mercoledì 11 luglio 2018

La fiera delle Bugie Prima Parte

La fiera delle Bugie
La storia di Giulia
Parte Prima

Credit Immagine: Marilena Onorato in arte Lena_oart
https://www.instagram.com/lenaoart/
http://marilenaonorato.com/


La verità viene fuori prima o poi. Diciamo che e’ sempre meglio prima che poi poiché nel frattempo tu vivi una vita che credi essere la tua ma in realta’ non lo e’. Certo devo ammettere che di bugiardi professionisti, quelli che fanno della bugia il loro talento principale e che investono tempo e, si anche denaro, per  creare pantomime talmente verosimili che finiscono per confondersi con la realta’ stessa, sono fortunatamente pochi. 

Chi riesce in questa impresa ha tre caratteristiche che spiccano su tutte: una memoria di ferro, una personalità accattivante e sicuramente competenze recitative davvero notevoli. E chi lo doveva incontrare il ‘mejo buciardo’ sulla piazza? Chi? Ecco si risposta esatta. Io. 

Ora, ho passato la vita a essere una donna forte, indipendente, sia economicamente che emozionalmente, e soprattutto libera. Una che ha sempre viaggiato da sola e che non ha mai versato una lacrima per amore perché fino all’ incontro con A. non si era mai fortunatamente innamorata. Scommetto che tutte quando finisce una storia diciamo: ‘Ah se quel giorno m’ ero fatta i cazzi miei invece di...’ ‘Si vabbe’ lui e’ stato bravo ma io pure a crede a tutte quelle fregnacce!’. Ecco io queste frasi me le ripeto ancora e sto cercando una risposta perché quelle fregnacce erano la mia routine quotidiana fino a un anno fa. 

Nonostante quello che mi e’ accaduto possa far pensare il contrario, io sono sempre stata, e mi considero tuttora una cinica. Una che ha sempre avuto gli occhi aperti, che fin da bambina ha guardato alla realtà delle cose, e forse non ha mai creduto neanche a Babbo Natale. Una scettica che ha bisogno di prove concrete sempre per giustificare quello che le viene detto. 

Ecco si una cosi’ e’ caduta dal pero quando ha scoperto la verita’ perche’ ha sempre pensato ‘ma figurati se queste cose accadono a me’. La vita e’ imprevedibile e quando abbassi la guardia ti prendi il pugno in pieno viso. E posso assicuravi che a me il cazzotto mi ha messo KO. 

Iniziamo da lontano, dalla mia infanzia. Sono figlia di un comandante dei Carabinieri che per lavoro ha sempre dovuto cambiare città. Sono infatti nata in un piccolo paesino nelle Marche. Quando avevo otto anni ci siamo trasferiti a Bologna, una città relativamente piccola che ho adorato da subito. A dodici siamo partiti tutti per Firenze e poi in piena adolescenza, verso i quindici anni credo, ci siamo trasferiti nella nostra meta finale: Roma, dove i miei genitori e mia sorella ancora vivono. 

Insomma una vita da girovaghi in cui prima del trasferimento di tutta la famiglia mio padre doveva presentarsi alla nuova caserma di assegnazione e stare lontano da casa per un po’, a volte per mesi. Era sempre mia madre che organizzava tutto il trasloco e svolgeva tutte le pratiche burocratiche del caso. 

Sono sempre stata molto attaccata a mio padre e ricordo che ogni trasferimento lo vivevo male, non perché dovessi lasciare la mia scuola, i miei amici e i luoghi che conoscevo. Di quello francamente non me ne e’ mai fregato una cippa, ma perché sapevo che sarei dovuta stare senza  il mio papa’ per un po’ e questo mi intristiva. 

A ogni trasloco c’era quella poveraccia di mia madre che oltre a sbattersi per organizzare tutto da sola trovava sempre il tempo per calmare mia sorella che a in ogni cazzo di citta’ trovava ‘l’amore della sua vita’ e giù pianti isterici al grido di: ‘No io non vengo amo troppo x’ .‘Tu non puoi capire mamma io devo stare con lui tutta la vita’. Non so come facesse ma mia madre ha sempre fatto smettere di piangere e convinto mia sorella a trasferirsi così come riusciva a spiegare a me l’assenza di papa’ in un modo tutto suo: ‘L’uomo che trascura la casa muore cornuto. Ti sembra cornuto tuo padre? No e allora che piangi a fare?!’ Ecco quelle parole sarebbero tornate nella mia vita ma con una morale che capovolgeva il detto siciliano preferito da mia madre. 

A diciannove anni appena finito il liceo avevo poche certezze in testa ma una grande passione per la moda e per la scrittura così, mentre mia sorella si sposava facendo spendere ai miei un capitale per un matrimonio, che poi sarebbe durato appena tre anni, io ho chiesto un prestito per poter frequentare l’Accademia della Moda a Milano. Appena dopo l’ottenimento del diploma, ho trovato subito lavoro a Londra per un famoso “magazine” – rivista, che si occupava di moda. 

Sono passata da fashion writer, ossia scrittrice di moda, a editor di una intera sezione del magazine dopo solo un anno, per poi diventare direttrice del magazine entro il terzo anno. Insomma in tre anni avevo raggiunto il massimo livello. La carriera procedeva alla grande, e questo mi permetteva di vivere in un bellissimo appartamento in una zona residenziale, di poter acquistare capi e accessori extra lusso, anche perché super scontati grazie alla mia posizione nel mondo della moda, e viaggi in giro per il mondo. 

Gli amici non mancavano, come neanche i cosiddetti ‘scopamici’ e la mia vita sembrava davvero perfetta. Perfetta fino al giorno in cui la mia ultima amica single ha deciso di sposarsi e i miei scopamici hanno deciso di prendere ‘scope diverse’ dalla mia. Insomma le strade si dividevano ma io non me ne preoccupavo. Avrei trovato altri amici, altri bar in cui fare l’aperitivo, altri hobby che mi avrebbero permesso di conoscere altra gente.

Credevo fosse facile, come lo era sempre stato quando mi trasferivo da ragazzina ed invece mi resi conto ben presto che non era così! Ho sempre apprezzato la solitudine ma non per tempi troppo prolungati perché resto comunque un ‘animale sociale’ che ha bisogno di confrontarsi, ridere e incazzarsi e da sola raramente riesci a ottenere un sano confronto, ridere di cuore e incazzarti di brutto. 

Al lavoro non avevo nessun collega ma solo sottoposti che ovviamente mi vedevano nella migliore delle ipotesi come una stronza patentata e nella peggiore come il classico ‘palo al culo’. A me andava bene così ma, mangiare sempre da sola nel mio ufficio, partecipare agli eventi di lavoro dove la massima interazione con gli altri era ‘Ciao come stai?’ e poi tutti se ne andavano come se avessi la peste nera, non mi faceva strappare i capelli dalla disperazione ma certo non mi rendeva felice devo ammetterlo. 



Sara’ stato per solitudine si! Forse ero anche stufa di stare tutto il tempo con me stessa e stavo cominciando a ‘starmi sul cazzo’ fatto sta che ho scaricato Tinder convincendomi che provare non costasse nulla e poi mi sono detta ‘perché no?’

To be continued

Se volete essere aggiornati su quando posterò le parti mancanti della storia
seguite la pagina facebook di Dating Bad

clicca qui per seguire la pagina facebook di Dating Bad

Nessun commento:

Posta un commento