Visto da lontano sembrava amore
La storia di Ilaria
Parte Quarta
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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
Dopo circa un mese che uscivamo insieme sembravamo due vecchi amici. Non un bacio ne una carezza ma tanta complicità.
Lui negli ultimi tempi sembrava un po’ troppo irrequieto. Il motivo era il timore fondato di dover fare le valigie e tornare a fare il soldato in Pakistan. Quando mi ha detto che il suo visto stava per scadere e la compagnia per cui lavorava non lo avrebbe aiutato sia a livello di sponsorizzazione economica, si parlava di cifre a più zeri, sia prendendosi la responsabilità di far da ‘garante’ ad un pakistano, il sorriso aperto e la positività aleggiavano ancora su di lui ma non erano più visibili al primo impatto.
Lui ne parlava con un velo di tristezza ma con grade dignità. Non una lacrima sul suo viso sembrava segnare il destino che si sarebbe compiuto in pochi mesi.
Io avevo tanta rabbia nel sentire quella sentenza ingiusta che rovinava la vita a M. e soprattutto gettava in aria il castello di carte che popolava la mia mente. E’ stato in quel momento che M. mi ha spiegato che l’unica via d’uscita era sposare una europea. 'Se tu mi sposi io ottengo il passaporto europeo e posso rimanere. Sposami'.
Be’ certo non e’ che me l’ero immaginata così la proposta di matrimonio ma quella parola: ‘Sposami’ mi aveva fatto accelerare i battiti cardiaci e con il cuore in palpitazione e la nebbia fitta che affollava la mente ho risposto : Si!.
Tornando a casa ho avuto modo di riflettere a mente fredda e invasa dalla positività che mi aveva trasferito M. non vedevo le reali conseguenze. Ho pensato: ‘ma vedrai che vivendo insieme si innamorerà di me e saremo felici’ ‘l’amore nasce nelle più svariate forme e il nostro rapporto crescerà con il tempo’ ‘le rose fioriranno’. Peccato che mi ero dimenticata di considerare che le rose migliori hanno le spine.
Il giorno dopo avevo già dei dubbi ma la mia mente ancora obnubilata dal miraggio della felicità li reprimeva e anche quando un barlume minimo di razionalità popolava i miei pensieri mi ripetevo: ‘infondo faccio un’opera di bene strappando M. dalla guerra, magari gli sto salvando la vita.’ La samaritana era riapparsa ... più forte e cogliona che mai.
Se avessi parlato con qualcuno magari avrei anche considerato di mettere la mia vita al primo posto, il mio futuro come priorità. Sfortunatamente l’unica persona a me vicina in quel periodo era M.
Il momento della confusione, diciamo pure annebbiamento, anzi meglio dire rincoglionimento, passa per tutti e si palesa quando agisci senza pensare alle conseguenze nascondendo tutte le possibili magagne nell’angolo più oscuro della mente.
Anche se partivamo male, e questo era chiaro anche a me, la vita avrebbe riaggiustato tutto. Mi rincoglionivo di filmetti romantici dove l’happy ending era la conclusione naturale di mille battaglie vinte contro le sfighe della vita.
Intanto M. era attivo nel preparare le carte e nello spiegarmi le condizioni del matrimonio. Dovevamo rimanere sposati per almeno due anni e vivere sotto lo stesso tetto. Passati i due anni lui otteneva la piena cittadinanza europea, senza più il rischio di essere espulso.
Lui andava avanti per ore a chiarire i dettagli tecnici del matrimonio e, ciò che notai da subito era la totale assenza di ogni possibile coinvolgimento emotivo da parte sua: ‘Tu devi solo mettere una firma e basta!’ questo mi diceva.
Una settimana prima del matrimonio ho comprato in saldo da Zara un abito color crema con le maniche a sbuffo. Quello sarebbe stato il mio vestito da sposa. Ad adornare i capelli una coroncina di fiori vistosamente finti.
I giorni passavano in fretta e due mesi, il tempo utile per raccogliere tutto il materiale ed inviarlo alle autorità, sono sembrati davvero due giorni.
Nessuno sapeva che mi sarei sposata, neanche mia madre. Tutto doveva rimanere un segreto. M. era ogni giorno più euforico e mi ripeteva sempre cosa avrei dovuto dire ad ogni possibile domanda degli ispettori che avrebbero investigato sulla genuinità del matrimonio.
To be continued

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