venerdì 7 dicembre 2018

Rometta e Romeo - Ottava Parte

Riassunto delle puntate precedenti 

Appena trasferita a casa di Rosella, che io chiamavo Rosy, e Francisco ho avuto la sensazione che non fossi proprio la benvenuta.

Nessuno dei due mi ha fatto vedere casa e più di una volta ho visto lui sbuffare quando gli chiedevo dove fossero le pentole o come si accendeva lo scaldabagno.

La vita in casa con loro era davvero MOLTO diversa da come l’avevo immaginata.
Lei era una maniaca dell’ordine e della pulizia pronta ad aggredirmi per ogni minima stupidaggine:

‘Appena finito il cappuccino devi subito lavare la tazza capito?’. Si ho capito ma fammelo finire il cappuccino!

‘Non puoi stare sotto la doccia per così tanto tempo!’. Senti psycho, io in 30 secondi non riesco manco a farmi il bidet!

‘La sera quando rientri non devi fare rumore perché noi dormiamo!’. Ma vaffanculo stronza scopa invece di dormire che vedrai che dormi come un angioletto.

Nel giro di una settimana ero già ai ferri corti con quelli che ormai consideravo  i miei ex’ amici.

Ero nel panico, dovevo trovarmi un altro posto, magari un Bed and Breakfast, tanto tra pochi giorni sarei tornata a casa mia e magari Romeo avrebbe sistemato la situazione con i suoi. 

Lo chiamavo ogni giorno ma lui non rispondeva. Mi mandava solo messaggi per rassicurami.

Mi sentivo sola, terribilmente sola. Per una serie di coincidenze sfortunate tutte le mie amiche avevano problemi anche loro e rispondevano alle mie chiamate dicendo tutte la seguente frase: Non sai che periodo… ti posso richiamare io ora sono troppo impegnata.
Anche Salvina Santa era impegnata a sfornare il suo primo figlio.

Io però avevo bisogno di parlare, confidarmi con qualcuno e l’ultima scelta è stata lei… mia madre.

Ricordo che selezionando il suo numero da whatsapp mi sono tremate le dita, ma la solitudine e la voglia di sentire una voce famigliare hanno avuto il sopravvento.

Appena ho sentito la sua voce dall’altro capo della cornetta, sono scoppiata in lacrime, e lei per la prima volta in vita mia mi ha detto: Rometta mia dì tutto a mamma tua!

E così ho fatto, ho raccontato tutta la meravigliosa storia d’amore e fino alla cacciata di casa a causa dei suoi genitori.

Mia madre che è sempre stata una che con la sua maleducazione interrompeva sempre e  non mi lasciava finire mai una frase, in quell’occasione è stata in un silenzio irreale ad ascoltare tutto quello che avevo da dirgli.

Quando ho finito ha iniziato lei con un discorso che mi ha francamente sconvolto:

"Tu Rometta non sei ancora madre, ma quando lo diventerai scoprirai che quello che vuoi per i tuoi figli è solo il meglio per loro. Io voglio la tua felicità e francamente non mi importa se chi ti stia accanto sia bianco, nero, giallo o blu. Sia di religione cattolica, musulmana o ebraica. Io voglio che tu abbia una vita piena d’amore e di cose belle.
Ora bella di mamma, io credo che se scegli un uomo che invece di avere i coglioni, come li hai dimostrati tu oggi con me, ha deciso di nasconderti come una ladra e dopo dieci giorni ancora non si degna di farti una chiamata, - e con voce incazzata come una iena famelica ha concluso - allora c’è solo una cosa da fare: mandarlo A FARE IN CULO”

Non avevo mai sentito mia madre parlare così a cuore aperto ed è stata la prima volta in tutta la mia vita che ho sentito uscire dalla sua bocca una parolaccia.

Non potevo mandare a puttane un rapporto che durava da un anno e che mi aveva fatto cosi felice. Ho ringraziato mia madre dei consigli ma ho deciso che avrei atteso che Romeo mi chiamasse per dirmi che mi presentava ai suoi genitori come la sua fidanzata.

A quel punto mia madre mi disse in tono duro e sarcastico: ‘Aspetta e spera… ma non ci credere troppo perché non succederà!’

Ovviamente io non ho considerato le sue parole. Io credevo nella relazione con Romeo ed ero convinta che il nostro era vero amore pronto a sfidare tutto e tutti.


Ciò che pensavo allora era che mia madre, come al solito, aveva torto, ed il tempo mi avrebbe dato ragione! 

giovedì 6 dicembre 2018

Rometta e Romeo Settima Parte

Riassunto delle puntate precedenti: 

Parte Settima

Quel periodo me lo ricordo come un momento magico della mia vita.

Stavo vivendo una storia d’amore stupenda, a lavoro andava benissimo, le mie conoscenze ed il mio intuito mi avevano portato in un anno a divenire prima Team leader del progetto poi Responsabile del reparto di Biologia Molecolare e quindi vice del Direttore del dipartimento.
Insomma, grandissime soddisfazioni. 

Grandi trionfi e soprattutto rivincite sui miei colleghi inglesi che ora erano diventati di fatto miei sottoposti e, se possibile, mi odiavano ancora di più!

La cosa non mi scalfiva neanche di striscio perché tutto procedeva nel migliore dei modi.
Avevo la sensazione di vivere in una bolla di sapone colorata e avevo paura, una paura fottuta che potesse esplodere da un momento all’altro.

Il mio passato nel piccolo paese molisano con il suo medioevo a volte ritornava a galla, e quando un giorno, mentre facevo colazione nella mia cucina, ho sentito il suono della civetta sono rimasta terrorizzata. Una vecchia credenza popolare narra che quando quell’uccellaccio canta per tre volte una disgrazia è in arrivo.

Io sono sempre stata una donna di scienza ma a questa superstizione ho sempre creduto!
Ora sarà stata una casualità ma da quel momento in poi è iniziata la discesa.

Quel pomeriggio stesso ho infatti ricevuto un messaggio di Romeo, che mi diceva che doveva parlami. Ho iniziato a tremare come una foglia ed il suono della civetta è rimbalzato nella mia testa per interminabili minuti come il ritocco di un funerale.

Contavo i minuti per tornare a casa e sentire la mia sentenza.

Quella sera, io e Romeo ci siamo seduti al tavolo della nostra sala e quando mi ha visto così agitata mi ha subito abbracciato e dopo aver fatto l’amore ha iniziato a darmi le cattive notizie: i suoi genitori dall’Iraq stavano arrivando a Londra per venirlo a trovare.

È stato quella sera che ho scoperto che Romeo, o meglio Dhakir, era il figlio di un alim, ossia un membro della casta degli ulamā, detti anche profeti dell’Islam… Chi cazzo erano e cosa cazzo facessero me lo ha detto Google: gli studiosi e gli esperti delle scienze religiose: teologia, esegesi coranica, e soprattutto diritto. È questo sapere, unito alla pietà personale, a conferire agli ‘ulamā’ una particolare autorevolezza come guardiani e interpreti della tradizione religiosa e della Sharia, ossia la legge musulmana.

Se alla mia famiglia era stato omesso il particolare che Romeo era musulmano, la sua famiglia sapeva che era ancora scapolo! Quindi in meno di un mese io avrei dovuto trovare un altro alloggio, poiché per la legge musulmana anche gli uomini dovevano arrivare puri al matrimonio, unione sacra che OBBLIGATORIAMENTE, doveva essere contratto con una donna musulmana. Nessuna eccezione era presa in considerazione dalla sharia!

La soluzione era fare le valigie e portare via tutte le mie cose da quella casa, trovarmi un alloggio temporaneo, per 10 giorni, finché i genitori non fossero andati via, e poi tornare.
Si insomma avete capito, avrei dovuto uscire da casa mia come una ladra. 

All’inizio credevo di avere tempo per impacchettare tutto e ‘transferirmi da qualche parte temporaneamente’.

Mi sbagliavo! Il giorno dopo Dhakir, mi ha detto che i suoi sarebbero arrivati tra due giorni e che aveva già parlato con Rosy e Francisco che hanno acconsentito ad ospitarmi a casa loro per il tempo ‘necessario’.

Il mio adorato Romeo avrebbe confessato ai genitori del nostro amore ed io già avevo detto che se la mia religione fosse stata un problema mi sarei convertita alla sua.

Credevo che convertirmi all’isalm potesse essere solo una formalita’.  

Impacchettare tutto e portalo a casa dei nostri amici in così poco tempo è stata una impresa titanica. Ho anche affittato uno spazio, che mi è costato una fortuna, per riporre temporaneamente tutte le mie cose.


Le bestemmie alle svariate madonne si mischiavano a nuove blasfemie con Maometto e   Allah come protagonisti. La mia trasformazione era già in atto ed io nonostante tutto mi sentivo positiva. 



mercoledì 5 dicembre 2018

Rometta e Romeo Sesta Parte

Parte Sesta


Lui mi chiamava, come avevo sempre voluto essere chiamata: Romy.

Io lo chiamavo semplicemente ‘Amore’ o Romeo quando si dimenticava di abbassare la tavoletta del bagno quando pisciava o quando si impuntava per vedere in tivù le partite di cricket, uno sport tra il golf ed il baseball, di una noia che in confronto il torneo di ping pong sembrava la finale dei mondiali di calcio!

Ho viaggiato più con lui in un anno che in tutta la mia vita. Spesso, nel fine settimana, quando lui non era di turno all’ospedale partivamo per i city break, ossia viaggi brevi per esplorare ogni volta città e possibilmente nazioni, europee, diverse.

Volavamo di solito dall’aeroporto di Stansted il venerdì sera ed il sabato ci ritrovavamo in una città europea diversa. La domenica sera si ripartiva per tornare nel nostro nido a Oxford.

Abbiamo visto la magia dell’autunno praghese ed i colori accessi di una Lisbona che con la sua allegria non voleva far cedere il passo all’inverno.

Quando la stagione ‘cattiva’ arrivò, l’abbiamo trasformata nella primavera del nostro amore, con le nostre serate a lume di candela guardando film con la copertina sul divano. 

Quell’inverno c’ha portato anche sulle Dolomiti, dove ho imparato anche a sciare, si vabbè so fare solo lo spazzaneve ma è un inizio no?

In primavera abbiamo esplorato la bellezza di Barcellona che con le sue opere e la sua vida loca c’ha conquistato.

In estate, non poteva mancare il viaggio in Italia, ma non in Molise! Con tutto il rispetto per la mia terra, la meta del nostro primo viaggio nel Bel Paese è stata la Sardegna, terra baciata da un mare cristallino e tante seadas, dolce sardo di cui Romeo sembrava andare pazzo.  

Poteva poi mancare Roma, la città che mi aveva dato l’opportunità di uscire dal ‘medioevo’ ed essere lo sfondo del mio successo più grande: la mia laurea in biologia.

Roma e la sua immensa maestosità e carisma hanno riconquistato il mio cuore e catturato per sempre quelli del mio Romeo.

Che poi, dopo due bottiglie di vino dei castelli, raccontare a Romeo la leggenda di Romolo e Remo in inglese è stata una impresa più ardua di recitare: ‘trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando’ (l’hai letta di corsa vero e magari te s’è impicciata la lingua su trotterellando?)

Tutto in questo primo anniversario di noi è stato da incorniciare. Non sono mancati i piccoli litigi certo, ma non sono durati mai più di 24 ore.

In quel periodo ero il ritratto della felicità e quando incontravo una persona single suggerivo sempre di usare Tinder, perché con me aveva funzionato.

In quel periodo ero assolutamente convinta che il tempo non avrebbe minimamente intaccato il rapporto tra me e Romeo.

Avevamo anche degli amici, Rosella, una ragazza italiana collega di Romeo, ed il suo ragazzo spagnolo Francisco, anche lui nel campo della ricerca.

L’unico neo di questa storia era il fatto che avrei voluto raccontare la mia felicità a mia madre, infondo Romeo era un chirurgo, quindi poteva essere classificato come ‘buon partito’, e poi era un uomo. 

Questo avrebbe spazzato via per sempre dalla testa di mia madre l’incubo per lei di avere una figlia lesbica e fargli capire che ero solo diversa da lei.

Appena gli ho raccontato la storia, non nominando il vero nome di Romeo e omettendo che fosse iracheno e di fede musulmana, mia madre era al settimo cielo!

La prima frase che mi ha detto non è stata: “Ti fa felice?” Ma “Rometta prometti che vi sposerete nella chiesa del paese e magari la prima figlia femmina la chiami come me vero”.

Avrei tanto voluto rispondere: ‘Col cazzo che mia figlia si chiamerà mai Addolorata! E poi cara mamma lui è musulmano quindi, in caso, ci sposeremo in comune’.

Niente quella frase proprio non mi è uscita di bocca! Quell’evento così felice della mia vita aveva reso, forse per la prima volta, mia madre orgogliosa di me.


Chiamatemi pure vigliacca ma non me la sono sentita subito di infrangere il suo sogno e alle due richieste ho risposto semplicemente: ‘Vedremo mamma, vedremo!’.

martedì 4 dicembre 2018

Rometta e Romeo Quinta Parte

Riassunto delle puntate precedenti: 

Parte Quinta 

La prima cosa che ho notato di Romeo, oltre il fatto che dalle foto sembrava ‘figherrimo’, è stato il nome, decisamente inusuale per un iracheno. Ma vabbè io mi chiamo Rometta quindi c’avevo poco da obiettare riguardo il suo nome!

Poche battute in chat e ho scoperto che Romeo abitava a poco distante dal mio campus e che la cosa più naturale era vedersi nel pub che si trovava a metà tra casa mia e casa sua.
Tutto è avvenuto in modo molto semplice spontaneo e soprattutto veloce. A Roma si dice ‘Cotto e magnato’, nel mio caso sarebbe stato meglio dire: ‘Cotto e da buttare nel cesso’, ma era l’inizio ed io avevo ancora tante belle speranze!

Appena l’ho visto per la prima volta mi è mancato il respiro. Era davvero alto, aveva i tratti tipici arabi e il fisico perfettamente scolpito.

Abbiamo riso tanto mettendo I nostri due nomi insieme. Forse quella è stata una delle pochissime volte in vita mia che non mi sono infastidita quando qualcuno ironizzava sul mio nome.

Lui era un ragazzo di 26 anni, più piccolo di me di solo un anno. Faceva il medico chirurgo ed il suo vero nome non era Romeo ma Dhakir, tipico nome arabo, ma lui è stato da sempre affascinato da Shakespeare e Romeo era il nome che aveva scelto su Tinder, perché aveva il timore che i pregiudizi avrebbero potuto escluderlo dalla lista di Date.

Dhakir, in arabo vuol dire ‘colui che ricorda spesso Dio’, ma lui mi ha da subito confessato che è si musulmano ma non praticante, e lo ha dimostrato subito ordinando una bottiglia di vino che abbiamo bevuto ovviamente insieme.

Con lui quel mercoledì sera è stato speciale. C’era una alchimia tra noi che non era solo fisica ma anche intellettuale.

Anche lui era solo come me.

Non era riuscito a stabile rapporti di amicizia con i suoi colleghi, e più di uno aveva fatto battute di cattivo gusto sul fatto che fosse musulmano. Ma del resto anche io, arrivata all’indomani della Brexit, avevo subito le tipiche scialbe battute dello humor inglese, che tra l’altro fanno ridere solo loro.

Certo gli inglesi non brillano per fantasia e quindi si dilettavano con i soliti cliché più sputtanati del reame: pasta, pizza mandolino e ‘come si chiamava il vostro presidente del consiglio che si scopava la minorenne?'

Entrambi poi scappavamo da un ambiente famigliare convenzionale dove non ci veniva permesso di essere come volevamo: io con il mio futuro destinato alla cucina e ai figli, lui in perenne conflitto con suo padre che voleva seguisse le sue orme, mentre lui fin da ragazzino, proprio come me voleva fare il dottore.

È iniziata così la nostra storia durata un anno, sicuramente il più bello della mia vita.

Ci vedevamo tutti i giorni, anche solo per 10 minuti e dopo solo tre mesi che stavamo insieme abbiamo affittato un piccolo monolocale a metà strada tra l’ospedale in cui lavorava e il mio campus universitario.


Devo dire che dopo il bucio di culo che mi ero fatta per rendere quella stanza pulita e carina un po’ mi dispiaceva lasciarla. Ho detto un pochino eh!