venerdì 15 febbraio 2019

Uno due tre Stella! - La storia di Stella Prima Parte


Prima Parte

Ve lo ricordate il gioco Uno Due Tre Stella? 

Se non sapete cosa è, mi dispiace dirvelo ma avete passato una infanzia di merda, comunque lo riassume bene Wikipedia:

Tutti i giocatori, salvo il capogioco, si pongono dietro una linea, mentre il capogioco si pone di spalle appoggiato a un albero o a un muro a circa una ventina di metri. Il capogioco scandisce a voce alta e chiara "Un, due, tre ... stella" e quindi si volta verso i giocatori[1]. Questi ultimi possono muoversi fintantoché il capogioco è di spalle, ma devono immobilizzarsi quando questi si volta a guardarli. Se un giocatore si muove mentre osservato deve tornare alla linea di partenza[1]. La cosa si ripete fino a che uno dei giocatori vince raggiungendo o superando la posizione del capogioco.

Il capogioco, o giudice come lo chiamavamo noi, non sapeva quali posizioni avrebbe trovato quando, finita la conta, si fosse girato. 

Alcuni giocatori venivano sorpresi mentre correvano e dovevano mantenere la posizione senza muoversi, altrimenti si ritornava indietro, e quando succedeva che il giudice rispediva indietro tutti rosicavano come cani quando dovevano arretrare.

Nessuno ritornava al posto di partenza senza borbottare qualche cosa come: “A cecato-a... non e’ giusto!!! Io non me so mossa-a de pezza!’. Da li’ in poi era un continuo di parolacce a ripetizione contro il povero giudice.

Ricordo che alcune amicizie si sono rotte proprio cosi’. Anche io litigai con Marcella la mia amichetta del cuore perché mi rispedì indietro solo perché avevo battuto le ciglia.

Nessuno ci sta a perdere e se chi ti fa perdere è una persona a cui tieni il rodimento di culo è doppio!

Il gioco veniva chiamato anche ‘il gioco delle statue viventi’ e, nonostante tutto resteva il mio gioco preferito anche perché io mi chiamo veramente Stella!

Ai tempi non sapevo, ma quel gioco così innocente e divertente si è ripresentato nella mia vita in una veste completamente diversa.

Ma crescendo si perde la magia del gioco e non si giudicano più i tuoi amichetti caccolosi che non riuscivano a stare su un piede solo ma situazioni molto più complicate … le cose da grandi …quelle che mai da ragazzina avrei mai immaginato potessero succedere a me.

Voi chiamateli corsi e ricorsi storici, gli strani giochi del destino o magari è vera la teoria che il battito di una farfalla a New York provoca un uragano a Tokio – o qualcosa del genere -.

Fatto sta che quello che credevo essere un gioco si è trasformato in un sentimento vero e poi come è andata a finire potete intuirlo da voi.

Non sarei qui a raccontarvi il mio Dating Good, sarei decisamente fuori tema...

Come in tutte le altre storie su questo blog c’è di mezzo una valigia che dall’Italia ha spostato tutte le mie cose in Inghilterra e poi l’immancabile Tinder.

Tutto il resto del mio gioco lo leggerete nelle parti successive.

Quello che posso anticiparvi è che la mia storia è davvero diversa da quelle fino ad ora raccontate.

Certe cose ti rimangono attaccate come la gomma sui denti, la merda di cane sulle suole delle scarpe, la macchia di vino rosso sul vestito bianco candido.

To be continued



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