Dominatrix
La storia di Jenny
Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
Ho lavorato sodo come baby sitter e cameriera per un intero anno affinché potessi raccogliere i soldi necessari per il biglietto di sola andata per Londra. Una parte del mio stipendio andava per le spese di famiglia e alcune volte mi piangeva il cuore a dover trattenere una parte per me quando a casa si faceva fatica a mettere insieme il pranzo e la cena. Ma ero decisa e nulla poteva fermarmi. I miei genitori poi erano felici e fieri della mia scelta.
In una fredda giornata di gennaio sono partita con la valigia di cartone. Be non sono sicura che fosse cartone ma era sicuramente lo scarto della vicina di casa che la voleva donare alla Caritas.
Comunque a Londra abitava L. una vecchia amica di mia madre, era li’ che avrei soggiornato per i primi tempi.
Appena arrivata mi sono clamorosamente accorta che il mio inglese, che credevo fosse decente, era davvero ad un livello molto più che basilare. Questa consapevolezza e’ arrivata appena sono uscita dall’aeroporto di Gatwick.
Per dirla in poche parole non capivo un cazzo e le persone a cui chiedevo indicazioni mi guardavano come a dire: ‘Va bene che gesticoli e vuoi farti capire però questo non basta. Riprova sarai piu’ fortunata’.
Dopo due ore in cui mi sono bestemmiata l’anima sono arrivata alla stazione degli autobus e sono riuscita a prendere quello giusto per raggiungere la casa di L.
In realtà era un appartamento situato a Willesden Green, zona nord di Londra, composto da una camera, un salotto con angolo cottura e un cesso senza finestra delle dimensioni di uno sgabuzzino.
La convivenza con L. e’ stata difficile e fastidiosa come l’herpes. Dormivo sul suo divano a due posti e anche se sono bassina ci stavo davvero scomoda.
L. poi era una tirchia da competizione. Mi contava i minuti che ero sotto la doccia. Mi dava per colazione una fetta di pane tostato e caffè solubile. La marmellata, solo un velo si intende, veniva spalmata sul toast solo la domenica. Eh il giorno del signore si festeggia... il pane poi era talmente tagliato fino che sembrava davvero l'ostia! Amen!
Il prezzo da pagare per stare in quel mini appartamentino di merda era alto, ma non in termini economici ma di sopportazione umana. Oltre a pulire tutti i cazzo di giorni la sua casa, sbrigare le sue faccende e portare a spasso il suo amato chihuahua, L. pretendeva di controllare nei minimi dettagli la mia vita. 'Non ti vestire così', ‘Si rientra a casa quando rientro io'. E non poteva che essere così visto che non mi ha dato mai le chiavi.
Insomma voleva una schiava da comandare a bacchetta per compensare la sua vita inacidita come il latte scaduto da anni.
Dopo dieci giorni non ce la facevo piu’. Ho scaricato un Curriculum da Internet, l’ho adattato alle mie esperienza, l’ho stampato in un internet caffè e sono andata a distribuirlo nei bar e nei ristoranti del centro di Londra. La sera avevo già ricevuto l’offerta per due colloqui e il mattino seguente ero diventata barista per una nota catena.
Trovare casa non e’ stato un grosso problema. L’unica che mi potevo permettere era a Queens Road Peckham, un quartiere che all’epoca non aveva nulla da invidiare a Scampia.
Quel buco di stanza in quella casetta attaccata alla stazione, in condivisione con altre cinque persone, era l’unica cosa che potevo permettermi ed infondo ero fiera di poter muovere i primi passi da sola senza essere continuamente comandata da quella stronza di L.
La vita stava ricominciando da li’ ed io volevo a tutti i costi la svolta. Certo convivere con altre persone, soprattutto estranei, non e’ stato facile. Almeno all'inizio.
I miei coinquilini erano quasi tutti inglesi e devo dire che grazie a loro e al mio lavoro che ho migliorato da subito la fluenza.
Giorno dopo giorno acquisivo nuovi vocaboli e nuovi termini e modi di dire. ‘It’s raining cats and dog’ - letteralmente piovono gatti e cani - e’ stata la prima espressione tipicamente inglese che ho imparato. In pratica equivale al nostro modo di dire :‘Piove governo ladro’ quando piove che Iddio la manda.
E’ anche vero che la casa faceva schifo e i miei coinquilini erano zozzi come i maiali. Dalla stanza di R., un ragazzo di Manchester, veniva un olezzo nauseabondo. Un giorno, per curiosità sono entrata e non credevo ai miei occhi. Pezzi di carne putrefatta sotto il letto. C’era piu’ polvere nella sua scrivania che nel deserto del Sahara. Il letto poi .... le lenzuola sembravano la Sacra Sindone. E forse lo erano!
In quel periodo comunque mi sentivo sola come mai mi era successo in vita mia. Lavoravo, tornavo a casa mi riposavo e poi ricominciavo il giorno dopo. A venti cinque anni volevo di più.
Un giorno una mia coinquilina, mi ha introdotto nel ‘magico mondo’ di Tinder. Ho scaricato subito l’app ed e’ diventato il mio passatempo preferito. Volevo trovare un ragazzo di madre lingua inglese cosicché avrei unito l’utile al dilettevole.
To be continued

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