Riassunto delle puntate precedenti:
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Parte Sesta
Io lo chiamavo semplicemente ‘Amore’ o
Romeo quando si dimenticava di abbassare la tavoletta del bagno quando pisciava
o quando si impuntava per vedere in tivù le partite di cricket, uno sport tra
il golf ed il baseball, di una noia che in confronto il torneo di ping pong
sembrava la finale dei mondiali di calcio!
Ho viaggiato più con lui in un anno
che in tutta la mia vita. Spesso, nel fine settimana, quando lui non era di
turno all’ospedale partivamo per i city break, ossia viaggi brevi per esplorare
ogni volta città e possibilmente nazioni, europee, diverse.
Volavamo di solito dall’aeroporto di
Stansted il venerdì sera ed il sabato ci ritrovavamo in una città europea
diversa. La domenica sera si ripartiva per tornare nel nostro nido a Oxford.
Abbiamo visto la magia dell’autunno praghese
ed i colori accessi di una Lisbona che con la sua allegria non voleva far
cedere il passo all’inverno.
Quando la stagione ‘cattiva’ arrivò, l’abbiamo
trasformata nella primavera del nostro amore, con le nostre serate a lume di
candela guardando film con la copertina sul divano.
Quell’inverno c’ha portato anche
sulle Dolomiti, dove ho imparato anche a sciare, si vabbè so fare solo lo
spazzaneve ma è un inizio no?
In primavera abbiamo esplorato la
bellezza di Barcellona che con le sue opere e la sua vida loca c’ha
conquistato.
In estate, non poteva mancare il
viaggio in Italia, ma non in Molise! Con tutto il rispetto per la mia terra, la
meta del nostro primo viaggio nel Bel Paese è stata la Sardegna, terra baciata
da un mare cristallino e tante seadas, dolce sardo di cui Romeo sembrava andare
pazzo.
Poteva poi mancare Roma, la città che
mi aveva dato l’opportunità di uscire dal ‘medioevo’ ed essere lo sfondo del
mio successo più grande: la mia laurea in biologia.
Roma e la sua immensa maestosità e carisma
hanno riconquistato il mio cuore e catturato per sempre quelli del mio Romeo.
Che poi, dopo due bottiglie di vino
dei castelli, raccontare a Romeo la leggenda di Romolo e Remo in inglese è
stata una impresa più ardua di recitare: ‘trentatré trentini entrarono a Trento
tutti e trentatré trotterellando’ (l’hai letta di corsa vero e magari te s’è impicciata
la lingua su trotterellando?)
Tutto in questo primo anniversario di
noi è stato da incorniciare. Non sono mancati i piccoli litigi certo, ma non sono
durati mai più di 24 ore.
In quel periodo ero il ritratto della
felicità e quando incontravo una persona single suggerivo sempre di usare
Tinder, perché con me aveva funzionato.
In quel periodo ero assolutamente
convinta che il tempo non avrebbe minimamente intaccato il rapporto tra me e
Romeo.
Avevamo anche degli amici, Rosella,
una ragazza italiana collega di Romeo, ed il suo ragazzo spagnolo Francisco,
anche lui nel campo della ricerca.
L’unico neo di questa storia era il fatto
che avrei voluto raccontare la mia felicità a mia madre, infondo Romeo era un
chirurgo, quindi poteva essere classificato come ‘buon partito’, e poi era un
uomo.
Questo avrebbe spazzato via per sempre dalla testa di mia madre l’incubo
per lei di avere una figlia lesbica e fargli capire che ero solo diversa da lei.
Appena gli ho raccontato la storia,
non nominando il vero nome di Romeo e omettendo che fosse iracheno e di fede
musulmana, mia madre era al settimo cielo!
La prima frase che mi ha detto non è
stata: “Ti fa felice?” Ma “Rometta prometti che vi sposerete nella chiesa del
paese e magari la prima figlia femmina la chiami come me vero”.
Avrei tanto voluto rispondere: ‘Col
cazzo che mia figlia si chiamerà mai Addolorata! E poi cara mamma lui è
musulmano quindi, in caso, ci sposeremo in comune’.
Niente quella frase proprio non mi è
uscita di bocca! Quell’evento così felice della mia vita aveva reso, forse per
la prima volta, mia madre orgogliosa di me.
Chiamatemi pure vigliacca ma non me la
sono sentita subito di infrangere il suo sogno e alle due richieste ho risposto
semplicemente: ‘Vedremo mamma, vedremo!’.
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