Dominatrix
La Storia di Jenny
Ottava e ultima parte
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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
Un giorno, ero nel mio appartamento a riflettere su come uscire da quel marasma quando ricevo una chiamata di N.
Mi aveva procurato un colloquio di lavoro per una compagnia di eventi, dove stavano cercando una senior marketing communicator per una azienda di cui il fondatore era un suo caro amico. Il destino balordo ha poi voluto che la posizione aperta era per una persona di madre lingua italiana.
Non nascondo che ero talmente terrorizzata che ripensavo al mio esame di maturità come se fosse stata una passeggiata.
L’appuntamento era fissato per il pomeriggio stesso, non avevo un Curriculum Vitae adeguato, anzi inventato per l’occasione, e soprattutto capivo di marketing come miss universo capisce di riscaldamento globale... ossia una emerita cippa!
Quel giorno ho mentito a N. dicendo che avevo la febbre e lui c’e’ cascato ovviamente. Come poteva dubitare?
Ho trascorso tre giorni e tre notti a leggere di marketing e comunicazione aziendale. Ho studiato teorie e le migliori risposte da dare ai colloqui. Non ero pronta. Non lo ero affatto, ma dovevo affrontare quella situazione così il quarto giorno ho chiamato l’azienda chiedendo se era ancora possibile fare il colloquio.
Ho pregato affinché mi dicessero: 'No signorina i colloqui sono terminati. La terremo in considerazione per il futuro’. E invece NO! La segretaria mi ha detto che potevo andare anche il pomeriggio stesso.
Ero distrutta dalla fatica e avevo davvero paura di fare una gran figura di merda.
I miei timori si sono puntualmente avverati perché il colloquio è stato una catastrofe. Pure topo Gigio si sarebbe accorto che mi stavo arrampicando sugli specchi e non sapevo neanche interpretare le domande che mi venivano rivolte.
Il momento finale del colloquio e’ stato quello più umiliante. Mi e’ stato chiesto di fornire le referenze con tanto di telefono o email per poter verificare che tutte le stronzate che avevo inserito nel Curriculum Vitae fossero vere.
Ho guardato le due persone che mi stavano facendo il colloquio e senza neanche accorgermene sono scoppiata a piangere. Ma non la solita lacrimuccia che riga il viso. No ho pianto come se non ci fosse stato un domani e sono uscita dalla stanza come una pazza esce dal manicomio dopo l’elettroshock.
Arrivata a casa mi sono guardata allo specchio: avevo il trucco colato sugli occhi e il viso gonfio come chi ha preso una raffica di schiaffi.
Avevo recitato fino ad ora la parte della ragazza di successo per poter giustificare il tenore di vita benestante ottenuto in realtà insultando un uomo per farlo eccitare. Anche se non vendevo il mio corpo, facevo quello per cui erano pagate le prostitute.
Quel pensiero mi ha dato la nausea. Volevo tornare ad essere chi ero: una ragazza che lavora onestamente per raggiungere quello che vuole.
Quel pensiero mi ha dato la nausea. Volevo tornare ad essere chi ero: una ragazza che lavora onestamente per raggiungere quello che vuole.
La parte difficile e’ stata rivelare tutto a N. Lui all’inizio ha pensato che lo stessi prendendo in giro. Quando ha realizzato che dicevo la verita’ mi ha guardato e mi ha detto: ‘Non voglio avere a che fare con gentaglia come te. Sei una bugiarda, una manipolatrice ... una puttana!’. Si e’ poi girato e ha sbattuto la porta dietro di se mettendo la parola fine alla nostra relazione.
Una puttana... cosi’ mi aveva definito. Se ci ripenso ancora risento la sua voce e quelle sue ultime parole. Ancora bruciano come il limone sugli occhi.
Tinder mi aveva dato l’opportunità di vivere per un po' il mio sogno da ricca, di poter fingere di essere un’altra persona e indirettamente mi ha permesso di scoprire l'amore.
Ho dovuto vendere le borse e le scarpe e con il ricavato ho dato l’acconto per una stanza in un appartamento a Stratford, una area ad est di Londra, da condividere con altre tre ragazze. Il prossimo passo e' stato cercare un lavoro e l’ho trovato come Receptionist in un hotel di lusso.
Li' vedevo ogni giorno donne ricchissime vestite con abiti stupendi. Le guardavo incantata ma poi ripensavo al mio periodo da donna con le Jimmy Choo ai piedi e i vestiti sartoriali. Credevo di avere tutto ma non avevo me stessa.
Sarei ipocrita a non dirvi che quella libertà economica mi mancava e mi manca tutt'oggi. Il salario del mio nuovo lavoro non era granchè ma era il mio inizio.
Un nuovo inizio! In quel hotel ho trovato tanti amici che nel tempo sono diventati la mia seconda famiglia. Oggi ripenso a quel periodo e mi sembra ancora che tutto sia stato un sogno. Un sogno diventato incubo che ha poi fatto svegliare una me nuova, diversa.
Li' vedevo ogni giorno donne ricchissime vestite con abiti stupendi. Le guardavo incantata ma poi ripensavo al mio periodo da donna con le Jimmy Choo ai piedi e i vestiti sartoriali. Credevo di avere tutto ma non avevo me stessa.
Sarei ipocrita a non dirvi che quella libertà economica mi mancava e mi manca tutt'oggi. Il salario del mio nuovo lavoro non era granchè ma era il mio inizio.
Un nuovo inizio! In quel hotel ho trovato tanti amici che nel tempo sono diventati la mia seconda famiglia. Oggi ripenso a quel periodo e mi sembra ancora che tutto sia stato un sogno. Un sogno diventato incubo che ha poi fatto svegliare una me nuova, diversa.
Morale della storia: Tutto si paga e quando arriva il conto l’oste vuole essere pagato. Certe storie insegnano che e' meglio fare un passo alla volta e raggiungere il tuo massimo senza barare. Nessuno ti regala niente per niente e quella stronza della vita non fa sconti a nessuno.
The End

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