Riassunto delle puntate precedenti:
Parte Quinta
La prima cosa che ho notato di Romeo,
oltre il fatto che dalle foto sembrava ‘figherrimo’, è stato il nome,
decisamente inusuale per un iracheno. Ma vabbè io mi chiamo Rometta quindi
c’avevo poco da obiettare riguardo il suo nome!
Poche battute in chat e ho scoperto
che Romeo abitava a poco distante dal mio campus e che la cosa più naturale era
vedersi nel pub che si trovava a metà tra casa mia e casa sua.
Tutto è avvenuto in modo molto
semplice spontaneo e soprattutto veloce. A Roma si dice ‘Cotto e magnato’, nel
mio caso sarebbe stato meglio dire: ‘Cotto e da buttare nel cesso’, ma era
l’inizio ed io avevo ancora tante belle speranze!
Appena l’ho visto per la prima volta
mi è mancato il respiro. Era davvero alto, aveva i tratti tipici arabi e il
fisico perfettamente scolpito.
Abbiamo riso tanto mettendo I nostri
due nomi insieme. Forse quella è stata una delle pochissime volte in vita mia
che non mi sono infastidita quando qualcuno ironizzava sul mio nome.
Lui era un ragazzo di 26 anni, più piccolo
di me di solo un anno. Faceva il medico chirurgo ed il suo vero nome non era
Romeo ma Dhakir, tipico nome arabo, ma lui è stato da sempre affascinato da
Shakespeare e Romeo era il nome che aveva scelto su Tinder, perché aveva il
timore che i pregiudizi avrebbero potuto escluderlo dalla lista di Date.
Dhakir, in arabo vuol dire ‘colui che
ricorda spesso Dio’, ma lui mi ha da subito confessato che è si musulmano ma
non praticante, e lo ha dimostrato subito ordinando una bottiglia di vino che
abbiamo bevuto ovviamente insieme.
Con lui quel mercoledì sera è stato
speciale. C’era una alchimia tra noi che non era solo fisica ma anche
intellettuale.
Anche lui era solo come me.
Non era riuscito a stabile rapporti di
amicizia con i suoi colleghi, e più di uno aveva fatto battute di cattivo gusto
sul fatto che fosse musulmano. Ma del resto anche io, arrivata all’indomani
della Brexit, avevo subito le tipiche scialbe battute dello humor inglese, che
tra l’altro fanno ridere solo loro.
Certo gli inglesi non brillano per
fantasia e quindi si dilettavano con i soliti cliché più sputtanati del reame:
pasta, pizza mandolino e ‘come si chiamava il vostro presidente del consiglio
che si scopava la minorenne?'
Entrambi poi scappavamo da un ambiente
famigliare convenzionale dove non ci veniva permesso di essere come volevamo:
io con il mio futuro destinato alla cucina e ai figli, lui in perenne conflitto
con suo padre che voleva seguisse le sue orme, mentre lui fin da ragazzino,
proprio come me voleva fare il dottore.
È iniziata così la nostra storia
durata un anno, sicuramente il più bello della mia vita.
Ci vedevamo tutti i giorni, anche solo
per 10 minuti e dopo solo tre mesi che stavamo insieme abbiamo affittato un
piccolo monolocale a metà strada tra l’ospedale in cui lavorava e il mio campus
universitario.
Devo dire che dopo il bucio di culo
che mi ero fatta per rendere quella stanza pulita e carina un po’ mi dispiaceva
lasciarla. Ho detto un pochino eh!
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