lunedì 14 gennaio 2019

La pecora Nera - La storia di Carlotta - Prima Parte

Prima Parte

Ah le convenzioni, quelle infinite litanie che ci ingabbiano in stili di vita confezionati come i biscotti del supermercato, che ci costringono a seguire le regole prestabilite, da chi poi non si sa, e ci forzano, fin dalla più tenera età, a divenire quello che la società si aspetta da noi.

Alcuni restano imbrigliati nelle maglie strette degli insegnamenti dogmatici imposti con l’unica spiegazione che ‘Cosi si fa, perché così si è sempre stato fatto’.

Che poi uno potrebbe anche dire i tuoi suggerimenti tieniteli per te che come diceva Ligabue ‘A sbagliare sono bravissimo da me’.

Poi però da ragazzina arrivava mia madre, democratica come Mussolini, con la sua voce da mezzo soprano sordo e stonato, che mi intimava: ‘Guarda che se solo ti azzardi ti do tante di quelle padellate sulle chiappe che diventi una babbuina’.

Purtroppo le sue non erano solo minacce. Lei era una donna d’azione e alle parole faceva seguire i fatti.

Con mio padre era anche peggio, bastava un solo sguardo per intimorirmi ed una sola frase per terrorizzarmi: ‘Carlotta vedi de finilla… che una parola è poca e due sò troppe’.

Purtroppo sono figlia unica e tutte le aspettative dei miei genitori sono state focalizzate su di me sin dal giorno della mia nascita. Mia madre è rimasta incinta per la prima volta a 43 anni dopo una vita passata a provare di tutto per avere un figlio.

Quando le mestruazioni si sono interrotte, mamma ha pensato di essere in menopausa precoce, ma poi andando dal medico ha scoperto che non era così. 

Il vecchio dottore, compagno di classe di Aristotele, vedendo la sua pancia gonfiarsi prima gli ha diagnosticato una purga e poi un tumore.

Come dire: quelle due scorregge che hai fatto non ti hanno sgonfiato il ventre e quindi tra un anno te ne vai al creatore.

Mia madre, contadina con la terza media, si fidava ciecamente di quel vecchio rincoglionito e per questo comprò non solo il vestito per il suo funerale ma anche la bara ed il fornetto per essere sepolta nel paesino arroccato nelle montagne vicino Rieti dove sono cresciuta.

Quando finalmente sua sorella l’ha convinta ad andare da un ginecologo e lei ha scoperto che il suo sogno più grande stava per avverarsi ha pianto di gioia per mesi e, mi raccontano, la mia nascita è stata un evento in paese.

Mio padre, cattolico ferventissimo ha contattato il Vescovo per battezzarmi e i miei compari sono stati il sindaco e sua moglie Marcella, una professoressa di lettere molto conosciuta e stimata in paese.

Ecco insomma per dirvi che l’educazione svizzera ricevuta era incentrata a farmi diventare una persona che più che rispecchiare la vita e la morale dei miei genitori doveva aderire ai modelli preposti.

Io a quei modelli non mi sono mai adattata, ma non perché fossi stata o sono una ribelle!

Io ero diversa, ero nata diversa.

Solo scappando potevo essere me stessa, è per questo che mi sono trasferita sempre più lontano da casa.

Meglio la vita da emigrata che essere incarcerata in una vita che non ti appartiene. A quel punto si pensa solo a sé stessi e ‘Un bacetto ai pupi, un pizzicotto ar cane e ciaone a tutti!’


È stato Tinder a rivelare il mio segreto, scoperchiando il vaso di Pandora e portando a galla le cazzate che ho sempre recitato per far contenti gli altri e mai me stessa. 

To be continued 

Nessun commento:

Posta un commento