Nata cattiva
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Devo essere sincera i primi mesi a Parigi sono stati meravigliosi. Ho esplorato la città e ne sono rimasta incantata anche se i parigini mi stavano parecchi sulla balle.
Ciò che mi ha dato la spinta decisiva a volere imparare bene il francese e' stato il mio desiderio di avere le competenze linguistiche giuste per poterli mortificare. La loro arroganza però mi intrigava e devo dire che la trovavo stimolate.
Di francesini aitanti su Tinder ne ho conosciuti parecchi e devo ammettere che il sovoir faire francese sotto le coperte non era affatto male. Poi, una sera ho conosciuto R., italo-francese carino e con una faccetta da canaglia che mi ha subito intrigato.
Neanche il tempo di scrivergli ‘ciao’ che lui già mi proponeva di uscire a cena con lui. Mi sono detta perché no? In fondo domani è sabato e poco importa se ho promesso a D. di uscire con lei ... gli darò buca così impara ad essere sempre sorridente ... Che poi che cazzo c’è da ridere la mattina quando piove e tira vento?
Il nostro primo appuntamento è stato al ristorante La Dome, che era a due passi da dove abitavo io. Appena entrati ci ha accolto un cameriere che sembrava conoscere bene R. e lo trattava come un habitué del locale.
Lì, ho consumato il pasto più buono della mia vita e bevuto un vino di una qualità superba. Solo dopo ho scoperto che il ristorante è stato inserito nella guida Michelin e ne capisco il motivo!
Ovviamente, ho ordinato i piatti più costosi ma la cosa sembrava non turbare più di tanto R. che alla fine da gentiluomo ha pagato il conto. Un breve passeggiata per il quartiere e poi io, fedele al mio schema malefico, ho recitato la solita parte della ragazza 'acqua e sapone' che cerca l’amore nella grande città dove si sente tanto sola.
Devo aver perfezionato le mie doti di attrice perché dopo una settimana R. era già innamorato di me. Lo capivo da quell’aria di ebete intontito quando mi guardava e dalla volontà di compiacere ogni mio singolo desiderio.
Le cose in casa con D. stavano andando nel medesimo modo. Lei cercava di compiacere ogni mia richiesta e coinvolgermi nella sua vita perché 'comprendeva cosa volesse dire essere nuova in una città straniera'. Questo suo buonismo continuava a darmi prurito ed ad ogni suo consiglio o invito io rispondevo buttando fuori un astio velenoso forse ancor più della cicuta.
Una sera, del tutto inaspettatamente, D. mi manda un messaggio pregandomi di non prendere impegni per la serata perché ‘avrebbe dovuto parlarmi’. Io ho risposto: ‘D. tu non sei mia madre e soprattutto non sei tu che detti il mio calendario. Io stasera esco! Parleremo un altro giorno’.
Lei ha risposto dopo due minuti, e il messaggio mi ha sorpreso non poco.
‘Ti chiedevo solo di poter restare a casa stasera perché volevo parlati della situazione che c’è in casa... la MIA casa. Dove tu, te lo ricordo, sei solo un’ospite. Da quando sei arrivata io ho fatto del mio meglio per accoglierti. Forse ho sbagliato qualcosa, ma una cosa è chiara, noi non possiamo andare d’accordo. Ti scrivo perché è evidente che non possiamo vivere più insieme. Ti do una settimana per trovarti un’altra sistemazione e mi aspetto, quando te ne andrai, di trovare le chiavi vicino la mensola in cucina. Mi dispiace che sia andata a finire così’.
Quel messaggio me lo aspettavo molto tempo prima e devo essere sincera non mi ha sconvolto più di tanto. Quella sera mi sono sfregata gli occhi con la cipolla e incontrando R. gli ho raccontato la mia versione della storia.
La mia coinquilina era una alcolizzata che mi faceva sentire una merda. Praticamente ho raccontato di tutte le cattiverie che facevo a lei, ma nel mio racconto avevo cambiato ruolo: ero io la vittima.
Ovviamente il bambolotto innamorato non ha minimamente dubitato della messa in scena e mi ha subito suggerito di scappare a gambe levate da un elemento così distruttivo e infido.
Quell’ultima mia interpretazione deve essere stata da Oscar perché lui mi ha proposto di fare le valigie il prima possibile e andare a vivere con lui. Senza farmelo ripetere due volte io ho accettato.
In fondo avrei comunque vissuto senza pagare affitto e soprattutto, cosa più importante, avevo già individuato la mia prossima vittima.
Lo so perfettamente cosa state pensando ora: ‘Dio, il Karma, il destino ti si rivolteranno contro’.
Alcuni di voi già mi odieranno.
Beh sappiate che all’odio e alle punizioni ci sono sempre stata abituata. So perfettamente che la cattiveria ha un prezzo e sono stata sempre pronta a pagarlo.
Stavolta però il conto è stato inaspettatamente alto. Troppo alto anche per una stronza cinica, bastarda come me.

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