Riassunto della puntata precedente:
Seconda Parte
Non è che io sia
sempre stata così.
Nessuno nasce con un destino già scritto. Ogni neonato è
come un foglio bianco che la vita riempie a seconda degli eventi.
All’inizio la mia
vita sembrava essere indirizzata nel migliore dei modi: nata in una famiglia
piuttosto benestante dove l’amore e l’affetto hanno sempre riempito la mia
infanzia.
Mille foto
ingiallite dal tempo testimoniano un tempo in cui ero davvero felice.
Un tempo
in cui non avevo bisogno di fingere per essere amata perché sentivo di esserlo.
A riguardarle ora quelle immagini sembrano appartenere alla vita di qualcun
altro.
Le cose sono
cambiate drammaticamente all’inizio della mia adolescenza.
Ricordo tutto di
quel maledetto giorno, ogni minimo dettaglio è impresso maniacalmente nella mia
mente.
Sembrava un
giorno come un’altro ma non lo era.
Tornavo da scuola
e, come al solito, ad accogliermi fuori c’era mio padre. Salita in macchina,
lui aveva una espressione agitata e si vedeva che quel giorno invece della
nostra solita chiacchierata e dei nostri scherzi regnava un silenzio surreale.
Ancora oggi
trovarmi in un luogo chiuso, vicino ad una persona che conosco e non sentire un
suono mi mette a disagio. Oggi come allora ho iniziato a fare domande al mio
papà per iniziare una conversazione.
Le sue risposte davano
l'impressione di irritazione e di fastidio. Avvicinandoci a casa la sua ansia
si percepiva chiaramente.
Arrivata a destinazione
mi trascinò in salotto, dove c’era anche mia madre e lì senza tanti preamboli è
stata solcata la prima grande crepa che ha rovinato l’inizio da favola a cui
credevo essere destinata.
Non avrei fatto
più parte di una famiglia unita ma sarei diventata figlia di divorziati.
Il divorzio lo
voleva mio padre, e mia madre c’ha tenuto subito a sbattermi in faccia la cruda
verità:
“Silvia ti
ricordi quando un anno fa mi chiedevi come regalo di compleanno una sorellina o
un fratellino? Tuo padre ha messo incinta la sua segretaria, quindi tra sei
mesi circa avrai un fratellastro o una sorellastra. Tuo padre vivrà con loro
d’ora in poi… ma qualche volta ti verrà a trovare non ti preoccupare”.
Quelle parole
avevano un carico di disprezzo e odio tangibili e soprattutto non riconoscevo
in mia madre la donna che stava rivelandomi la verità ma non teneva in
considerazione che ad ascoltarla era una ragazzina di 10 anni che credeva, o le
era stato fatto credere, che fino ad ora era stata parte della famiglia del
mulino bianco e che si stava ritrovando ora in un ambiente in cui la discordia,
le ripicche e soprattutto le vendette avrebbero visto lei come merce di
scambio.
Da allora tutto è
cambiato ed è iniziata la mia metamorfosi che gradualmente ha visto trasformare
una ragazzina con la battuta sempre pronta e una intelligenza critica acuta in
una pezza da piedi per tutti.
Ero convinta che
se fossi stata accondiscendente, se avessi detto sempre parole carine agli
altri, se mi fossi astenuta dal dire la mia verità ma avessi seguito quella
degli altri allora avrei ottenuto anche la loro approvazione.
Mio padre era
diventato quasi un estraneo e ogni volta che lo vedevo cercavo di fargli capire
che accettavo la sua nuova vita e ne volevo fare parte.
Avrei fatto di tutto
pur di stragli accanto anche mentire e farmi andare bene una situazione che
aveva rovinato la mia illusione di famiglia felice.
Purtroppo il
tribunale ha deciso che fossi affidata esclusivamente a mia madre e mio padre
da estraneo è diventato un fantasma.
E’ stato allora
che sono iniziati davvero tutti i miei problemi, quello che mi hanno portato
nelle braccia di uno che oggi avrei preferito mi abbandonasse come fece mio
padre. Avrei sofferto di certo di meno!
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