giovedì 20 settembre 2018

Tutti Giu' Per Terra - la storia di Laura - Prima Parte

Tutti Giu’ Per Terra
La storia di Laura
Prima parte 


Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart

C’è qualcosa che ci rassicura e qualcosa che ci tormenta. Oscilliamo in questa polarità cercando un instabile equilibrio. Stando sul bordo.
(citazione alchimist_a, Twitter)

Io sul quel bordo ci sono rimasta per tanto, troppo tempo finché non si è trasformato in un fosso ed io, ad un passo dal baratro, guadavo il nulla che si trovava sotto i miei piedi. Quel vuoto è stato scavato perché il mio istinto mi ha voltato le spalle. Anzi, mi ha proprio mandato affanculo!

Ungaretti ha descritto questo stato d'animo con una poesia 'Si sta come d'autunno, sugli alberi le foglie'. Io, che l'ho provato sulla mia pelle, vi dico che si sta come quando sei su una nave che naviga acque tempestose. Vieni sbattuta a destra e a sinistra. Cerchi di non cadere, concentri la tua mente sul tuo ombelico per trovare stabilità ma poi tutto quello che vuoi è solo vomitare e maledire il giorno in cui hai messo piede su quella cazzo di barca!

E dire che fin da quando ero bambina l'equilibrio è sempre stata la mia qualità più spiccata. Poi, si sa, certe doti si perdono per strada, come le ragazzine che frequentano le scuole cattoliche dalle suore e sognano una vita da monachella di clausura,  poi quando crescono diventano dei mignottoni che in confronto Valentina Nappi è una perpetua. 

Comunque io per gran parte della mia vita sono stata una ragazzina saggia, ordinata ed equilibrata. A scuola mia madre si sentiva sempre dire: signora sua figlia sa sempre cosa fare. Laura ha doti straordinarie nel capire le situazioni e agisce sempre nel migliore dei modi, nelle relazioni interpersonali. L'alunna dimostra spiccate capacità all'ascolto e sa sempre quale sia la cosa giusta da fare per sé e per gli altri’.

All'università indovinate che facoltà ho scelto? Esatto Psicologia, perché come diceva mio padre, giudice di cassazione: 'Diventerai il giudice che fa riappacificare la mente degli altri'. 

In effetti essere neutrale e riuscire a non farmi coinvolgere nelle situazioni era il segreto per poter analizzare gli altri e risolvere i loro problemi. 

Certo la strada per intraprendere la professione di psicologa era lunga, tortuosa e soprattutto affollata di maiali merdevoli.  

Il praticantato l’ho fatto al Telefono Rosa della mia città, Milano. Quello è stato il momento più soddisfacente della mia vita lavorativa in Italia, perché mi sono messa alla prova ed ho imparato davvero a gestire situazioni di emergenza per dare sostegno psicologico alle donne vittime di stalking e abusate.  

Poi però il praticantato finì ed io, a 28 anni, ero stufa di chiedere la 'paghetta’ settimanale ai miei. Volevo ricercare un lavoro. Volevo la mia indipendenza economica. 

Ora voi penserete: ma con un padre giudice chissà quante porte ti saranno state aperte. 
COL CAZZO! 
Mio padre era inflessibile su questo punto e da buon figlio di contadini mi diceva sempre: ‘Raccogli quello che semini e il campo, figlia mia, lo zappi solo tu... nessuno lo fa per te!’

E così mi sono messa a fare concorsi e a cercare studi privati per essere assunta magari come consulente. Ricordo il primo colloquio per una azienda importante. 

Mi apre la porta  il Dottor Bramonte, il titolare della compagnia. Mi presento, mi fa sedere e manco il tempo di dargli il mio Curriculum Vitae che già inizia con: ‘Sei veramente una bellissima ragazza’ e dopo qualche accenno al mio Curriculum Vitae mi fa la seguente proposta: 

Ti va se ci prendiamo un aperitivo al bar sotto? Poi magari ti porto a cena’. 
No grazie, sono astemia e a dieta’ - Sottotitolo più che esplicito: non c’e’ trippa per gatti! Ma non tutti sanno leggere i sottotitoli e il caro Dottor Bramonte ha continuato.
Che brava però non rinunci al sesso vero? E’ una attività salutare
Queste Dottore sono domande inopportune a cui non sono tenuta a rispondere. Le ricordo che sono qui come candidata per un posto di consulente in materia di lavoro e risorse umane’.  
Sì, certo dottoressa grazie per il suo tempo. Le farò sapere.’

Gli altri colloqui non sono stati migliori. In uno, un gran figlio di troia, invece di darmi la mano a fine colloquio, ha cercato in tutti i modi di toccarmi il culo. Appena capito l’andazzo gli ho semplicemente detto: ‘Senta, non si scomodi a farmi sapere l’esito, sono io che sento che questo ambiente di lavoro non si confa’ alle mie esperienze.’ 

È stato dopo l’ennesimo disastroso colloquio che ho deciso di trasferirmi a Dublino la mia città preferita al mondo. Li vivevano, e vivono tutt’oggi, i miei nonni materni. Lì avrei costruito una nuova vita e speravo anche di trovare un ragazzo che mi amasse. Sono partita da Tinder, dove sono arrivata l’ho descritto all’inizio. Nel mezzo c’è la mia storia. 

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