giovedì 30 agosto 2018

Nata Cattiva - La storia di Carmen Seconda Parte

Nata Cattiva


Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
http://marilenaonorato.com/ 

clicca qui per leggere la prima parte


La mia vita è trascorsa in un paesino calabro dove la mia personalità cattiva si è sviluppata giorno dopo giorno. Fin dalla tenera infanzia infatti la cattiveria è germogliata forte e rigorosa come una pianta velenosa pronta a infettare chiunque la toccasse. 

Io era infatti la ragazzina che bullizzava i più deboli: ricordo che la mia vittima preferita era Anna, una bambina in sovrappeso che chiamavo Annona la Grassona. Sono stata poi l’adolescente che inventava bugie per far litigare i miei compagni di scuola. Per poi diventare la giovane donna che appena assunta come segretaria in uno studio medico ha ‘preso in antipatia' una sua collega, solo perché più bella e capace di lei, e ha fatto in modo di farla licenziare producendo volontariamente errori sul lavoro e attribuendoli a lei. 

Definirmi cattiva è sicuramente un complimento. Io ero la classica bastarda che ognuno non si augura mai di trovare sulla propria strada. 

Per comprendere il perché, bisogna ritornare indietro nel tempo. La delusione dei miei genitori nel mettere al mondo una bambina è stata sempre il punto focale della mia infanzia, come la favola della buona notte che iniziava così: ‘C’era una volta una regina che voleva tanto un bambino e invece sei nata tu... ma vabbè noi ti vogliamo bene lo stesso’.

Per la cronaca, mia madre si chiamava davvero Regina ma non aveva assolutamente nulla di regale. Era una donna sciatta, maleducata e profondamente infelice. La sua infelicità era alleviata dall’alcool che consumava già di prima mattina. 

Uno dei ricordi più nitidi che ho della mia infanzia era l’immagine di me seduta in cucina con il mio latte e cioccolata e mia madre con il suo primo Gin Tonic della giornata. Molte volte era talmente ubriaca che si dimenticava di venirmi a prendere a scuola. 

Ho perso il conto poi di quante volte sono stata picchiata perché a casa non c’era il Gin. Ricordo che un natale giocando in cucina ho fatto accidentalmente cadere la sua preziosa bottiglia di Gin. Per questo errore ho preso talmente tante botte che sono finita al pronto soccorso. 

Ero il punching ball della dipendenza di mia madre a cui nonostante tutto volevo e voglio bene perché lei c’è stata e non mi ha mai abbandonato come ha fatto quell’infame di mio padre. 

Di lui ho vaghi ricordi. Quando avevo 9 anni è stato arrestato per rapina a mano armata e dopo aver scontato la pena è sparito per sempre. 

Come potete bene immaginare non ho mai avuto amici veri ma pochi conoscenti che appena scoprivano il mio livello di cattiveria mi evitavano come si evitano i gatti neri che attraversano la strada. 

Ad essere sinceri la gente mi schifava proprio. Come dargli torto? Ma il fatto che la mia cattiveria fosse stata neutralizzata dall’indifferenza altrui mi faceva stare malissimo. Non potevo più farla uscire. Mi sentivo come un drogato senza droga. 

Stavo di merda e l’unica soluzione era emigrare. Via da quel cesso di paese dove neanche lo spazzino mi rivolgeva la parola. Volevo trasferirmi in una città grande per espandere a ragnatela la mia cattiveria. 

La scelta è ricaduta su Parigi perché adoro la lingua francese e poi, devo ammetterlo, spargere il mio veleno nella città degli innamorati era una sfida allettante per una professionista della cattiveria come me. 

È stato pochissimo tempo dopo essermi trasferita nella capitale francese che ho iniziato ad utilizzare Tinder per trovare le mie vittime. In fondo, ero una ragazza di trenta anni con un viso dai tratti regolari, due occhi neri come la notte e le classiche curve mediterranee. Avrei dovuto solo buttare l’esca e scegliere bene il pesce che avrei poi arrostito. 


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