venerdì 9 novembre 2018

Corri che ti prendo - La storia di Alba Ottava e Ultima parte

Ottava Parte 

La prima settimana è stata dura, non sapevo come gestire la delusione. Non avevo idea di come avrei buttato fuori quel malessere che sembrava divorarmi. 

Ho deciso così di infilarmi le scarpe da ginnastica e correre nel parco di fronte casa. Ogni metro che facevo mi sfiancava ma correre è stata la mia medicina. 


La mia mente era focalizzata solo sul movimento delle gambe e delle braccia. C’era solo la strada di fronte a me e la mia determinazione a concludere quello che era iniziato come una strategia d’amore. 

Non volevo fallire ancora e ce l’avrei messa tutta per arrivare al traguardo. 

A cancellare le ultime tracce di  Louis dalla mia testa e dal mio cuore è stato John, un mio nuovo collega. 

Anche lui partecipava alla maratona e abbiamo iniziato ad allenarci insieme. Io e lui di strada ne abbiamo fatta davvero tanta. 

Fianco a fianco abbiamo percorso chilometri e ogni giorno scoprivo qualcosa di irresistibile in lui. 

Arrivato il giorno della maratona io ero lì pronta per la sfida.

Sapevo che comunque fosse andata a finire sarebbe stato un successo perché finalmente avevo accanto a me un uomo che faceva battere il mio cuore ed io il suo. 

Tra la folla ho intravisto anche Louis, i nostri sguardi di sono incrociati per un attimo. Quell’attimo è stato la prova del nove che mi ha finalmente liberato dall’ossessione che avevo per lui. 

Quel giorno ho corso con il sorriso sulle labbra. La fatica è stata immensa ma io ce l’ho fatta, ho completato il percorso con il mio nuovo amore che ha rallentato il suo passo quando il mio era in affanno, che mi ha incoraggiato durante gli ultimi chilometri e non ha mai ha smesso di credere in me. 

Tutto sembrava finito con Louis ed io era felice, finché un giorno guardando distrattamente il cellulare vedo un suo messaggio: 

Rivederti alla maratona è stato per me una emozione che non credevo di provare. La verità è che ho scoperto che tu sei la donna di cui sono innamorato. Vediamoci per un drink ti prego’ 

La mia risposta e’ stata:‘Scusami Louis sono molto occupata’. Adesso cuoci tu nel tuo brodo!

Dopo quel messaggio ce ne sono stati altri. Lui stava rincorrendomi come un pazzo. 

Tutti i suoi messaggi avevano un intento che ora era chiaro e nitido: lui voleva rivedermi e riavermi perché il giocattolo non era più ‘a disposizione’ nelle sue mani. 

Stavolta le carte in mano le avevo io e ero decisa a restituire tutti quei sentimenti di ansia e frustrazione che avevo ricevuto da lui. 

La cosa è andata avanti per un po’, poi però mi sono resa conto che quel gioco non mi dava soddisfazioni perché la mia vita ora stava correndo su un’altro binario e lui era diventato solo un fantasma che aveva popolato la mia esistenza per un lasso di tempo che ora sembrava un battito di ciglia. 

I messaggi sono finiti quando lui, per l’ennesima volta mi ha scritto: ‘Tra noi c’è stata una scintilla che non so più come fare a spegnere’

La mia risposta è stata: ‘Dattici fuoco con quella scintilla!’ 

Dopo di che io ho continuato la mia vita con John, l’uomo che non ha bisogno di essere rincorso perché mi e’ sempre accanto. 

Morale della storia: 
Se smetti di inseguire sogni impossibili potresti correre verso una realtà che li supera!

The End


giovedì 8 novembre 2018

Corri che ti prendo - La storia di Alba Settima Parte


Settima Parte 

Questa volta avevo fatto centro! Louis era deciso ad allenarmi per la maratona. 

Non c’è nulla che faccia sentire un uomo importante più di fargli credere che lui sia indispensabile per raggiungere i tuoi obiettivi. Lui però non sapeva che l’obiettivo non era la corsa ma farlo innamorare. 

Certo i primi tempi sono stati duri. Diciamo che più di una volta non sono andata in ufficio perché letteralmente non riuscivo a muovermi dal letto. 

Dopo qualche settimana dal mio primo allenamento con lui sentivo che la scintilla tra noi si stava riaccendendo. Lui mi mandava messaggi tutti i giorni in cui flirtavamo come due piccioncini. 

Mancava solo il sesso, ed alla fine è arrivato pure quello! 

È stato un sabato sera quando lui a mezzanotte spaccata mi manda un messaggio: ‘Stasera ho voglia di te!’

Non me lo sono fatto ripetere due volte! In 20 minuti mi sono depilata, profumata e ho indossato il completino intimo più sexy che avevo coperto dal vestitino nero attillato che indossai quando ci siamo visti a New York per la prima volta. 

Passata mezz’ora dal suo messaggio io era già sul taxi contando anche i secondi che mi dividevano da lui. 

Appena mi ha aperto la porta la passione si riaccese tra mille scintille. Fanculo la maratona di Londra, la maratona del sesso quella sera l’abbiamo superata a pieni voti andando avanti 'in progressione' fino a mattina inoltrata. 

Nella mia testa tutto ricominciava da lì. New York era stato la prefazione, Londra sarebbe stata la location dei nostri capitoli più belli. 

Ancora una volta i miei sogni hanno deciso di prendere una direzione opposta. 

Dopo quella notte i messaggi si sono diradati. Ci vedevamo sempre per l’allenamento del sabato ma lui sembrava distante anni luce da quello degli ultimi tempi. 

Tutte le mie proposte di uscire insieme erano sono state educatamente rifiutate con la solita scusa: ‘Scusami ma sono parecchio impegnato’.

Le domande ricorrenti che ronzava nella mia testa era: ‘Ma ne vale la pena? Tutti i miei sforzi verranno ricompensati? Avrò poi il meritato premio?

È stato di nuovo Instargam la chiave soluzione. Ma stavolta mi ha rivelato la cruda ed infame verità.  

Louis era si impegnato ma il lavoro non c’entrava nulla, era una brunetta con il corpo da barbie, venti strati visibili di fondotinta e la bocca a culo di gallina ad impiegare il suo tempo.  

Quelle foto di lui che la stringevano come un polipo e i loro sguardi complici mi hanno devastato. 

Tutta la fatica che avevo messo per corrergli dietro si stava rivelando vana. 

Non voleva neanche più allenarmi per la maratona e la scusa è stata davvero patetica: 

Alba scusami ma manca solo un mese alla maratona. Voglio arrivare almeno tra i primi 10, e per riuscire devo concentrarmi solo sulla mia corsa. Quindi non posso allenarti più’

Come a dire: ‘Non voglio zavorre, Io corro da solo’.  

Ora a questo punto la situazione era chiara: lui mi aveva usata e gettata via ancora una volta. Questo era il momento di giocarmi l’ultima carta dicendogli cosa provavo per lui. 

L’ho incontrato un venerdì al solito pub dove si riuniva con i colleghi. Ho raccolto tutte le mie forze, respirato profondamente e guardandolo negli occhi gli ho rivelato che io ero innamorata di lui.

Louis mi ha risposto: ‘Alba tu sei una ragazza molto carina e simpatica, scopi pure bene ma la cosa per me finisce qui. Io non sono coinvolto sentimentalmente. Mi dispiace. Ti auguro il meglio’ 

Me ne sono andata con i pugni chiusi e una voglia incontenibile di correre a casa. Ero consapevole del fatto che le probabilità di essere rifiutata erano altissime ma volevo che lui sapesse cosa provavo. 

È stato liberatorio far uscire i miei sentimenti per poi dare un sonoro calcio in culo e dato un sonoro calcio in culo a tutte le illusioni che la mia testa aveva prodotto. 

Sono rientrata a casa quella sera sorpresa di vedere che dai miei occhi non era uscita neanche una lacrima. 
  
Sono scivolata tra le lenzuola esausta più di quando mi allenavo macinado chilomemtri che le mie povere gambe non reggevano. Ho chiuso gli occhi inghiottita in un sonno senza sogni. 

Volevo farlo scomparire e come al solito ce l’avrei messa tutta per riuscirci. 

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martedì 6 novembre 2018

Corri che ti prendo - La storia di Alba Sesta Parte

Sesta parte 

Non so bene cosa sia scattato di preciso nella mia testa ma più lui correva via da me più io affrettavo il passo per acchiapparlo. 

Sarà stata la teoria della ‘mela colta dall’albero proibito’, ossia più una cosa che ti piace e sembra irraggiungibile e più fai di tutto per averla, a scatenare nella mia mente idee per poter rivedere Louis e farlo finalmente innamorare. 

Ho cominciato con un classico: controllare il suo profilo facebook e Instagram. Entrambi i profili erano pubblici. 

È lì che ho trovato tutte le informazioni utili per tracciare i suoi movimenti e fare in modo di trovarmi: ‘nel posto giusto al momento giusto’ facendo apparire questo incontro come il frutto di una mera casualità. 

Eh si cari miei, il crimine perfetto andava studiato bene calcolando tutti i margini di errore. 

Grazie ai social ho scoperto che quasi tutti i venerdì andava nel pub vicino all’ufficio a bere birra con i suoi colleghi. A quel punto ho pensato: se lui è lì ci devo essere anche io.  

Dovevo far in modo di non passare inosservata, quindi look tra il sexy e il sofisticato e soprattutto non dovevo presentarmi nel pub da sola.

La scelta dell’uomo è stata semplice. Luke il mio collega gay avrebbe sostenuto la parte del mio date. 

Appena entrati nel locale l’ho subito individuato tra la marmaglia di inglesi già semi-ubriachi. 

Io e Luke ci siamo seduti proprio vicino al suo tavolo e Luke è stato bravissimo a reggere la parte dell’innamorato. 

La messa in scena ha dato i suoi frutti fin da subito. Louis mi ha salutato e quando mi sono allontanata per sedermi vicino a Luke non riusciva a staccare gli occhi da me. 

Sembrava un cane al quale avevano tolto l’osso. Il mio piano stava funzionando! O almeno così credevo. 

ll giorno guardavo il cellulare ogni minuto per vedere un suo messaggio. Di messaggi ne sono arrivati ma nessuno da parte sua. 

Nei giorni successivi la triste storia si è ripetuta. Ricevevo messaggi da tutti tranne che da lui. 

Il mio piano era fallito! Mi rodeva il culo come mai in vita mia. Più di quando sono stata bocciata all’esame della patente perché quel l’ispettrice di merda aveva deciso di far fermare la macchina dopo mezzo metro e deciso la mia sorte solo perché mi ero dimenticata di mettere le cinture. Solo che stavolta non capivo cosa avessi sbagliato!

Avrei dovuto cambiare piano. Ma cosa potevo farlo per riprendermelo? Dovevo pensare qualcosa in fretta perché il tempo stava passando ed io non volevo che lui mi riponesse nel cassetto mentale: ‘la bionda che mi sono scopato a New York’ .

È stato Istagram ha darmi un'ottima dritta. Louis si era iscritto alla maratona di Londra per aiutare la ricerca sul cancro. Si allenava tutti i fine settimana correndo ad Hide Park. 

Avrei partecipato anche io alla maratona. Si vabbe’ le uniche corse che avevo fatto in vita mia erano quelle in cui inseguivo gli autobus in partenza, ma vabbe' le gambe ce le avevo avrei imparato a farle andare più svelte. 

Certo 42 km e 195 metri non erano pochi, ma avevo mesi e un’ottima scusa per correre vicino al mio bell’inglesino. 

La domenica successiva mi sono presentata esattamente nel posto in cui lui postava le foto del suo ‘Traning intenso di preparazione’. Ho attesa 20 minuti che arrivasse e quando non ci speravo più eccolo comparire. 

L’ho salutato con quel falso stupore degno di un'attrice consumata: ‘Ehi ciao che ci fai qui?’ 

Quella è stata la chiave di volta per riaprire il mio capitolo nella sua testa: ‘bionda scopata a New York che corre con me nella maratona’. 

Ci vedevamo ormai tutti i fine settimana e correvamo insieme. Ok, devo ammetterlo lui correva io dopo un po’ mi fermavo altrimenti mi scoppiavano le coronarie. 

Dopo allenamento, quando tornavo a casa, mi ritornavo sudata fradicia e con ogni singolo muscolo dolorante. È stato in quel periodo che ho imparato che è vero l’amore fa male! Dio sa se fa male! 

To be continued



domenica 4 novembre 2018

Corri che ti prendo - La storia di Alba Quinta Parte

Riassunto delle puntate precedenti
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Quinta Parte 


Arrivata a Londra era ancora anestetizzata da quello che mi era successo a New York. 

Mi sentivo felice e piena di energie pronta a continuare la storia con Louis, appena lui fosse tornato. 

Ho iniziato il mio nuovo lavoro con grinta, mangiavo sanissimo, via i muffin la mattina e daje di porridge che all’inizio mi sembrava qualcosa di vomitato poi invece mettendoci un po’ di miele o lo sciroppo d’acero sembrava mangiabile. Andavo poi in palestra tutti i giorni perché volevo essere in forma smagliante per lui. 

Quando sarebbe tornato avrebbe trovato una nuova Alba ancora più bella di quelle che avevamo visto insieme a New York! 

Ero determinata: Louis doveva essere mio!

Arrivato il giorno del suo arrivo mi sono vestita da super figa e sono andata all’aeroporto di Gatwick a sud di Londra. 

Il suo volo quel giorno fece 4 ore di ritardo ma io avevo talmente tanta adrenalina in corpo che quelle ore le ho passate a sfogliare siti web dedicati all’inizio all’arredo di casa per poi passare a quelli di abiti da sposa. 

In quelle interminabili ore che precedevano il suo arrivo mi sono immaginata mille volte il nostro primo incontro a Londra. 

I nostri sguardi che si incrociano tra la folla, lui che getta a terra le valigie e poi gran finale noi che ci corriamo incontro abbracciandoci come se lui fosse tornato dalla guerra. 

Il sogno è stato infranto rovinosamente da un signore anziano, seduto accanto a me, che preso da un attacco di flatulenza acuta ha tirato un rutto così potente che sembrava l’atterraggio di un jumbo nella sala d’aspetto che frantumandosi ha prodotto una puzza che la fogna di Calcutta in confronto era brezza marina.  

Quello avrebbe dovuto essere un segnale, seppur maldestro, che il destino mi stava inviando. Ma voi credete che io lo abbia interpretato correttamente? 

Se fosse stato così avrei magari riflettuto di più sul fatto che il ‘mio’ Louis quando mi ha visto all’aeroporto invece di buttarmi le braccia al collo mi ha gentilmente chiesto di portargli le valigie perché lui ‘poverino’ si era slogato il polso il giorno prima. 

...e portargli le valigie fino a casa...e preparargli la cena, perché lui è stanco, ....e metti in lavatrice i suoi vestiti. Si insomma quella sera mi ha tratta da sguattera ma io, nella mia testa, credevo di essere sua moglie. 

Manco un bacetto quella sera mi sono meritata. Dopo cena lui è crollato sul divano in un sonno comatoso con tanto di bocca aperta e bavetta sul cuscino. 

Il giorno dopo in ufficio, invece di lavorare, mandavo messaggi al ‘mio’ Louis. 

I messaggi erano stati letti, ne ero sicura perché era comparsa la doppia spunta blu ma di risposta non ne avevo vista manco mezza. 

Neanche un semplice ‘grazie’ per l’aiuto che mi ero prodigata a dargli la sera prima.

Silenzio. 

Un silenzio prolungato, per giorni, ed ostinato almeno quanto la mia convinzione che lui non poteva rispondere perché troppo impegnato. 

Si trova sempre il tempo per le cose che desideriamo davvero fare. Si trova non per obbligo ma per puro diletto.

Il tempo passava e più io lo cercavo, più lui diventava un fantasma, che saltuariamente mi inviava messaggi telegrafici tipo: ‘Scusami sono super incasinato con il lavoro ti chiamo quando ho un momento di calma’. 

Io al tempo, infatuata come ero, non mi rendevo conto che quella era solo una scusa patetica. Nella mia testa lui era senza ombra di dubbio sommerso dal lavoro. 

Una cosa rimaneva ben salda nella mia testa: se non c’ero ancora riuscita avrei dovuto  impegnarmi di più per conquistare il suo cuore. 

Se avessi raggiunto l’obiettivo o no questo me lo avrebbe detto il tempo. Di sicuro io ce l’avrei messa tutta. 

In gioco c’era il mio cuore ed il suo futuro.

sabato 3 novembre 2018

Corri che ti prendo - La storia di Alba Quarta parte


Quarta Parte 

Louis aveva una faccetta pulita, l’occhio malandrino e la battuta sempre pronta. E cosa interessante era a New York per una conferenza di lavoro ma era nato a abitava a Londra. 

Louis era il perfetto candidato per diventare il mio ‘date’, ossia il ragazzo delle uscite , anche nella città che avevo scelto per vivere!  

Ci siamo incontrati per la prima volta al ‘Terra Blues’, un pub che ricorda le vecchie taverne rivisitate con luci e atmosfere suggestive ed una vista sul Greenwich village che toglieva il fiato. 

Il pub è altamente consigliato agli amanti di blues, che anche quella sera faceva da colonna sonora arrivando dal palco in fondo alla sala. 

Diciamo che  questo genere musicale non è il mio preferito ma io li’ non ci ero finita per ascoltare la musica ma per vedere lui dal vivo! 

Appena entrata l’ho riconosciuto immediatamente e ho iniziato davvero a credere a tutti quelli che mi raccontavano delle loro esperienze riguardo l’amore a prima vista. 

La cosa chiara fin da subito è stata la forte attrazione fisica che ho provato vedendolo. 

La sera del nostro primo incontro è stata esattamente come volevo che fosse. Un bicchiere di birra, pochi convenevoli e la conclusione nella stanza del suo albergo. 

In quelle quattro mura Attrazione Fatale e Basic Instinct in confronto sembravano Casa Vianello.

È stato in quel periodo che ho compreso a fondo cosa fossero gli orgasmi multipli. Come l’amore a prima vista li consideravo leggende metropolitane. Da quella sera in poi sono entrati a pieno titolo nel mio bagaglio di esperienza. 

Durante i miei ultimi tre giorni nella grande mela io e Louis siamo stati inseparabili e tutto sembrava avvolto in un'atmosfera magica. 

La passeggiata al Central park, quell’ immensa macchia verde in cui il caos della grande metropoli lascia spazio al silenzio e ai colori della natura, in cui io e lui, mano nella mano parlavamo di noi e del nostro passato. 

Le nostre colazioni nei caffè di Brooklyn, dove le occhiate sensuali e le risate si fondevano come il burro sul pane tostato.  Le nostre cene romantiche a letto, perché New York è bella anche e soprattutto di notte ma lui mi piaceva di più!

Tutto appariva come il preludio di qualcosa di molto più importante. Saremo tornati a Londra con una settimana di differenza. 

Ci saremmo visti ancora nella capitale inglese, dove nulla sarebbe cambiato anzi, avremmo costruito giorno dopo giorno la nostra storia rafforzando con il tempo il nostro sentimento. Magari saremmo andati a vivere insieme e poi chissà il matrimonio... 

Ora voi penserete che questi sono pensieri confusi che si trascinano a fatica il primo quarto d’ora dopo essersi svegliata. Con il primo caffè di solito la gente riacquista una certa lucidità. 

Io no! Io sono diversa, d’altronde l’ho premesso dall’inizio che sono una sognatrice e pure incallita. 

Il giorno del mio ritorno a Londra ero convinta che lui mi accompagnasse, non dico all’aeroporto, ma almeno fino alla stazione dei treni per darmi il nostro ultimo bacio a New York. Ed invece COL CAZZO!

Ho ricevuto solo un messaggio sul cellulare dove mi scriveva: ‘ Ciao Abba spero che farai un buon viaggio di ritorno. Magari qualche volta ci rivediamo a Londra’. Come dire: ‘Bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao!’ - L’avete letta cantando vero? 

Io quella mattina mi sarei dovuta svegliare e rimettere un po’ tutto nella cornice giusta. Purtroppo l’unica cosa che mi ha infastidito, e anche parecchio, è stato il fatto che avesse sbagliato il mio nome. 

Quando si dice vedi la pagliuzza in un occhio e non senti la trave nel culo.

giovedì 1 novembre 2018

Corri che ti prendo - La storia di Alba Terza Parte

Terza Parte

Appena atterrata ad Heathrow il viaggio verso l’appartamento che avevo precedentemente affittato dal Belgio è stato lungo e pieno di imprevisti: dalla signora sessantenne italiana che sull’aereo mi ha raccontato tutta la sua vita da emigrata inanellando una serie di cliché che eguagliavano solo una Barbara D’Urso in gran spolvero fino al ragazzo francese, che, anche lui emigrato, mi ha raccontato quanto la capitale inglese non fosse stata madre ma matrigna con lui. 

Sono stata pazientemente ad ascoltare per 45 minuti tutte le sue sventure in cui avrei tanto voluto urlare: ‘Gracon, ma invece di raccontarmi di quando ti hanno licenziato come cameriere e hai fatto la fame per una settimana guarda fuori dal finestrino e scoprirai la vastità del cazzo che me ne frega!’ 

Ed invece mi sono contenuta perché essere una emigrata al suo primo giorno in una città nuova, non parlare perfettamente la lingua e sentirsi spaesata in un contesto sconosciuto, mi hanno resa più fragile e vulnerabile. La tendenza in questi casi è quella di cercare contatti e non allontanare nessuno. 

Tutto perché si è  soli come non mai, e si è  vero, si ha paura del salto nel vuoto che si è  compiuto. 

È per questo che ho sopportato quella stronza demente della mia coinquilina, una studentessa inglese di venti anni, che apriva i miei cassetti e si rubava le mie magliette, si spruzzava il mio profumo, che in 2 settimane da nuovo era visibilmente consumato, e rovistava nella mia dispensa o nella mia parte di frigo per mangiarsi le mie scorte. 

Era talmente idiota che apriva la nuova scatola di biscotti. Ma dico io pazienta un pochino che quando è aperta è  più difficile che ti scopro no? Ma vabbè quando il buon Dio ha distribuito l’intelligenza lei ha sicuramente smarrito il foglio con le istruzioni per l’uso!

Anche in quel caso sono rimasta zitta perché finché non la beccavo in flagrante di reato non potevo accusarla di nulla. E poi lei era l’unico contatto che avevo a Londra!

A parte questi ‘piccoli’ problemi di convivenza Londra mi ha accolto nel migliore dei modi. 

Parlando perfettamente Italiano, francese, un ottimo inglese ed uno spagnolo accettabile ho trovato subito lavoro in una compagnia di marketing. 

Il colloquio l’ho fatto a fine settembre e dopo meno di 48 ore ero già stata assunta. Il lavoro sarebbe però iniziato i primi di novembre e quindi io mi trovavo a non fare una beata mazza in una città sconosciuta. 

Ho fatto la turista per un po’ ma stare da sola non era davvero nel mio ‘personaggio’ ed  è stato per questo che quando Marilou’, una mia ex compagna di università a Parigi, mi ha invitato ad andare da lei in America per una settimana ho preso subito la palla al balzo. 

In venti minuti avevo già il biglietto, che mi è costato un rene, ma quello era il periodo in cui avevo deciso di vivere per farmi felice e vedere qualcosa di nuovo di New... a New York. 

Ho preso l’aereo alle 6:30 del mattino elettrizzata come una bambina il giorno del suo compleanno e appena atterrata al JFK di New York ho avvertito la sensazione che qualcosa di bello stava per succedermi. 

Il mio istinto di solito non sbaglia mai, ma certo i primi due giorni sono stati deludenti. 

L’appartamento di Marilou a Brooklyn era delizioso ma lei lavorava dalla mattina alla sera ed io girovagavo per la città da sola rompendomi parecchio i coglioni. 

È stato a New York che ho iniziato ad usare Tinder attivamente. Mi sono detta: ‘Perché no? La parte della moglie senza vera nuziale l’ho fatta per 10 anni ora mi voglio divertire e andare all’avventura.’ 

Diciamo che sfogliando il ‘portfolio’ di Tinder a New York ho trovato davvero una compilation di figoni degni di un calendario ....

Uno in particolare ha attratto la mia attenzione: Louis, un ragazzo di 33 anni. La sua  faccia da canaglia ha subito catalizzato la mia attenzione, poi distava da casa di Marilou solo 10 minuti a piedi. Era perfetto! 

Appena ho ricevuto la notifica :‘It’s a match’ non ho perso tempo e l’ho subito invitato ad uscire. 

Lui ha fatto altrettanto rispondendo subito. La scintilla era partita ed il fuoco si sarebbe acceso a breve ne ero convinta. 

To be continued

mercoledì 31 ottobre 2018

Corri che ti prendo - La storia di Alba Seconda Parte

Riassunto delle puntate precedenti

Parte seconda 

Prima che tutta questa storia iniziasse vivevo una vita che aveva il sapore di una minestra sciapa come quella servita in un ospizio, ed il paragone non  è  stato fatto a caso perché  a  dare inizio al tutto  è  stata una esistenza consumata dalla noia che assomigliava a quella che prova una donna anziana che non vede l’ora che venga la sera per accendere la televisione e vedere quei programmi patetici dove si mette in scena il dramma altrui. 

Non  è sempre stato così ovviamente!

Il destino con me ha avuto sempre un occhio benevolo. Potevo ritenermi abbastanza soddisfatta: certo una taglia in più di reggiseno e una di meno sulle cosce sarebbe stato perfetto, ma vabbe’ diciamo che per un lungo periodo non ho potuto lamentarmi della vita che facevo.  

Sono nata e cresciuta in Belgio da genitori italiani, per la precisione abruzzesi. A 20 anni, ho fatto le valige e mi sono trasferita in Francia, a Parigi per la precisione, dove ho conosciuto Fabien sui banchi dell’università. È lì che ci siamo innamorati. 

Con lui c’è stato subito feeling e dopo il primo incontro non ci siamo più persi di vista per almeno una decina di anni. 

In questa decade di momenti belli ce ne sono stati ma raramente si sono verificati eventi o situazioni che hanno portato a picchi verso l’alto o il basso. 

A parte quando abbiamo deciso di vivere insieme in Belgio o quando stavamo per lasciarci perché io non sopportavo quella stronza arrogante di sua madre che invece di chiamarmi con il mio nome mi etichettava come ‘L’italienne’, -L’italiana - , tutta la nostra vita sembrava scorrere senza grandi entusiasmi o drammi ed io pensavo di essere felice. 

Nell’ultimo anno qualcosa è cambiato e la nostra routine quotidiana sembrava un film già visto un milione di volte con un finale sempre più grigio e spento in cui le domande rimbalzavano silenziose nella mia testa senza mai uscire per trovare, non dico una risposta, ma almeno un confronto da  parte di Fabien. 

I viaggi, che all’inizio erano la nostra passione si stavano diradando come i capelli di un vecchio. Il sesso era ormai scemato verso il punto della quasi castità: si scopava poco con una media miserrima di 2-3 volte massimo al mese, a volte anche meno, e la qualità era di quelle che rasentava la sveltina. 

Insomma quella routine mi stava uccidendo. Non c’erano più stimoli e l’amore si stava trasformando in un affetto fraterno che ci obbligava a restare insieme nella convinzione che l’altro fosse ancora coinvolto.  

È stato questo a farci resistere per poco più di un altro anno. 

Io, da sognatrice incallita quale ero, speravo nel miracolo e mi arrovellavo il cervello per poter trovare il modo per poter tornare al nostro passato. 

Neanche uno dei miei sogni ha visto la luce del sole e al suono della sveglia mi ritrovavo sempre ingabbiata in quella vita che definire di merda era un eufemismo.

Si scivolava sempre nel solito triste e insoddisfacente presente. 

È stato durante la celebrazione del mio trentesimo compleanno che ubriaca fradicia ho trovato il coraggio di fare uscire quel tormento dalla mia bocca e respirare un sospiro di sollievo perché Fabien provava le stesse cose. 

Ci siamo lasciati nel migliore dei modi possibili, stringendoci la mano e ringraziandoci per tutti gli anni piacevoli che avevamo passato insieme. 

È stata la rottura con Fabien che mi ha convinto ad emigrare. Ero stanca di tutto quello che mi circondava e Londra è sempre stata la città che ho amato. 

E’ stato lì che  ho iniziato a correre verso quello che credevo mi avrebbe reso felice. 

Tinder è stata la spinta verso la mia nuova storia dove tutto si è capovolto e trasformato  fino ad arrivare alla morale della storia che è tutto tranne che scontata.  

To be continued

martedì 30 ottobre 2018

Corri che ti prendo- La storia di Alba Prima Parte

Parte prima 

Quante cose si dicono sull’amore? Tutto e il contrario di tutto. 

Di solito la fase dell’innamoramento  è  quella più patetica. È il momento in cui le aspettative ed i sogni volano alti come gabbiani nel cielo.

Fai di tutto per poterli raggiungere ma non hai le ali e salti come un'idiota pensando: ce la posso fare! Questa è la fase delle illusioni, in cui ogni pensiero logico e sensato viene sostituito dalle cazzate che ti racconti quotidianamente pur di non affrontare la realtà. 


Può accadere che invece di volare, corri e insegui con caparbietà quello che vuoi e alla fine magari ce la fai, ma la corsa te la sei fatta tutta su una salita ripida almeno quanto il Monte Bianco. Arrivi alla meta talmente spompata che invece di goderti il panorama cerchi un asciugamano per asciugarti il sudore e possibilmente una bombola dell’ossigeno per riprendere fiato. 

Potrebbe poi anche succedere che un bel giorno, camminando ti rendi conto che quei gabbiani ti hanno abbondantemente cagato in testa. Affretti il passo per dirigerti verso casa sperando che lo sciampo ti tolga quella sensazione di schifo. Forse lo farà, ma intanto tu sei letteralmente nella merda.

Io sono sempre stata una sognatrice e una testarda. Queste due caratteristiche combinate possono formare una miscela esplosiva che di solito conduce su due strade diametralmente opposte: quella della felicità o quella della disperazione. 

A volte le due strade finiscono poi per interporsi per un lasso di tempo e si finisce per non capirci più un cazzo. È il periodo della domande alla Marzullo tipo: 

‘Vale sempre la pena correre o correre ancora ti fa aumentare la pena?’ Sottotitolo: ‘Quel pene vale la pena?’

‘L’ignoto è la sfida che ci cambierà o è la sfiga che ci troverà nell’immenso e sconfinato mondo del Maiunagioia?’ 

‘Ma le domande che mi faccio e a cui non trovo risposta avranno poi un senso o il senso di questo questionare è solo una supercazzola con scappellamento a destra?’ 

Tutto questo preambolo sull’amore vi sembrerà una inutile perdita di tempo. Ed invece no, cari miei! Questo è una parte importante per capire. E capirete, ne sono certa capirete.

L’unica cosa prevedibile di questa avventura è Tinder, è lì che è iniziata la mia storia. Uno swipe verso destra che mi ha fatto scegliere lui, il classico messaggio ‘It’s a Match’ che vuol dire in poche parole che si ‘je piaci pure a lui’, e poi il resto che ho metaforicamente descritto nelle prime battute di questo lungo preambolo. 

A volte non si tratta neanche di essere furbe e scaltre, è semplicemente il caso a metterti in mano le carte, sei tu che decidi come giocartele. Sei poi sempre tu che puoi decidere di cambiare gioco. 

Certo è che quando le carte si rimescolano in tavola è sempre un azzardo. Ogni mescolata produce reazioni imprevedibili da parte dei giocatori. In quei momenti tutto può succedere e quello che non credevi possibile si potrebbe avverarsi.   

To be continued



mercoledì 24 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia - Settima ed Ultima Parte

Riassunto delle puntate precedenti:

Saranno state le 9 di mattina quando sento il campanello del mio studio flat suonare ossessivamente. Con il caffè in mano sono andata ad aprire, era Lucy che senza preavviso aveva deciso di fare irruzione a casa mia per vedere come stavo. 

Alla domanda: ‘Come va con Philip?’ l’ho guardata e mentre le raccontavo quello che era successo  e del mio comportamento da geisha sono scoppiata di nuovo a piangere. 

A quel punto, Lucy mi ha preso per un braccio e mi ha portato fino allo specchio del mio bagno:

Mi sono guardata e avevo i capelli spettinati da matta del villaggio, un colorito che Morticia Adams in confronto sembrava colombiana, e gli occhi spenti, gonfi e cerchiati da occhiaie scure per l’insonnia. Più di tutto mi ha sconvolto l’immagine di una donna che sembrava stesse perdendo la vita ed invece aveva perso ‘solo’ l’amore. 

A quel punto Lucy mi ha domandato: ‘Guarda chi c’è dietro lo specchio? La riconosci? Sembri tu ma in realtà non lo sei. Chi c’è  dietro lo specchio Marzia?’

Non lo so’ Lucy! Non ne ho idea. Sembro io ....’

No Marzia, questa e’ la geisha agonizzante che stai uccidendo tu.  Dagli il colpo di grazia a questa stronza che ti ha portato via Philip. Non esitare!’

Come faccio ad ucciderla e riprendermi Philip?’ 

Sii te stessa. Agisci con la tua testa senza avere nessuna paura. Si sbaglia, si casca e ci si rialza sempre. Cosa hai da perdere a questo punto? Sii sincera con te stessa e con Philip... poi vada come vada, il cielo sarà sempre sopra la tua testa!’

Quelle parole hanno avuto un effetto sorprendente su di me. Prima di tutto per amor proprio avevo deciso che non avrei più indossato una maschera. Per amore, quello che mi legava a Philip, avevo il dovere di chiarire e dire la verità  su chi ero e su cosa avesse portato alla fine della nostra storia. 

Ho deciso di scrivergli una lettera, una cosa che ormai non fa più  nessuno ma che trovavo rispecchiasse la mia vera personalità:

Ciao Capitano! 

C’è stato un tempo in cui credevo che tu avresti condotto la mia vita verso la felicità. Avrei fatto di tutto perché questo potesse accadere e per amore, per troppo amore, ho dimenticato che la felicità è uno stato mentale che ognuno di noi si costruisce da solo.

Mi sono dimenticata di volermi bene e volersi bene è il primo passo per essere felici. Ho insabbiato i miei desideri, le mie opinioni e i miei sogni per accontentare i tuoi. Tutto per starti accanto.

Una cosa è certa, io ho imparato la lezione e per amore, per amore verso me stessa, sarò libera da quella donna-geisha che mi ha fatto perdere te e me insieme!

Questo è stato un prezzo altissimo da pagare almeno quanto il tuo di veder scomparire la personalità della donna che avevi scelto. 

Abbiamo perso Capitano! In questo siamo stati una squadra.  

Ho giocato per anni in una squadra di pallavolo e mi ricordo che quando perdevamo una partita ci riunivamo nello spogliatoio dove prima di analizzare le ragioni tecniche della sconfitta ci abbracciavamo e consolavamo a vicenda, perché in campo si era data ‘l’anima’ per vincere.

Oggi io e te siamo in due spogliatoi divisi da un muro. In questo siamo ridiventati giocatori singoli. 

Non avrebbe dovuto finire così. Se potessi tornare indietro cambierei tante cose. Se è  vero che dietro non si torna e altresì vero che dagli errori si migliora. Prima di tutto bisognerebbe incontrarsi nello stesso spogliatoio e abbracciarsi.  Allora torneremo ad essere una squadra!

Con amore 
Marzia’

Quando ho spedito la lettera l’ho fatto con convinzione ma  senza aspettarmi assolutamente nulla. 
Tre giorni dopo ho ricevuto un mazzo di fiori enorme a casa c’era un biglietto che diceva

Amore mi sei mancata tantissimo! Finalmente sei tornata. D’ora in poi giocheremo sempre insieme. Che si vinca o che si perda saremo una squadra! Ti Amo. Philip’ 

Morale della storia: 
‘Ricordati di volerti bene. Se non ti vuoi bene tu, perché te ne dovrebbero volere gli altri?’

Marzia e Philip sono felicemente sposati da un anno e mezzo e il 10 settembre 2017 e’ nata la loro bambina ‘Isabelle’. 

La geisha e’ finalmente morta e Marzia mi ha rivelato che ‘manco un fiore sulla tomba si è  meritata’ 

The end



martedì 23 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia - Parte Sesta


Col tempo ero ridiventata la geisha di una volta, pronta non solo ad esaudire ma anticipare i desideri di Philip. 

Era sempre lui che decideva dove, come, quando e cosa fare, e questo non perché era o si sentiva un maschio Alfa, ma perché io facevo sempre non uno ma cento passi indietro per paura di poter dire o fare qualcosa di sbagliato che avrebbe compromesso la nostra relazione. 

È stato invece proprio questo a farla crollare rovinosamente.  

Un pomeriggio di maggio, quando l’inverno stava facendo definitivamente le valigie per far posto ai primi deboli raggi di sole su Londra ed io ero immersa sui miei libri e appunti per la preparazione degli esami e della tesi finale del mio master in finanza, ho ricevuto un messaggio da Philip: 

Ciao Marzia, so che sei impegnatissima con lo studio ma vorrei vederti stasera perché dobbiamo parlare

Quel messaggio mi ha lasciata perplessa e la solita ossessiva domanda si è riaffacciata martellante nella mia mente: ‘Cosa ho fatto di sbagliato questa volta? Dove ho sbagliato?’ 

La geisha ha risposto dopo 30 secondi netti: ‘Ciao Amore, certo! Il tempo per te lo trovo sempre!’ 

Ci siamo incontrati verso le 6 di sera in un pub nell’area di Clapham, dove c’era l’ufficio di Philip. 

Clapham è davvero una zona che adoro! È un quartiere che si trova a sud di Londra e racchiude in sé l’eleganza sobria dello stile inglese, il verde dei parchi ben curati e una varietà di pub e ristoranti che rispecchiano la multietnicità della capitale del Regno Unito. 

Sono scesa dal bus e ho visto la marea di gente che si avviava verso la metro per tornare a casa. Per loro lo stress della giornata era finito, io invece avevo una tenaglia che mi faceva contorcere lo stomaco e una sensazione premonitrice che qualcosa di brutto stesse per accadere. 

Poche volte il mio istinto si sbagliava, e anche questa volta non ha fatto eccezione. 

Arrivata al pub apro noto subito Philip al bancone che accenna un sorriso triste e malinconico.  È stato lui ad iniziare subito il discorso e dopo qualche preambolo e’ arrivata la pillola avvelenata:

Marzia, io ho bisogno di una donna che ‘faccia squadra con me’, che proponga e mi corregga, se ce ne fosse bisogno. Che mi  faccia vedere un lato diverso delle cose e delle situazioni. Tu purtroppo non sei la donna che credevo. Quella che ho incontrato nei primi mesi della nostra storia era una donna sicura che sapeva cosa voleva e lo ha ottenuto. La donna che ho oggi di fronte non ne è neanche l’ombra. Mi dispiace Marzia, ma io sono sempre stato sincero soprattutto con me stesso. Non posso continuare a stare con un donna che non stimo.’ 

Quelle parole sono state più pesanti delle pietre e mi hanno lasciata immobile. Sia io che la geisha  eravamo in silenzio totalmente anestetizzate da quella situazione. 

Marzia, non dici nulla?

Ad un certo punto sento una vocina dentro di me, era la geisha: ‘Digli che cambierai, che diventerai come lui ti vuole... Abbraccialo! Sbrigati Marzia, abbraccialo ora digli che lo ami da morire, piangi mettiti in ginocchio ... fallo ora prima che sia troppo tardi

Nessuno dei suggerimenti della geisha è stato messo in atto. Senza dire una parola, mi sono alzata ho dato due baci sulla guancia a Philip, mi sono girata e me ne sono andata.

Ho camminato fino alla metro come uno zombie e contavo i minuti per poter riaprire la porta di casa e dare sfogo al mio dolore. Arrivata a casa ho buttatto fuori l’anima per quanto ho pianto!

La mattina dopo non me la sentivo di andare in biblioteca per studiare e ho scritto un messaggio a Lucy, la mia compagna di università, dicendole che non mi sentivo bene. Il giorno dopo, e quello dopo ancora sempre la stessa storia. 

È stato il terzo giorno che Lucy è venuta a casa mia e mi ha impartito una lezione che non dimenticherò mai!

To be continued 

lunedì 22 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia - Parte Quinta

Reassunto delle puntate precedenti:
clicca qui per leggere la prima parte
clicca qui per leggere la seconda parte
clicca qui per leggere la terza parte
clicca qui per leggere la quarta parte

Essere me stessa in ‘pubblico’ è stata per me la vittoria più eclatante. Ma quella sera stava avvenendo qualcos’altro di completamente nuovo. 

Dopo un ora di chiacchiere con Philip mi sentivo talmente a mio agio con lui che mi sembrava di conoscerlo da una vita ma con gli occhi di chi si è incontrato per la prima volta. 

Lo guardavo gesticolare, bere, e mi scioglievo ogni volta che si mordeva il labbro inferiore. 

Sarà stata la luna piena, il troppo vino o il fatto che io certe emozioni non le avevo mai provate ma la serata si è conclusa a casa sua dove ha aperto la porta, mi ha preso in braccio, come si fa con le spose, e mi ha portato in camera. 

Non ci crederete ma è stato come fare l’amore per la prima volta. Tutto è stato perfetto. Io mi sentivo PERFETTA. 

La mattina dopo mi sono svegliata con la luce tenue del sole che filtrava dalle spesse tende di velluto blu. 

Ho aperto gli occhi e ho visto che lui non c’era dall’altra parte del letto. Mi sono alzata ed ero sola nell’appartamento. Sono andata in cucina e sul tavolo c’era un biglietto:

Se stai leggendo questo biglietto vuol dire che sei già sveglia e non stai bevendo il tuo cappuccino... ce la metterò tutta per fartelo arrivare il prima possibile. Aspettami! xxx’ 

Si era ricordato che la sera prima gli avevo detto che senza il mio cappuccino sono un automa. Questa volta lo avrei aspettato anche 100 anni e lo avrei ringraziato anche se avesse portato il classico cappuccino ‘sciacquone’ che trovi a Londra.

Mi sono seduta e ho riletto almeno tre volte quel messaggio. Dopo poco sento aprire la porta: era Philip che sorridente come un bambino mi portava il cappuccino ed i muffin per la colazione. 

Abbiamo fatto colazione insieme ridendo e scherzando su tutto e  da lì in poi è iniziata la nostra relazione. 

I primi mesi sono stati magnifici, giorno dopo giorno sentivo che mi stavo innamorando di quel ragazzo scozzese dagli occhi color del mare e i capelli color ruggine. 

Giuro stavolta a far ‘svegliare’ la geisha non è stata la paura di restare sola, ma il terrore di poter perdere lui! 

Si e’ stato proprio questo a far si che quella maledetta rientrasse in possesso del mio corpo iniettandomi lentamente tutte le mie insicurezze amplificate fino all’inverosimile perché io a quel punto ero, per la prima volta in vita mia, innamorata. 

Nonostante io volessi essere io, la geisha trovava sempre la paura giusta per poter parlare al mio posto:

Philip: ‘Marzia, mi dispiace ma sabato devo andare all’allenamento di rugby e domenica ho il compleanno del mio ex compagno di squadra quindi non ci possiamo vedere. Scusa, se vuoi non vado ....’ 

La geisha: ‘Ma certo che devi andare! Divertiti! So che il rugby  è la tua passione e i tuoi amici sono importanti’
In realtà avrei detto: ‘Philip ci possiamo vedere solo sabato e domenica ... io in uno di questi due giorni ti vorrei vedere, quindi scegli tu : o l’allenamento o il compleanno!’ 

Philip: ‘Tesoro avevo pensato anche questo week end di andare in campeggio, so che a te non piace se vuoi proponi tu qualcosa da fare’

La geisha: ‘Amore ma no! Per me l’importante e’ che stiamo insieme poi il campeggio non è così male’
In realtà io avrei detto: ‘Philip, per carità di Dio, io a dormire sui serci e con le formiche che me se magnano pure l’organi interni non ce vengo! Semmai prenotiamo un bel cottage nella campagna inglese e si fa un week end romantico. Oppure ancora meglio si risparmiano i soldi e a fine anno si va in Messico’ 

Philip: ‘Marzia io vorrei andare a mangiare il curry, se per te e’ troppo piccante possiamo andare da qualche altra parte...’

La geisha avrebbe detto: ‘Ma no, mi sta piacendo il curry indiano. La prima volta che l’ho assaggiato aveva un sapore strano ora invece lo trovo gradevole’ 
In realtà  io avrei detto: ‘Eh no Philip il curry no. A parte che e’ talmente piccante che mi fa lacrimare gli occhi ... per non dirti poi che dopo mi fa cagare fiamme di fuoco. Magari ci prendiamo una pizza e tu te la condisci con l’olio al peperoncino di Calabria. Vedrai che non resterai deluso’

È stata lei, quella puttana della geisha a farmi piangere lacrime nuove che non avevano il sapore della sconfitta ma il fragore del mio cuore spezzato. 

To be continued