lunedì 18 febbraio 2019

Uno due tre Stella - la storia di Stella Parte Quarta


Riassunto delle puntate precedenti: 


Parte Quarta

Appena ho visto la foto di Timothy su Tinder sono rimasta sbalordita dalla sua bellezza.

Si insomma era bono come la mortadella e fragrante con un pezzo di pagnotta appena sfornata. Al mio paese si dice ‘Non si può esser belli e saper cantare’ ossia, se sei di bell’aspetto ti manca qualche altra dote.

Speravo solo che il suo sfilatino fosse all’altezza di tanta bellezza, anche perche’ non se batteva un chiodo dal giorno che avevo messo piede a Londra.

Per farvi capire la mia condizione vi dico solo che il prossimo che mi sarei trombata mi avrebbe sicuramente risverginata!

Comunque quando ho messo il like su Timothy non avevo nessuna illusione, un figo come lui non avrebbe mai scelto me. Si, insomma non sono un cesso ma neanche una superfigona.

Certo è che io c’ho provato poi oh …vada come vada. Se non giochi non vinci...

Sorprendentemente io HO VINTO!

La sera stessa ho ricevuto un messaggio dal bel Timothy in cui mi invitava a prendere un drink nel fine settimana.

Cazzo non ci speravo proprio… è stato come quando l’Italia vinse i mondiali del 2006. Si lo so vi sembra esagerato, ma era come essere in una galleria profonda e vedere la classica luce alla fine del tunnel.

Che poi tutti la vedono come l’uscita dal buio e quasi nessuno pensa che possa essere un treno che ti investe. Diciamo che lui ha avuto un grosso impatto su di me.

Ci siamo visti per la prima volta un giorno di primavera. Era una domenica e ci incontrammo per un “Afternoon Tea”.

Ora se non sapete cosa sia l’afternoon tea ve lo spiego subito.

Non si tratta della solita tazzetta di te’ con i biscottini burrosi, ma di una cosa del genere:


E non è che mi ha portato in un baretto di periferia ma all’ Hilton in pieno centro! Capito come?

Che era bello, ve l’ho detto mi pare.

Considerato che io sono alta 1 metro e ottanta e avevo i tacchi alti, lui mi sorpassava di almeno cinque centimetri. 

Aveva un corpo da fare invidia ai modelli che sfilano in passerella, e un sorriso perfetto.
In una parola la gnoccanza spinta!

Forse l’avrete già capito che non sono una romanticona, ma posso dire che  è stato amore a prima vista perché oltre la bellezza c’era qualcosa in lui che mi attraeva come una calamita.

Dopo l’afternoon tea siamo andati in un pub e lì c’era un vecchio jubox che mi ha riportato indietro di almeno dieci anni.

Lui ha inserito un pound, e ha scelto una canzone stupenda Everybody Hurts – ‘sometimes everything is wrong…cantata dai mitici REM.

Se avete intorno ai trenta anni e non conoscete neanche questa canzone avete avuto anche una adolescenza di merda.

Ricordo che quando non sapevo parlare inglese questa canzone mi sembrava super romantica.

Ora che comprendo il significato delle parole, capisco che proprio romantica non è visto che il titolo tradotto è Ognuno di noi sta male… e continua dicendo: a volte è tutto sbagliato’.

Avrebbe dovuto essere il primo indizio ma quando ti vengono gli occhioni di Sailor Moon solo a guardare lui, ritorni a non capire un cazzo del testo.

Quella canzone è stata rimessa almeno tre volte, due delle quali l’abbiamo anche ballata tenendoci stretti.

La nostra relazione è iniziata da subito visto che la sera ero già a casa sua, dove abbiamo continuato a ballare ma qualcosa di un po’ più movimentato e soprattutto a letto.

Confermo che ballava bene sia i lenti che la samba sotto le lenzuola.

Un talento poliedrico insomma!

To be continued 


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