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Nel campus dove
alloggiavo avevo una stanza con il bagno. Le condizioni in cui trovai il mio
alloggio furono pietose e pietevoli: manco i porci ci avrebbero messo
un’unghia!
Nella stanza i
muri erano pieni di manate nere e c’era una puzza mista tra vomito e marcio.
Evidentemente chi
l’aveva abitata prima di me non aveva mai aperto le finestre. La moquette beige,
che ricopriva il pavimento, aveva chiazze marroni e nere ed il bagno faceva
letteralmente rivoltare lo stomaco!
Certo il primo
impatto è stato parecchio schifoso, ma come al solito mi sarei rimboccata le
maniche e l’avrei fatto diventare la mia stanza.
Dopo due
settimane, due barattoli di vernice e candeggina buttata come fosse acqua
fresca, potevo ritenermi abbastanza soddisfatta del mio lavoro.
Purtroppo le cose
sono andate diversamente per quanto riguarda i rapporti umani. I miei colleghi
erano tutti inglesi e per loro io ero l’outsider del gruppo.
All’inizio ho
pensato che a dividerci fosse il fatto che il mio inglese non era completamente
fluente. Ma anche quando iniziava a migliorare i rapporti con loro non sembravano
cambiare.
Ho pensato poi che
magari le differenze culturali potessero essere una variabile non trascurabile.
Dopo il primo mese
ho scoperto la verità: oggettivamente la mia preparazione scientifica era
nettamente migliore rispetto alla loro ed il direttore del dipartimento
accademico aveva notato questo particolare da subito, promuovendomi a tempo di
record come team leader del progetto a cui io e i colleghi inglesi stavamo
lavorando.
Insomma tante
soddisfazioni ma ero sola come un cane!
È per questo che
ho iniziato ad usare Tinder.
Guardare profili,
come quando visito il sito di Zara per comprare un maglione, e scegliere quello
che sembrava ‘quello giusto’ senza tra l’altro pagare, sembrava un gioco
davvero intrigante e facile: viri verso sinistra per scartare e verso destra
per ‘acquistare’.
Il like ai profili
era determinato soprattutto dalle foto, in linea di massima preferivo i mori
con fisico asciutto rispetto ai biondi slavati con il fisico a grissino.
Molte volte a
convincermi è stata la descrizione: nel mio caso era un no secco verso i
fumatori, i morti di figa che seguono il motto: ogni buco è frontiera, e i nerd
appassionati di Star Trek. Eh sì penso di essere una dei pochi essere umani a
non aver mai visto la serie!
La scelta è
vastissima e all’inizio mi sentivo euforica come una bambina in un negozio di
giocattoli.
L’entusiasmo si è
volatilizzato quando ho scoperto che per i pretendenti su Tinder valeva la
stessa cosa.
Il mercato era
vastissimo e accessibile!
Sì nsomma in tre
mesi di Tinder neanche un date, ossia un appuntamento, avevo rimediato. Niente,
nothing… nada de nada… Un cazzo proprio, nel senso letterale e non metaforico
del termine!
Due erano le cose,
o io beccavo sempre il momento sbagliato o loro avevano scelto una figa più
accondiscendente della mia.
La seconda ipotesi
sembrava la più accreditata!
La maggior parte
delle volte venivo scaricata con scuse degne di uno scolaretto che si
giustifica con la professoressa, in cui il classico evergreen “Prof. non ho
potuto studiare perché ieri è morta nonna” si trasforma nell’era tinderiana in:
“Mi dispiace non possiamo vederci perché questo fine settimana devo lavorare
per finire un progetto molto importante”.
Sottotitolo: ‘Tu
eri il progetto iniziale, ma capirai bene che dal momento che Chantal mi ha
confessato che la cosa che la diverte di più nella vita è fare sesso selvaggio,
lei è passata in cima alle mie priorità classificandosi come progetto
prioritario!’
Nun ce fa una
piega no?
Le inglesine con
l’allargamento di gambe facile vincevano dieci a zero su una come me che, pur
avendo sempre seguito il motto di Nonna Marietta, non giudicando la ‘barca’ di
nessuno, preferiva valutare un minimo prima di far salire a bordo qualcuno.
Poi un giorno
quasi per caso ho visto Romeo, un ragazzo iracheno che sembrava assomigliare ad
Aladino, quello del cartone animato Disney. Ho subito messo il like!
Rometta e Romeo
sembrava il sequel comico della tragedia shakespeariana!
Ah se mi fossi
ricordata che il caro William l’aveva pensata come tragedia e che trasformare
una tragedia in una risata è una impresa difficile, se non ardua!
Ma vabbè tutte
queste considerazioni al tempo non sfioravano minimamente la mia mente.
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