mercoledì 26 dicembre 2018

Mai Senza di Te - La Storia di Silvia Parte Sesta


Parte Sesta

La storia era iniziata ed è giusto a questo punto parlarvi di chi era Tommy e quale impatto ha avuto nella mia vita.

Tommy era un ragazzo polacco emigrato a Londra quando aveva 20 anni. Faceva il personal trainer e non era un riccone come quello che si era accaparrata Sara ma certo aveva un tenore di vita abbastanza alto che gli permetteva di pagare sempre lui quando uscivamo.

Dire che era un fissato con la forma fisica era poco. Diciamo che per lui la perfezione fisica era una ossessione.

Il suo argomento di conversazione preferito era come mangiare sano: senza grassi, senza carboidrati e, aggiungevo io senza gusto!

Quando non parlava di cibo disquisiva per ora sul fitness con particolare enfasi sul come fare esercizio fisico può darti la carica per affrontare qualsiasi cosa. 

Peccato però che spesso e volentieri prima di uscire si faceva strisce di cocaina così lunghe che manco Pablo Escobar se le sarebbe mai sognate!

Da quando stavo con lui era un continuo bombardamento di cosa fare o non fare per stare in forma.

Chiaro che il mio corpo era lontano anni luce dai suoi canoni e mi illudevo che lui stesse con me per la mia personalità. Bè si diciamolo ad alta voce, se per conquistare gli altri li lusingavo a lui lo idolatravo proprio ed era per questo che lui aveva scelto me.

L’ancella che pendeva dalle sue labbra, che gli dava sempre ragione, che lo riempiva di complimenti e soprattutto non lo criticava mai!

C’era però un dettaglio che avrei dovuto modificare per poter essere la sua donna perfetta, quella che non avrebbe mai abbandonato! Dovevo cambiare il mio corpo ed assomigliare alle modelle che piacevano a lui.

Qui non si parla delle curvy, ossia le donne rotonde tipo Sophia Loren ma di quelle che sfilano in passerella che quando le vedi sembrano scheletrini con addosso vestiti griffati.

Tante volte, subdolamente e con fare visibilmente manipolatorio, sottolineava il fatto che se fossi dimagrita gli sarei piaciuta di più.

Con il tempo le sue pressioni sono diventate sempre più esplicite.

Camminando per strada mi indicava sempre ragazze magre elogiandone la silhouetteperfetta, mi ripeteva che io avevo dei lineamenti del viso splendidi ma… “C’era da lavorare sul mio corpo", mi guardava sempre con disappunto quando al ristorante ordinavo il dolce o il vino.

È stato quando ha iniziato a diradare i suoi messaggini del mattino che ho sentito dentro di me il suono assordante dell’allarme che ha riacceso la paura di perdere lui, come avevo perso mio padre.

Magari una sciacquetta pelle e ossa se lo sarebbe preso solo perché io non avevo la forza di limitare le porcate che mi mangiavo quando qualcosa andava male.

Lo avrei perso se non fossi diventata come lui voleva.

Innamorata come ero, non potevo neanche pensare di vivere senza di lui.

Appena la sindrome d’abbandono ha dato il primo segnale, ho capito che dovevo correre ai ripari, e la prima cosa che ho fatto è stata mandargli un messaggio annunciandogli che mi sarei messa a dieta.

La sua risposta al mio messaggio è stata: “Amore sono fiero di te! Affronteremo il tuo dimagrimento insieme. Puoi fidarti di me, ti dirò io cosa mangiare e cosa fare e vedrai che sarà un successo! Ti amo.”

Io ero al settimo cielo perché ero convinta che quella mossa lo avrebbe legato a me.

Credevo mi amasse e volesse solo migliorare un po’ il mio corpo. Mi sbagliavo!

Il suo ego smisurato, alimentato dalla mia personalità fragile, unita poi alla sua attitudine al controllo e alla manipolazione si sono palesate con chiarezza. 


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