giovedì 27 dicembre 2018

Mai Senza di te - La Storia di Silvia Settima e Ultima Parte

Settima e Ultima parte

La dieta che il mio caro Tommy aveva ‘creato’ per me era al limite della fame: caffe senza zucchero a colazione, a pranzo una mela e una banana o pollo e insalata, rigorosamente senza nessun condimento, per cena zuppa di verdure.

Niente pane, per carità che ci sono i carboidrati, niente carne rossa perché troppo grassa, e ovviamente no dolci, no cose fritte e soprattutto no alcol, e quindi anche il mio bicchiere di vinello la sera era stato abolito per sempre.

Se avessi sentito di essere sul punto di svenire, avrei dovuto mettermi in bocca una mentina, ovviamente quelle a zero calorie!

Qui non serviva un dietologo per capire che questa dieta era sbagliatissima. 

Ogni persona di buon senso l’avrebbe mandato a fare in culo senza passare dal via e si sarebbe magari affidata ad un professionista, con una laurea, per perdere peso.

Ma voi credete che io l’abbia fatto? La risposta giusta è no!

La mia voglia di compiacerlo mi ha spinto a seguire ogni suo fottutissimo ordine. Si avete capito bene lui ordinava ed io eseguivo ogni cosa che lui mi diceva per perdere peso.

Ogni settimana veniva a casa mia per pesarmi e si accorgeva sempre se io avevo ‘sgarrato’ anche solo prendendo il cappuccino invece del caffè.

Ogni chilo perso rappresentava una sua vittoria, mentre io ero diventata una macchina nelle sue mani che veniva ricompensata per la sua ‘collaborazione’ non con fiori ma con sedute di massaggi modellanti per il corpo o creme anticellulite.

Gli esercizi fisici a cui ero giornalmente sottoposta erano estenuanti e mi toglievano letteralmente le energie.

Mangiare mi mancava da morire e bere ancora di più. Stare sul divano a non fare una beata minchia era diventato un miraggio.

Pensavo e sognavo sempre quello che non potevo più avere.

Ricordo che in quel periodo ero diventata più triste di Tristezza in Inside Out e con uno incazzamento perenne che avrebbe messo all’angolo anche Sgarbi!

Solo con Tommy ero rimasta la ‘vecchia Silvia’, il resto del mondo stava conoscendo una me cattiva, rancorosa e soprattutto maleducata.

Tutte le persone che mi erano accanto in quel periodo, per fortuna pochissime, stavano assistendo alla metamorfosi da  Biancaneve alla strega cattiva e ne restavano tutti vivamente scioccati.

Perdevo chili e contemporaneamente la mia personalità si stava trasformando: ero passata da lecchina a cecchina, pronta a sparare cattiverie gratuite per sfogare la mia frustrazione di non poter mangiare quasi nulla.

La mia relazione con Tommy sembrava andasse a gonfie vele, finché questa estate non sono svenuta due volte per la strada. Sono andata dal dottore e la prima cosa che mi ha fatto fare è stata salire su una bilancia.

Quando ha visto il mio peso, 44 chili, mi ha fatto sedere e con un discorso lungo e articolato mi ha dato la sua diagnosi: anoressia.

Ricordo che quando ha pronunciato la frase 'Stai diventando ANORESSICA’ sono rimasta traumatizzata.

Sapevo che c’era qualcosa che non andava ma non mi ero resa conto di essere entrata in quel tunnel buio che avrebbe potuto portarmi alla morte.

Prima di andarmene dallo studio medico, il dottore mi ha messo in mano un biglietto da visita di uno psicologo italiano e mi raccomandava di provare a contattarlo.

Tornata a casa, mi sono spogliata e guardata allo specchio e il trauma è diventato terrore.

Avevo le ossa dello sterno che sembravano uscire dalla pelle. Le mie gambe erano sottili come i giunchi. Il seno e il culo erano spariti. Io stavo scomparendo!

Il giorno stesso ho chiamato il Dottor Rossi e il giorno succesivo avevo già un appuntamento nel suo studio.

La notizia che ero in analisi ha fatto letteralmente saltare i nervi di Tommy.

Era chiaro che lui non sarebbe più stato il leader maximo della mia vita. 

Attraverso uno psicologo avrei capito che non ero innamorata di Tommy, ma  avevo una paura fottuta che mi potesse lasciare.

A quel punto lui ha anticipato i tempi e mi ha scaricato con un messaggio su WhatsApp.

È stata la mia salvezza! Quel giorno ho ricominciato a vivere e con l’aiuto del Dottor Rossi oggi sto combattendo la mia battaglia per far rinascere il mio corpo, imparare a volermi bene esoprattutto cercare negli altri un aiuto ma mai affidargli la mia vita.

Stavolta la guerra la vinco io!

Morale della storia:

Se non hai ancora imparato a guidare la tua vita non farla guidare a nessuno perché, se sbandi, la macchina è tua e agli altri potrebbe non fregare un cazzo se si frantuma in mille pezzi!

mercoledì 26 dicembre 2018

Mai Senza di Te - La Storia di Silvia Parte Sesta


Parte Sesta

La storia era iniziata ed è giusto a questo punto parlarvi di chi era Tommy e quale impatto ha avuto nella mia vita.

Tommy era un ragazzo polacco emigrato a Londra quando aveva 20 anni. Faceva il personal trainer e non era un riccone come quello che si era accaparrata Sara ma certo aveva un tenore di vita abbastanza alto che gli permetteva di pagare sempre lui quando uscivamo.

Dire che era un fissato con la forma fisica era poco. Diciamo che per lui la perfezione fisica era una ossessione.

Il suo argomento di conversazione preferito era come mangiare sano: senza grassi, senza carboidrati e, aggiungevo io senza gusto!

Quando non parlava di cibo disquisiva per ora sul fitness con particolare enfasi sul come fare esercizio fisico può darti la carica per affrontare qualsiasi cosa. 

Peccato però che spesso e volentieri prima di uscire si faceva strisce di cocaina così lunghe che manco Pablo Escobar se le sarebbe mai sognate!

Da quando stavo con lui era un continuo bombardamento di cosa fare o non fare per stare in forma.

Chiaro che il mio corpo era lontano anni luce dai suoi canoni e mi illudevo che lui stesse con me per la mia personalità. Bè si diciamolo ad alta voce, se per conquistare gli altri li lusingavo a lui lo idolatravo proprio ed era per questo che lui aveva scelto me.

L’ancella che pendeva dalle sue labbra, che gli dava sempre ragione, che lo riempiva di complimenti e soprattutto non lo criticava mai!

C’era però un dettaglio che avrei dovuto modificare per poter essere la sua donna perfetta, quella che non avrebbe mai abbandonato! Dovevo cambiare il mio corpo ed assomigliare alle modelle che piacevano a lui.

Qui non si parla delle curvy, ossia le donne rotonde tipo Sophia Loren ma di quelle che sfilano in passerella che quando le vedi sembrano scheletrini con addosso vestiti griffati.

Tante volte, subdolamente e con fare visibilmente manipolatorio, sottolineava il fatto che se fossi dimagrita gli sarei piaciuta di più.

Con il tempo le sue pressioni sono diventate sempre più esplicite.

Camminando per strada mi indicava sempre ragazze magre elogiandone la silhouetteperfetta, mi ripeteva che io avevo dei lineamenti del viso splendidi ma… “C’era da lavorare sul mio corpo", mi guardava sempre con disappunto quando al ristorante ordinavo il dolce o il vino.

È stato quando ha iniziato a diradare i suoi messaggini del mattino che ho sentito dentro di me il suono assordante dell’allarme che ha riacceso la paura di perdere lui, come avevo perso mio padre.

Magari una sciacquetta pelle e ossa se lo sarebbe preso solo perché io non avevo la forza di limitare le porcate che mi mangiavo quando qualcosa andava male.

Lo avrei perso se non fossi diventata come lui voleva.

Innamorata come ero, non potevo neanche pensare di vivere senza di lui.

Appena la sindrome d’abbandono ha dato il primo segnale, ho capito che dovevo correre ai ripari, e la prima cosa che ho fatto è stata mandargli un messaggio annunciandogli che mi sarei messa a dieta.

La sua risposta al mio messaggio è stata: “Amore sono fiero di te! Affronteremo il tuo dimagrimento insieme. Puoi fidarti di me, ti dirò io cosa mangiare e cosa fare e vedrai che sarà un successo! Ti amo.”

Io ero al settimo cielo perché ero convinta che quella mossa lo avrebbe legato a me.

Credevo mi amasse e volesse solo migliorare un po’ il mio corpo. Mi sbagliavo!

Il suo ego smisurato, alimentato dalla mia personalità fragile, unita poi alla sua attitudine al controllo e alla manipolazione si sono palesate con chiarezza. 


lunedì 24 dicembre 2018

Mai senza di te -La Storia di Silvia Parte Quinta

Parte Quinta

Quasi non ci credevo quando, guardando il mio cellulare la mattina dopo ho scoperto che Tommy aveva risposto al mio banalissimo messaggio: “Ciao come stai?” con un invito a vederci per il fine settimana.

Avere  solo un appuntamento con lui mi sembrava davvero un miracolo di cui non avrei mai creduto possibile la trasformazione in realtà.

Ci siamo visti per la prima volta a Clapham Junction, una zona di Londra dove ristoranti etnici ed europei si fondono con i pub inglesi e i locali a metà tra la discoteca e il luogo chic.

Il pub dove ho incontrato per la prima vota Tommy era vicino alla stazione dei treni ed era il classico pub inglese con una selezione di 20 birre, dove la Peroni che in Italia la bevono i muratori in pausa qui veniva pagata come una bottiglia di vino medio.

La scelta del vino, al contrario, era davvero ristretta: il classico Pinot Grigio talmente aspro e cattivo che mejo l’aceto, il Sauvignon Blanque pari al vino che serviamo noi quando tutti sono già ubriachi e terza opzione per i bianchi,  il vino Sud Africano che sa di Tavernello. I rossi invece erano al gusto di antibiotico che a quel punto, se come me non ti piace la birra, vai sul cocktail rinnegando le origini italiche e la mia passione per il buon vino.

Scusate se mi sono persa in queste descrizioni vinicole ma c’è un perchè e lo capirete in seguito. Per ora vi dico che per me il vino, al pari del cibo, è stato sempre un fattore confortante nella mia vita.

Ma torniamo ora al mio primo appuntamento con Tommy il figo.

Appena l’ho visto mi è mancato il respiro.

Aveva una giacca in pelle nera e un paio di jeans stretti che fasciavano delle gambe muscolose e un culo che a Michelangelo gli sarebbero venuti i complessi.  Sotto la giacca indossava una maglietta a maniche corte attillata dove si metteva in mostra la classica tartaruga.

Guardandolo da vicino assomigliava anche parecchio a Raul Bova, ai tempi d’oro.

Quella sera tutto è stato perfetto, le nostre chiacchiere, le nostre risate, il nostro primo bacio e la nostra prima trombata.

M’be vabbè quella non è stata proprio perfetta ma anche nel cinema si ripete sempre perché il primo ciak, si sa, è una prova generale.

Dopo il nostro primo incontro ero convinta che anche lui sparisse nel nulla cosmico, come gli altri. Io comunque ero già contenta così! Conoscevo i miei limiti e già essermelo scopato era un risultato da incorniciare per me!

La mattina dopo invece, con mia grande sorpresa, mi ha mandato un messaggino tenero in cui mi diceva che voleva rivedermi. 

E così giorno dopo giorno mi sono convinta che lui stava diventano il mio ragazzo!

Avete presente quando sognate di vincere alla lotteria? O quando avete scoperto che Brad aveva deciso di divorziare da Maleficelina Jolie e vi immaginate la pernacchiona colma di soddisfazione fatta dalla ex Jennifer Aniston? O ancora quando il vostro capo, quel gran bastardo cinico schiavista di merda, vi comunica che è a casa in preda alle coliche renali e voi pensate: se ti escono dal culo tutte le stronzate che escono dalla bocca allora stai crepando dai dolori e te lo meriti! Altro pernacchione colmo di malvagia euforia che ti mette di buonumore e ti riconcilia con l’universo.

Ecco se avete presente la gioia di una vincita, la soddisfazione per una rivalsa che cercavate da tempo immemore ed infine immaginate che tutte queste cose vengano divulgate alle vostre ex amiche che sicuramente vi vomiteranno i soliti complimenti falsi, almeno quanto quelli che ho riservato loro per accattivarmi la loro benevolenza, che vi riempiranno di quella malefica euforia citata nel terzo esempio, dove tutto si chiude con le aspettative di quello che avevate creduto fosse la vostra splendida realta’.


Figo era figo eh! Non come Brad Pitt ma insomma nella vita ci si accontenta anche del sosia di Raul Bova!

domenica 23 dicembre 2018

Mai Senza di Te - La storia di Silvia Parte Quarta

Riassunto delle puntate precedenti:

Parte Quarta

La vita a Londra mi stava dando qualche soddisfazione in campo lavorativo.

Dopo vari curriculum vitae spediti ho trovato un lavoro come segretaria per uno studio legale italiano nella city.

Il lavoro era di una noia mortale e, in linea con lo stile italiano, il più giovane associato aveva 60 anni e la collega più giovane era una donna di 64 anni che archiviava le pratiche e nel restante tempo faceva la maglia, in attesa di andare in pensione.

La disperazione più nera mi ha convinto a provare Tinder.

Tinder è stato inizialmente un dramma a fosche tinte.

Avrei selezionato anche l’ultimo dei cettolaqualunque pur di poter passare una serata diversa da: autobus, casa, doccia, cibo precotto nel micro-onde e tivù fino a tarda notte.

Insomma avrei dato l’anima per poter uscire e passare una serata diversa con un ragazzo. L’anima de li mortacci loro nessuno rispondeva ai miei inviti!

Nessuno! Manco il ragazzotto con la faccia da caciotta e gli occhiali stile ragionier Filini. Pure lui dopo una chat durata poche ore ha preso la via di fuga ed è sparito nel nulla cosmico.

La mia solitudine si è trasformata ben presto in depressione e l’unica che alla fine mi ha dato un buon consiglio per accalappiare i ragazzi è stata la mia coinquilina, che avevo ribattezzato la cinese dormiente, ma che alla fine tanto tonta non era ma al contrario si è dimostrata sincera e schietta e soprattutto, aveva una visione più pratica su come funziona Tinder.

"Silvia cara, tu hai un bel viso e un seno enorme. La maggioranza degli uomini su questa app vogliono solo scopare. Se gli mostri la parte migliore di te quelli poi una chance in più te la danno per uscire".

Seguendo il suo consiglio ho rimosso la foto del matrimonio di mio cugino, in cui indossavo un vestito attillato che mi faceva sembrare una balena spiaggiata. 
Via anche la foto di me al mare con un costume intero che in confronto Marisa Laurito era miss Italia. Cancellata senza ropensamenti anche la foto di me che cucino, perché come diceva la cinese dormiente, gli uomini su Tinder non cercano moglie ma semmai un’amante che magari non gli cucina i biscotti ma che gli faccia trovare la biscotta pronta, calda e profumata.

Con questi accorgimenti ho iniziato ad avere molto più riscontro e non solo dai cessi ambulanti, che continuavo a selezionare pur di avere un raggio di opportunità più allargato, ma anche da ragazzi molto carini.

Da allora le mie serate hanno iniziato ad animarsi di incontri e di illusioni.

Un bacio ed ero al settimo cielo perché credevo di ‘aver trovato il fidanzato’ per scoprire poi che dopo che avevo bevuto mezza bottiglia di vino e lui un numero imprecisato di birre, da sbronzo credeva di avere vicino Kim Kardashian in versione bagascia.

Il giorno dopo la mia ricerca iniziava da capo. Stava diventando una questione di principio! Avrebbe dovuto accadere anche a me di trovare qualcuno da amare.  Infondo anche quel limone acido di mio cugina era riuscita a raccattare qualcuno!

Questo inseguimento è finito quando in una triste serata invernale, seduta sul mio divano ho selezionato Tommy, un ragazzo polacco figo come non mai. 

Fisico palestrato con gli addominali scolpiti alla perfezione, capelli neri ricci finti spettinati e due occhi azzurri da far impallidire il cielo.

Ero pienamente cosciente che con lui avevo zero possibilità ma ho provato lo stesso.

Se non giochi non vinci mi ripetevo. 
Mai avrei sperato di vincere lui ma di fatto quella volta vinsi.


Avrei dovuto ricordarmi di quel detto che dice: "Non preoccuparti di vincere una battaglia ma la guerra". 

Ecco io con lui ho avuto l’ebrezza della vittoria momentanea, il seguito ha lasciato ferite di guerra che ancora porto. 

sabato 22 dicembre 2018

Mai senza di te- La storia di Silvia Parte Terza

Riassunto delle puntate precedenti
Parte Terza

Dalla separazione dei miei in poi, la mia vita è stata tutta un rincorrere e non solo compiacere ma adulare tutti come fossero Dio.

I retaggi del catechismo mi hanno insegnato ad amare il tuo prossimo come te stesso. Io mi sono sempre ferocemente odiata. Sentivo di non essere mai all’altezza di nessuna situazione e mi affidavo sempre agli altri che per starmi vicino credevo dovevano essere trattati come degli esseri superiori da coccolare e adulare.

Non conoscevo altro modo per farmi accettare che leccare culi… e quanti culi ho leccato, diciamo che ne ho visti più io che una tazza del cesso.

Mi sono sempre contornata di persone che mi hanno sfruttato fino all’osso e poi buttato via con fare riluttante come fossi un clinex smocciolato. L’inizio della mia avventura a Londra non ha fatto eccezione!

E’ stata la mia ‘amica’ a convincermi a trasferirmi con lei nella capitale più cosmopolita e divertente del Regno Unito.

Io non avevo nessuna intenzione di trasferirmi ma avevo i soldi che servivano per affittare un bilocale in centro e scorte di denaro per vivere decentemente per un po’.

Giusto il tempo per la bella Sara di trovarsi un lavoro e poi avremmo diviso le spese.
In quel periodo lei mi trattava come ‘fossi sua sorella’, poi d’un tratto il vincolo di sorellanza si è rotto.

Quella gran zoccola mi ha piantato in asso quando, dopo solo un mese che eravamo a Londra, ha conosciuto su Tinder un ricco broker finanziario di 15 anni più vecchio di lei e con un lussuoso appartamento a Chelsie, la zona più chic e ricca di Londra.

La cara Sara lo trattava come una pezza da piedi ma aveva dalla sua parte una bellezza prorompente  e un fare da gatta morta che hanno conquistato il riccone.

Lei mirava a conquistare lo status di moglie per non vedere svanire, da un giorno all’altro, i privilegi da regina che stava vivendo nel presente.

È stato a quel punto che da sorella sono diventata ancora sorellastra per lei, e ai suoi occhiero diventata solo un intralcio. Una che si può cancellare con un colpo di spugna, ben bagnata però in modo che possa andare a fondo.

Da quando si è trasferita da lui, aveva cominciato a non rispondere più ai miei messaggi e alle mie chiamate. 

E quando le ho mandato l’ultimo messaggio proponendole di prendere un caffè e istigando in lei un grammo di pietà visto che ero sola come un cane, lei mi ha risposto lapidando la mia già fragilissima autostima:
"Silvia ha rotto i coglioni con le tue lamentele. Tu e il tuo finto buonismo potete andare a farvi fottere.’"

Questo messaggio mi ha devastato. Non sapevo che fare senza di lei, in una città per la quale ero e rimanevo non solo una straniera ma una estranea.

A quel punto avrei dovuto fare le valigie e tornare a casa, ma il contratto d’affitto per la casa aveva scadenza tra 11 mesi e avrei perso tutta la caparra se me ne fossi andata.

A denti stretti ho deciso di rimanere a Londra, cercando, prima di tutto, di sub-affittare la camera di Sara e trovandomi un lavoro.

La mia nuova coinquilina è stata una cinese che parlava pochissimo l’inglese e dormiva tutto il giorno per poi lavorare in un call center di notte. O almeno così diceva...

E’ stata la grande solitudine a farmi scaricare e poi usare Tinder. In fondo sapevo che non avrei trovato il ricco principe azzurro che mi avrebbe trattato da regina. Sapevo di non essere come Sara, o almeno ero convinta di non avere il gene della zoccolagine che lei possedeva in grandi dosi, quindi non avrei raggiunto i suoi risultati.


È vero pure che l’inferno che ho passato non lo avevo messo minimamente in conto. 

venerdì 21 dicembre 2018

Mai senza di te - La storia di Silvia Seconda Parte

Riassunto della puntata precedente: 

Seconda Parte

Non è che io sia sempre stata così. 

Nessuno nasce con un destino già scritto. Ogni neonato è come un foglio bianco che la vita riempie a seconda degli eventi.

All’inizio la mia vita sembrava essere indirizzata nel migliore dei modi: nata in una famiglia piuttosto benestante dove l’amore e l’affetto hanno sempre riempito la mia infanzia.

Mille foto ingiallite dal tempo testimoniano un tempo in cui ero davvero felice. 


Un tempo in cui non avevo bisogno di fingere per essere amata perché sentivo di esserlo. A riguardarle ora quelle immagini sembrano appartenere alla vita di qualcun altro.

Le cose sono cambiate drammaticamente all’inizio della mia adolescenza.

Ricordo tutto di quel maledetto giorno, ogni minimo dettaglio è impresso maniacalmente nella mia mente.

Sembrava un giorno come un’altro ma non lo era.

Tornavo da scuola e, come al solito, ad accogliermi fuori c’era mio padre. Salita in macchina, lui aveva una espressione agitata e si vedeva che quel giorno invece della nostra solita chiacchierata e dei nostri scherzi regnava un silenzio surreale.

Ancora oggi trovarmi in un luogo chiuso, vicino ad una persona che conosco e non sentire un suono mi mette a disagio. Oggi come allora ho iniziato a fare domande al mio papà per iniziare una conversazione.

Le sue risposte davano l'impressione di irritazione e di fastidio. Avvicinandoci a casa la sua ansia si percepiva chiaramente.

Arrivata a destinazione mi trascinò in salotto, dove c’era anche mia madre e lì senza tanti preamboli è stata solcata la prima grande crepa che ha rovinato l’inizio da favola a cui credevo essere destinata.
Non avrei fatto più parte di una famiglia unita ma sarei diventata figlia di divorziati.

Il divorzio lo voleva mio padre, e mia madre c’ha tenuto subito a sbattermi in faccia la cruda verità:

“Silvia ti ricordi quando un anno fa mi chiedevi come regalo di compleanno una sorellina o un fratellino? Tuo padre ha messo incinta la sua segretaria, quindi tra sei mesi circa avrai un fratellastro o una sorellastra. Tuo padre vivrà con loro d’ora in poi… ma qualche volta ti verrà a trovare non ti preoccupare”.

Quelle parole avevano un carico di disprezzo e odio tangibili e soprattutto non riconoscevo in mia madre la donna che stava rivelandomi la verità ma non teneva in considerazione che ad ascoltarla era una ragazzina di 10 anni che credeva, o le era stato fatto credere, che fino ad ora era stata parte della famiglia del mulino bianco e che si stava ritrovando ora in un ambiente in cui la discordia, le ripicche e soprattutto le vendette avrebbero visto lei come merce di scambio.

Da allora tutto è cambiato ed è iniziata la mia metamorfosi che gradualmente ha visto trasformare una ragazzina con la battuta sempre pronta e una intelligenza critica acuta in una pezza da piedi per tutti.

Ero convinta che se fossi stata accondiscendente, se avessi detto sempre parole carine agli altri, se mi fossi astenuta dal dire la mia verità ma avessi seguito quella degli altri allora avrei ottenuto anche la loro approvazione.

Mio padre era diventato quasi un estraneo e ogni volta che lo vedevo cercavo di fargli capire che accettavo la sua nuova vita e ne volevo fare parte. 

Avrei fatto di tutto pur di stragli accanto anche mentire e farmi andare bene una situazione che aveva rovinato la mia illusione di famiglia felice.

Purtroppo il tribunale ha deciso che fossi affidata esclusivamente a mia madre e mio padre da estraneo è diventato un fantasma.


E’ stato allora che sono iniziati davvero tutti i miei problemi, quello che mi hanno portato nelle braccia di uno che oggi avrei preferito mi abbandonasse come fece mio padre.  Avrei sofferto di certo di meno!

mercoledì 19 dicembre 2018

Mai senza di te - La storia di Silvia - Prima Parte


Prima parte

Ci sono bisogni nella vita che non possono essere repressi altrimenti si finisce per stare male. Male da morire!

Sono come droghe che non vengono iniettate ma sono già nel tuo corpo, o meglio nel tuo cervello, e se queste impellenze non vengono percepite come reali si va in crisi di astinenza.

Razionalmente tutti sanno che quello che ci ossessiona non ci fa mai stare bene ma c’è qualcosa dentro di noi che ci spinge ad assecondare questi bisogni malati.

È un po’ come quando si decide di mettersi a dieta, si parte con le migliori intenzioni ma poi la sera arriva quel bisogno di sfogare la rabbia e la frustrazione e ci si aggrappa a quello che si trova.

C’è un vecchio detto romano che recita: ‘O te magni sta minestra o te butti dalla finestra’, solo che io invece della minestra sono riuscita a mangiare anche la pizza con l’ananas, che credetemi mi faceva ribrezzo solo a guardarla, ma quella c’era e quella ho ingoiato.

Non era fame quella che mi spingeva alle abbuffate ma un bisogno di premiarmi per le sofferenze che percepivo.

‘Dormici su e vedrai che domani andrà meglio’, dicono. Per me valeva il ‘mangiaci su e sti cazzi della cellulite tanto peggio di così non può andare!’.

Alcune volte mi sbagliavo, andava anche peggio!

Di una cosa mi sono subito resa conto, fin dalla prima adolescenza: ero una ragazzina che si prodigava sempre in complimenti eccessivi verso il gruppetto di amiche di cui voleva disperatamente prima la loro approvazione e amicizia poi.

Insomma per farvi capire ero L’Emilio Fede della situazione, e questo mio modo di essere non è cambiato quando sono cresciuta.

Credevo che leccando il culo avrei soddisfatto il mio bisogno di essere ‘parte di un gruppo’ che mi avrebbe fatto sentire protetta e amata.

Ovviamente le cose non sono mai andate come credevo.

La gente non è stupida e ha sempre percepito la forzatura nei miei complimenti a volte eccessivamente fuori luogo.  

A una adolescente che ha bubboni sul viso grossi come noci non gli puoi dire che infondo la sua pelle la rende unica perché poi la ragazzina in questione invece di sentirsi meglio ti odia a vita.

Alla collega di lavoro afflitta per il suo aspetto fisico non gli si può menzionare lo strabismo di Venere quando c’ha un occhio che gli manda a fanculo quell’altro, perché poi quello che voleva essere un complimento viene percepito giustamente come una presa per il culo.

Alla cugina che non trova marito perché acida come un limone andato a male, non gli puoi dire che ha un carattere forte ed è per questo che gli uomini la temono, perché l’acidità a quel punto te la vomita in faccia facendoti sentire una merda.  

Si insomma, avrete capito nella mia vita mi sono immessa più volte nei sentieri impavidi della lusinga gratuita che nulla ha a che vedere con la sincerità ma scavava nelle radici di una insicurezza profonda come il gran Canyon.

È stato un incontro su Tinder a farmi capire chi ero veramente e quanto si possa cadere in basso pur di rimanere aggrappata all’illusione di essere amata.

Per lui, e solo per lui ho cambiato tutto anche il mio rapporto con il cibo passando all’altro estremo della linea rossa pur di non perderlo.


domenica 9 dicembre 2018

Rometta e Romeo Nona e Ultima parte


Riassunto delle puntate precedenti

Parte Nona Ultima Parte

Il tempo però passava inesorabile ed io ero finita a soggiornare in un’ostellaccio di quart’ordine per quasi un mese.

Romeo sembrava sparito. Oltre a non rispondere alle chiamate aveva iniziato a rispondere a monosillabi ai miei messaggi, a questo punto sempre più insistenti e neanche troppo velatamente ricattatori.

Sembravo l’amante che intima: “Se non dici la verità a tua moglie gliela dico io!”, solo che qui non esisteva nessuna moglie al momento, ma i suoi genitori.

Ricordo che quel pensiero di essere la donna nascosta, quella da non essere presentata ai genitori solo perché di un’altra religione mi faceva incazzare come una bestia.

Telefonavo in continuazione a mia madre, e lei ripeteva sempre: ‘Rometta questo è un furfante, ha qualcosa da nascondere! Soffri un po’ per questa cosa, io ti sarò vicina, ma poi vedrai il tempo curerà le ferite.’

Su una cosa aveva ragione mia madre, lui stava nascondendo qualcosa: prima di tutto i suoi genitori dovevavo stare ad Oxford per poco tempo ed invece erano ancora qui.

Secondo, in tutto questo tempo non ci eravamo più visti, e le sue rassicurazioni diventavano sempre meno rassicuranti.

È stato per un mero caso che ho scoperto le risposte alle mie domande.

Un giorno passeggiando per il centro di Oxford ho visto Rosella e Francisco. Certo non sono andata via da casa loro in ottimi rapporti ma neanche sbattendo la porta.

Li ho salutati cordialmente e alla domanda ‘Come stai?’ io ho semplicemente risposto: ‘Insomma….’

A quel punto la verità mi è stata scaricata in faccia come si scarica una cariolata di merda sul terreno da concimare.

Rosella, ha colto nella mia risposta la mia tristezza e mi ha detto: ‘Mi dispiace che le cose siano andate così – e qui credevo si riferisse al nostro rapporto burrascoso nella sua casa , poi però il discorso ha preso tutt’altra piega – Romeo si è rivelato un vero e proprio bastardo!’

Cosa? Che cosa c’entrava Romeo? Cosa sapeva lei che a me era ignoto? L’ho lasciata parlare senza interromperla.

‘A noi aveva fatto credere che tu saresti rimasta per qualche giorno, invece, quando poi te ne sei andata ci ha rivelato che i suoi genitori stavano arrivando per fargli conoscere la futura moglie. Te l’ha detto vero che si sposa presto in una moschea famosa di Londra….

Quelle parole mi hanno letteralmente fatto gelare il sangue nelle vene! Credevo di essere in un brutto sogno. Ho cercato di rimanere calma e ho semplicemente risposto in tono sprezzante e sarcastico: ‘Se lo vedi fagli tanti auguri da parte mia’.

Ho girato i tacchi e sono corsa verso la direzione opposta.

Sono corsa nella mia camera del Bed&Breakfast e dopo aver pianto l’anima ho chiamato mia madre.

Lei aveva capito tutto molto prima di me e mi ha semplicemente risposto: ‘Te l’avevo detto io che era un gran figlio di puttana, senza le palle per andare contro suo padre’.

Certo è stata dura sentirsi dire la verità non da lui.

Di sicuro mi sono sentita umiliata e usata per tutto questo tempo in cui la nostra relazione cresceva tra le sue bugie e le mie false illusioni, perché sono sicura che lui sapeva da molto prima che io non sarei mai potuta diventare sua moglie.

Per non parlare poi del fatto che mia madre c’aveva visto più lungo di me e questo era il momento della sua rivincita. Aveva avuto ragione lei!

Non ho mai avuto molta stima di mia madre fino a quel momento, ma lei ha dimostrato che per amore mio avrebbe accettato un genero musulmano. 

La sua obiezione era data dal fatto che lei aveva intuito che non era l’uomo per me, aveva qualcosa che non quadrava. Poi io mi sarei anche potuta convertire ma non avrei mai indossato lo Shador o accettato le possibili intromissioni, non di mia suocera ma di mio suocero che era di fatto un alim e aveva l'ultima parola non sulla legge laica ma su quella musulmana!

Con tutto il rispetto per le musulmane praticanti, io sono sempre stata un bastian contrario e non mi sarei ritrovata in quella vita.

Nonostante mia madre non si sia quasi mai spostata dal piccolo villaggio dove vivevo, sentendomi così triste e depressa, ha preso il primo volo ed è venuta ad Oxford.

Mi ha aiutato a scegliere una nuova casa e i nuovi mobili.

Insomma avrò pure perso il mio Romeo, ma ho scoperto di avere una mamma che mi adora anche se continua a chiamarmi Rometta, nonostante io gli abbia chiesto di chiamarmi Romy.

Di Dhakir, non ho più saputo nulla. Ho rispedito le chiavi di casa e tolto il mio nome da tutte le bollette. 

Di lui mi è rimasta una foto ingiallita fatta alle macchinette che tengo in una scatola nera con tutte le cianfrusaglie che avevo da ragazzina. 

Morale della storia:
Non è la religione a dividere gli uomini ma la loro ottusità nel non vedere che l’amore dovrebbe andare oltre. Nella mia storia oltre le apparenze c’erano solo bugie!

Rometta oggi non è più single e convive con un altro ragazzo ad Oxford!  

E' diventata anche quello che la madre voleva diventasse: una madre e presto sarà anche moglie di un ragazzo nigeriano che la signora Addolorata adora! 

Ha avuto una bambina che si chiama Vittoria, quindi non il nome di sua madre ma, lei è stata comunque contenta del nome perché era quello di una sua trisavola!

Oggi che Rometta è madre comprende che anche lei come sua madre cerca ogni giorno di stimolare sua figlia verso la vita che lei reputa la più giusta. Poi mi ha rivelato: ‘Vittoria sarà libera di fare quello che vuole ma io intanto la educherò come credo. Forse, anzi sono sicura, mia madre ha fatto lo stesso…e ora la capisco!