venerdì 15 febbraio 2019

Uno due tre Stella! - La storia di Stella Prima Parte


Prima Parte

Ve lo ricordate il gioco Uno Due Tre Stella? 

Se non sapete cosa è, mi dispiace dirvelo ma avete passato una infanzia di merda, comunque lo riassume bene Wikipedia:

Tutti i giocatori, salvo il capogioco, si pongono dietro una linea, mentre il capogioco si pone di spalle appoggiato a un albero o a un muro a circa una ventina di metri. Il capogioco scandisce a voce alta e chiara "Un, due, tre ... stella" e quindi si volta verso i giocatori[1]. Questi ultimi possono muoversi fintantoché il capogioco è di spalle, ma devono immobilizzarsi quando questi si volta a guardarli. Se un giocatore si muove mentre osservato deve tornare alla linea di partenza[1]. La cosa si ripete fino a che uno dei giocatori vince raggiungendo o superando la posizione del capogioco.

Il capogioco, o giudice come lo chiamavamo noi, non sapeva quali posizioni avrebbe trovato quando, finita la conta, si fosse girato. 

Alcuni giocatori venivano sorpresi mentre correvano e dovevano mantenere la posizione senza muoversi, altrimenti si ritornava indietro, e quando succedeva che il giudice rispediva indietro tutti rosicavano come cani quando dovevano arretrare.

Nessuno ritornava al posto di partenza senza borbottare qualche cosa come: “A cecato-a... non e’ giusto!!! Io non me so mossa-a de pezza!’. Da li’ in poi era un continuo di parolacce a ripetizione contro il povero giudice.

Ricordo che alcune amicizie si sono rotte proprio cosi’. Anche io litigai con Marcella la mia amichetta del cuore perché mi rispedì indietro solo perché avevo battuto le ciglia.

Nessuno ci sta a perdere e se chi ti fa perdere è una persona a cui tieni il rodimento di culo è doppio!

Il gioco veniva chiamato anche ‘il gioco delle statue viventi’ e, nonostante tutto resteva il mio gioco preferito anche perché io mi chiamo veramente Stella!

Ai tempi non sapevo, ma quel gioco così innocente e divertente si è ripresentato nella mia vita in una veste completamente diversa.

Ma crescendo si perde la magia del gioco e non si giudicano più i tuoi amichetti caccolosi che non riuscivano a stare su un piede solo ma situazioni molto più complicate … le cose da grandi …quelle che mai da ragazzina avrei mai immaginato potessero succedere a me.

Voi chiamateli corsi e ricorsi storici, gli strani giochi del destino o magari è vera la teoria che il battito di una farfalla a New York provoca un uragano a Tokio – o qualcosa del genere -.

Fatto sta che quello che credevo essere un gioco si è trasformato in un sentimento vero e poi come è andata a finire potete intuirlo da voi.

Non sarei qui a raccontarvi il mio Dating Good, sarei decisamente fuori tema...

Come in tutte le altre storie su questo blog c’è di mezzo una valigia che dall’Italia ha spostato tutte le mie cose in Inghilterra e poi l’immancabile Tinder.

Tutto il resto del mio gioco lo leggerete nelle parti successive.

Quello che posso anticiparvi è che la mia storia è davvero diversa da quelle fino ad ora raccontate.

Certe cose ti rimangono attaccate come la gomma sui denti, la merda di cane sulle suole delle scarpe, la macchia di vino rosso sul vestito bianco candido.

To be continued



sabato 2 febbraio 2019

Una favola al contraio -la storia di Serena Sesta e Ultima Parte


Riassunto delle puntate precedenti:

clicca qui per leggere la seconda parte


Parte Sesta ‘ Ultima parte’

Mentre la mente lucida e spietata di Gabriella aveva iniziato a meditare la vendetta verso quell’infame, la mia mente stava scivolando verso un baratro nero che stava risucchiando la mia vita.

I sensi di colpa e la vergogna mi stavano divorando e non sopportavo più neanche di vedere la mia immagine riflessa allo specchio.

Ogni volta che vedevo la mia faccia riflessa pensavo a quei commenti a come venivo descritta.

Ho pensato infinite volte che era ora di andare a dormire…per sempre e lasciarmi tutto dietro le spalle. Nessun principe mi avrebbe svegliato!

Volevo solo scomparire perché sentivo di non meritare di vivere.

Non sopportavo più niente e nessuno. 

Alla mia famiglia dissi che avevo l’influenza e che non avevo voce per rispondere alle telefonate.

Mia madre ha capito subito che c’era altro. Certo non mi aveva partorito ma riusciva a capirmi anche se non parlavo.

Dopo una settimana che dicevo di essere malata, la mia mamma, senza dirmi nulla ha preso l’aereo e un giorno bussando alla mia porta me la sono trovata davanti.

Dopo averla fatta entrare mia madre mi ha fissato per un minuto, che è sembrato una eternità, e mi ha detto: ‘Adesso mi racconti tutto. Qui ci sono io ora e non me ne vado finché non vuoti il sacco’.

Le ho gettato addosso la mia rabbia, la mia disperazione. 

Ho concluso il mio racconto dicendole: ‘Mamma io non voglio più vivere… non lo merito!’

L’unica cosa che mi ha detto è stata: ‘Dove è il bagno?’

Le ho indicato dove era. Dopo dieci minuti sono andata a controllare.

Mia madre ha sempre avuto la pessima abitudine di non chiudere mai le porte a chiave.

Piano piano ho aperto la porta e l’ho vista in ginocchio davanti al lavandino con una foto della mia ‘vera’ mamma tra le mani.

Piangeva e guardando quella foto sussurrava: ‘Teresa aiuta nostra figlia. Ti prego in ginocchio, come quando ha avuto la scarlattina… Non me la portare via. Non portami via nostra figlia…’

Ho richiuso la porta e sono ritornata in sala.

Dopo poco mia madre è tornata. Si vedeva che aveva pianto ma aveva sul volto un sorriso dolce e determinato.

Mi ha abbracciato forte e mi ha detto: ‘Ti ho sentito quando sei entrata in bagno. Ce la faremo, come sempre figlia mia. Tu non hai nessuna colpa. Sono stata, sono e sarò sempre fiera di te. Alla vita si reagisce. Non ci si arrende! Sappi comunque che le tue mamme sono al tuo fianco.’ 

Certo da ragazzina la mamma che mi ha cresciuto mi portava al cimitero a vedere la sua foto, raccontava di lei ma io ho la vedevo più come una figura sfocata e distante.

Da quel giorno in poi, qualcosa dentro di me è cambiato. 

Non potevo lasciare la mia mamma ed ero sicura che la donna che mi diede la vita sarebbe stata il mio angelo custode… o forse lo è sempre stata.

Abbiamo parlato tanto io e la mia mamma e giorno dopo giorno ho iniziato a capire di essere la vittima e che dalle ferite ci si rialza anche se i lividi non se ne andranno più.

Nel frattempo Gabriella aveva messo in moto la sua vendetta. 

È partita dalla mia denuncia e la sua prima mossa è stata inviarla, insieme a tutto il materiale al magazine per cui lavorava.

Il primo risultato è stato il suo licenziamento.

Ora c’è una causa in corso.

L’avvocato dell’infame ha cercato di contattare Gabriella per offrire una marea di soldi affinché io ritirassi la denuncia.

No caro mio… ora affronti il male che mi hai fatto. Ora non ti diverti più lo so… ora ci divertiamo io e Gabriella che in fatto di spietatezza e senso della vendetta è regina incontrastata.

Morale della storia
Forse quel pezzo di merda di Giacomo non ha messo in conto che Biancaneve e Grimilde potessero diventare alleate!
Adesso sono davvero cazzi suoi!

Oggi Serena non è tornata del tutto serena ma lotta come una leonessa per lei e per tutte quelle donne che hanno passato e passano il suo dramma.

Ci tiene a far sapere che la spinta ad intraprendere l’azione legale e non arrendersi l’ha avuta sentendo una intervista della mamma di Tiziana Cantone.
https://www.ilpost.it/2016/09/15/storia-tiziana-cantone/

clicca qui per seguire la pagina facebook di Dating Bad così saprai quando pubblico una nuova storia

venerdì 1 febbraio 2019

Una Favola al contrario - la storia di Serena Parte Quinta

Riassunto delle puntate precedenti: 
clicca qui per leggere la seconda parte

Parte Quinta

Arrivati qui, già potete intuire cosa sia successo ma, quel pomeriggio nella pausa pranzo quando la mia collega italiana Gabriella mi ha mostrato il profilo facebook e instagram di Giacomo sono rimasta inorridita non solo dalle foto intime che credevo restassero un ‘gioco tra noi’ ma anche dalla didascalia che le descriveva.

A corredo della foto delle mie gambe non depilate: ‘Certo sembra una scimmia ma è una porca a letto… mica mi scopo le gambe! LOL’

Riguardo alle mie parti intime il mio principe bastardo scriveva: ‘E’ strettina di figa ma la sfondo sempre… prossimamente posto il culo!’

C’erano poi foto di me la mattina appena sveglia, struccata e spettinata. In quelle foto venivo descritta cosi: ‘Certo fa parecchio schifo la mattina ma prima di trapanarla la faccio lavare e truccare!’

C’era postato poi il video dove eravamo a letto insieme.  

Non si vedeva la sua faccia di bastardo ma solo la mia ed il mio corpo: la didascalia era oscena … non voglio nemmeno ripetere quelle volgarità. Vi dico solo che mi etichetta come ‘schifosa porca animale da materasso’.

Gabriella aveva incontrato due volte Giacomo e, devo dire che a lei non era piaciuto molto, quindi aveva investigato approfonditamente.

Ora, io avevo il suo contatto Facebook e Instragram, ma quella merda chiaramente aveva altri account che io, con in miei occhi ‘incaccolati’ dalle illusioni non contemplavo neanche.

Ovviamente gli altri account avevano nomi falsi, ma era lui senza ombra di dubbio.

Non sono in grado di spiegarvi cosa ho provato guardando quello scempio.

Mi ero fidata di lui e si avevo mangiato la mela avvelenata.

Guardavo e riguardavo i profili che avevano violato la mia intimità e la mia dignità, cercavo di capire chi fosse il mostro.

La mia mente rifiutava di credere che fosse il mio dolce Giacomo.

La prima scusa è stata: ‘Sicuramente gli hanno rubato la macchina fotografica e qualche pervertito ha pubblicato i nostri filmati’

Gabriella ha ascoltato calma la mia scusa e con altrettanta calma mi ha elencato tutte le obiezioni oggettive che mostravano ‘sopra ogni ragionevole dubbio’ che l’autore dei post era proprio lui!

Mi sono sentita sporca e stupida… Cosa mi è passato in testa di fare quelle foto …quel video.

Qui non si trattava di una storia andata a puttane! Qui si trattava del mio corpo messo alla gogna!

Quell’orrore è stato visto da centinaia di migliaia di persone.

Non avrei dovuto leggere i commenti ma l’ho fatto! Ho vomitato e dal nervoso sono anche svenuta.

Quel maledetto, viscido, schifoso, bastardo mi stava usando per ottenere ‘popolarità’ nel web.

Avrebbe continuato a fare il perfetto ‘principe azzurro’ e chissà quanto ancora poteva ottenere da una ingenua come me.

Ho centinaia di volte ‘Maledetta me!’.

Gabriella per altre mille ha risposto: ‘No, Maledetto lui! Solo lui!’ e poi ha aggiunto, dopo svariate bestemmie: ‘Serena io ho una laurea in giurisprudenza e ho appena finito un Master in legge qui a Londra. Si pentirà amaramente di quello che ti ha fatto…. Te lo garantisco!’

Non volevo neanche rivederlo per mandarlo affanculo. La nostra storia è finita con un messaggio da parte mai: ‘Ho scoperto chi sei! Sei un essere indegno. Sparisci dalla mia vita!’


Lui non ha risposto… cosa avrebbe dovuto dire?

To be continued 


giovedì 31 gennaio 2019

Una favola al contrario - la storia di Serena Parte Quarta

Riassunto delle puntate precedenti: 

Parte Quarta

La mia relazione con Giacomo  all'inizio potrebbe esssere definita come Effortless.

Effortless è una parola inglese che descrive una situazione che non richiede alcuno sforzo per poter raggiungere il risultato.

Credetemi quando vi dico che quel periodo è stato per me come vivere una favola.

Giacomo aveva la straordinaria capacità di sdrammatizzare tutto e farmi ridere. Sapeva capire i miei umori e con lui ero finalmente libera di essere me stessa.

La nostra storia è iniziata nel modo più semplice e naturale possibile.

Lunghe passeggiate sul lungo Tamigi, incursioni in ristoranti etnici e una straordinaria complicità che legava non solo le nostre mani ma le nostre vite.

Credevo che Londra mi stesse regalando il sogno di diventare la principessa nel cuore di Giacomo. 

Ogni giorno mi stupiva con piccole sorprese che mi riempivano il cuore di gioia e aumentavano le mie illusioni di aver trovato il principe azzurro.

Ma voi credete che ci sia stato il lieto fine? Chiaro che no cazzo! Altrimenti non starei qui a raccontarvi il mio Dating Bad.

In tutta quella bolla di felicità e leggerezza che faceva presagire l'arcaica stronzata del ‘Vissero felici e contenti’ si è inserito un elemento di modernità che nelle favole MAI è stato menzionato!

Sto parlando dei social media: facebook, tweeter e soprattutto quello che io oggi chiamo l’infame Instagram, che poi non ha avuto altra colpa se non quella di far emergere una verità che ha di fatto destabilizzato tutta la mia vita, soprattutto i miei rapporti interpersonali.

Già vedo alcuni di voi che pensano: ‘Ha beccato il bastardo che ha postato foto con un’altra! Magari la sua fidanzata….’

NO! Risposta errata! Magari fosse stata una storia di corna e basta!

A rompere la bolla di falsa felicità è stato un evento paragonabile ad una scorreggia in ascensore: la puzza arriva inaspettatamente e non essendoci via di fuga ti soffoca.

La parte oscura della storia arriva quando nella pausa pranzo mi ritrovo nel solito bugigattolo dietro l’atelier in cui lavoravo.

Ricordo tutto di quel giorno maledetto, perché è stato in quel momento che la mia favola da rosa stava diventando nera, anzi marrone merda!

Per comprendere quello che mi è successo bisogna fare un piccolo passo indietro.

Giacomo faceva il fotografo, precisamente il paparazzo, e era pure molto bravo visto che collaborava con una nota rivista inglesi di gossip.

È capitato molte volte che mi abbia scattato delle foto, alcune molto belle altre meno, ma non parlo di qualità dell’immagine, intendo immagini intime che solo io e lui avremmo dovuto vedere.

Una foto l’ha fatta alle mie gambe non depilate, alle mie parti intime, mi ha fotografato in pose osé e ha poi girato un video mentre eravamo a letto insieme.

Premetto, per amor di verità che lui ha proposto ma io ho accettato perché la cosa mi intrigava. 

Mai sono stata forzata e mai la mia mente è stata annebbiata dall’alcol o da droghe.

Ora sono sicura che avrete capito! Qualcuno di voi mi starà giudicando male dandomi della zoccola. Altri mi etichetteranno come una ingenua patentata.


Credetemi questo errore l’ho pagato caro! Più di quanto non possiate credere!

To be continued

mercoledì 30 gennaio 2019

Una favola al contrario - La Storia di Serena Parte Terza


È grazie a Tinder che il mio inglese ‘si è sciolto’ e ho iniziato a poter partecipare ai discorsi usando i vocaboli e i verbi giusti. 

Ad ogni date imparavo qualcosa di più anche in termini culturali.

Come ogni italiano emigrato mi mancava il nostro cibo, però devo ammettere che le torte salate inglesi non solo male, i dolci sono più pesanti ma non per questo meno buoni… eh sì vabbè il fish and chips, apparentemente piatto nazional popolare dei sudditi della regina Elisabetta, mi fa ancora un po’ schifo.

Se non sapete cosa sia ve lo dico io: pesce tipo baccalà e patatine il tutto fritto e stra-fritto con l’olio usato nelle macchine. Na merda insomma!

Comunque anche su Tinder il mio destino di donna da una botta e via non accennava a cambiare.

Passavo le ore al telefono con mamma, disperandomi e prospettando il mio futuro in un ospizio nella campagna romana, dove il massimo del divertimento sarebbe stato confrontare i lavoretti a maglia con la vecchia della stanza accanto.  

Lei mi rispondeva sempre con la solita frase: ‘Bella de mamma, mejo sola che male accompagnata!!!’

Ricordo che quella solita tiritera mi faceva incazzare e manco poco!

Io volevo disperatamente innamorarmi ed essere ricambiata. 

Volevo il mio principe azzurro!

Sapevo che vivevre sempre felice e contenta era utopia, ma essere arrivata a trentacinque anni e non aver mai avuto una storia seria che superasse i 3 mesi iniziava a crearmi non pochi complessi.

Cosa avevo di sbagliato io? Perché non riuscivo a far innamorare nessuno? Come mai gli uomini dopo aver trombato mi buttavano sempre via come un fazzoletto smoccolato?

Ma poi un giorno, per magia… Ecco è stato proprio così che la mia favola ha avuto inizio.

In un giorno triste con il cielo ricoperto di nuvole nere, il vento che piegava gli alberi e il treno zeppo di persone fradice e incazzate ricevo un messaggio su Tinder.

Per curiosità ho letto subito il messaggio. 

Era di Giacomo, un bellissimo ragazzo italiano che avevo ‘selezionato’ mesi fa.

Lui aveva foto di profilo in cui sorrideva sempre e che lo mostravano in diverse parti del mondo.

È stata però la sua descrizione che ‘ha colpito nel segno: ‘Sono troppo romantico se vi dico che il mio sogno è diventare il principe azzurro di una donna speciale?’

Ora, io non mi consideravo ‘speciale’, ed il fatto che mi avesse scelto non dimostrava nulla, ma che vi devo dire quando ho risposto al suo messaggio sulla chat di Tinder mi tremavano le mani e mi batteva il cuore.

Giacomo aveva quel qualcosa in più che, ero convita, mi avrebbe portato finalmente ad assaporare la felicità che sembrava così a ‘portata di mano’ per tutte le altre ma era sempre stata negata a me.

Il primo incontro con Giacomo è stato fantastico! Lui era anche più bello da come si vedeva in foto.

Ci siamo visti davanti alla metro di Totthenam Court Road, e ho riconosciuto subito I suoi bellissimi occhi verde acqua e il suo sorriso perfetto.

Mi sono preparata per quell’incontro indossando il mio vestito più bello, un trucco leggero sugli occhi ma con le labbra colorate del mio rossetto preferito di colore scarlatto.  

Più di ogni altra cosa, mi ero ripromessa di essere me stessa.

Questa volta non avrei finto interesse per ogni cosa che fosse uscita dalla sua bocca, non avrei sorriso ad ogni battuta e soprattutto, questa volta avrei tenuto le gambine belle chiuse!

Le mille batoste ricevute mi avevano chiaramente insegnato che il sesso magari lega due corpi ma non necessariamente fa nascere un sentimento.

Con lui, quella sera andò tutto perfettamente. 

Quello che diceva, il modo in cui parlava e le sue attenzioni mi hanno rapita da subito.

La mia mente volava nella favola, avrei dovuto solo attendere il finale per capire. 

To be continued

clicca qui per seguire la pagina facebook di Dating Bad cosi' saprai quando pubblico il seguito

martedì 29 gennaio 2019

Una favola al contrario - La storia di Serena Seconda Parte

Riassunto delle puntate precedenti: 
clicca qui per leggere la prima parte

Seconda parte

Sia chiaro, la mia vita prima del Dating Bad non è che fosse stata tutta una passeggiata.

Come molte delle protagoniste delle favole, anche io sono rimasta orfana di madre da piccolissima. 

Ho ricordi molto sfocati della sua voce, del suo profumo e del suo sorriso.

Dopo, neanche un anno che la mia povera mamma è stata sepolta, mio padre ha sposato Marzia, la donna con cui, si mormorava in paese, avesse già una relazione mentre sua moglie combatteva un cancro al seno che ha spento la sua vita per sempre.

Marzia non è stata MAI una matrigna cattiva. Mi ha voluto e mi vuole tanto bene.

È stata lei che mi accompagnava a scuola, che mi aiutava a fare i compiti e mi ha sopportato nel difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Non mi ha mai considerato una figliastra e, anche quando sono arrivate le mie sorellastre, che ho sempre considerato sorelle, mi ha sempre trattato da figlia vera.

Carezze e sculacciate a me come a loro, senza esclusioni di vincoli di sangue.

Quando una di noi combinava una marachella, lei per par con dicio usava il famigerato e, orami credo mitologico, battipanni per tutte e tre.

Mia sorella Diana, era la più grassoccia e decisamente meno agile di me e Viola, quindi era sempre lei la prima a prenderle.

Oggi ci scherziamo su e le ricordiamo il nostro grido di battaglia: ‘Diana corri che mamma ha preso il battipanni…’

A quel punto iniziava una corsa per casa che diventava un gioco per noi finché il battipanni non raggiungeva il nostro culetto. A quel punto Game Over! Fine!

Per me lei non è mai stata Marzia.  Lei è stata, è, e sarà sempre la mia Mamma!

La mia esistenza è sempre trascorsa in serenità ma crescendo a pane e favole ho capito che sto cazzo de Principe Azzurro era davvero difficile da trovare.

I ragazzi mi hanno sempre usata e dopo aver trombato: Ciaone!

Il mio lavoro da segretaria nel piccolo studio medico del paese dove vivevo era di una noia mortale. 

Tutte le mie amiche, passati i trenta anni, erano sposate e con figli.

La mia vita invece era rimasta uguale a quando avvevo 18 anni solo che invece di cazzeggiare a scuola, cazzeggiavo nel mio uffico.

Volevo cambiare vita anche io, così un giorno incontrando una mia ex compagna di classe  delle media che viveva a Londra, mi sono detta quasi per gioco: ‘Ma quasi quasi emigro pure io...’.

E così in una torrida giornata di inizio agosto di due anni fa ho infilato tutto in una valigia e sono partita per Londra.

Appena atterrata ero terrorizzata. Non capivo nessuno e nessuno capiva me.

Non potete capire come ci si sente in quelle situazioni! Una sensazione di inferiorità e di frustrazione che fanno piangere.

I mesi passavano e forse perché nei primi sei mesi non avevo contatti con italiani, il mio inglese migliorava vistosamente.

Avevo un lavoro come commessa in un atelier e la mia nuova vita era piena di ostacoli e sfide che mi elettrizzavano.

Però... eh si c’era un però, quello più sentito e scontato che comprende solo chi emigra all’estero.

Mi mancava il bidet. Ma come cazzo fanno a cagare e pulirsi il culo solo con la carta igenica?... Bè in effetti poi ho scoperto che esisttono delle salviettine umidificanti che non sostituiscono proprio il bidet ma migliorano la vita.

A Londra la prima cosa che ho imparto in inglese sono state le parolacce:
I classici Fuck off – Vaffanculo
 – Bitch – Letteralmente vuol dire Cagna ma è usato per dire stronza/o
 – Cunt – Letteralmente è vagina nella versione scurrile
 – Scumbag – Merda Umana/Testa di cazzo … e tanto altro che sono sicura saprete già.

Questa è la lezione Number One per ogni emigrato a Londra.

Quello che ho notato è stato il fatto che i sudditi di sua Maestà hanno più che altro l’insulto diretto verso la persona. Tranne Mother fuck, ossia figlio di puttana. 

Gli inglesi tendono a non far partecipare gli altri nell’insuto a te… si insomma sono poco inclusivi anche in questo!

Noi romani quando insultiamo qualcuno non ce la prendiamo solo con chi abbiamo di fronte ma nel calderone della nostra ira ci infiliamo gli antenati morti: Li mortacci tua, o accompagniamo il tuo vaffanculo menzionando anche tua mamma, si insomma quella che veniva etichettata generalmente prima come mignotta.

In questi casi diciamo ‘ vaffanculo te e tua madre’.

Ma non finisce qui, nelle liti più accese si allarga il campo: ‘ vattene affanculo te e tre quarti della palazzina tua’, sostituibile a seconda dell’incazzatura con ‘tre quarti dei parenti tua…’così tanto per non mandarti da solo a ‘quel paese’… Nun sia mai te perdi!

Questo per dirvi che l’adattamento ad un’altra cultura non è mai una cosa facile!

La cultura inglese l’ho acquisita facendo Dating ‘ incontri ‘ su Tinder.

È da quel gioco antropologico e divertente che è iniziata la mia favola al contrario. 

To be continued 

clicc qui per seguire la pagina pagina facebook di Dating Bad e sapere quando posto il seguito della storia


lunedì 28 gennaio 2019

Una favola al contrario - la storia di Serena Prima Parte


Prima parte

Che belle le favole! Ci insegnavano che anche una vita serena può ritrovarsi a contrastare eventi imprevedibili e destabilizzanti che catapultano in situazioni inaspettate.

Ma gli autori delle fiabe fanno sempre in modo che le sempre bellissime protagoniste trovino comunque il modo di cavarsela di fronte alle avversità. 

Che poi, pensandoci, a tante il colpo di scena, che avrebbe dovuto rovinare la vita ha anche giovato.

Biancaneve si ritrova a prendere in mano la ramazza e usare olio di gomito per pulire la casetta dei sette nani: due stanze, una per lei, una cucina striminzita e neanche un cesso. 


A casa della perfida Grimilde era obbligata a pulire una castello di 120 stanze, 74 bagni, tre mega saloni e veniva tratta pure di merda.

Le è andata mejo dopo non pensate? Poi vabbè morde la mela avvelenata ma non è meglio morire che andare a pisciare sempre nel bosco, soprattutto nelle notti invernali! O no?

La Bella Addormenta, di cui per qualche oscuro motivo nessuno si ricorda il nome, invece di affrontare le avversità dorme e affanculo tutto e tutti!

A Bella è andata di lusso proprio! 

All’inizio della storia indossava TUTTI i santi giorni un vestitino ricavato dalla stoffa lisa della tendina che nasconde il cesto della spazzatura, viveva con un padre pazzoide in un villaggio abitato da montanari rozzi e analfabeti, come e più di Cecco Zalone, e nonostante sia descritta come bellissima, colta, intelligente e buona viene presa per il culo da tutti, pure dal pizzicagnolo!

Quando si è trasferita nel mega palazzo della Bestia, che Backingham Palace ‘scansate proprio’, ha iniziato a indossare abiti di alta sartoria e tutti nella sontuosa dimora la adoravano. Che ne dite? La sua vita è migliorata. E pure di tanto.

Qualcuno obietterà che doveva dividere il tetto con una bestia mostruosa, ma io ricordo che lui non gli rompeva più di tanto i coglioni, lei aveva al seguito uno stuolo di servitù degno non di una regina ma di una imperatrice, poi ahò ricordiamoci che mica gliela doveva dare ! Eh!

Oggi come oggi, alla luce di quello che mi è successo e vi racconterò, io mi sarei fermata qui.

Ma gli autori delle favole sentivano che mancava qualcosa di fondamentale nella vita delle protagoniste… l’Amore.

Ed ecco che entra in scena lui: il Principe Azzurro, Bellissimo, Dolcissimo e Levissimo! 

Sarà questo 'essere leggendario' che, in un batter d’occhio trasformerà la loro vita facendole diventare VERE principesse.

Le fiabe finivano tutte con la solita frase scontata e retorica: ‘E vissero tutti felici e contenti…’. Fine!

Di solito al sentire quell’ultima frase noi ragazzine, cresciute senza telefonino e le moderne tecnologie, cadevamo in un sonno comatoso. Nessuna di noi ha mai chiesto: ‘Ma poi che succede?’

La sera dopo c’era un’altra favola, un’altra protagonista…

Ma che fine hanno fatto le principesse? Manco la Sciarelli ed il suo pool di giornalisti investigativi di ‘Chi l’ha Visto’ è riuscita a risolvere il mistero.

Ma a noi all’epoca poco importava, volevamo anche noi trovare il principe azzurro.

Crescendo ci siamo rese conto che portare all’altare i pochi principi regnanti era una impresa quasi impossibile.

Eh si cari miei ho scritto ‘quasi’ … perché ci sono state donne ‘di popolo’ che si sono aggiudicate dei veri principi.

Vedi le signorine Kate Middelton e Megan Markle che hanno messo la vera nunziale ai rampolli della famiglia reale inglese.

Nella lista troviamo poi la più defilata Mette Marit, che da giornalista squattrinata e con figlio a carico, ha spostato il suo Haakon, che di mestiere non fa mica il camionista ma è il principe ereditario della casa regnante norvegese.

Poi troviamo Letizia Ortiz, anche lei ieri giornalista, che dopo aver sposato l’allora Principe delle Asturie Felipe di Borbone, ha fatto lo ‘scatto di carriera’ ed è diventata addirittura Regina di Spagna.

Le loro esistenze sono sempre super osservate dai media. Non serve leggere Novella 2000 per sapere che le loro vite non sono sempre rose e fiori.

Lady Diana Spencer è stata la prima a rompere la favola e far vedere che … ‘No, non è vero non si vive felici e contente’, e anche le principesse piangono stando insieme ai loro principi azzurri.

Ora, non ho mai sperato di trovare un principe… ok ho detto una cazzata sognavo di sposare William, un tempo principino inglese, comunque crescendo la visione della vita cambia ed il principe non è per forza ricco e nobile, ma è uno caruccio, che ci fa ridere, ci rispetta e ci fa sentire amate.

È certo non speriamo nel finale felice ma, quella che nel mio caso, all’inizio potrà sembrarvi una favola ha lasciato ferite talmente profonde che mi hanno cambiato.

Tutto è nato su Tinder. È lì che ho incontrato quel pezzo di merda, che tutto sembrava tranne che un Dating Bad… e invece…

To be continued