La Fiera delle Bugie
La storia di Giulia
Parte seconda
Credit Immagine: Marilena Onorato in arte Lena_oart
I primi incontri con gli uomini conosciuti su Tinder sono stati davvero variegati. Si passava da quelli che io personalmente ho categorizzato come ‘l’uomo di una scopata in allegria toglie la malinconia’ a quelli noiosi e logorroici denominati ‘Una pizza-un caffè e domani col cazzo che chiamo te!’ ed in ultimo quelli che, con tutto rispetto, ho chiamato ‘parliamo del perché viviamo? Io mi chiedo perché sto ancora qui con te che te fai le seghe mentali’.
Comunque tutto sommato i primi mesi di Tinder hanno avuto un trend positivo. Io uscivo mi confrontavo, ridevo e mi incazzavo. E si a volte scopavo ma erano veramente quelle che in inglese vengono chiamate ‘One Night Stand’, una botta e via, che mi tiravano su il morale e l’autostima anche perché i miei nuovi toy boys erano tutti super manzi che davvero non avrebbero avuto problemi a scoparsi tutte le donne di un qualsiasi locale in cui avessero messo piede ma invece stavano su Tinder e sceglievano me che si, per carità, carina con un fisico decente ma certo non Gigi Hadid.
Nel tempo, una teoria su questo fenomeno del super gnocco su Tinder me la sono pure fatta ed e’ questa: sono talmente indaffarati con la palestra, il parruchiere per il taglio alla moda, lo shopping, perché anche l’ outfit deve essere perfetto, che quando hanno ‘fame di figa’ certo non la vogliono di legno che tira la corda fino a spezzarla. Perché aho’ sono super belli e usano la bellezza per farsi una sana scopata appena si presenta la prima occasione sul piatto d’ argento. Mo’ chiamali stupidi!
Tinder stava risolvendo la mia vita sociale e di questo ringraziavo il cielo perché mi ero frantumata le ovaie a forza di stare a casa tutte le sere da sola. Certo a lungo andare anche quel vortice di facce nuove, situazioni sempre da ricostruire ai primi incontri, e il non avere mai nessuno che si interessasse davvero a me oltre a non soddisfarmi mi faceva preoccupare per il futuro. Si vabbe’ non e’ che fossi vecchia ma sapevo che quella vita fatta di incontri fugaci e di relazioni che durano in media meno di 24 ore non poteva, o per lo meno non volevo che diventasse, la mia vita per sempre.
A questo punto era chiaro che dovevo cambiare strategia, soprattutto nella ricerca che di fatto divenne diciamo piu’ accurata ed il campo sempre piu’ ristretto. Via tutti i macho da una botta e via, via gli artisti scapestrati, i Peter Pan e tutti coloro che: ‘La vita e’ gipsy si vive al momento’.
Ero decisa a ricercare qui il mio compagno, che non per forza doveva diventare mio marito, ma doveva essere una persona ‘compatibile’ con me. Uno con cui ridere, andare al cinema o al ristorante nel weekend e viaggiare. Diciamo che per il primo mese non e’ andata molto bene. Tinder era pieno di adorabili ‘figli di puttana’ che promettevano tanto divertimento ma neanche il minimo spiraglio per qualcosa di piu’.
Intanto il tempo passava e il desiderio di avere un partner diventava sempre piu’ una ossessione. Rientrare a casa e non trovare nessuno iniziava a pesarmi. Non poter condividere i miei successi. Non poter avere la classica spalla su cui piangere quando qualcosa andava storto. Si insomma mi ero rotta le palle di essere single e wilde.
Ero arrivata al punto che volevo a tutti i costi una relazione stabile. Di certo non il matrimonio, una istituzione che ho sempre trovato antica e controproducente: spendi una fortuna per un giorno e se cambi idea ci sono una marea di vincoli burocratici che ti tengono ancora legata ad un uomo che detesti.
No il matrimonio no! Ma una convivenza si la volevo ed ero determinata a trovare un uomo che mi avesse fatto non dico felice ma avrebbe cancellato l’ aurea da ‘stronza patentata sempre insoddisfatta’, che mi seguiva fin dal primo vagito, e magari mi avrebbe trasformato in una persona non dico felice ma almeno appagata.
Una che ha smesso di dare la caccia perché ha scoperto che tutto quello di cui ha bisogno già ce l’ha. Certo quello che chiedevo non era poco e nemmeno mi illudevo di trovare l’ amore, quel sentimento ridicolo che, dicono ‘ti fa battere il cuore e ti fa svegliare sempre contenta’.
Avevo passato i vent’ anni da tempo e mi rendevo conto dell’assurdità di questo sentimento, ma ero convinta che impegnandomi avrei trovato una persona che faceva per me, dovevo solo farla finita con le mie serate da troietta sofisticata ed iniziare a farmi vedere per come ero e per quello che volevo. Certo sapevo che l’ impresa non sarebbe stata facile, che la strada era in salita.
Minchia pero’ la salita e’ diventata l’ Everest che per scalarlo devi essere allenata, paziente e soprattutto sapere bene dove i metti i piedi. Dopo mesi di ricerca la mia pazienza era andata a farsi fottere ed io non fottevo da allora.
Per maggior dolore ho conosciuto solo uomini che ai primi incontri si dimostravano perfetti e ‘con intenzioni serie’, ma con il tempo si rivelavano della specie che io etichetto con la teoria: ‘Se avevano qualcosa di buono se li tenevano le loro ex!’.
Ho incontrato il vegano convinto, anzi un vegan-nazi, che ogni volta che mi vedeva mangiare carne, latte o uova, mi guardava come se di fronte a se avesse avuto il demonio. Il top l’ha raggiunto quando mi ha buttato la borsa in pelle di Prada. Quel giorno il poveretto avrebbe davvero preferito trovarsi davanti il re dell’inferno invece che una iena come me che l’ ha umiliato talmente tanto da farlo piangere.
Ho conosciuto poi l’ ipocondriaco che scambiava qualsiasi sintomo come il un presagio di morte. Lo stacanovista che programmava i nostri appuntamenti consultando l’agenda ed infine il paranoico negativista: quello che ‘Sono sfortunato. Tutti ce l’hanno con me’. Insomma dopo quasi un anno ero ancora a punto e a capo. Sola, insoddisfatta ed incazzata.
Be si dopo tre mesi con il paranoico negativista avevo iniziato anche io ad assorbire le sue paranoie ma non mi davo per vinta. Ad ogni storia che mi deludeva corrispondeva una ripartenza più determinata, finche’ un giorno sfogliando Tinder ho visto A., bello e con quel sorriso aperto da bravo ragazzo che lasciava ben sperare.
To be continued
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