei soldi li avevo ma se li avessi versati a lui sarebbero rimaste solo poche centinaia di euro come ‘rete di salvataggio’ per le me. 

Ora voi credete che io sia andata almeno una volta nella sua casa a Notting Hills? Abbia mai visto la sua macchina di grossa cilindrata? Lo abbia mai visto indossare vestiti eleganti? 

La risposta  è NO! 

Ci vedevamo sempre a casa mia, lui veniva sempre con l’autobus, perché la macchina era senza assicurazione, e quando era con me vestiva sempre casual, Jeans e maglione, perché i vestiti eleganti li indossava solo in ufficio. 

Vi chiederete quindi perché io abbia deciso di prestare i soldi ad uno sconosciuto? 

Il perché risiede nella mia innata natura ingenua combinata al sentimento che provavo per Jason in cui l’attrazione fisica si mescolava alla dolcezza e ogni istante che passavo con lui mi sembrava di toccare il cielo con un dito. 

Non so se era amore ma certo in quel breve lasso di tempo intercorso tra il nostro primo incontro e l’inizio dei suoi guai io potevo affermare di essere già cotta al punto giusto! 

Me ne sono accorta quando vedendolo così affannato per i suoi guai stavo male anche io e quando non c’era mi mancava da morire. 

Per lui quel periodo pagavo i conti quando uscivamo a mangiare fuori o andavamo al cinema. 

Quando ero malata lui si è preso cura di me standomi vicino, accompagnandomi dal dottore e, più di una volta è andato a fare la spesa con la mia carta di credito di cui sapeva il Pin.

È stato per questo che senza pensarci due volte ho transferito dal mio conto italiano il necessario per saldare tutti i suoi debiti. 

Saputa questa notizia lui è ritornato ad essere quello dei primi incontri e appena ho fatto il bonifico a suo favore mi ha subito detto: ‘Amore, vedrai trovo un altro lavoro e ti ridò tutto con gli interessi’. 

Così diceva ed io gli ho creduto. 

To be continued 

Asso di Bastoni la storia di Veronica Quarta Parte

Appena ho visto le foto su Tinder di Jason, un ragazzo inglese, mi ha subito colpito il suo sguardo affascinante e bambinesco allo stesso tempo. 

Si insomma sembrava metà James Dean e metà Ciccio Bello. Quella combinazione così atipica mi ha fatto decidere per il ‘sì dai mi piaci e spreiamo se ti piaccio anche io’. 

Lui mi avrebbe scelta? Si/No o sarebbe stata l’ennesima perdita di tempo? Dopo un giorno ho scoperto che sì ‘La cosa era reciproca!’ 

Dopo poche battute in chat su Tinder lui mi ha subito invitato a prendere un drink. 

Ci siamo incontrati in un pub vicino Camden Town, la zona più funky di Londra. 

In quel locale le candele ed l’arredo in stile retrò davano una prima impressione che si trattasse di un ambiente piuttosto sofisticato. In realtà la qualità dei mobili era scadente quasi quanto il bicchiere di vino che ho bevuto quella sera. 

Nonostante fossimo finiti in una bettola, quella è stata in assoluto la serata più bella che avessi passato a Londra da quando mi ero trasferita. 

Con lui riuscivo a parlare di tutto e soprattutto ascoltava quello che dicevo con l’attenzione di uno scolaretto con la maestra. Annotava con cura soprattutto il mio malessere e la mia solitudine e aveva sempre la frase giusta ad effetto per lenire le mie ferite. 

Quella sera sono tornata a casa come se il macigno che avevo sullo stomaco fosse stato ormai espulso. 

Mi sentivo liberata come quando devi andare a fare la cacca e finalmente appoggi il culo sulla tazza ed esce quello che ti fa stare male. 

Da quel momento in poi è iniziata la mia storia con Jason. 

Il primo mese è stato tutto perfetto. Talmente tanto perfetto da farlo sembrare la trama di un film romantico. 

L’idillio si è incrinato quando una sera, uscendo insieme, ho notato che i suoi silenzi erano prolungati e lui era sempre più assente. 

Qualcosa nell'ingranaggio magico si stava incrinando ed io volevo scoprire cosa avesse prodotto l’intoppo. 

La cosa più naturale da fare era chiedere cosa fosse successo. È stato lì che la Maga Cloris ha tirato fuori ..... ‘La luna nera’. 

Ora era lui un fiume in piena da cui traboccavano disgrazie di ogni genere, prima fra tutte il suo rapporto con la ex moglie che lo stava dissanguando. 

La ex- moglie? Ma era stato sposato? Questo piccolo particolare non era mai venuto fuori prima. 

Oltre la casa e metà del suo conto in banca, la ex aveva preteso una buona uscita stellare poiché quando erano sposati lui aveva una posizione dirigenziale con uno stipendio altissimo che nel giro di un anno è stato drasticamente ridimensionato perché l’azienda per cui lavorava stava ‘perdendo business’. 

Nel tempo la situazione lavorativa è andate peggiorando fino a che pochi giorni dopo arrivò anche la batosta del licenziamento perché gli affari da male sono andati, come si dice in siciliano, a schifio!

Si insomma una sfiga nera che anche un gatto nero attraversando la stessa strada del mio povero Jason si sarebbe scorticato i coglioni. 

Raccontando questa storia lui aveva negli occhi la frustrazione di non aver capito e gestito la situazione nel lavoro e nella vita personale in modo diverso. 

Lui rispecchiava quello che io avevo provato pensando alla mia vita in Italia, l’unica differenza era che io non stavo andando  sul lastrico. 

L’unico desiderio era aiutarlo e farlo risorgere, in fondo era stato lui a far rinascere in me la speranza di una nuova vita e di un amore. 

Io avrei fatto di tutto per far sparire i suoi problemi, perché quello che c’era tra di noi doveva ritornare ad essere la magia che aveva fatto iniziare tutto. 

To be continued 


Asso di Bastoni la storia di Veronica Parte Terza

L’inverno londinese rifletteva in pieno la mia concezione di depressione. Il cielo cupo di un grigio tetro da sembrare a lutto, il vento che ti entra dentro le ossa, la gente che corre, corre e corre. Mi chiedevo ma dove cazzo corre tutta sta gente? 

Quando ho realizzato che questi correvano per andare a lavorare sono scoppiata a ridere! Noi italiani di solito corriamo per tornare a casa dopo il lavoro, per andarci non ci infiliamo in una metro che sembra un carro bestiame con il rischio di rimanere incastrate tra le porte e tranciarsi un braccio o una gamba. 

COL CAZZO! Di solito si aspetta la prossima che poi passa dopo un minuto esatto! Che poi un minuto in più o in meno cosa cambia? Per i ‘lavoratori corridori’ a Londra credo faccia una differenza vitale!

La mia casa la condividevo con 5 persone, tre ragazze e due ragazzi. Per me è stato un vero shock vedere gente che non lavava i piatti sporchi per giorni, lasciava le scarpe  puzzolenti vicino al frigorifero per poi non parlare del bagno e di quello che ho trovato! 

Dopo il primo mese a Londra già sentivo la mancanza di casa. Non era una nostalgia latente ma un bisogno impellente di ritrovare i miei spazi e le mie abitudini.

Si lo soche all’inizio ero scappata per cambiare vita ma questa era un inferno! Tutto quello che avevo sognato si stava avverando ma al rovescio!

Qui non avevo amici, solo qualche conoscente e la solitudine mi stava davvero uccidendo. 

È stato per questo che ho scaricato l’app di Tinder. 

Certo dopo aver visto tutte le mie aspettative infrante non avevo tante illusioni. 

Il primo incontro su Tinder è stato un disastro completo! Dopo aver chattato per due settimane con Michael alla fine abbiamo trovato un giorno ‘libero per lui’ nella sua agenda fitta di impegni, per poterci vedere. 

Avevamo appuntamento a Piccadilly Circus alle 7 di un venerdì. Dopo averlo aspettato per quasi un ora, e senza avere risposta ai miei messaggi me ne sono andata a casa umiliata come una sposa lasciata all’altare! 

Non era tanto il fatto che lui si fosse comportato da Stronzo patentato, ma le aspettative che riponeva in quell’uscita. Per una sera sarei stata in compagnia e questo non era successo! 

Questo avvenimento mi ha talmente buttato giù il morale che per un po’ non ho più usato Tinder. 

La mia vita era concentrata sul corso di inglese e, contemporaneamente, iniziavo ad  imparare a cavarmela da sola in una città che credevo di adorare invece ho iniziato ad odiare furiosamente. 

Con il tempo, e parlo di un anno, le cose sono iniziate a cambiate, ho cambiato casa e qui ho trovato gente che aveva un minimo di decenza e almeno scaricava il water! Stavo conoscendo nuove persone e, sfruttando il mio diploma di graphic designer, avevo poi iniziato a lavorare un giornale online. 

Avevo la mia routine e la mia vita iniziava a prendere una forma meno grigia. 

Londra non mi sembrava poi così brutta e cattiva infondo. È stato in questo periodo che ho pensato: 'perché non ributtarsi sul mercato e tentare la sorte?’ 

Come? Con Tinder! 

Questa volta le cose sono andate diversamente almeno all’inizio. 


Si dice: ‘Chi ben comincia è a metà dell’opera’. Io speravo a questo punto di iniziare a riprendere in mano il pennello!

To Be continued 




Asso di Bastoni la storia di Veronica Seconda Parte

Seconda Parte

Si dice che l’amore e’ cieco ma la sfiga ci vede benissimo. 

Nella mia storia la sfortuna entra in scena solo da comparsa perché si lo ammetto e’ stata anche colpa mia. Anzi diciamola tutta e’ stata solo colpa mia e della mia deficienza nel capire, non dico al volo ma con una certa tempestività, quando determinate situazioni diventano pericolose. 

E’ stata la mia inabilita’ nell'intuire cio’ che a tutti, o quasi tutti voi, sarebbe risultato chiaro e nitido da subito a condurmi verso quello che io oggi chiamo ‘la parte oscura di Coso’. 

Tutto e’ iniziato quando ho deciso di trasferirmi a Londra. 

La vita a Roma iniziava a starmi stretta. Vivevo ancora con mia madre una donna di 70 anni che ogni giorno mi ripeteva: ‘Figghia mia, ma trovati un uomo e sposati altrimenti resti con me per tutta la vita!’

Io adoro mia madre ma lei non avrebbe sicuramente capito che se me mi fossi trasferita in un’altro quartiere, senza un uomo accanto, e quindi senza intenzione di ‘fare famigghia’, era solo perché volevo essere più indipendente e soprattutto libera, se avessi voluto, di lasciare i calzini sporchi a terra senza sentire le sue solite ramanzine. 

Mia madre avrebbe interpretato questi miei desideri come un abbandono ‘del nido’. 

L’ultima cosa che volevo al mondo era far soffrire mia madre, anche perché era l’unico genitore che mi era rimasto, da quando mio padre mori’ quando avevo 12 anni. 

Lei era il mio mondo ma io avevo bisogno di aria. 

Aria nuova per poter vivere una vita da donna e non più da adolescente che deve avvertire la madre il sabato sera quando rientra dopo mezzanotte. Si insomma mi ero rotta le palle di fare Cenerentola, tra l’altro senza la trasformazione in principessa. 

Di ‘principi azzurri’ poi non ne avevo visto neanche l’ombra

Cambiare città, con la scusa di un trasferimento temporaneo, per migliorare l’inglese sarebbe stata la scusa perfetta per poter volar via dal nido senza far disperare mia madre, che aveva fatto la stessa esperienza quando aveva 20 anni. 

E’ stata la mia amica Martina, a dare il ‘colpo decisivo’ per emigrare all'estero: ‘Vero, devi smuovere le energie, viaggiare e soprattutto cambiare vita. E’ cosi’ che l’universo nota la tua intraprendenza e ti ricambia facendoti incontrare la persona giusta nel tuo cammino’.  

Io interpretai da subito questo discorso pensando che trasferendomi in una città straniera avrei ‘smosso’ le energie giuste che mi avrebbero permesso di incontrare l’uomo della mia vita. A questo punto anche mia madre sarebbe stata felicissima di vedere che la sua ultimogenita femmina, dopo due maschi, si sarebbe finalmente ‘accasata’.

Avevo la testa piena di sogni ed aspettative. 

Ero determinata a costruirmi una nuova vita a Londra, una delle più grandi e multietniche metropoli europee. 

Avrei perfezionato il mio inglese, che già parlavo abbastanza bene perché da quando sono nata mia madre mi ha sempre parlato prevalentemente in questa lingua e, solo quando si incazzava, in siciliano. 

Avrei poi conosciuto tanti nuovi amici e soprattutto imparato a cucinare, cosa che a casa mia non mi era permessa, perché era mia madre la regina della cucina. 

Sapevo che questa nuova avventura non sarebbe stato affatto facile... pensavo piovesse invece e’ nevicato!

sabato 17 novembre 2018

Asso di Bastoni - La storia di Veronica Prima Parte

Prima parte 

Sono sempre stata convinta che ad ogni azione corrisponda un credito o un debito che Dio, l’universo o il Karma, chiamatelo pure come volete, ci riserva. Ora io non so chi sia stato a giudicare, ma nella mia storia, quel ‘qualcuno’ ha deciso di impartirmi una lezione che ho pagato davvero cara.

In questa situazione mi ripetevo sempre la solita frase: ‘Senti, Coso come te chiami? Vabbe’ chiunque tu sia, stavolta ho capito davvero. Potresti anche smettere di buttare merda? Anche perché qui già sguazzo nel letame che tra l’altro mi è arrivato fino al collo!’ 

Ma voi pensate che quel qualcuno si fermi ad ascoltare le suppliche? 

No, amici cari. No quell’ipotetico ‘qualcuno’, che io chiamo Coso, continua fino a che non sei in ginocchio, hai finito il repertorio delle bestemmie, che già la metà sono bastate per spedirti dritta all’inferno senza passare dal via, ed inizi a riflettere davvero su cosa ti sia successo. 

Coso a quel punto comincia ad attenuare gradualmente la presa fino a che ti arriva, quella che io ho chiamato l’illuminazione. È a quel punto che Coso ti strizza l’occhio e sembra volerti dire: ‘Ecco brava Veronica, finalmente ha capito quello che volevo che tu imparassi’

In questi casi l’unica cosa che vorresti rispondereè ‘Ma li mortacci tua Coso! C’è modo e modo di insegnare le cose! Eh!!!!

Io sono stata educata nella scuola di pensiero di mia madre, siciliana Doc, in cui la teoria dominante era: ‘Mazze e panelle fanno le figle belle, panelle senza mazze fanno le figlie pazze!’ 

Per chi non lo sapesse, le panelle sono frittate di ceci tipiche della cucina siciliana. Mia madre, insegnate di inglese, me le preparava sempre e di mazzate non ne ho prese poi  così tante. Sarà per questo che sono diventata pazza? O meglio talmente ingenua che qualcuno di voi mi consiererà  pazza!

Credetemi quando vi dico  però che in mezzo al mare di guai che mi ha sommerso ho tirato fuori delle capacità che non credevo di avere. 

Alcuni nascono senza empatia, e diventano stronzi, altri senza intelligenza, e qui parliamo degli idioti, altri ancora vengono al mondo senza quella scaltrezza e malizia per intuire che ‘qualcosa puzza’ nelle situazioni che li circondano, ovviamente mi riferisco agli ingenui. 

Quest’ultima categoria la conosco bene perché io ero da sempre piazzata, tra l’altro in pianta stabile, nel Girone Infernale degli Ingenui. 

Si dice che bisogna benedire gli errori, perché si impara e si migliora, io però sono sempre stata la classica recidiva, ed il perché della mia recidività sta tutta nella mia fede nel prossimo. 

Ho sempre creduto che tutti fossero come me, ossia totalmente incapaci di procurare volontariamente il male. Quando le persone mi ferivano ho sempre trovato mille scuse per giustificarle. 

La mia smisurata fede verso gli altri mi ha sempre portato a pagare un prezzo emotivo  e sentimentale molto alto. Giustificavo le contingenze delle azioni cattive, senza rendermi conto che dietro quelle azioni ci sono persone che a volte, scelgono di farti del male. 

La mia storia, iniziata su Tinder, è stata una ‘avventura’ che ha avuto una valenza trasformante. Come un uragano ha totalmente stravolto la percezione che ho avuto nei miei primi 35 anni. 

Il conto da pagare l’ho pagato e le emozioni ed i sentimenti sono stati solo una parte del pacchetto.


To be continued

domenica 11 novembre 2018

Dating Bad reinterpreta Manet

Questo post e' una rivisitazione della famosa pagina facebook 'Se i quadri potessero parlare'. 
Ecco a voi la rassegna di opere di Eduard Manet ... ovviamente in chiave Dating Bad!

Titolo Originale: Sulla Spiaggia 



Lui dice: 'Amore il mare d'inverno e' romantico vero?' 

E lei...: 'Qui l'umidita' me se magna e la sabbia cor vento me se infila pure sotto la retina. Mo' spiagame un po' che c'e de romantico... Daje spiegamelo!' 

Edouard Manet e Berthe Morisot, pittori con Elena Sichel






Con il nero sta bene tutto, me ce faccio star bene pure le corna... le corna de li mortacci tua!



Titolo originale: Lola de Valence


Una scarpetta col tacco me la potevo mette. Una passata di rasoio ai baffetti je la potevo dare. Potevo scegliere una gonna un po' piu' sobria... Eh invece eccome qua!  Poi dici perche' so ancora zitella! 

Titolo originale: Il Concerto 



Eh se l'amore deve essere cosi' mejo er vino tutta la vita!

Titolo originale: La signora con tifosi, ritratto di Nina De Callias 




Ma che davero m'hai portato a casa tua per senti' la filippica di quanto il mondo non comprende il tuo genio e la sfiga ti perseguita? 


C'aveva ragione l'oroscopo: quando saturno ti volta le spalle c'e' sempre qualcuno che ti rompe le palle!

Titolo originale: In barca



Quante volte te lo devo di' che vestito cosi' sembri un gelataro? 

Titolo originale: Argenteuil



Ma tu davvero pensi che sti due fioracci colti pe strada ti facciano perdonare tutte le cazzate fatte negli anni? Fai una bella cosa, col quel bastone menatece da solo! O infilatelo dove non batte il sole! 

Titolo originale: Cafe' e Bistro'




E' inutile che me guardi co quegli occhi da pesce lesso, nun me piaci e non te la do! Mo mettece na pezza ... anzi inizia ad aggiusta' la cravatta!

A voi cosa vi dicono questi quadri? Commentate qui o su facebook! Al commento piu' originale regalo l'inedito della prossima storia : )

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