martedì 29 gennaio 2019

Una favola al contrario - La storia di Serena Seconda Parte

Riassunto delle puntate precedenti: 
clicca qui per leggere la prima parte

Seconda parte

Sia chiaro, la mia vita prima del Dating Bad non è che fosse stata tutta una passeggiata.

Come molte delle protagoniste delle favole, anche io sono rimasta orfana di madre da piccolissima. 

Ho ricordi molto sfocati della sua voce, del suo profumo e del suo sorriso.

Dopo, neanche un anno che la mia povera mamma è stata sepolta, mio padre ha sposato Marzia, la donna con cui, si mormorava in paese, avesse già una relazione mentre sua moglie combatteva un cancro al seno che ha spento la sua vita per sempre.

Marzia non è stata MAI una matrigna cattiva. Mi ha voluto e mi vuole tanto bene.

È stata lei che mi accompagnava a scuola, che mi aiutava a fare i compiti e mi ha sopportato nel difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Non mi ha mai considerato una figliastra e, anche quando sono arrivate le mie sorellastre, che ho sempre considerato sorelle, mi ha sempre trattato da figlia vera.

Carezze e sculacciate a me come a loro, senza esclusioni di vincoli di sangue.

Quando una di noi combinava una marachella, lei per par con dicio usava il famigerato e, orami credo mitologico, battipanni per tutte e tre.

Mia sorella Diana, era la più grassoccia e decisamente meno agile di me e Viola, quindi era sempre lei la prima a prenderle.

Oggi ci scherziamo su e le ricordiamo il nostro grido di battaglia: ‘Diana corri che mamma ha preso il battipanni…’

A quel punto iniziava una corsa per casa che diventava un gioco per noi finché il battipanni non raggiungeva il nostro culetto. A quel punto Game Over! Fine!

Per me lei non è mai stata Marzia.  Lei è stata, è, e sarà sempre la mia Mamma!

La mia esistenza è sempre trascorsa in serenità ma crescendo a pane e favole ho capito che sto cazzo de Principe Azzurro era davvero difficile da trovare.

I ragazzi mi hanno sempre usata e dopo aver trombato: Ciaone!

Il mio lavoro da segretaria nel piccolo studio medico del paese dove vivevo era di una noia mortale. 

Tutte le mie amiche, passati i trenta anni, erano sposate e con figli.

La mia vita invece era rimasta uguale a quando avvevo 18 anni solo che invece di cazzeggiare a scuola, cazzeggiavo nel mio uffico.

Volevo cambiare vita anche io, così un giorno incontrando una mia ex compagna di classe  delle media che viveva a Londra, mi sono detta quasi per gioco: ‘Ma quasi quasi emigro pure io...’.

E così in una torrida giornata di inizio agosto di due anni fa ho infilato tutto in una valigia e sono partita per Londra.

Appena atterrata ero terrorizzata. Non capivo nessuno e nessuno capiva me.

Non potete capire come ci si sente in quelle situazioni! Una sensazione di inferiorità e di frustrazione che fanno piangere.

I mesi passavano e forse perché nei primi sei mesi non avevo contatti con italiani, il mio inglese migliorava vistosamente.

Avevo un lavoro come commessa in un atelier e la mia nuova vita era piena di ostacoli e sfide che mi elettrizzavano.

Però... eh si c’era un però, quello più sentito e scontato che comprende solo chi emigra all’estero.

Mi mancava il bidet. Ma come cazzo fanno a cagare e pulirsi il culo solo con la carta igenica?... Bè in effetti poi ho scoperto che esisttono delle salviettine umidificanti che non sostituiscono proprio il bidet ma migliorano la vita.

A Londra la prima cosa che ho imparto in inglese sono state le parolacce:
I classici Fuck off – Vaffanculo
 – Bitch – Letteralmente vuol dire Cagna ma è usato per dire stronza/o
 – Cunt – Letteralmente è vagina nella versione scurrile
 – Scumbag – Merda Umana/Testa di cazzo … e tanto altro che sono sicura saprete già.

Questa è la lezione Number One per ogni emigrato a Londra.

Quello che ho notato è stato il fatto che i sudditi di sua Maestà hanno più che altro l’insulto diretto verso la persona. Tranne Mother fuck, ossia figlio di puttana. 

Gli inglesi tendono a non far partecipare gli altri nell’insuto a te… si insomma sono poco inclusivi anche in questo!

Noi romani quando insultiamo qualcuno non ce la prendiamo solo con chi abbiamo di fronte ma nel calderone della nostra ira ci infiliamo gli antenati morti: Li mortacci tua, o accompagniamo il tuo vaffanculo menzionando anche tua mamma, si insomma quella che veniva etichettata generalmente prima come mignotta.

In questi casi diciamo ‘ vaffanculo te e tua madre’.

Ma non finisce qui, nelle liti più accese si allarga il campo: ‘ vattene affanculo te e tre quarti della palazzina tua’, sostituibile a seconda dell’incazzatura con ‘tre quarti dei parenti tua…’così tanto per non mandarti da solo a ‘quel paese’… Nun sia mai te perdi!

Questo per dirvi che l’adattamento ad un’altra cultura non è mai una cosa facile!

La cultura inglese l’ho acquisita facendo Dating ‘ incontri ‘ su Tinder.

È da quel gioco antropologico e divertente che è iniziata la mia favola al contrario. 

To be continued 

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