Prima Parte
Ve lo ricordate il gioco Uno Due Tre
Stella?
Se non sapete cosa è, mi dispiace dirvelo ma avete passato una infanzia
di merda, comunque lo riassume bene Wikipedia:
Tutti i
giocatori, salvo il capogioco, si pongono dietro una linea, mentre il capogioco
si pone di spalle appoggiato a un albero o a un muro a circa una ventina di
metri. Il capogioco scandisce a voce alta e chiara "Un, due, tre ...
stella" e quindi si volta verso i giocatori[1]. Questi ultimi possono muoversi fintantoché il capogioco
è di spalle, ma devono immobilizzarsi quando questi si volta a guardarli. Se un
giocatore si muove mentre osservato deve tornare alla linea di partenza[1]. La cosa si ripete fino a che uno dei giocatori vince
raggiungendo o superando la posizione del capogioco.
Il
capogioco, o giudice come lo chiamavamo noi, non sapeva quali posizioni avrebbe
trovato quando, finita la conta, si fosse girato.
Alcuni giocatori venivano
sorpresi mentre correvano e dovevano mantenere la posizione senza muoversi,
altrimenti si ritornava indietro, e quando succedeva che il giudice rispediva
indietro tutti rosicavano come cani quando dovevano arretrare.
Nessuno
ritornava al posto di partenza senza borbottare qualche cosa come: “A
cecato-a... non e’ giusto!!! Io non me so mossa-a de pezza!’. Da li’ in poi era
un continuo di parolacce a ripetizione contro il povero giudice.
Ricordo
che alcune amicizie si sono rotte proprio cosi’. Anche io litigai con Marcella
la mia amichetta del cuore perché mi rispedì indietro solo perché avevo battuto
le ciglia.
Nessuno
ci sta a perdere e se chi ti fa perdere è una persona a cui tieni il rodimento
di culo è doppio!
Il gioco
veniva chiamato anche ‘il gioco delle statue viventi’ e, nonostante tutto
resteva il mio gioco preferito anche perché io mi chiamo veramente Stella!
Ai
tempi non sapevo, ma quel gioco così innocente e divertente si è ripresentato
nella mia vita in una veste completamente diversa.
Ma
crescendo si perde la magia del gioco e non si giudicano più i tuoi amichetti
caccolosi che non riuscivano a stare su un piede solo ma situazioni molto più
complicate … le cose da grandi …quelle che mai da ragazzina avrei mai
immaginato potessero succedere a me.
Voi
chiamateli corsi e ricorsi storici, gli strani giochi del destino o magari è
vera la teoria che il battito di una farfalla a New York provoca un uragano a
Tokio – o qualcosa del genere -.
Fatto
sta che quello che credevo essere un gioco si è trasformato in un sentimento
vero e poi come è andata a finire potete intuirlo da voi.
Non
sarei qui a raccontarvi il mio Dating Good, sarei decisamente fuori tema...
Come in
tutte le altre storie su questo blog c’è di mezzo una valigia che dall’Italia
ha spostato tutte le mie cose in Inghilterra e poi l’immancabile Tinder.
Tutto
il resto del mio gioco lo leggerete nelle parti successive.
Quello
che posso anticiparvi è che la mia storia è davvero diversa da quelle fino ad
ora raccontate.
Certe
cose ti rimangono attaccate come la gomma sui denti, la merda di cane sulle
suole delle scarpe, la macchia di vino rosso sul vestito bianco candido.
To be continued
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