venerdì 6 luglio 2018

S come Sesso Parte Quarta

S come Sesso

La realtà di merda era composta nell’ordine da : 

Un lavoro di merda che, nonostante lo stipendio soddisfacente, non compensava le interminabili ore davanti al computer a organizzare dati del cazzo di cui neanche capivo bene il senso. 
Un appartamento situato in una zona carina ma decisamente ammobiliato da un daltonico isterico che, nella fattispecie era il mio padrone di casa il quale aveva scelto, o meglio raccattato al mercatino delle pulci, una accozzaglia di mobili ognuno di uno stile diverso e dai colori che neanche Arlecchino avrebbe accostato.
Dulcis in fundo, il mio matrimonio mi aveva talmente allontanato dai i miei veri amici facendomi apparire ai loro occhi come una snob che aveva tutto nella vita e non aveva bisogno di nessuno. 

Ecco in tutto questo mare di tristezza i miei orgasmi mentali erano l’unica cosa che faceva andare avanti la mia esistenza anche se, come ogni droga, appena svaniva l’effetto, io ritornavo nella fossa dell’anonimato dove ogni speranza era davvero lasciata al desiderio che, non qualcuno, ma L. entrasse. 

Nel frattempo i messaggi di L. erano sempre più intensi e frequenti e ultimamente ci telefonavamo la sera. Lunghe telefonate dove si parlava principalmente della mia vita perché volevo che lui sapesse chi fossi. Non mi sarei piu’ nascosta dietro nessuna bugia o falsità lo avevo promesso a me stessa il giorno che avevo deciso di divorziare. Dopo 7 giorni dal nostro appuntamento aperto forzatamente anche ai suoi amici, finalmente L. mi propone una seconda uscita ed io, senza pensarci due volte accetto. Tanto mica poteva andare peggio della prima volta no?

Ho contato le ore e i minuti che mi dividevano dal mio incontro con L.. Per l’occasione volevo essere al top. Just in case- Tanto per essere pronta. Tutto doveva essere perfetto. Appuntamento pomeridiano in un prestigioso salone di bellezza, nel lussuoso quartiere di Chelsea, dove la prima tappa e’ stata dal parrucchiere per taglio nuovo e piega con l’aggiunta di un trattamento speciale per rendere i capelli morbidi e setosi. La modella bionda di Panten me doveva spiccia’ casa! A seguire dall’estetista: ceretta totale, messaggio drenante, mani e piedi. 

Solo Dio sa quante bestemmie ho tirato giù quando mi hanno presentato il conto, anche perche’ l’ho nominato piu’ volte in quella occasione. Trecento Novanta e Novanta Centesimi sono volati via con la mia carta di credito in una sola strisciata. La receptionist che ha operato la transazione mi ha guardato e con un sorriso da stronza mi ha detto: “Certo avresti avuto bisogno anche della tinta si vedono un po’ di capelli bianchi, e poi anche di un massaggio anticellulite per rassodare un po’ le gambe. Prossima volta ok? Lasciaci un feedback positivo sul nostro sito’. Io ho sorriso ho mostrato il dito medio, ho girato i tacchi e sono uscita. Per la modica cifra di quasi quattrocento pounds mi sono voluta togliere la soddisfazione di mandarla a fare in culo senza neanche usare una vocale. I soldi li ha presi e io mi sono presa la mia soddisfazione. 

Incontro L. nel pub di Covern Garden dove ci eravamo dati appuntamento la prima volta. Lui arriva in tempo ma quando lo vedo accompagnato da altri due ragazzi e una ragazza sento la bile formarsi nel mio stomaco e le vene delle tempie pulsare all’impazzata. Lui con sorriso sornione mi dice: ‘Ti presento i miei amici’. Avrei voluto replicare la scena fatta poche ore prima nel salone di bellezza ma la mia rabbia era ingabbiata nella delusione. 

Ero ferma immobile, come congelata e quando l’allegra compagnia si e’ presentata e’ stato come risvegliarmi dai miei orgasmi mentali e tornare nella realtà di merda. Siamo entrati tutti nel pub abbiamo ordinato le birre e dopo i soliti: ‘Come ti chiami?’ ‘Che fai nella vita? ‘E si piove sempre a Londra, e la metro e’ sempre piena di mattina’ e altre cazzate varie, l’argomento e’ virato verso la politica, visto che le elezioni del nuovo parlamento erano alle porte. 

Sia L. che i suoi amici erano tutti ‘made in England’, ossia nati e cresciuti a Londra ma solo la ragazza sembrava ‘pure british’ ossia nata da genitori inglesi. 
L. e gli altri tre ragazzi avevano origini palesemente straniere ma, stranamente, tutti sostenevano il partito UKIP, il movimento politico che sosteneva l’uscita del Regno Unito dall’Europa e la riduzione degli immigrati per dare ‘lavoro agli inglesi’. e fuori gli immigrati. 

Mentre il discorso si avviava su una deriva pericolosamente razzista, avrei voluto dire a L., chiaramente di origine indiana, e ai suoi amici, i cui cognomi suggerivano origini greche e spagnole: “Ma allora la stessa cosa vale anche per i vostri genitori che sono venuti qui anni fa per cercare fortuna e se non si fossero procurati il passaporto inglese sarebbero stati rimpatriati ... Si mio caro testa di cazzo, i primi sono i tuoi genitori che neanche sono Europei!”. Mi sono morsa la lingua parecchie volte prima di intervenire ma ad un certo punto, quando quei tre galletti hanno iniziato con la tiritera che gli immigrati ‘rubano il lavoro agli autoctoni’ allora con le vene in gola, come quando a Torino andavo ancora alle manifestazioni per i diritti sociali, ho detto, anzi ho urlato: ‘Non e’ certo colpa degli immigrati se parlano la vostra lingua e la loro e vi superano per competenze e conoscenze. A Londra vince il migliore, stando alle vostre statistiche di occupazione, gli inglesi autoctoni perdono’. 

Ero un fiume in piena e non riuscivo a fermare lo sdegno. Mi sembrava di essere tornata la liceale idealista convinta che le menti ottuse potessero cambiare con un discorso logico e concreto. Questa volta però non difendevo gli immigrati venuti a Londra per migliorare si la loro vita ma ponevo anche l’accento su queste persone che arricchiscono questa città’ non solo di  cultura ma anche contribuendo con le loro tasse a rimpinguare le casse dello stato. Ero visibilmente agitata. 

La vena sulla fronte stava pulsando come una pompa a benzina e gesticolavo come un mimo scoordinato. E’ stato a quel punto che L., dopo tutte le battutine al veleno sugli immigrati, e’ intervenuto e con voce pungente come uno spillo ha commentato: “Ma stai calma non ti agitare tu sarai stata certamente furba. Hai sposato un inglese e non avrai problemi”. A quel punto il livello di sdegno e rabbia era ai massimi livelli e la delusione aveva anche superato tali livelli. Ho respirato profondamente e dopo un secondo sono uscita dal locale con le lacrime agli occhi che mi bruciavano come lava le guance. 

Volevo scappare da li’ e sono uscita dal pub come una furia. L. mi ha inseguito e ancora una volta fuori dal pub mi ha convinto a rimanere. Si lo so’ avrei dovuto prenderlo a calci anzi risparmiare le forze e semplicemente girare i tacchi e scappare, ma appena fuori dal pub mi sono fermata e non ho avuto la forza di fare un passo. Ero come incollata al pavimento.

Dietro di me c’era  L. che mi ha ancora una volta convinto a rimanere. Non e’ che abbia detto: “Scusami ho sbagliato sono un deficiente”. No! Mi ha solo abbracciato, ha asciugato le mie lacrime e con voce decisa mi ha detto: “ Non mi riferivo a te, il fatto e’ che la mia ex era colombiana e stava con me solo perché’ ho la cittadinanza inglese”. La vittima era lui che scoperte le intenzioni della bella colombiana, l’ha lasciata mandandola via non solo dal suo cuore e dalla sua casa ma anche dal suo paese.

Ironia bastarda della sorte, alla fine sono stata io a consolare lui. Quando credevo che la mia nuova vita dovesse essere improntata solo su un sano egoismo mi sono rivista catapultare nel ruolo della crocerossina che tutto capisce e ‘mette sempre una pezza a tutto’. A forza di mettere pezze ho sempre finito per rattoppare i soliti vecchi cenci e non comprarne di nuovi. Avrei dovuto imparare la lezione. Avrei, ma persone come me cascano sempre nella stessa buca che diventa la loro fossa. 

To be continued

Nessun commento:

Posta un commento