La storia di Laura
Parte Ottava - Ultima Parte
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Appena arrivati a Dublino, ricordo lo sguardo di mia madre appena mi ha vista. Era shockata nel vedermi così emaciata e sciatta. In verità, rivedendo ora le poche foto di quel periodo mi faccio impressione anche io.
Arrivati a casa, mia nonna Ciara è stata a parlottare con mia madre in cucina per ore. Parlavano a bassissima voce e nel dialetto stretto dublinese.
Nonno Liam era con me in salotto e quando gli ho chiesto se capiva di cosa stessero parlando mi ha risposto:‘Laura, ti dico una cosa, le donne della nostra famiglia quando si riuniscono diventano delle guerriere capaci di lottare fino allo strenuo se un membro della ‘loro’ tribù cade. Sono loro che con la loro forza lo ritirano su. Ora stanno imbracciando le ‘armi’, ed insieme pianificano la strategia. Niente le fermerà finché non avranno ottenuto la vittoria.’ Poi con un sorriso ha concluso: 'Ora sono più sereno!’.
La mia è stata da sempre una famiglia ‘matriarcale’, o meglio una di quelle in cui gli uomini ‘portavano i pantaloni’ ma quello che dicevano le loro mogli era legge!
Mi aspettavo sermoni infiniti su quanto era deleterio il mio rapporto con Patrick ed ero sicura che la loro strategia era basata sul colpevolizzarlo per indurmi a mettere la parola fine a quella relazione.
Ah le donne delle famiglia Walsh sono davvero imprevedibili, e tutto quello che e' scontato non faceva parte del loro modo di agire!
Il giorno dopo l’arrivo dei miei, mia nonna aveva preparato una colazione che poteva sfamare un esercito. Sulla tavola c’erano succhi di frutta, toast con burro e marmellate varie, il porridge, il bacon grigliato, gli immancabili sanguinacci, il salmone, i funghi e le uova.
Si insomma mancava solo il pandoro e il panettone portato dall’Italia e poi sembrava davvero la nostra tradizionale colazione di Natale. A tavola, quella mattina, ero l’unica che non ha toccato cibo. L’idea che la mia famiglia volesse allontanarmi da Patrick aumentava la mia inappetenza.
Quella mattina né Patrick né tantomeno il rapporto insano che ci legava sono stati argomento di conversazione. Tutto è stato spostato sui ricordi di me bambina e ad innescarli è stata nonna Ciara.
“Laura, ti ricordi quando da ragazzina hai insegnato al figlio della vicina come conquistare la ragazzina di cui era invaghito? Ancora me lo ricordo tuo discorsetto: - poi imitandomi - Peter, prima di tutto non ruttare quando la vedi, questi sono atteggiamenti che fanno uscire solo aria puzzolente dal tuo corpo e non ti mettono in buona luce con lei. Cerca di limitare i rutti. Secondo: comprendo che scaccolarti è un riflesso nervoso per te, ma non è un atteggiamento che attira le ragazze. Ti consiglio di mettere le mani in tasca quando sei di fronte a lei...”
Tutti a tavola sono scoppiati a ridere come matti. Mia nonna mi imitava alla perfezione! Io non ho potuto fare a meno di sorridere.
I ricordi si sono succeduti a catena e tutti, intorno quel tavolo, hanno ricordato qualche aneddoto su di me. Per un momento ho avuto la sensazione che stessero parlando di una morta.
In effetti la Laura di cui parlavano era per me un fantasma di cui percepivo a malapena la presenza. Certo la ammiravo tanto! Davvero tanto! Faceva ridere la sua saccenza, ma lei sapeva cosa fare e come arrivare all’obiettivo.
Nel primo pomeriggio ho incontrato Patrick. Non che gli altri giorni fosse Panariello ma quel giorno il suo pessimismo cosmico era così funesto che in confronto Nostradamus sembrava Antonella Clerici a La Prova del Cuoco.
Nelle settimane che si sono succedute, ogni giorno qualcuno tirava fuori qualche evento del passato in cui io riuscivo a risolvere le situazioni e togliere non solo gli altri, ma anche me stessa dai guai.
La mia famiglia ha risvegliato Laura ed il contrasto tra lei e L’aura nera era così netto e delineato che sembravano due persone che neanche si conoscevano. È stato comparandole che ho capito chi volevo essere. O meglio chi volevo tornare ad essere.
È stato in una radiosa giornata autunnale, quando Dublino si colora di foglie giallo ocra e l’aria diventa frizzante, che ho deciso che Patrick non avrebbe più fatto parte della mia vita.
Sono andata a casa sua e l’ho pulita da cima a fondo. Ho preparato una buona cena e quando è rientrato l’ho guardato e, senza dargli il tempo di salutarmi, gli ho detto con tono calmo e fermo: ‘Guardati intorno, questo è lo stato di una casa decente in cui puoi vivere una vita salutare e armoniosa. Capisco che questa è la tua casa e che tu vuoi il caos, ma dal tuo caos esce solo distruzione. Cerca ogni giorno di avere almeno un pensiero costruttivo, qualcosa che ti migliori. Inizia dalla casa. Prenditene cura come ti prendi cura di Eoin. Io purtroppo non posso più prendermi cura di te, perché ho anche io quel malessere che senti tu tutti i giorni. Nonostante io ti ami, devo prendermi cura di me stessa. Se anche tu mi ami, come dici, lasciami andare. Lasciami vivere!’
Lui mi ha guardato e ha urlato tutta la sua disperazione cercando di farmi sentire in colpa perché lo stavo abbandonando anche io ‘in quel mondo cattivo e ingiusto’.
Niente quel giorno mi avrebbe fatto cambiare idea. Niente al mondo avrebbe fermato Laura dal salvare la sua vita. La rivolevo a tutti i costi. Lo dovevo a me stessa, alla mia famiglia, ai miei amici ed infine al mio futuro.
Sto ancora combattendo con la depressione e la delusione di un amore finito ma oggi, piano piano e con l’aiuto del dottor O’Neal e di una dietologa, sto mandando affanculo per sempre L’aura nera.
Morale della storia:
Va bene che l’amore è anche aiutarsi, ma se lui ti aiuta a scendere verso l’inferno, tiratene fuori prima di bruciati il culo!
The End
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