Prima Parte
Seconda Parte
Terza Parte
Parte Quarta
Era il tempo in cui... Così potrebbe iniziare questo quarto capitolo della mia storia.
Tanto tempo è trascorso, tanta acqua è passata sotto i ponti, ma nonostante gli anni ricordo tutto come se fosse successo l'altro ieri.
Seconda Parte
Terza Parte
Parte Quarta
Era il tempo in cui... Così potrebbe iniziare questo quarto capitolo della mia storia.
Tanto tempo è trascorso, tanta acqua è passata sotto i ponti, ma nonostante gli anni ricordo tutto come se fosse successo l'altro ieri.
Era il tempo in cui vivevo a Southfield, una fermata di metro da Wimbledon, a sud di Londra.
All'epoca dividevo un appartamento di tre stanze con due coinquiline: Clarisa, una ragazza inglese con la faccia da caciotta contadina ribattezzata anche 'Costanza poche tante tanta panza' e Mary, campinessa mondiale di asocialità con specializzazione 'Nun me te inculo manco de striscio'.
Si lo so, ho un talento per caratterizzare le persone!
All'epoca dividevo un appartamento di tre stanze con due coinquiline: Clarisa, una ragazza inglese con la faccia da caciotta contadina ribattezzata anche 'Costanza poche tante tanta panza' e Mary, campinessa mondiale di asocialità con specializzazione 'Nun me te inculo manco de striscio'.
Si lo so, ho un talento per caratterizzare le persone!
Comuque sia , Londra mi stava facendo crescere tanto.
Mia madre e gli zoccoletti, di gran moda negli anni 80, mi insegnarono l'educazione ed il rispetto. La capitale inglese fece di me una donna determinata e sopratutto che bastava a se stessa.
Era il tempo in cui lavoravo in centro. Il mio titolo lavorativo era composto da 10 parole e nonostante il titolo pomposo il mio stipendio era lontano anni luce da cifre da copogiro, anche se, mi permetteva di vivere dignitosamente in un paese dove un bicchiere di vino, pure de merda, lo paghi come lo champagne francese al gran Casinò di Montecarlo!
Ma torniamo al focus della mia storia, il mio primo incontro con Jack su Tinder, anche perchè vi sento mormorare frasette del tipo: 'Ma quando arriva il Dating Bad?'
....Eccovi serviti!
....Eccovi serviti!
Ho visto la foto di Jack, quando ormai mi stavo convicendo che scrivere un compendio con i disaggiati di Tinder avrebbe avuto un certo successo tra i parrucconi universitari e mi avrebbe permesso di tornare a fare ricerca e pubblicazioni.
La prima foto del suo profilo non mi ha particolarmente impressionato, ma la sceconda.... Oh... la seconda ha fatto strike! E per voi maliziosi non ha mostarto il suo six pack, tartarughino di addominali o culo a mandolino, ma la foto mostrava lui su un palco che imbracciava la sua chitarra.
Ho sempre avuto un debole per i chitarristi! Eh lui era pure rockers!
E poi, come me, era ricercatore universitario di materie sociologiche e psicologiche. Aveva un sorriso accativante e una faccia da buono, o almeno così sembrava.
Poche righe nella chat di Tinder e scoprimmo che vivevamo vicini. Altre due e tre frasi di circostanza e poi ecco che lui con piglio deciso mi chiese di uscire.
Vedendo quel visetto tondo da bambino, gli occhi grossi da bambolotto, a primo impatto sembrava gay, poi invece il voler concretizzare e le sue frasette ambigue, mai volgari però, mi hanno fatto pensare: 'Ma si dai, ci si prova anche questa volta magari è quello giusto'.
Era il tempo in cui credevo che ....'Non può piovere per sempre...'.
Mi ero dimenticata che vivevo a Londra, e che la pioggia perenne non era un utopia malinconica ma la realtà che disegnava un cielo grigio e asfalto bagnato.
E' stato proprio sulla scia di quel pavimento fradicio che ho dato la culata che mi ha 'inculata'.
To be continue
Vedendo quel visetto tondo da bambino, gli occhi grossi da bambolotto, a primo impatto sembrava gay, poi invece il voler concretizzare e le sue frasette ambigue, mai volgari però, mi hanno fatto pensare: 'Ma si dai, ci si prova anche questa volta magari è quello giusto'.
Era il tempo in cui credevo che ....'Non può piovere per sempre...'.
Mi ero dimenticata che vivevo a Londra, e che la pioggia perenne non era un utopia malinconica ma la realtà che disegnava un cielo grigio e asfalto bagnato.
E' stato proprio sulla scia di quel pavimento fradicio che ho dato la culata che mi ha 'inculata'.
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