martedì 4 dicembre 2018

Rometta e Romeo Quinta Parte

Riassunto delle puntate precedenti: 

Parte Quinta 

La prima cosa che ho notato di Romeo, oltre il fatto che dalle foto sembrava ‘figherrimo’, è stato il nome, decisamente inusuale per un iracheno. Ma vabbè io mi chiamo Rometta quindi c’avevo poco da obiettare riguardo il suo nome!

Poche battute in chat e ho scoperto che Romeo abitava a poco distante dal mio campus e che la cosa più naturale era vedersi nel pub che si trovava a metà tra casa mia e casa sua.
Tutto è avvenuto in modo molto semplice spontaneo e soprattutto veloce. A Roma si dice ‘Cotto e magnato’, nel mio caso sarebbe stato meglio dire: ‘Cotto e da buttare nel cesso’, ma era l’inizio ed io avevo ancora tante belle speranze!

Appena l’ho visto per la prima volta mi è mancato il respiro. Era davvero alto, aveva i tratti tipici arabi e il fisico perfettamente scolpito.

Abbiamo riso tanto mettendo I nostri due nomi insieme. Forse quella è stata una delle pochissime volte in vita mia che non mi sono infastidita quando qualcuno ironizzava sul mio nome.

Lui era un ragazzo di 26 anni, più piccolo di me di solo un anno. Faceva il medico chirurgo ed il suo vero nome non era Romeo ma Dhakir, tipico nome arabo, ma lui è stato da sempre affascinato da Shakespeare e Romeo era il nome che aveva scelto su Tinder, perché aveva il timore che i pregiudizi avrebbero potuto escluderlo dalla lista di Date.

Dhakir, in arabo vuol dire ‘colui che ricorda spesso Dio’, ma lui mi ha da subito confessato che è si musulmano ma non praticante, e lo ha dimostrato subito ordinando una bottiglia di vino che abbiamo bevuto ovviamente insieme.

Con lui quel mercoledì sera è stato speciale. C’era una alchimia tra noi che non era solo fisica ma anche intellettuale.

Anche lui era solo come me.

Non era riuscito a stabile rapporti di amicizia con i suoi colleghi, e più di uno aveva fatto battute di cattivo gusto sul fatto che fosse musulmano. Ma del resto anche io, arrivata all’indomani della Brexit, avevo subito le tipiche scialbe battute dello humor inglese, che tra l’altro fanno ridere solo loro.

Certo gli inglesi non brillano per fantasia e quindi si dilettavano con i soliti cliché più sputtanati del reame: pasta, pizza mandolino e ‘come si chiamava il vostro presidente del consiglio che si scopava la minorenne?'

Entrambi poi scappavamo da un ambiente famigliare convenzionale dove non ci veniva permesso di essere come volevamo: io con il mio futuro destinato alla cucina e ai figli, lui in perenne conflitto con suo padre che voleva seguisse le sue orme, mentre lui fin da ragazzino, proprio come me voleva fare il dottore.

È iniziata così la nostra storia durata un anno, sicuramente il più bello della mia vita.

Ci vedevamo tutti i giorni, anche solo per 10 minuti e dopo solo tre mesi che stavamo insieme abbiamo affittato un piccolo monolocale a metà strada tra l’ospedale in cui lavorava e il mio campus universitario.


Devo dire che dopo il bucio di culo che mi ero fatta per rendere quella stanza pulita e carina un po’ mi dispiaceva lasciarla. Ho detto un pochino eh! 

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