sabato 19 gennaio 2019

La pecora nera - la storia di Carlotta - Parte Sesta

Riassunto delle puntate precedenti: 

Parte Sesta

Allora, dove eravamo rimasti? Ah si alla mia vita perfetta, con Karen sempre al mio fianco, il nostro appartamentino a Londra e la mia incrollabile speranza che sarebbe andata bene con il classico finale: E vissero felici e contenti.

Ma secondo voi va così nella vita vera? COL CAZZO!

A scompaginare questa esistenza così felice è stata una telefonata di mia madre, dove mi annunciava che mia cugina Francesca sarebbe venuta a Londra per un corso di inglese, pagato dalla azienda per cui lavorava, della durata di 6 mesi, e l’avrei dovuta ospitare almeno per i primi tempi.

Urge a questo punto raccontarvi ancora un po’ del mio passato, affinché voi comprendiate perché Francesca mi odi profondamente.

Tutto iniziò una maledetta sera di quasi venti anni fa, prima di andare ad una festa di diciotto anni di un nostro amico in comune io e lei litigammo per una cosa futile, di cui ora non ricordo neanche il motivo.

Fatto sta che Mario, il suo ex fidanzatino dell’epoca, ci venne a prendere ed io mi rifiutai di andare in macchina con lei.  Fatto sta che al mio posto ando' Caterina, la sorella di Francesca, di soli 15 anni.

Quella sera il tempo era da lupi, e tutto lasciava presagire che a breve avrebbe nevicato.

Sarà stato il tempo, l’inesperienza al volante di Mario ‘fresco di patente’ o un destino infausto, fatto sta che tra i tornanti di montagna che dal nostro paesino ci portavano a Rieti, Mario ha perso il controllo della macchina e Caterina è stata l’unica a perdere la sua giovane vita.

Francesca ha sempre pensato che su quella macchina ci sarei dovuta salire io, non sua sorella. 

Sarei dovuta morire io al suo posto.

Ma così non è stato. Io ero viva e la sua adorata sorella no!

Non vi dico neanche le parole di odio e rancore che mi ha riservato negli anni. Questa sua cattiveria pura l’ho però sempre giustificata, perché, ne sono convinta, in fondo sentiva, a livello inconscio, di essere lei la colpevole della morte della povera Caterina. 

E poi ho sempre pensato che le persone cattive sono sempre quelle più infelici, e di sicuro lei lo era!

La cattiveria però a mille sfumature, di cui fa parte anche la vendetta. La vendetta covava nel cuore di Francesca da anni e di fatto vide la luce quando è arrivata a casa mia a Londra per la prima volta.

Sapevo che non avrei potuto fidarmi di lei e per evitare le sue domande impertinenti e cattive, avevo usato, come al solito, la storiella che Karen fosse solo la mia coinquilina e che per ragioni di spazio dividevamo il letto.

Per fugare ogni suo dubbio, avevo anche inventato di essere fidanzata con Mark, un ragazzo della mia stessa età che faceva il dottore.

Francesca doveva stare da me una o due settimane, il tempo di trovare una camera per il tempo restante e poi CIAONE!

Così non è stato… la stronza era parecchio esigente e ogni camera che vedeva non gli andava bene! Poi davvero chiedeva l’impossibile… voleva una camera con bagno, nella zona centrale di Londra ed il suo budget era massimo 500 sterline tutto compreso!

Praticamente a quel prezzo non avrebbe affittato neanche un garage!

Preferiva dormire sul mio divano letto piuttosto che avere una sua stanza! Ed intanto rompeva i coglioni a casa mia e di Karen.

Stronza Cosmica!

Appena arrivata la cuginetta Francesca ha cominciato subito a spargere il suo veleno, e poiché non è una vecchia paesanotta semianalfabeta e retrograda, come mia madre, ha cominciato subito a insospettirsi e chiedeva insistentemente di Mark.

Io inventavo ogni volta scuse: ‘E’ all’estero per un convegno’. ‘Adesso sta nel Surrey, per celebrare il compleanno della madre..’

Quelle scuse ed il suo forte intuito l’avevano insospettita non poco.

Dovevo trovare qualcuno che facesse la parte di Mark per il tempo necessario ma, e qui arrivano i cazzi amari, non avevo amici maschi.

Avrei potuto dire che avevamo litigato e ci eravamo lasciati. Era la soluzione più facile e credibile.

E invece no! Sentivo che Francesca non avrebbe creduto a questa pantomima. Dovevo inventare qualcosa di credibile per tappargli la bocca!

La prima soluzione che ho trovato è stata assumere un gigolo per fare la parte di Mark.

Ho contattato varie agenzie… mortacci loro noleggiarli per solo poche ore costava una fortuna.

Non me lo potevo permettere!

È stato sentendo una mia compagna di corso alla Central Saint Martins che ho scoperto Tinder.


Era gratis e quindi perché non provare?

To Be Continued 

venerdì 18 gennaio 2019

La pecora nera - la storia di Carlotta Parte Quinta

Riassunto delle puntate precedenti: 
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Parte Quinta


Nel dicembre del 2015 il ristorante di Aldo è costretto a chiudere perché quella testa di cazzo di Luigi aveva accumulato talmente tanti debiti giocando a poker che il povero Aldo per salvare quel culo flaccido e puzzolente di suo figlio ha dovuto vendere il ristorante che aveva portato alla sua famiglia benessere e affermazione sociale.

Con la chiusura del locale sia io che Karen saremmo diventate disoccupate, ma anche qui il destino ha avuto un occhio benevolo!

Dopo solo una settimana dalla chiusura la mia ragazza ha ricevuto una email da una agenzia di reclutamento inglese che le proponeva un colloquio come Chef per uno dei più famosi ristoranti a Londra.

Non ci abbiamo pensato due volte quando è arrivata la email di offerta di lavoro! Pronte ad una nuova avventura nella capitale inglese dove tutto sarebbe cambiato di nuovo.

Una nuova città da esplorare, nuove sfide e una nuova vita... sempre insieme alla ragazza che avevo sempre sognato!

A Londra abbiamo affittato subito un appartamentino piccolino ma era il nostro nido d’amore.

Io non ho avuto difficoltà a trovare lavoro come cameriera, anche perché dopo tanti anni con Karen l’inglese lo avevo imparato abbastanza bene.

È stata l’aria di Londra pregna di smog e ambizione a farmi decidere che a 37 anni potevo cambiare la mia vita lavorativa.

Fare la cameriera non mi era mai piaciuto, ma l’ho sempre fatto perché quel lavoro mi ha permesso di vivere una vita decente.

È stato parlando con una mia collega che ho scoperto che non è mai troppo tardi per cambiare, soprattutto a Londra!

Cosa mi piaceva fare? Cosa avrei scelto come mia futura professione?

La risposta era semplice: disegnare abiti. Volevo diventare una stilista!

Sembrava un sogno impossibile ma io sono sempre stata tenace nella mia vita, e a parte nella prima parte della mia vita quando pretendevo di essere la figlia perfetta per i miei genitori, da Parigi in poi mi sono sempre presa quello che volevo prendermi!

Ho lavorato duramente il primo anno a Londra, e anche con il gruzzoletto dei soldi risparmiati a Parigi e, diciamolo il mio talento, sono stata ammessa al Central Saint Martin School a Londra!

Una delle scuole più accreditate nel modo fashion, basti pensare che da lì sono usciti nomi come Stella McCartney, Sara Burton, John Galliano, ed il mitico Alexander McQueen. Capito sì? Mica Cazzi e mazzi?

Quando è arrivata la lettera con la conferma di ammissione credevo di toccare il cielo con un dito... non sapevo che da lì a pochi mesi l’incantesimo si sarebbe rotto e mi sarei trovata con la faccia nella merda...una situazione quasi più schifosa dei ricordini lasciati da Luigi!

Ma andiamo con ordine, perché è da questo momento in poi che inizia il mio disastroso Dating Bad!

Siete pronti-e a scoprire la catastrofe? Ve la racconto domani...


giovedì 17 gennaio 2019

La pecora nera - La storia di Carlotta Parte Quarta

Riassunto delle puntate precedenti:

Parte Quarta

Appena atterrata all’aeroporto Charles De Gaulle a Parigi ho sentito subito un’aria nuova.

Certo avrei dovuto imparare da zero a parlare francese e questo un po’ mi spaventava ma ero certa che me la sarei cavata, come avrei imparato presto a fare la cameriera nel ristorante.

Un taxi ci ha portato subito al ristorantino italiano di Aldo, a 10 minuti a piedi dal meraviglioso parco Jardin du Luxembourg. Il ristorantino italiano era davvero carino e la casa che avrei dovuto condividere con Luigi non era molto lontana.

Eh si cari miei, il vecchio Aldo, figlio di pecorari rietini con la terza media, dopo anni di duro lavoro nella capitale francese aveva comprato la licenza per il locale e l’aveva portato ad un discreto successo e quando il caro Luigi aveva computo 18 anni gli aveva comparto l’ appartamento di fronte a quello in cui era cresciuto con i genitori.

Si insomma, a vedere Aldo ‘nun gli davi due lire’ ma di fatto aveva costruito un capitale a Parigi.

Anche l’appartamento di Luigi, situato di fronte a casa del padre, era potenzialmente molto carino e la mia stanza aveva una finestra enorme dove il sole, quando c’era, la riempiva di luce.

Certo però la convivenza con Luigi era dura! Oltre ad essere affascinante come una tazza del cesso aveva il vizietto di non scaricare mai!
Tutte le cazzo di mattine, dopo il cappuccino e la sigaretta, il caro buzzurro diceva sempre la solita frase: ‘E’ ora di andare di corpo! Allez Allez!’.

Mortacci sua dopo ritrovavo sempre il pezzo che il suo corpo espulso dopo 2 ore di travaglio e credetemi la visione era per gente con stomaco forte.

Luigi non apriva poi mai la finestra della sua camera per far cambiare l’aria e lasciava sempre le scarpe vicino al letto. Ora capirete bene l’olezzo nauseante che proveniva da lì… roba che gli ovili del nonno italiano in confronto erano profumati di lavanda.

Infine, oltre non pulire mai, aveva la straordinaria abilità di sporcare nuovamente e rimettere in disordine l’appartamento dopo solo un minuto che la donna delle pulizie aveva completato il suo lavoro.

Bello non era bello, simpatico ma manco a parlarne, aveva il cervello ancora in fase di assemblaggio e un gusto tamarro nel vestirsi che in confronto le sorelle Kardashian riflettevano eleganza e sobrietà.

Ora, capirete bene che anche fossi stata eterosessuale uno così lo avrei comunque scartato.

Una cosa era chiara da subito, la recita della finta infatuazione per Luigi sarebbe dovuta terminare il prima possibile perché davvero non lo sopportavo più.

Il destino in quel periodo ha deciso che la mia vita avrebbe dovuto andare dove io avevo sempre desiderato che andasse… verso il vero amore!

Ho conosciuto Karen nel ristorante di Aldo, dove lavoravo ormai da mesi. 

Lei era la nuova Chef italiana. Nata da mamma inglese e papà italiano aveva un corpo da modella e un viso che mischiava i colori mediterranei a quelli anglosassoni.

È stato amore a prima vista per entrambe e dopo poco, finalmente mi sono trasferita a casa sua, lontana dal ristorante ma carinissima.

Con lei ho passato a Parigi 10 anni di vita perfetta.

Nessuno della mia famiglia sapeva della nostra relazione e quando I miei genitori venivano a trovarmi, Karen è stata sempre presentata come mia coinquilina e collega.

Stava andando tutto bene, troppo bene… per troppo tempo!

Ora, riesco quasi a sentivi: ‘Si vabbè …ma quando ci racconti il vero Dating Bad?’


Arriva! Arriva…

To be continued 



mercoledì 16 gennaio 2019

La pecora nera - La storia di Carlotta Parte Teza

Riassunto delle puntate precedenti: 

Parte Terza

L’opportunità si è presentata appena ho ottenuto, con il minimo dei voti, il diploma liceale.

Di continuare gli studi non se ne parlava, e questo ai miei genitori andava anche bene, purché io cominciassi a lavorare e, ovviamente, mi sposassi e mi ‘sistemassi’ con un uomo per ‘bene’, ossia uno senza tatuaggi, con il posto fisso, e magari con una casa intestata era l’ideale.

Per una fortunata coincidenza tutti i loro sogni sul mio futuro si sono concretizzarsi quando Aldo, un vecchio amico di mio padre, emigrato a Parigi, è venuto ospite a casa nostra con suo figlio Luigi.

Aldo era proprietario di un ristorante italiano a Parigi e stava cercando personale nel suo locale. Suo figlio era poi single ed era visibilmente infatuato di me.

È stato ad una cena che Aldo, sapendo che ero anche io ‘signorina’ e disoccupata ha proposto a mio padre di darmi il consenso per lavorare a Parigi nel suo ristorante.

C’è da dire che Luigi mi faceva il filo in modo talmente evidente che anche i miei genitori se ne sono accorti.

Per loro, e soprattutto per mio padre, è stato come fare BINGO e ovviamente hanno subito acconsentito!

Già mi vedevano sposata con Luigi e co-proprietaria del locale che avrebbe ereditato dal padre, in quanto figlio unico. Nei loro sogni di figli ne avrei dovuti fare ‘Quanti Nostro Signore me ne mandava’.

Peccato che io a 15 anni ho ‘perso la fede’ per abbracciare una visione diversa della vita e quindi non credevo in Dio, in quanto, credo solo a quello che vedo. Quello che non vedo o percepisco per me non esiste.

Se iniziassi a credere di nuovo in Dio, dovrei anche credere all’esistenza di Babbo Natale, La Befana e La fatina dei Denti? Infondo anche loro sono invisibili ma qualcuno è convinto che esitano… o vuole crederci ancora!

Che non credo in ‘Nostro Signore’ è uno delle tante cose che non ho mai rivelato a nessuno della mia cattolicissima famiglia. Se avessi dichiarato di essere atea a mio padre sarebbe venuto un colpo! O meglio mi avrebbe sparato un colpo secco in fronte. Ma voi non glielo direte vero?

Comunque questo non era il mio più recondito segreto… quello che avrebbe sconvolto tutte le convenzioni e gli stili di vita con cui sono cresciuta e provocato un pandemonio tale da sconvolgere la vita di tutti.

Ora, giustamente vi starete chiedendo: ‘Carlotta hai rotto il cazzo … ci lo dici o no questo segreto così importante?’.

Qualcuno avrà capito ne sono certa.

Ok! Ok ve lo dico!

Luigi non era davvero il tipo di persona di cui non mi sarei mai potuta innamorare.

Perché? Era un ragazzotto grassoccio, con il doppio mento, le unghie nere, la fiatella che puzzava come una fogna a cielo aperto, aveva poi il vizio di scaccolarsi il naso ogni cinque minuti e era simpatico come un cassamortaro in servizio.

Questa però non era la ragione principale per cui non ero minimamente. Il fatto è che fin da ragazzina ho sempre provato attrazione per le ragazze.

Eh si sono Lesbica. Lo sono sempre stata!

Aldo, con la sua proposta di trasferirmi a Parigi mi stava dando la possibilità di andare lontano e finalmente poter essere me stessa.

Libera di rimorchiare e amare le donne.

Io quella possibilità non me la sono certo lasciato scappare! Al limite sono scappata io!!
Parigi è diventata il mio passaporto per la libertà e non ci avrei mai rinunciato! È per questo che misi in piedi l’ennesima messa in scena e dissi a mio padre che anche trovavo Luigi carino…


È con lo spirito di chi sa che la rivoluzione può finalmente iniziare che quel luglio di quasi venti anni fa ho preso il mio aereo verso Parigi… verso una nuova vita!

To be continued 

martedì 15 gennaio 2019

La pecora Nera - La storia di Carlotta Seconda Parte

Riassunto della puntata precedente: 

Parte seconda

Ho perso il conto di quante volte avrei voluto dire: ‘Ma fatti i cazzi tuoi che campi cento anni di più. Anzi no scusa, ho sbagliato continua a farti i cazzi miei così crepi prima!’.

E invece no, ho sempre ingoiato tutto il letame che mi è stato buttato addosso negli anni.

Le mie scelte su come vestirmi, come comportarmi o cosa studiare sono sempre state di interesse pubblico.

Eh sì perché non solo i miei genitori interferivano ma anche il parentado di serpenti e vipere. Persino qui buzzurri bigotti dei miei vicini potevano esprimere la loro opinione.

Tutti avevano l’ultima parola sulla mia vita tranne che io!

Mi sono fatta star bene il liceo classico con quel maledetto latino di merda.

Una lingua morta che nessuno usa più da millenni. Rosa Rose Rosum… ma ficcatela in culo la rosa e fammi disegnare.

Ho sempre indossato i maglioncini rosa confetto acquistati da mia madre, ma le gonne no! Su quelle mi sono impuntata e dopo liti furibonde sono riuscita a convincere mia madre che i jeans erano un abbigliamento da donna.

Avevo un certo gusto nel vestire, anzi un talento, tra l’altro l’unico che possiedo, che i miei genitori non riuscivano né a riconoscere né tanto meno capire.

Sono sempre rientrata agli orari stabiliti, anche se oggi ripensandoci erano davvero ridicoli.

Potevo uscire solo il sabato e la domenica. In inverno potevo rientrare alle 7 di sera. Se partecipavo a qualche festa dovevo stare a casa per massimo le 10. In estate potevo rientrare verso le 8 e dopo cena potevo uscire fino a massima mezzanotte.

E se Cenerentola aveva l’incubo dell’incantesimo che svaniva io avevo la certezza che ogni volta che rientravo dopo una serata estiva c’era sempre mia madre seduta sul cesso con la porta aperta che con gli occhi sbarrati di chi è al ventesimo caffè mi diceva sempre la solita frase: ‘Carlotta ti sei divertita? Vieni qui raccontami?’.

Era chiaro che voleva controllarmi, voleva vedere in che stato ero, che poi io le canne me le facevo sempre ma di pomeriggio prima di iniziare a studiare. Una cannetta prima di buttarmi in quei libri tetri e noiosi mi rilassava e, secondo me mi faceva pure concentrare meglio.

Ma non era questo il mio grande segreto. Nel contesto dove sono cresciuta e con quella mentalità il mio modo di essere sarebbe stato messo alla gogna.

Meglio tacere e scappare alla prima opportunità. Affrontare la realtà non sarebbe servito che ad allontanarmi per sempre dalla mia famiglia che nonostante tutto amavo. 

To be continued 

lunedì 14 gennaio 2019

La pecora Nera - La storia di Carlotta - Prima Parte

Prima Parte

Ah le convenzioni, quelle infinite litanie che ci ingabbiano in stili di vita confezionati come i biscotti del supermercato, che ci costringono a seguire le regole prestabilite, da chi poi non si sa, e ci forzano, fin dalla più tenera età, a divenire quello che la società si aspetta da noi.

Alcuni restano imbrigliati nelle maglie strette degli insegnamenti dogmatici imposti con l’unica spiegazione che ‘Cosi si fa, perché così si è sempre stato fatto’.

Che poi uno potrebbe anche dire i tuoi suggerimenti tieniteli per te che come diceva Ligabue ‘A sbagliare sono bravissimo da me’.

Poi però da ragazzina arrivava mia madre, democratica come Mussolini, con la sua voce da mezzo soprano sordo e stonato, che mi intimava: ‘Guarda che se solo ti azzardi ti do tante di quelle padellate sulle chiappe che diventi una babbuina’.

Purtroppo le sue non erano solo minacce. Lei era una donna d’azione e alle parole faceva seguire i fatti.

Con mio padre era anche peggio, bastava un solo sguardo per intimorirmi ed una sola frase per terrorizzarmi: ‘Carlotta vedi de finilla… che una parola è poca e due sò troppe’.

Purtroppo sono figlia unica e tutte le aspettative dei miei genitori sono state focalizzate su di me sin dal giorno della mia nascita. Mia madre è rimasta incinta per la prima volta a 43 anni dopo una vita passata a provare di tutto per avere un figlio.

Quando le mestruazioni si sono interrotte, mamma ha pensato di essere in menopausa precoce, ma poi andando dal medico ha scoperto che non era così. 

Il vecchio dottore, compagno di classe di Aristotele, vedendo la sua pancia gonfiarsi prima gli ha diagnosticato una purga e poi un tumore.

Come dire: quelle due scorregge che hai fatto non ti hanno sgonfiato il ventre e quindi tra un anno te ne vai al creatore.

Mia madre, contadina con la terza media, si fidava ciecamente di quel vecchio rincoglionito e per questo comprò non solo il vestito per il suo funerale ma anche la bara ed il fornetto per essere sepolta nel paesino arroccato nelle montagne vicino Rieti dove sono cresciuta.

Quando finalmente sua sorella l’ha convinta ad andare da un ginecologo e lei ha scoperto che il suo sogno più grande stava per avverarsi ha pianto di gioia per mesi e, mi raccontano, la mia nascita è stata un evento in paese.

Mio padre, cattolico ferventissimo ha contattato il Vescovo per battezzarmi e i miei compari sono stati il sindaco e sua moglie Marcella, una professoressa di lettere molto conosciuta e stimata in paese.

Ecco insomma per dirvi che l’educazione svizzera ricevuta era incentrata a farmi diventare una persona che più che rispecchiare la vita e la morale dei miei genitori doveva aderire ai modelli preposti.

Io a quei modelli non mi sono mai adattata, ma non perché fossi stata o sono una ribelle!

Io ero diversa, ero nata diversa.

Solo scappando potevo essere me stessa, è per questo che mi sono trasferita sempre più lontano da casa.

Meglio la vita da emigrata che essere incarcerata in una vita che non ti appartiene. A quel punto si pensa solo a sé stessi e ‘Un bacetto ai pupi, un pizzicotto ar cane e ciaone a tutti!’


È stato Tinder a rivelare il mio segreto, scoperchiando il vaso di Pandora e portando a galla le cazzate che ho sempre recitato per far contenti gli altri e mai me stessa. 

To be continued 

lunedì 7 gennaio 2019

La Principessa sul pisello - La storia di Antonia Quinta e Ultima Parte

Londra si stava trasformando con tutte le luci natalizie che addobbano le strade ed i negozi.

Nell’aria il profumo della cannella e dello zenzero, i sorrisi sulle facce dei passanti incappottati ma felici perché il natale era alle porte. 

Io adoro questa festa, l’ho sempre adorata! Quest’anno però a causa del lavoro sono dovuta rimanere a Londra, anche se contrariamente a quello che presagiva la mia manager di lavoro ce ne è stato davvero poco.

Per le feste natalizie, tutti i miei amici erano ‘a casa’ nei loro rispettivi paesi ed io mi ero già preparata da tempo al mio natale insolito, finalmente da sola nel mio appartamento senza i miei coinquilini rompipalle: Pizza, Prosecco e Rutto Libero!

Non è andata così! 

Anche Matteo per lavoro doveva restare a Londra e così, la vigilia l’ho invitato a casa mia.

In questo modo avrei svelato l’arcano: su quale pisello dormirà la principessa Antonia?

Il giorno prima ceretta totale, unghie squadrate e laccate di rosso fuoco, intimo sexy da vamp, capelli tinti e messi in piega da un parrucchiere italiano – io dai parrucchieri inglesi non mi faccio fare manco lo shampoo – e vestitino super sexy con tacco alto.

Ero pronta per lui. 

Ogni dettaglio era ben studiato, dalle candele al cibo che ovviamente ho preparato con cura.

Il 24 a sera Matteo si è presentato a casa mia alle 9 di sera, l’ho fatto entrare e fino a tarda serata abbiamo passato una serata incantevole con buon cibo, ottimo vino – portato da lui – e coccole sul divano.

Appena scattata la mezzanotte lui si è trasformato da Leone in Toro… Toro da monta! Forse aspettava il regalo di Natale e nell’eccitamento strizzava il mio culo e le mie povere tettine come fossero arance da spremere.

Ma la vera sorpresa ce l’ho avuta io. 

Tutti I miei dubbi sono stati spazzati via … ce l’avevo davanti agli occhi il suo gioiellino di famiglia … e purtroppo i miei sospetti si sono tristemente avverati.

Era davvero ino, ino , ino, ino… ma così ino che ho dovuto chinarmi per vederlo.

Devo ammetterlo candidamente in quel momento tutte le mie fantasie sessuali sono sparite, non provavo assolutamente nessuna attrazione fisica per lui.

È doveroso dire che non c’è stata mai una grande attrazione fisica verso di lui, ma il modo in cui mi faceva sentire mi ha sempre spinto a rivederlo… perché essere viziata e coccolata piace a tutti, soprattutto a me!

Nonostante i miei buoni propositi, non me la sono sentita di dargliela.

Sapevo che lui era attratto da me e forse si stava innamorando. Io non volevo legarlo a me sentimentalmente anche se perderlo come ‘amico’ mi dispiaceva tantissimo.

Sono riuscita a convincerlo che mi stavano arrivando le mestruazioni e così, con mio grande sollievo, tutto si è risolto nelle solite coccole sul divano e dormire abbracciati nello stesso letto.

La mattina dopo, appena sveglia mi sono andata a lavare i denti. Lui no, è restato a letto a baciarmi con un alito di fogna di Calcutta che mi dava il voltastomaco.

Ora io capisco che tra noi c’era confidenza, e credo che se ci fosse stata attrazione fisica da parte mia me ne sarei anche fottutta allegramente dell’alito pestilenziale ma non era così.

Sul mio letto non c’era il mio uomo ma una persona a cui volevo semplicemente bene.

Le feste le abbiamo passate a ridere, scherzare e scambiarci qualche bacetto. Niente di più.

Passato questo periodo ero convinta che lui non mi avrebbe mai più cercato, infondo la mia bugia era chiaramente una bugia…

Così non è stato!

Lui non ha smesso di chiamarmi, mandarmi messaggi ed invitarmi ad uscire.

Non potevo più fingere e ho deciso di dire la verità, bè non proprio la verità … non potevo mica dirgli: ‘Matteo io ho dormito su tanti piselli e il tuo era davvero invisibile!’.

Ho inventato la solita scusa ipocrita: ‘Non sei tu, sono io che dopo tanti anni con il mio ex non sono pronta ancora per una relazione e non mi va di farti soffrire’.

Quello che davvero mi faceva soffrire era la convinzione che avrei perso una persona che come amico avrei adorato.

La sua reazione al mio discorsetto di commiato mi ha lasciato letteralmente di stucco:

‘Antonia, apprezzo tantissimo la tua onesta quando ti ho conosciuto ero in un momento davvero buio della mia vita. Grazie alla tua positività e alla tua compagnia ora sto molto meglio! Sei stata il mio angelo custode e ci terrei davvero se restiassimo amici’.

Quelle parole mi hanno commosso e riempito di gioia.

Oggi io e Matteo siamo due persone che si vogliono bene davvero, ed il sesso è solo un vecchio ricordo che spero davvero sia davvero sparito dalla sua mente.

Morale della storia:

Non prendetevi per il culo, se non c’è la sostanza l’amore non conta!

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