lunedì 23 luglio 2018

Visto da lontano sembrava amore Prima Parte

Visto da Lontano sembrava amore
La storia di Ilaria
Prima parte


Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart

Quanto peso ha la paura di rimanere sole quando si decide di abbandonare il proprio paese e catapultarsi in una metropoli come Londra? Quanto conta la disperazione di chi conosce la sensazione di aprire la porta di casa e trovarsi di fronte solo uno specchio che riflette una faccia triste e depressa? Io a queste due domande ho sempre risposto con una sola parola: tantissimo. 

E se e’ vero che quando piove piove per tutti, io ero sempre la sfigata senza un cazzo di ombrello. Chiamatemi pure sprovveduta o idiota non importa io avevo bisogno solo di un uomo che mi tenesse compagnia, poi un giorno assolato di luglio sfogliando Tinder ho visto lui che sorrideva, ho letto la descrizione del profilo: ‘Sorridi e la vita ti sorriderà’ basta darle una buona opportunità’.

Una frase un po’ scontata ma in quel periodo nero avevo bisogno di positività e lui sembrava esserne l’emblema. Solo dopo ho scoperto che il sorriso non era di una persona che voleva sorridere alla vita ma che cercava di pescare l’ingenua di turno per poter continuare a sorridere senza più preoccupazioni. 

Io non ho incontrato il classico stronzo di turno che ti usa per una scopata, io ho conosciuto il professionista della bastardaggine pura. Peccato per lui che la maschera da bravo ragazzo munito delle migliori intenzioni gli si sia scollata rovinosamente dalla faccia prima che potesse ottenere quello che voleva. 

Lavoravo come cameriera in un pub inglese, mi spaccavo la schiena per sette pound l’ora e condividevo la casa con altre cinque persone e il mio fidanzato che, senza lavoro e senza voglia di trovarlo, si sputtanava il mio stipendio comprando sigarette e birra. 

Ogni sera quando rientravo dal lavoro lui non c’era.  Era al solito pub di sfigati ad ubriacarsi e quando tornava a casa si toglieva le scarpe e si divertiva come un matto ad umiliarmi nei peggiori modi possibili: ‘Sta casa fa schifo almeno quanto te’. ‘Sei diventata più’ larga che lunga.’ ‘C’hai sempre i capelli oio e pecorino. Compra uno shampoo e lavati che fai schifo!’. 

E questo succedeva quando era di buon umore. Le serate che tornava con la luna storta volavano spinte e schiaffoni per i motivi più stupidi. Ricordo che una volta mi ha picchiato con la padella perché invece di tornare alla 11 e 30 sono rientrata a mezzanotte. Quei 30 minuti di ritardo sono stati fatali e i lividi li ho portati per una settimana. 

Non riuscivo a lasciarlo ed il perché era semplice: ero stata io a volermi trasferire a Londra e lui, per ‘amore’, mi ha seguito lasciando il suo lavoro e la sua vita in Italia. 

Ogni volta che mi trattava come l’ultima merda del mondo io piangevo tanto da farmi venire le convulsioni, lo odiavo ma poi la sindrome di quella maledettissima buona samaritana, di cui ero affetta da tempo immemore, aveva il sopravvento e così giustificavo ogni suo gesto con la solita frase: devo capirlo, devo accettarlo cosi’ come e’. Anzi devo aiutarlo perché lui soffre piu’ di me. 

Poi ci si mettevano anche i sensi di colpa bastardi, a  convincermi ogni volta a rimanergli accanto. Un pensiero malato su tutti giustificava il suo comportamento inqualificabile: lui ha lasciato tutto per seguirmi.

Cercavo di trovargli un lavoro, rispondevo ad annunci online per lui, facendogli ottenere colloqui. Manco a dirlo lui si presentava raramente e quelle poche volte era così ubriaco che manco lo facevano entrare per il colloquio.

Non ero mai stata un persona ‘felice’. La mia vita e’ sempre stata una battaglia costante contro la depressione e l’infelicità ma ora sentivo di essere scivolata verso l’inferno. 

E’ stato dopo l’ennesima lite con lui, dopo aver preso l’ennesima razione di insulti e botte che ho deciso di mandare a fare in culo la buona samaritana e i sensi di colpa e riprendere in mano la mia vita. 

Ho lasciato quel farabutto del mio ex facendogli trovare i suoi quattro stracci puzzolenti fuori dalla porta di casa accompagnati da un biglietto: 'La merda - ossia il nomignolo con cui mi chiamava abitualmente - ha deciso di farti uscire dalla fogna - come definiva lui la nostra stanza - e puzzare da sola senza lo stronzo intorno!'. 

Non so neanche io come e’ uscita quella frase, l’ho scritta quasi senza pensarci e, francamente pensavo che il mio ex avrebbe fatto un casino tremendo per poter ritornare a casa quella sera. 

Avevo il numero della polizia a portata di mano quando, nascosta dietro la tenda del nostro salone a pianterreno, l’ho visto rientrare dal cancello principale. Ho sentito il respiro mancare quando lui ha preso e letto il bigliettino e con un sorriso tirato ha raccolto la busta della spazzatura dove c’erano le sue cose, se l’ e’ messa su una spalla e se ne e’ andato senza dire una parola. 

Ero sconvolta da quell’atteggiamento. Forse lui non aveva avuto mai il coraggio di lasciarmi e quando l’ho fatto io si e’ sentito sollevato. Fatto sta che da quella sera non l’ho piu’ rivisto. 

La cosa strana di quel periodo era che soffrivo come un cane. Ero talmente abituata a prendermi cura di lui che adesso che non c’era più mi sentivo inutile. Tutte le malignità che mi diceva tornavano come un eco che mi rimbombava nelle orecchie e mi facevano sprofondare in tutte le mie insicurezze. 

Sei brutta, grassa e sciatta. Sei una merda. Non ero io ad averlo lasciato ma lui che mi aveva indotta a farlo perché ai suoi occhi ero un vero e proprio mostro di bruttezza ed inutilità. 

Ci sono voluti mesi e infinite ore di chiacchierate con una mia amica e collega per capire che quel balordo non mi meritava e che io avevo diritto a rifarmi una vita con una persona decente al mio fianco. 

Lei era una ragazza decisa, sempre allegra e positiva che aveva trovato il suo ragazzo su Tinder. Da mesi conviveva con lui ed era felice. Se aveva funzionato per lei perché non avrebbe dovuto funzionare anche per me? Dopo aver sviluppato questo pensiero mi sono iscritta all’App di Tinder. 

To be continued 

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