lunedì 10 settembre 2018

L'uomo perfetto - la storia di Daniela - Seconda parte


L'uomo perfetto
la storia di Carmen
Seconda Parte

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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart


Vi è mai capitato di pensare: ‘Questo è il mio anno me lo sento’. Oppure: ‘Se è cominciato così bene finirà pure meglio’. Ecco il 2017 è iniziato alla grande per me. 

Verso la fine del 2016 ho sostenuto ben tre colloqui per uno dei più prestigiosi studi legali del Regno Unito, con base a Cardiff, e quando il 2 gennaio ho aperto la mia casella di posta elettronica e visto l’email di Mr Darren, ossia il mega direttore, il cuore mi è balzato in gola. 

‘Egregia dottoressa, La ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato per i colloqui... bla bla bla bla bla... Siamo lieti di proporle di far parte del nostro studio come Associato Junior’.

Seguivano dettagli sui compiti e le responsabilità che avrei assunto e soprattutto c’era l’ammontare del salario annuo. 

Ricordo che appena ho realizzato che avevano scelto proprio me mi sono messa a piangere dalla gioia.  Finalmente stavo raccogliendo i frutti del mio duro lavoro.

Premetto che non sono assolutamente fan della De Filippi ma per farvi capire la mia sensazione in quel momento avrei detto: ‘Maria, chiudi la busta e manda affanculo la vita da precaria pagata di merda’. 

Il salario non era stellare ma certo mi avrebbe permesso di vivere una vita più che dignitosa con uno stipendio mensile, 33 giorni standard di vacanza e malattia pagata. 

Dopo varie peripezie sono riuscita a trovare un appartamento a due passi dal centro della città e, botta di culo davvero notevole, il mio nuovo nido dista solo dieci minuti a piedi dal mio nuovo ufficio. 

Io non sono una donna navigata come a volte posso sembrare. Una cosa però l’ho imparata: per ogni fortuna che capita c’è sempre una sfiga lì pronta a pareggiare il conto. 

Voi non ci crederete mai ma vedere che tutto andava così tanto bene mi ha spaventato. 
Mi facevo spesso la stessa domanda: ‘Ma possibile che stia accadendo a me?’. 

Un piccolo neo nella mia vita c’era. Dopo la relazione con Gianluca, ero stata talmente tanto assorbita dal Master a Londra e dalla ricerca del lavoro che le uniche volte che scopavo era quando prendevo la scopa per togliere la polvere dal pavimento. 

È stato in una fredda sera di febbraio che ho deciso di aprire il mio profilo su Tinder. 
Molte delle mie amiche che lo usano o lo hanno usato me ne hanno parlato malissimo: i ragazzi sono per la maggior parte ‘morti di figa’ che vogliono solo trombare. 

Non ve lo nascondo, dopo un anno di astinenza il mio desiderio era solo trovare qualcuno da trombare che rimuovesse le ragnatele. 

I primi approcci con l’app non sono stati molto entusiasmanti e non la usavo frequentemente. C’è da dire che nel mio ufficio al tempo avevo un collega inglese davvero carino. Con lui passavo la pausa pranzo e sembrava esserci un certo feeling. 

Ogni giorno attendevo che lui mi invitasse per il classico drink dopo il lavoro. Quando ho capito che lui non si decideva ho, come al solito, preso in mano la situazione e l’ho invitato io. 

La prima volta mi ha detto che per quella sera aveva già un impegno. La seconda aveva mal di testa. Alla terza non c’ho manco più provato e quasi automaticamente mi sono messa a sfogliare Tinder alla ricerca della faccia del fortunato che mi sarei scopata a breve.

Ricercavo uno con una faccia simpatica e sveglia e quando ho visto il profilo di Robert ho pensato: questo mi piace!

Anche lui deve aver pensato la stessa cosa di me ed in meno di un secondo dopo è arrivata la notifica: ‘it’s a match’. 

Non voglio dire che ho avuto una vita difficile ma certo è che ogni minima cosa ha richiesto attenzione e sforzo.  La sensazione che ho avuto al primo incontro con Robert è stato di relax.

Parlare con lui quella sera è stato come bere un bicchiere d’acqua, essere accarezzata da un soffio di aria fresca quando fa caldo, camminare sull’erba a piedi nudi... Peccato che l’acqua a volte è inquinata, il soffio di vento ti fa venire l’orzaiolo all’occhio e se non stai attenta a dove metti i piedi pesti la merda.



To be continued 

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