sabato 22 dicembre 2018

Mai senza di te- La storia di Silvia Parte Terza

Riassunto delle puntate precedenti
Parte Terza

Dalla separazione dei miei in poi, la mia vita è stata tutta un rincorrere e non solo compiacere ma adulare tutti come fossero Dio.

I retaggi del catechismo mi hanno insegnato ad amare il tuo prossimo come te stesso. Io mi sono sempre ferocemente odiata. Sentivo di non essere mai all’altezza di nessuna situazione e mi affidavo sempre agli altri che per starmi vicino credevo dovevano essere trattati come degli esseri superiori da coccolare e adulare.

Non conoscevo altro modo per farmi accettare che leccare culi… e quanti culi ho leccato, diciamo che ne ho visti più io che una tazza del cesso.

Mi sono sempre contornata di persone che mi hanno sfruttato fino all’osso e poi buttato via con fare riluttante come fossi un clinex smocciolato. L’inizio della mia avventura a Londra non ha fatto eccezione!

E’ stata la mia ‘amica’ a convincermi a trasferirmi con lei nella capitale più cosmopolita e divertente del Regno Unito.

Io non avevo nessuna intenzione di trasferirmi ma avevo i soldi che servivano per affittare un bilocale in centro e scorte di denaro per vivere decentemente per un po’.

Giusto il tempo per la bella Sara di trovarsi un lavoro e poi avremmo diviso le spese.
In quel periodo lei mi trattava come ‘fossi sua sorella’, poi d’un tratto il vincolo di sorellanza si è rotto.

Quella gran zoccola mi ha piantato in asso quando, dopo solo un mese che eravamo a Londra, ha conosciuto su Tinder un ricco broker finanziario di 15 anni più vecchio di lei e con un lussuoso appartamento a Chelsie, la zona più chic e ricca di Londra.

La cara Sara lo trattava come una pezza da piedi ma aveva dalla sua parte una bellezza prorompente  e un fare da gatta morta che hanno conquistato il riccone.

Lei mirava a conquistare lo status di moglie per non vedere svanire, da un giorno all’altro, i privilegi da regina che stava vivendo nel presente.

È stato a quel punto che da sorella sono diventata ancora sorellastra per lei, e ai suoi occhiero diventata solo un intralcio. Una che si può cancellare con un colpo di spugna, ben bagnata però in modo che possa andare a fondo.

Da quando si è trasferita da lui, aveva cominciato a non rispondere più ai miei messaggi e alle mie chiamate. 

E quando le ho mandato l’ultimo messaggio proponendole di prendere un caffè e istigando in lei un grammo di pietà visto che ero sola come un cane, lei mi ha risposto lapidando la mia già fragilissima autostima:
"Silvia ha rotto i coglioni con le tue lamentele. Tu e il tuo finto buonismo potete andare a farvi fottere.’"

Questo messaggio mi ha devastato. Non sapevo che fare senza di lei, in una città per la quale ero e rimanevo non solo una straniera ma una estranea.

A quel punto avrei dovuto fare le valigie e tornare a casa, ma il contratto d’affitto per la casa aveva scadenza tra 11 mesi e avrei perso tutta la caparra se me ne fossi andata.

A denti stretti ho deciso di rimanere a Londra, cercando, prima di tutto, di sub-affittare la camera di Sara e trovandomi un lavoro.

La mia nuova coinquilina è stata una cinese che parlava pochissimo l’inglese e dormiva tutto il giorno per poi lavorare in un call center di notte. O almeno così diceva...

E’ stata la grande solitudine a farmi scaricare e poi usare Tinder. In fondo sapevo che non avrei trovato il ricco principe azzurro che mi avrebbe trattato da regina. Sapevo di non essere come Sara, o almeno ero convinta di non avere il gene della zoccolagine che lei possedeva in grandi dosi, quindi non avrei raggiunto i suoi risultati.


È vero pure che l’inferno che ho passato non lo avevo messo minimamente in conto. 

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