martedì 11 settembre 2018

L' uomo perfetto - la storia di Daniela Terza parte

L'uomo perfetto
la storia di Daniela
Parte Terza


Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart



Cosa poteva andare male la sera del nostro primo incontro? Nulla... E difatti è stato come vivere una scena di un film dove non sono mancati i colpi di scena. 

Dopo il pub lui ha camminato con me lungo il fiume e alla sponda opposta ci siamo infilati nei vicoletti che portano fino al mio appartamento. 
 Abbiamo scherzato per tutta la sera. Ci prendevamo in giro a vicenda e poi scoppiavamo a ridere insieme. 

Lui era semplicemente quello che volevo quella sera. Ho infilato la chiave nella toppa della porta e mi sono girata lentamente, ci siamo guardati negli occhi per una manciata di secondi e tutto lasciava sperare che a breve sarebbe scoccato il bacio. 

A quel punto è passata una macchina che ha suonato il clacson ed è stato come se l’incantesimo si fosse definitivamente spezzato. La conferma che l’attimo giusto era ormai passato è arrivata quando lui ha distolto lo sguardo e mi ha detto:

‘Scusami Daniela ma ora devo andare. Mio nipote è a casa di suo padre e mi aspetta per riportarlo a casa di mia sorella’.

Ci sono rimasta davvero di stucco. È stato come quando il gelataio ti porge il gelato che tu hai già pagato ma ti scivola dalle mani e cade a terra. Delusione vera. Non è stato un dramma ma certo mi rodeva un parecchio il culo. 

Una volta entrata a casa la delusione si è trasformata in rabbia che è stata tutta canalizzata verso lo strombazzatore. Ho girato per la casa per svariati minuti inveendo contro di lui: ‘Sto figlio di puttana. Imbriacone di merda. Ma magari stasera ti viene il cagotto a fischio... che il suono del clacson in confronto diventa musica di violino’.

Il tempo di struccarmi e mettermi il pigiama che sento il mio cellulare squillare. Era Robert. 

‘Ho dimenticato di darti una cosa ... ti disturbo se passo ora?’
Io rispondo immediatamente: ‘Certo Robert, io sono a casa’
Appena inviato il messaggio, sento il campanello. 

Correndo verso l’entrata di casa ho sbattuto il mignolo del piede contro lo spigolo del mobile.  Zoppicando e smadonnando arrivo alla porta, la apro e c’era lui che senza dire una parola mi prende il viso tra le sue mani e mi da esattamente quel bacio che io avevo sperato e sognato meno di dieci minuti fa’.  

È stato tutto totalmente inaspettato e quindi doppiamente bello. Forse anche grazie allo strombazzatore a cui ora, se ci fosse stato bisogno, avrei portato anche Imodium. 

Quella sera resto' con me accoccolato sul mio divano per una mezz’oretta poi se ne andò perché era davvero tardi e sua sorella stava ancora aspettando suo figlio a casa. 

Il tempo di accendere la tivù e vedere una puntata della mia serie preferita, Breaking Bad, ed il mio cellulare si illumina ancora. Un altro messaggio di Robert: ‘So che è tardi ma ho davvero voglia di vederti’ 

Anche in questo caso ho risposto subito: ‘Vieni ti aspetto!' Avrei anche voluto aggiungere: ‘Sbrigati pure!’. Poi invece ho rimosso la seconda parte. 

Dopo meno di quindici minuti lui era a casa mia, precisamente nel mio letto. 

È iniziata così la storia con Robert. Doveva essere una storia di solo sesso. Nei mie piani avrebbe dovuto esserlo. Ma si sa la vita a volte ti scombina sempre i progetti e quel nostro primo incontro è stato talmente inusuale e magico che mi ha fatto sperare che qualcosa di bello potesse nascere. 

Da quel giorno in poi siamo diventati una coppia e la nostra ‘luna di miele’ è stata assolutamente perfetta. 

Il primo viaggio insieme è stato a Manchester, dove mia cugina Valentina, emigrata anche lei nel Regno unito dieci anni fa, partecipava ad una gara di Body Building. 

Io volevo davvero andare per sostenerla. Considerato che sono figlia unica, Valentina più che una cugina è stata per me una sorella che soprattutto quando ero a Londra per il master mi ha ospitato e aiutato in tutti i modi. 

Quando ho detto a Robert che il prossimo fine settimana sarei andata con il treno fino a Manchester lui mi ha proposto di accompagnarmi con la sua macchina e, siccome la gara finiva la sera tardi, ha anche preso una camera d’albergo per poter poi il giorno dopo fare un giro in città e ripartire per Cardiff la sera dopo. 


Il biglietto per la gara l’ho pagato io per entrambi, ma il resto l’ha tirato fuori lui dimostrandosi davvero un perfetto gentleman, anche se io a tutta quella generosità non ero abituata e un pochino mi ha messo in imbarazzo. 

To be continued 

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