mercoledì 19 dicembre 2018

Mai senza di te - La storia di Silvia - Prima Parte


Prima parte

Ci sono bisogni nella vita che non possono essere repressi altrimenti si finisce per stare male. Male da morire!

Sono come droghe che non vengono iniettate ma sono già nel tuo corpo, o meglio nel tuo cervello, e se queste impellenze non vengono percepite come reali si va in crisi di astinenza.

Razionalmente tutti sanno che quello che ci ossessiona non ci fa mai stare bene ma c’è qualcosa dentro di noi che ci spinge ad assecondare questi bisogni malati.

È un po’ come quando si decide di mettersi a dieta, si parte con le migliori intenzioni ma poi la sera arriva quel bisogno di sfogare la rabbia e la frustrazione e ci si aggrappa a quello che si trova.

C’è un vecchio detto romano che recita: ‘O te magni sta minestra o te butti dalla finestra’, solo che io invece della minestra sono riuscita a mangiare anche la pizza con l’ananas, che credetemi mi faceva ribrezzo solo a guardarla, ma quella c’era e quella ho ingoiato.

Non era fame quella che mi spingeva alle abbuffate ma un bisogno di premiarmi per le sofferenze che percepivo.

‘Dormici su e vedrai che domani andrà meglio’, dicono. Per me valeva il ‘mangiaci su e sti cazzi della cellulite tanto peggio di così non può andare!’.

Alcune volte mi sbagliavo, andava anche peggio!

Di una cosa mi sono subito resa conto, fin dalla prima adolescenza: ero una ragazzina che si prodigava sempre in complimenti eccessivi verso il gruppetto di amiche di cui voleva disperatamente prima la loro approvazione e amicizia poi.

Insomma per farvi capire ero L’Emilio Fede della situazione, e questo mio modo di essere non è cambiato quando sono cresciuta.

Credevo che leccando il culo avrei soddisfatto il mio bisogno di essere ‘parte di un gruppo’ che mi avrebbe fatto sentire protetta e amata.

Ovviamente le cose non sono mai andate come credevo.

La gente non è stupida e ha sempre percepito la forzatura nei miei complimenti a volte eccessivamente fuori luogo.  

A una adolescente che ha bubboni sul viso grossi come noci non gli puoi dire che infondo la sua pelle la rende unica perché poi la ragazzina in questione invece di sentirsi meglio ti odia a vita.

Alla collega di lavoro afflitta per il suo aspetto fisico non gli si può menzionare lo strabismo di Venere quando c’ha un occhio che gli manda a fanculo quell’altro, perché poi quello che voleva essere un complimento viene percepito giustamente come una presa per il culo.

Alla cugina che non trova marito perché acida come un limone andato a male, non gli puoi dire che ha un carattere forte ed è per questo che gli uomini la temono, perché l’acidità a quel punto te la vomita in faccia facendoti sentire una merda.  

Si insomma, avrete capito nella mia vita mi sono immessa più volte nei sentieri impavidi della lusinga gratuita che nulla ha a che vedere con la sincerità ma scavava nelle radici di una insicurezza profonda come il gran Canyon.

È stato un incontro su Tinder a farmi capire chi ero veramente e quanto si possa cadere in basso pur di rimanere aggrappata all’illusione di essere amata.

Per lui, e solo per lui ho cambiato tutto anche il mio rapporto con il cibo passando all’altro estremo della linea rossa pur di non perderlo.


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