lunedì 26 novembre 2018

Asso di bastoni la storia di Veronica Sesta Parte

La vita aveva iniziato a sorridermi di nuovo ma il peggio doveva ancora arrivare. 

Da quando gli avevo prestato i soldi Jason era diventato il fidanzato che tutte sognano. 

Mi aveva detto che stava facendo colloqui di lavoro e che presto sarebbe arrivata una offerta allettate per un ufficio prestigioso nella city. 

In quel periodo avevo tutto quello che volevo: una casa con coinquilini decenti, un lavoro che mi gratificava e poi lui che giorno dopo giorno diventava sempre più importante. 

Credevo che tutto con il tempo si sarebbe aggiustato ed invece quel breve periodo di felicità era solo la punta di un iceberg che mi avrebbe portato in un fondale nero e gelido. 

Le complicazioni sono nate quando, dopo il primo mese, vedevo che lui parlava e si esaltava per grandi opportunità all’orizzonte ed io che sono sempre stata una donna pratica ribattevo: ‘Si Jason ho capito ma se anche questo mese non lavori accumuli altri debiti! Forse è il caso che ti cerchi un lavoro qualsiasi e lasci la casa a Notting Hill dove l’affitto è esorbitante’.  

Questi discorsi lo facevano andare su tutte le furie e ogni volta ribadiva che la sua laurea in una delle più prestigiose università inglesi non poteva essere utilizzata per servire ai tavoli o pulire i cessi. 

Quelle sue reazioni non le comprendevo, o meglio capivo la frustrazione ma lui preferiva chiedere soldi a me piuttosto che guadagnarseli? 

A poco a poco l’incanto si stava spezzando ed io ho finalmente iniziato a riacquistare lucidità. 

Per prima cosa ho chiesto di vedere casa sua. Una richiesta davvero semplice che lo ha fatto inaspettatamente impallidire. 

Il mio istinto di sopravvivenza stava iniziando a svegliarsi e le mie domande ponevano sempre lui in una posizione di difesa. 

"Come mai trovi sempre una scusa per non andare a casa tua?"
"A quale agenzia di lavoro sei iscritto?"
"Perche’ ieri sera non hai risposto alle mie chiamate?"
"Questo mese come pensi di pagare l’affitto di casa e le bollette?" 

È stato una sera vedendo la sua reazione aggressiva e piena di rabbia alle mie domande che il campanello era diventato una allarme anti-incendio innescato forse troppo tardi perché i miei poveri risparmi erano già stati bruciati!

Chi era Jason? Di chi mi ero innamorata? 

Volevo ancora disperatamente credere che lui fosse l’uomo a cui per un destino infame una stronza gli aveva portato via il suo cuore ed i suoi soldi, e la sfiga l’aveva fatto rimanere senza lavoro. 

Ma ero determinata nel dare una risposta alle mie domande. 

Ho cercato sui suoi profili social: nulla di strano su Facebook o Istagram. Ho deciso quindi di fare alla vecchia maniera e, senza più fare domande, cercare le risposte appurandole con i miei occhi. 

Come? Ho pensato di sbirciare il cellulare ma se lo portava con se anche quando andava in bagno. Non lo mollava un secondo. 

Non c’era niente altro da fare che mettere in pratica la vecchia maniera: l’avrei seguito e da lontano avrei osservato chi era davvero. 

Ad essermi accanto ed aiutarmi in questa avventura è stata la mia amica Martina, hostess Alitalia, che da Roma ha prenotato a tempo di record, e usufruendo di uno sconto davvero convenientissimo, un volo che l’avrebbe fatta atterrare a Londra il giorno successivo. 

Io avevo preso una settimana di vacanza dal lavoro. Sarei diventata Sherlock Holmes e con Martina nella parte di Watson saremo arrivate alla verità!

L’operazione ‘Asso di bastoni’ stava iniziando. È stata Martina, giocatrice di briscola fenomenale, a dargli questo nome sostenendo‘Vero se scopriamo che t’ha detto una marea di cazzate lo prendo a bastonate, ma forti ...con l’Asso di Bastoni’ 

Io iniziavo ad aver una paura fottuta che l’immagine che mi ero fatta di Jason si sarebbe seccata come la merda al sole. 


Ma forse mi sbagliavo. Speravo di sbagliarmi. 

To be continued

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