mercoledì 5 dicembre 2018

Rometta e Romeo Sesta Parte

Parte Sesta


Lui mi chiamava, come avevo sempre voluto essere chiamata: Romy.

Io lo chiamavo semplicemente ‘Amore’ o Romeo quando si dimenticava di abbassare la tavoletta del bagno quando pisciava o quando si impuntava per vedere in tivù le partite di cricket, uno sport tra il golf ed il baseball, di una noia che in confronto il torneo di ping pong sembrava la finale dei mondiali di calcio!

Ho viaggiato più con lui in un anno che in tutta la mia vita. Spesso, nel fine settimana, quando lui non era di turno all’ospedale partivamo per i city break, ossia viaggi brevi per esplorare ogni volta città e possibilmente nazioni, europee, diverse.

Volavamo di solito dall’aeroporto di Stansted il venerdì sera ed il sabato ci ritrovavamo in una città europea diversa. La domenica sera si ripartiva per tornare nel nostro nido a Oxford.

Abbiamo visto la magia dell’autunno praghese ed i colori accessi di una Lisbona che con la sua allegria non voleva far cedere il passo all’inverno.

Quando la stagione ‘cattiva’ arrivò, l’abbiamo trasformata nella primavera del nostro amore, con le nostre serate a lume di candela guardando film con la copertina sul divano. 

Quell’inverno c’ha portato anche sulle Dolomiti, dove ho imparato anche a sciare, si vabbè so fare solo lo spazzaneve ma è un inizio no?

In primavera abbiamo esplorato la bellezza di Barcellona che con le sue opere e la sua vida loca c’ha conquistato.

In estate, non poteva mancare il viaggio in Italia, ma non in Molise! Con tutto il rispetto per la mia terra, la meta del nostro primo viaggio nel Bel Paese è stata la Sardegna, terra baciata da un mare cristallino e tante seadas, dolce sardo di cui Romeo sembrava andare pazzo.  

Poteva poi mancare Roma, la città che mi aveva dato l’opportunità di uscire dal ‘medioevo’ ed essere lo sfondo del mio successo più grande: la mia laurea in biologia.

Roma e la sua immensa maestosità e carisma hanno riconquistato il mio cuore e catturato per sempre quelli del mio Romeo.

Che poi, dopo due bottiglie di vino dei castelli, raccontare a Romeo la leggenda di Romolo e Remo in inglese è stata una impresa più ardua di recitare: ‘trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando’ (l’hai letta di corsa vero e magari te s’è impicciata la lingua su trotterellando?)

Tutto in questo primo anniversario di noi è stato da incorniciare. Non sono mancati i piccoli litigi certo, ma non sono durati mai più di 24 ore.

In quel periodo ero il ritratto della felicità e quando incontravo una persona single suggerivo sempre di usare Tinder, perché con me aveva funzionato.

In quel periodo ero assolutamente convinta che il tempo non avrebbe minimamente intaccato il rapporto tra me e Romeo.

Avevamo anche degli amici, Rosella, una ragazza italiana collega di Romeo, ed il suo ragazzo spagnolo Francisco, anche lui nel campo della ricerca.

L’unico neo di questa storia era il fatto che avrei voluto raccontare la mia felicità a mia madre, infondo Romeo era un chirurgo, quindi poteva essere classificato come ‘buon partito’, e poi era un uomo. 

Questo avrebbe spazzato via per sempre dalla testa di mia madre l’incubo per lei di avere una figlia lesbica e fargli capire che ero solo diversa da lei.

Appena gli ho raccontato la storia, non nominando il vero nome di Romeo e omettendo che fosse iracheno e di fede musulmana, mia madre era al settimo cielo!

La prima frase che mi ha detto non è stata: “Ti fa felice?” Ma “Rometta prometti che vi sposerete nella chiesa del paese e magari la prima figlia femmina la chiami come me vero”.

Avrei tanto voluto rispondere: ‘Col cazzo che mia figlia si chiamerà mai Addolorata! E poi cara mamma lui è musulmano quindi, in caso, ci sposeremo in comune’.

Niente quella frase proprio non mi è uscita di bocca! Quell’evento così felice della mia vita aveva reso, forse per la prima volta, mia madre orgogliosa di me.


Chiamatemi pure vigliacca ma non me la sono sentita subito di infrangere il suo sogno e alle due richieste ho risposto semplicemente: ‘Vedremo mamma, vedremo!’.

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