mercoledì 25 luglio 2018

Visto da lontano sembrava amore Parte Terza

Visto da lontano sembrava amore
La storia di Ilaria

Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart

Ogni volta che lo vedevo facevo sempre più fatica a staccarmi da lui. M. mi dava forza e coraggio per affrontare ogni giorno, aveva quella capacità rara di farmi sentire bene con me stessa. I suoi atteggiamenti così dolci e premurosi mi facevano sperare che un giorno o l’altro il mio principe povero mi avrebbe dichiarato il suo amore. 

Eh si M. lavorava per un ristorante molto noto e super lussuoso come Supervisor, ossia uno che fa si il cameriere ma deve controllare che tutto fili liscio in sala. La paga non era un granchè ma questo era l’unico posto che era riuscito a trovare considerando il suo status di extracomunitario a Londra. 

Si sa’ che qui se non hai passaporto europeo o un Visto permanente non puoi ottenere un lavoro facilmente. Mettiamoci pure che M. era pakistano e che per lui e’ stato sempre doppiamente difficile. 

Per stargli più’ vicino mi sono licenziata dal pub in cui lavoravo e mi sono fatta assumere come cameriera nel suo stesso ristorante. Vedevo ogni giorno come tenesse al suo lavoro, quanta passione ci metteva nel fare le cose nel migliore dei modi. Non mi era però sfuggito il fatto che lui avesse un atteggiamento da padre padrone con le cameriere donne mentre accomodante con i colleghi uomini e al limite del servilismo-leccaculismo con i manager. 

Nonostante tutto lavorare con lui mi piaceva e ogni giorno scoprivo qualcosa di lui che non sapevo e che lo avvicinava a me sempre di piu’. La sua infanzia da bambino viziato, figlio di un uomo benestante, l’adolescenza irrequieta e la fuga dal Pakistan dove il destino da soldato gli era stato assegnato sin dalla nascita. 

Quando anche lui si e’ aperto alle confidenze ho ascoltato in silenzio la sua sofferenza. Le mille difficoltà per ottenere un lavoro con il passaporto pakistano e la frustrazione quotidiana di un ragazzo che pur avendo una laurea in economia conseguita a Londra era costretto a servire ai tavoli perché le grandi compagnie finanziarie appena scoprivano le sue origini e le implicazioni economiche nell’assumere un cittadino del Pakistan rispedivano la candidatura al mittente con un cortese ‘le faremo sapere’ seguito dal nulla ovviamente. 

Le cose a Londra funzionano così: se vali davvero ce la fai ma se non sei europeo, o meglio vieni da un paese non europeo, devi avere il visto permanente, ossia il diritto di risiedere nel Regno. Questo poi sarà' l'anticamera per ottenere il passaporto britannico. 

Il metodo più facile per ottenere una visto temporanea e’, per chi se lo può permettere, studiare in una università inglese. Ma questo ovviamente non basta. Si deve poi trovare lavoro entro un anno dalla laurea.  

Una volta ottenuto un impiego il malcapitato venuto da terre lontane deve convincere il suo datore di lavoro a pagare per lui somme esorbitanti per rinnovare ogni anno il permesso e soprattutto garantire alle autorità competenti che non e’ un ‘terrorista’ criminale. La terza via  e’ sposare una ragazza con passaporto europeo cosicché tutti i guai svaniscono con un semplice documento ufficiale che fa ottenere l'agognato visto permanente, ossia il diritto di risiedere nel Regno Unito a tempo indeterminato  e quindi in territorio europeo. Adesso provate voi ad indovinare quale tra le tre opzioni M. ha scelto quando ha incontrato me? Risposta esatta!


Nota: Questa storia mi e’ stata raccontata anni fa... tanti anni fa quando nel Regno Unito neanche si paventava l’idea dell’uscita dall’Europa.

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