martedì 18 settembre 2018

L'uomo perfetto - la storia di Daniela - Parte ottava Ultima parte


Siamo arrivati il sabato mattina ed io, come promesso avevo portato tutti gli ingredienti per fare il tiramisù come torta. Sono stata lasciata sola in una cucina che non era la mia a trovarmi ad aprire tutte le mensole per trovare l’occorrente per cucinare. 

Sì, insomma quel fine settimana era cominciato già parecchio di merda. 

Robert ha passato tutto il pomeriggio davanti alla tivù a vedere un documentario sulla seconda guerra mondiale. Appena ho finito di fare il dolce l’ho raggiunto nel salotto. 

Finito il documentario Robert se ne esce con una stronzata assurda. Siete pronti a sentirla?  Tre, due, uno eccola:

‘Lo sapevi che il popolo che ha subito di più le leggi razziali al tempo di Hitler è quello cinese?’

I cinesi???? Ma non erano gli ebrei e le minoranze tipo i gay, gli zingari e i comunisti che finivano nelle camere a gas? Questo avevo imparato sui libri di storia. Poi la Cina non aveva neanche partecipato alla seconda guerra mondiale se non fosse per il fatto che il Giappone l'aveva attaccata. 

Tutte le rimostranze del caso sono state ovviamente da me esposte, ma lui insisteva  sostenendo che : ‘No Auschwitz non era popolata da ebrei ma da cinesi!’. L’enfasi sul popolo cinese era data dal fatto che lui aveva origini cinesi da parte di sua madre. 

Il suo ego, e la sua inarrestabile necessità di mostrare la sua superiorità, lo ha però tratto in fallo stavolta.

Per confermare la minchiata che aveva detto, perché nei dibattiti lui doveva sempre aver ragione, si è messo sul cellulare a cercare un sito che confermasse la sua teoria. 

Dopo mezz’ora alza gli occhi e con tono soddisfatto mi fa vedere un sito dove si affermava questa stronzata. 

Lo sapete meglio di me che internet è una cloaca e si trova pure la teoria delle scie chimiche e del mostro di Lochness... Il sito trovato da Robert, in quella occasione era di quelli tipo: scienzavattelaapesca.com o tuttelecazzatedelmondo.org 

Ma non è stato questo il punto, quando mi ha messo davanti gli occhi il suo cellulare per mostrarmi la ‘prova’ che lui aveva ragione io ho notato subito che in alto a destra c’era l’icona di Tinder. 

Gli ho strappato subito il cellulare dalle mani, il mio indice si è immediatamente posizionato sull’icona e un urlo di rabbia è uscito dalla mia bocca: ‘Che cazzo è questo? Ancora Tinder? Sei un maledetto bugiardo!’ 

Lui ha sgranato gli occhi e non ha detto nulla perché non c’era assolutamente nulla da dire. I fatti parlavano da se. Manco l’avvocato di Pacciani avrebbe preso l’incarico di difenderlo!

Sono salita al piano superiore ho raccattato le mie cose e sono corsa verso l'uscita. 
Appena ho chiuso la porta dietro di me, mi sono resa conto di avere un sorriso enorme stampato sul volto. 

Robert, il ragazzo perfetto, il ragazzo che non sbaglia mai, aveva fatto LA cazzata. E stavolta non c'era arte manipolatoria che tenesse, non c'erano scuse solide da inventare. Nulla. Lo avevo aspettato al varco, e il varco lo aveva superato con tutte le scarpe.

Non sapevo dove cazzo ero e in quel posto isolato e dimenticato da Dio non avevo assolutamente idea di come sarei tornata a casa. 

Il mio cellulare squillava di continuo. L’uomo 'perfetto' mi mandava messaggi a raffica  in cui  si dimostrava preoccupato per me e mi invitava a tornare a casa del padre, da li lui mi avrebbe riportato a Cardiff con la sua macchina. 

La mia risposta è stata chiara e decisa: ‘Io non ho bisogno di te. Non ho mai avuto bisogno di te! Sei solo la versione patetica di quello che volevi essere e che non sarai mai! Addio’. 

Sulla strada ho incontrato un signore con un cane e gli ho domandato indicazioni su dove poter prendere un autobus che andava in direzione Cardiff centro. Purtroppo ho scoperto che la stazione era distante chilometri e ho dovuto pagare un taxi per arrivarci. 

Arrivata a casa ho buttato lo zaino sul divano, mi sono guardata allo specchio e ho promesso a me stessa che non avrei pianto. L’anno che doveva essere ‘il mio anno’ ‘l’anno della rivincita su tutto’ è finito con una delusione che faceva sanguinare il cuore. 

C’avevo creduto in quella relazione. Avevo pensato davvero che dopo il primo incidente di Tinder lui fosse cambiato. Ed invece la caduta è stata brusca e inaspettata. 

La cosa che mi fa camminare a testa alta è il fatto che io non ho sbattuto la porta alla prima difficoltà. Ho voluto dare alla nostra relazione tutte le chances possibili. 

Era lui che aveva fallito perché il suo personaggio aveva recitato molto bene nel primo tempo ma non ha retto il secondo e nel finale ha preso i meritati fischi. 

Molte delle sue cose erano ancora a casa mia. Ho impacchettato tutto, comprese le scarpe di merda che mi regalò, l’anello ed il bracciale. Non volevo più avere niente di suo. Volevo solo ricominciare. Solo di questo avevo bisogno. 

Morale della storia
Quando credi di aver trovato il principe azzurro fermati e guardalo meglio. Scoprirai che nessuno è perfetto e che anzi qualcuno è un gran testa di cazzo travestito da gentleman


3 commenti:

  1. Ho avuto la stessa identica storia a Parigi, stessa personalità... Sti maledetti pezzi di merda��

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  2. Ciao Erika... certi personaggi meglio perderli che trovarli!

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