giovedì 8 novembre 2018

Corri che ti prendo - La storia di Alba Settima Parte


Settima Parte 

Questa volta avevo fatto centro! Louis era deciso ad allenarmi per la maratona. 

Non c’è nulla che faccia sentire un uomo importante più di fargli credere che lui sia indispensabile per raggiungere i tuoi obiettivi. Lui però non sapeva che l’obiettivo non era la corsa ma farlo innamorare. 

Certo i primi tempi sono stati duri. Diciamo che più di una volta non sono andata in ufficio perché letteralmente non riuscivo a muovermi dal letto. 

Dopo qualche settimana dal mio primo allenamento con lui sentivo che la scintilla tra noi si stava riaccendendo. Lui mi mandava messaggi tutti i giorni in cui flirtavamo come due piccioncini. 

Mancava solo il sesso, ed alla fine è arrivato pure quello! 

È stato un sabato sera quando lui a mezzanotte spaccata mi manda un messaggio: ‘Stasera ho voglia di te!’

Non me lo sono fatto ripetere due volte! In 20 minuti mi sono depilata, profumata e ho indossato il completino intimo più sexy che avevo coperto dal vestitino nero attillato che indossai quando ci siamo visti a New York per la prima volta. 

Passata mezz’ora dal suo messaggio io era già sul taxi contando anche i secondi che mi dividevano da lui. 

Appena mi ha aperto la porta la passione si riaccese tra mille scintille. Fanculo la maratona di Londra, la maratona del sesso quella sera l’abbiamo superata a pieni voti andando avanti 'in progressione' fino a mattina inoltrata. 

Nella mia testa tutto ricominciava da lì. New York era stato la prefazione, Londra sarebbe stata la location dei nostri capitoli più belli. 

Ancora una volta i miei sogni hanno deciso di prendere una direzione opposta. 

Dopo quella notte i messaggi si sono diradati. Ci vedevamo sempre per l’allenamento del sabato ma lui sembrava distante anni luce da quello degli ultimi tempi. 

Tutte le mie proposte di uscire insieme erano sono state educatamente rifiutate con la solita scusa: ‘Scusami ma sono parecchio impegnato’.

Le domande ricorrenti che ronzava nella mia testa era: ‘Ma ne vale la pena? Tutti i miei sforzi verranno ricompensati? Avrò poi il meritato premio?

È stato di nuovo Instargam la chiave soluzione. Ma stavolta mi ha rivelato la cruda ed infame verità.  

Louis era si impegnato ma il lavoro non c’entrava nulla, era una brunetta con il corpo da barbie, venti strati visibili di fondotinta e la bocca a culo di gallina ad impiegare il suo tempo.  

Quelle foto di lui che la stringevano come un polipo e i loro sguardi complici mi hanno devastato. 

Tutta la fatica che avevo messo per corrergli dietro si stava rivelando vana. 

Non voleva neanche più allenarmi per la maratona e la scusa è stata davvero patetica: 

Alba scusami ma manca solo un mese alla maratona. Voglio arrivare almeno tra i primi 10, e per riuscire devo concentrarmi solo sulla mia corsa. Quindi non posso allenarti più’

Come a dire: ‘Non voglio zavorre, Io corro da solo’.  

Ora a questo punto la situazione era chiara: lui mi aveva usata e gettata via ancora una volta. Questo era il momento di giocarmi l’ultima carta dicendogli cosa provavo per lui. 

L’ho incontrato un venerdì al solito pub dove si riuniva con i colleghi. Ho raccolto tutte le mie forze, respirato profondamente e guardandolo negli occhi gli ho rivelato che io ero innamorata di lui.

Louis mi ha risposto: ‘Alba tu sei una ragazza molto carina e simpatica, scopi pure bene ma la cosa per me finisce qui. Io non sono coinvolto sentimentalmente. Mi dispiace. Ti auguro il meglio’ 

Me ne sono andata con i pugni chiusi e una voglia incontenibile di correre a casa. Ero consapevole del fatto che le probabilità di essere rifiutata erano altissime ma volevo che lui sapesse cosa provavo. 

È stato liberatorio far uscire i miei sentimenti per poi dare un sonoro calcio in culo e dato un sonoro calcio in culo a tutte le illusioni che la mia testa aveva prodotto. 

Sono rientrata a casa quella sera sorpresa di vedere che dai miei occhi non era uscita neanche una lacrima. 
  
Sono scivolata tra le lenzuola esausta più di quando mi allenavo macinado chilomemtri che le mie povere gambe non reggevano. Ho chiuso gli occhi inghiottita in un sonno senza sogni. 

Volevo farlo scomparire e come al solito ce l’avrei messa tutta per riuscirci. 

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