S come Sesso
La storia di Sara
L’appuntamento dove viveva I. era ‘ad un tiro di schioppo’ da casa mia. L’opzione proposta del sito di trasporto londinese consigliava di prendere l’autobus, casa sua era a sole due fermate da dove vivo io all’epoca. Io ovviamente sono corsa da lui come una bambina la mattina di natale che si rotola per le scale per aprire il regalo. Avrei messo le ali ai piedi per aprire il mio ‘pacco’ e speravo con tutto il cuore che stavolta quel vecchio rincoglionito di Babbo Natale avesse portato il regalo giusto. E indovinate un po’? Lo aveva fatto davvero! Il sesso con I. era un vortice di passione travolgente in cui l’orgasmo non era più un ricordo vago che assomigliava ad una leggenda metropolitana ma una splendida realta’.
Il romanticismo era completamente assente ma la cosa davvero non aveva neanche sfiorato la mia mente all'inizio. Dopo anni di zucchero avevo bisogno del peperoncino ed I. ne era fornitissimo e lo sapeva pure ‘cucinare’. La prima settimana tutte le sere le ho passate nel suo letto. Mai una debacle. MAI. Il pre, durante e dopo era da manuale. Il ragazzo era sicuramente un discepolo fedele del Roccone Siffredi nazionale e finalmente sfatava il mito che gli inglesi sotto le lenzuola non sono grandi amatori. Be’ diciamo che I. era nato e cresciuto a Londra ma aveva origini spagnole. Diciamo pure che condiva bene l’jamon con le spezie giuste ed i risultati erano davvero notevoli.
La mattina in ufficio arrivavo sempre con un sorriso che mi scoperchiava la faccia. Salutavo tutti, anche quella stronza patentata della receptionist che con i suoi modi acidi mi metteva sempre a disagio. Avrei voluto gridarle:‘Scopa Adele! Scopa e vedrai che la frustrazione e la cattiveria spariranno come per magia’. Il sesso stava risolvendo e risollevando la mia vita. Ero più gentile, disponibile all’aiuto e diffondevo felicita' e buonumore a go go. Mi sentivo dannatamente fortunata ad avere I. nella mia vita. Era proprio quello che cercavo in quel momento, ossia la perfetta antitesi di Andy. Era lui che mi cercava sempre. Sempre lui che non appena ero sulla sua porta mi toglieva i vestiti ed iniziava la sua arte in ogni angolo della casa compreso il ripostiglio per i detersivi e l’aspirapolvere.
Le prime volte io mi sentivo inadeguata, poi quando il ‘rodaggio’ e’ terminato ero io a prendere l’iniziativa arrivando a casa sua senza invito e, sfidando il gelido inverno londinese, mi presentavo con tacchi vertiginosi e ‘sotto il cappotto niente. Tutto e’ andato meravigliosamente per le prime due settimane.
Io speravo che al sesso si aggiungesse una uscita con lui fuori dalle quattro mura. Non pretendevo la cena a lume di candela, mi sarei accontentata di una pizza sotto casa sua, ed invece si finiva sempre con la solita cena cinese take away consumata sul divano. Dio sa se cio’ provato a proporglielo ma ogni volta che lo invitavo lui rifiutava dicendo: ‘Quello che ci serve sta qui perché andare fuori?’. La cosa pero’ davvero bizzarra era un’altra: non voleva avere il mio numero di cellulare ed io non avevo il suo. Ogni messaggio che ci scambiavamo era infatti solo ed esclusivamente tramite la chat di Tinder.
Il tempo aveva affievolito i toni caldi della nostra ‘luna di miele’ che, all’inizio, mi sembrava così perfetta. Poi un giorno mi ha mandato un messaggio: ‘Vado in Scozia a trovare i mie’. Non so che lavoro facesse I. ma ho scoperto che l’appartamento di tre stanze nel quartierino lussuoso di Putney, dove le case costano un'occhio della testa, gli era stato gentilmente donato dai genitori che, dopo aver lavorato una vita, si erano trasferiti nella ridente Edimburgo. Due giorni dopo la sua partenza, nonostante tutto, avevo nostalgia del mio toy boy, e volevo mandargli un messaggio. Guardando l’app, mi aspettavo che ora la distanza segnalata da Tinder tra noi ‘Londra-Edimburgo’ fosse di interminabili kilometri. Con mia grande sorpresa era sempre di 600 metri.
A quel punto i miei pensieri si sono accavallati come stormi di uccelli ubriachi. In un primo momento ho pensato: ‘Ma questo aggeggio non funziona. Non e’ possibile lui sia ancora così vicino!’. Poi il dubbio: ‘Che motivo avrebbe di mentirmi? mica abbiamo una relazione? Se non voleva vedermi poteva dirmelo no?’. Infine la decisione: sarei andata a controllare. Infondo: ‘why not’ perche’ no?.
Quella sera ho sfidato la pioggia ed il vento che faceva piegare gli alberi per andare a scoprire se lui fosse o no a Londra. Per gran parte del percorso, a camminare quasi di fianco a me c’era una ragazza bionda che barcollava su vertiginosi tacchi a spillo. Il giacchino di pelle nera le avvolgeva un corpo da Barbie ed il make up era perfetto, completato dall’immancabile rossetto rosso scarlatto che le tingeva le labbra ben disegnate in perfetto match con lo smalto che le laccava le unghie fresche di manicure. Io con la mia faccia da Sherlock Holmes pronta ad indagare, lei con lo sguardo di chi stasera si sarebbe divertita. E pure tanto! Osservandola pensavo: ‘Eh brava Barbie che stasera sta in tiro per il suo Ken. Beata te!’. Arriviamo entrambe davanti al portone del palazzo dove viveva I.. Eh penso: ‘Ma guada tu le coincidenze!’. Lei allunga il passo e all’ultimissimo metro si avvia al portone d’ingresso della casa di I. ,giusto un secondo prima di me. Da dietro vedo le sue manine bianchissime e delicate pigiare senza esitazione il pulsante 4. Che indovinate un po’? Si esatto l’appartamento di I. Questa pero’ non e’ una coincidenza. Ero andata a cercare rogna? L’avevo trovata! Anzi avevo beccato proprio la carogna. E pure in flagrante. Dopo pochi secondi, dall’altra parte del citofono sento la sua: ‘Vieni su gattina in calore’. E’ stato in quel momento che nonostante il freddo, ho sentito una goccia di sudore che mi attraversava la schiena. Quel bastardo usava la stessa identica frase anche con me, ma stavolta e’ stata la ‘Barbie’ ad aprire il portone, infilarsi nell’ascensore e farsi trapanare dall’attrezzo di I. In quel momento ho capito che se Dio aveva donato invidiabili arti amatorie al bellimbusto, certo aveva davvero scarseggiato nella creatività oratoria. Ma d’altronde I. la fantasia la usava in altri modi.
Incamminandomi verso casa di I. la mia intenzione era di prendere ‘il toro per le corna’ ed invece la sorte mi aveva fatto scoprire che le ‘corna’ le portavo io. Tutto sembrava irreale. Ed invece e’ successo a me. Neanche la trama di un film studiato a tavolino avrebbe permesso una tale sincronia di eventi così ben allineati. O forse doveva succedere ed e’ successo proprio quella sera invernale, con la luna coperta da nuvole nere e il vento che mi tagliava la faccia.
E’ stato in quel momento che ho capito che io per I. ero una tra le tante e che, seppur ero stata orfana di sesso da tempo immemore, non volevo essere trattata come una concubina. La monogamia e’ sempre stata un mio punto fermo, ed il sesso senza nessuna altra affinità avrebbe finito per assomigliare al mio matrimonio: ‘Una scatola dove trovi magari tanti cioccolatini alla menta che ti fanno schifo ed invece nessuno al cioccolato al latte di cui non puoi fare a meno”.
Era venuto il momento di ampliare la ricerca e cercare qualcuno che fosse capace di apprezzarmi come persona e desiderarmi come donna. Chiedevo troppo? Forse si, ma alla mia età la cosa che desideravo di più era un figlio da crescere con un uomo al mio fianco. Il toy boy era andato bene per un po’, poi si doveva cercare di meglio. Sulla strada di casa mando un messaggio a I.: “Come e’ il tempo ad Edimburgo? Scommetto bollente! Salutami Barbie!’. Lui non ha mai risposto al mio messaggio e da allora non ho mai più incrociato la sua strada.
Ripensando a quel periodo della mia vita, non lo ricordo con amarezza. E’ stata una parentesi che mi ha permesso di rimettermi in gioco e giocare. C’era molto di piu’ che mi aspettava dietro l’angolo. Meritavo di meglio e sapevo che stare con le braccia conserte a rimuginare non sarebbe servito. Cercare poi di conquistarlo davvero non mi interessava. Era tempo di tornare dal mio caro e vecchio amico ‘Tinderello’ e sfidare nuovamente la sorte.
Da quando avevo iniziato a frequentare I. non controllavo i messaggi sul profilo di Tinder e, appena l’ho fatto ne ho trovato subito uno che ha, non so perché, attirato la mia attenzione.
Ad inviarmelo era L., 37 anni occhi marroni e tratti indiani. Nel suo script di presentazione si leggeva: ‘1 metro e 85 se vuoi scoprire di più contattami. Mi piacciono le donne curiose!’. Ho passato al vaglio le sue foto sull’app e oltre al fisico al mare, L. si mostrava in giacca e cravatta pronto per il lavoro, sorridente e circondato da amici e boccali di birra mezzi vuoti. Il suo messaggio diceva: “Ciao, ho deciso di darti una chance sembri davvero carina”. Sottotitolo: ‘Congratulazioni sei stata selezionata. Si tu! Proprio tu! Ho scelto te tra le tante super fighe photoshoppate che affollano l’app.’. Avrei dovuto mandarlo a cagare subito, ed invece complice la mia vulnerabilità ed il bisogno di essere parte di qualcosa mi sono lanciata di nuovo. Dove sarei atterrata ancora non lo sapevo e, a quel punto volevo scoprirlo.
I tuoi TINDER-POST li leggo tutti d’un fiato...mi appassionano... ma quello che non mi piace è... che devo aspettare più di 24 ore per leggere il seguito!!
RispondiEliminaScusa io sono la tipa: tutto e subito!!
Belli davvero
Aspetto con trepidazione la terza parte!! Avvisami please!!
Brava Vale 10+
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiElimina