giovedì 31 gennaio 2019

Una favola al contrario - la storia di Serena Parte Quarta

Riassunto delle puntate precedenti: 

Parte Quarta

La mia relazione con Giacomo  all'inizio potrebbe esssere definita come Effortless.

Effortless è una parola inglese che descrive una situazione che non richiede alcuno sforzo per poter raggiungere il risultato.

Credetemi quando vi dico che quel periodo è stato per me come vivere una favola.

Giacomo aveva la straordinaria capacità di sdrammatizzare tutto e farmi ridere. Sapeva capire i miei umori e con lui ero finalmente libera di essere me stessa.

La nostra storia è iniziata nel modo più semplice e naturale possibile.

Lunghe passeggiate sul lungo Tamigi, incursioni in ristoranti etnici e una straordinaria complicità che legava non solo le nostre mani ma le nostre vite.

Credevo che Londra mi stesse regalando il sogno di diventare la principessa nel cuore di Giacomo. 

Ogni giorno mi stupiva con piccole sorprese che mi riempivano il cuore di gioia e aumentavano le mie illusioni di aver trovato il principe azzurro.

Ma voi credete che ci sia stato il lieto fine? Chiaro che no cazzo! Altrimenti non starei qui a raccontarvi il mio Dating Bad.

In tutta quella bolla di felicità e leggerezza che faceva presagire l'arcaica stronzata del ‘Vissero felici e contenti’ si è inserito un elemento di modernità che nelle favole MAI è stato menzionato!

Sto parlando dei social media: facebook, tweeter e soprattutto quello che io oggi chiamo l’infame Instagram, che poi non ha avuto altra colpa se non quella di far emergere una verità che ha di fatto destabilizzato tutta la mia vita, soprattutto i miei rapporti interpersonali.

Già vedo alcuni di voi che pensano: ‘Ha beccato il bastardo che ha postato foto con un’altra! Magari la sua fidanzata….’

NO! Risposta errata! Magari fosse stata una storia di corna e basta!

A rompere la bolla di falsa felicità è stato un evento paragonabile ad una scorreggia in ascensore: la puzza arriva inaspettatamente e non essendoci via di fuga ti soffoca.

La parte oscura della storia arriva quando nella pausa pranzo mi ritrovo nel solito bugigattolo dietro l’atelier in cui lavoravo.

Ricordo tutto di quel giorno maledetto, perché è stato in quel momento che la mia favola da rosa stava diventando nera, anzi marrone merda!

Per comprendere quello che mi è successo bisogna fare un piccolo passo indietro.

Giacomo faceva il fotografo, precisamente il paparazzo, e era pure molto bravo visto che collaborava con una nota rivista inglesi di gossip.

È capitato molte volte che mi abbia scattato delle foto, alcune molto belle altre meno, ma non parlo di qualità dell’immagine, intendo immagini intime che solo io e lui avremmo dovuto vedere.

Una foto l’ha fatta alle mie gambe non depilate, alle mie parti intime, mi ha fotografato in pose osé e ha poi girato un video mentre eravamo a letto insieme.

Premetto, per amor di verità che lui ha proposto ma io ho accettato perché la cosa mi intrigava. 

Mai sono stata forzata e mai la mia mente è stata annebbiata dall’alcol o da droghe.

Ora sono sicura che avrete capito! Qualcuno di voi mi starà giudicando male dandomi della zoccola. Altri mi etichetteranno come una ingenua patentata.


Credetemi questo errore l’ho pagato caro! Più di quanto non possiate credere!

To be continued

mercoledì 30 gennaio 2019

Una favola al contrario - La Storia di Serena Parte Terza


È grazie a Tinder che il mio inglese ‘si è sciolto’ e ho iniziato a poter partecipare ai discorsi usando i vocaboli e i verbi giusti. 

Ad ogni date imparavo qualcosa di più anche in termini culturali.

Come ogni italiano emigrato mi mancava il nostro cibo, però devo ammettere che le torte salate inglesi non solo male, i dolci sono più pesanti ma non per questo meno buoni… eh sì vabbè il fish and chips, apparentemente piatto nazional popolare dei sudditi della regina Elisabetta, mi fa ancora un po’ schifo.

Se non sapete cosa sia ve lo dico io: pesce tipo baccalà e patatine il tutto fritto e stra-fritto con l’olio usato nelle macchine. Na merda insomma!

Comunque anche su Tinder il mio destino di donna da una botta e via non accennava a cambiare.

Passavo le ore al telefono con mamma, disperandomi e prospettando il mio futuro in un ospizio nella campagna romana, dove il massimo del divertimento sarebbe stato confrontare i lavoretti a maglia con la vecchia della stanza accanto.  

Lei mi rispondeva sempre con la solita frase: ‘Bella de mamma, mejo sola che male accompagnata!!!’

Ricordo che quella solita tiritera mi faceva incazzare e manco poco!

Io volevo disperatamente innamorarmi ed essere ricambiata. 

Volevo il mio principe azzurro!

Sapevo che vivevre sempre felice e contenta era utopia, ma essere arrivata a trentacinque anni e non aver mai avuto una storia seria che superasse i 3 mesi iniziava a crearmi non pochi complessi.

Cosa avevo di sbagliato io? Perché non riuscivo a far innamorare nessuno? Come mai gli uomini dopo aver trombato mi buttavano sempre via come un fazzoletto smoccolato?

Ma poi un giorno, per magia… Ecco è stato proprio così che la mia favola ha avuto inizio.

In un giorno triste con il cielo ricoperto di nuvole nere, il vento che piegava gli alberi e il treno zeppo di persone fradice e incazzate ricevo un messaggio su Tinder.

Per curiosità ho letto subito il messaggio. 

Era di Giacomo, un bellissimo ragazzo italiano che avevo ‘selezionato’ mesi fa.

Lui aveva foto di profilo in cui sorrideva sempre e che lo mostravano in diverse parti del mondo.

È stata però la sua descrizione che ‘ha colpito nel segno: ‘Sono troppo romantico se vi dico che il mio sogno è diventare il principe azzurro di una donna speciale?’

Ora, io non mi consideravo ‘speciale’, ed il fatto che mi avesse scelto non dimostrava nulla, ma che vi devo dire quando ho risposto al suo messaggio sulla chat di Tinder mi tremavano le mani e mi batteva il cuore.

Giacomo aveva quel qualcosa in più che, ero convita, mi avrebbe portato finalmente ad assaporare la felicità che sembrava così a ‘portata di mano’ per tutte le altre ma era sempre stata negata a me.

Il primo incontro con Giacomo è stato fantastico! Lui era anche più bello da come si vedeva in foto.

Ci siamo visti davanti alla metro di Totthenam Court Road, e ho riconosciuto subito I suoi bellissimi occhi verde acqua e il suo sorriso perfetto.

Mi sono preparata per quell’incontro indossando il mio vestito più bello, un trucco leggero sugli occhi ma con le labbra colorate del mio rossetto preferito di colore scarlatto.  

Più di ogni altra cosa, mi ero ripromessa di essere me stessa.

Questa volta non avrei finto interesse per ogni cosa che fosse uscita dalla sua bocca, non avrei sorriso ad ogni battuta e soprattutto, questa volta avrei tenuto le gambine belle chiuse!

Le mille batoste ricevute mi avevano chiaramente insegnato che il sesso magari lega due corpi ma non necessariamente fa nascere un sentimento.

Con lui, quella sera andò tutto perfettamente. 

Quello che diceva, il modo in cui parlava e le sue attenzioni mi hanno rapita da subito.

La mia mente volava nella favola, avrei dovuto solo attendere il finale per capire. 

To be continued

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martedì 29 gennaio 2019

Una favola al contrario - La storia di Serena Seconda Parte

Riassunto delle puntate precedenti: 
clicca qui per leggere la prima parte

Seconda parte

Sia chiaro, la mia vita prima del Dating Bad non è che fosse stata tutta una passeggiata.

Come molte delle protagoniste delle favole, anche io sono rimasta orfana di madre da piccolissima. 

Ho ricordi molto sfocati della sua voce, del suo profumo e del suo sorriso.

Dopo, neanche un anno che la mia povera mamma è stata sepolta, mio padre ha sposato Marzia, la donna con cui, si mormorava in paese, avesse già una relazione mentre sua moglie combatteva un cancro al seno che ha spento la sua vita per sempre.

Marzia non è stata MAI una matrigna cattiva. Mi ha voluto e mi vuole tanto bene.

È stata lei che mi accompagnava a scuola, che mi aiutava a fare i compiti e mi ha sopportato nel difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Non mi ha mai considerato una figliastra e, anche quando sono arrivate le mie sorellastre, che ho sempre considerato sorelle, mi ha sempre trattato da figlia vera.

Carezze e sculacciate a me come a loro, senza esclusioni di vincoli di sangue.

Quando una di noi combinava una marachella, lei per par con dicio usava il famigerato e, orami credo mitologico, battipanni per tutte e tre.

Mia sorella Diana, era la più grassoccia e decisamente meno agile di me e Viola, quindi era sempre lei la prima a prenderle.

Oggi ci scherziamo su e le ricordiamo il nostro grido di battaglia: ‘Diana corri che mamma ha preso il battipanni…’

A quel punto iniziava una corsa per casa che diventava un gioco per noi finché il battipanni non raggiungeva il nostro culetto. A quel punto Game Over! Fine!

Per me lei non è mai stata Marzia.  Lei è stata, è, e sarà sempre la mia Mamma!

La mia esistenza è sempre trascorsa in serenità ma crescendo a pane e favole ho capito che sto cazzo de Principe Azzurro era davvero difficile da trovare.

I ragazzi mi hanno sempre usata e dopo aver trombato: Ciaone!

Il mio lavoro da segretaria nel piccolo studio medico del paese dove vivevo era di una noia mortale. 

Tutte le mie amiche, passati i trenta anni, erano sposate e con figli.

La mia vita invece era rimasta uguale a quando avvevo 18 anni solo che invece di cazzeggiare a scuola, cazzeggiavo nel mio uffico.

Volevo cambiare vita anche io, così un giorno incontrando una mia ex compagna di classe  delle media che viveva a Londra, mi sono detta quasi per gioco: ‘Ma quasi quasi emigro pure io...’.

E così in una torrida giornata di inizio agosto di due anni fa ho infilato tutto in una valigia e sono partita per Londra.

Appena atterrata ero terrorizzata. Non capivo nessuno e nessuno capiva me.

Non potete capire come ci si sente in quelle situazioni! Una sensazione di inferiorità e di frustrazione che fanno piangere.

I mesi passavano e forse perché nei primi sei mesi non avevo contatti con italiani, il mio inglese migliorava vistosamente.

Avevo un lavoro come commessa in un atelier e la mia nuova vita era piena di ostacoli e sfide che mi elettrizzavano.

Però... eh si c’era un però, quello più sentito e scontato che comprende solo chi emigra all’estero.

Mi mancava il bidet. Ma come cazzo fanno a cagare e pulirsi il culo solo con la carta igenica?... Bè in effetti poi ho scoperto che esisttono delle salviettine umidificanti che non sostituiscono proprio il bidet ma migliorano la vita.

A Londra la prima cosa che ho imparto in inglese sono state le parolacce:
I classici Fuck off – Vaffanculo
 – Bitch – Letteralmente vuol dire Cagna ma è usato per dire stronza/o
 – Cunt – Letteralmente è vagina nella versione scurrile
 – Scumbag – Merda Umana/Testa di cazzo … e tanto altro che sono sicura saprete già.

Questa è la lezione Number One per ogni emigrato a Londra.

Quello che ho notato è stato il fatto che i sudditi di sua Maestà hanno più che altro l’insulto diretto verso la persona. Tranne Mother fuck, ossia figlio di puttana. 

Gli inglesi tendono a non far partecipare gli altri nell’insuto a te… si insomma sono poco inclusivi anche in questo!

Noi romani quando insultiamo qualcuno non ce la prendiamo solo con chi abbiamo di fronte ma nel calderone della nostra ira ci infiliamo gli antenati morti: Li mortacci tua, o accompagniamo il tuo vaffanculo menzionando anche tua mamma, si insomma quella che veniva etichettata generalmente prima come mignotta.

In questi casi diciamo ‘ vaffanculo te e tua madre’.

Ma non finisce qui, nelle liti più accese si allarga il campo: ‘ vattene affanculo te e tre quarti della palazzina tua’, sostituibile a seconda dell’incazzatura con ‘tre quarti dei parenti tua…’così tanto per non mandarti da solo a ‘quel paese’… Nun sia mai te perdi!

Questo per dirvi che l’adattamento ad un’altra cultura non è mai una cosa facile!

La cultura inglese l’ho acquisita facendo Dating ‘ incontri ‘ su Tinder.

È da quel gioco antropologico e divertente che è iniziata la mia favola al contrario. 

To be continued 

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lunedì 28 gennaio 2019

Una favola al contrario - la storia di Serena Prima Parte


Prima parte

Che belle le favole! Ci insegnavano che anche una vita serena può ritrovarsi a contrastare eventi imprevedibili e destabilizzanti che catapultano in situazioni inaspettate.

Ma gli autori delle fiabe fanno sempre in modo che le sempre bellissime protagoniste trovino comunque il modo di cavarsela di fronte alle avversità. 

Che poi, pensandoci, a tante il colpo di scena, che avrebbe dovuto rovinare la vita ha anche giovato.

Biancaneve si ritrova a prendere in mano la ramazza e usare olio di gomito per pulire la casetta dei sette nani: due stanze, una per lei, una cucina striminzita e neanche un cesso. 


A casa della perfida Grimilde era obbligata a pulire una castello di 120 stanze, 74 bagni, tre mega saloni e veniva tratta pure di merda.

Le è andata mejo dopo non pensate? Poi vabbè morde la mela avvelenata ma non è meglio morire che andare a pisciare sempre nel bosco, soprattutto nelle notti invernali! O no?

La Bella Addormenta, di cui per qualche oscuro motivo nessuno si ricorda il nome, invece di affrontare le avversità dorme e affanculo tutto e tutti!

A Bella è andata di lusso proprio! 

All’inizio della storia indossava TUTTI i santi giorni un vestitino ricavato dalla stoffa lisa della tendina che nasconde il cesto della spazzatura, viveva con un padre pazzoide in un villaggio abitato da montanari rozzi e analfabeti, come e più di Cecco Zalone, e nonostante sia descritta come bellissima, colta, intelligente e buona viene presa per il culo da tutti, pure dal pizzicagnolo!

Quando si è trasferita nel mega palazzo della Bestia, che Backingham Palace ‘scansate proprio’, ha iniziato a indossare abiti di alta sartoria e tutti nella sontuosa dimora la adoravano. Che ne dite? La sua vita è migliorata. E pure di tanto.

Qualcuno obietterà che doveva dividere il tetto con una bestia mostruosa, ma io ricordo che lui non gli rompeva più di tanto i coglioni, lei aveva al seguito uno stuolo di servitù degno non di una regina ma di una imperatrice, poi ahò ricordiamoci che mica gliela doveva dare ! Eh!

Oggi come oggi, alla luce di quello che mi è successo e vi racconterò, io mi sarei fermata qui.

Ma gli autori delle favole sentivano che mancava qualcosa di fondamentale nella vita delle protagoniste… l’Amore.

Ed ecco che entra in scena lui: il Principe Azzurro, Bellissimo, Dolcissimo e Levissimo! 

Sarà questo 'essere leggendario' che, in un batter d’occhio trasformerà la loro vita facendole diventare VERE principesse.

Le fiabe finivano tutte con la solita frase scontata e retorica: ‘E vissero tutti felici e contenti…’. Fine!

Di solito al sentire quell’ultima frase noi ragazzine, cresciute senza telefonino e le moderne tecnologie, cadevamo in un sonno comatoso. Nessuna di noi ha mai chiesto: ‘Ma poi che succede?’

La sera dopo c’era un’altra favola, un’altra protagonista…

Ma che fine hanno fatto le principesse? Manco la Sciarelli ed il suo pool di giornalisti investigativi di ‘Chi l’ha Visto’ è riuscita a risolvere il mistero.

Ma a noi all’epoca poco importava, volevamo anche noi trovare il principe azzurro.

Crescendo ci siamo rese conto che portare all’altare i pochi principi regnanti era una impresa quasi impossibile.

Eh si cari miei ho scritto ‘quasi’ … perché ci sono state donne ‘di popolo’ che si sono aggiudicate dei veri principi.

Vedi le signorine Kate Middelton e Megan Markle che hanno messo la vera nunziale ai rampolli della famiglia reale inglese.

Nella lista troviamo poi la più defilata Mette Marit, che da giornalista squattrinata e con figlio a carico, ha spostato il suo Haakon, che di mestiere non fa mica il camionista ma è il principe ereditario della casa regnante norvegese.

Poi troviamo Letizia Ortiz, anche lei ieri giornalista, che dopo aver sposato l’allora Principe delle Asturie Felipe di Borbone, ha fatto lo ‘scatto di carriera’ ed è diventata addirittura Regina di Spagna.

Le loro esistenze sono sempre super osservate dai media. Non serve leggere Novella 2000 per sapere che le loro vite non sono sempre rose e fiori.

Lady Diana Spencer è stata la prima a rompere la favola e far vedere che … ‘No, non è vero non si vive felici e contente’, e anche le principesse piangono stando insieme ai loro principi azzurri.

Ora, non ho mai sperato di trovare un principe… ok ho detto una cazzata sognavo di sposare William, un tempo principino inglese, comunque crescendo la visione della vita cambia ed il principe non è per forza ricco e nobile, ma è uno caruccio, che ci fa ridere, ci rispetta e ci fa sentire amate.

È certo non speriamo nel finale felice ma, quella che nel mio caso, all’inizio potrà sembrarvi una favola ha lasciato ferite talmente profonde che mi hanno cambiato.

Tutto è nato su Tinder. È lì che ho incontrato quel pezzo di merda, che tutto sembrava tranne che un Dating Bad… e invece…

To be continued


lunedì 21 gennaio 2019

La pecora nera - la storia di Carlotta - Ottava e Ultima parte

Riassunto delle puntate precedenti: 



Parte Ottava -  Ultima parte

Di tutti i Dating Bad fino ad ora letti, il mio si può categorizzare come quello più infame e bastardo!

Si ok, ok vi spiego!

Dopo aver presentato Charles, come il mio fidanzato Mark, a Francesca, siamo usciti in tre un paio di volte per andare a mangiare fuori e al cinema e tutto ancora andava bene.

Poi un giorno ricevo un messaggio da Mark, dove mi dice che doveva parlarmi e anche con urgenza.

Ho pensato subito che magari lui, quando io ero in bagno o a pagare per I biglietti del cinema, parlando con mia cugina si fosse contraddetto, magari dicendo il suo vero nome, Charles, o avesse incontrato lì qualche suo amico …

In quel momento mi sono davvero ‘cagata sotto’ e ho risposto subito al suo messaggio dicendogli che ci saremo visti la sera stessa.

Appena ci siamo visti in un pub vicino la mia università l’ho subito bombardato di domande.

Lui si è messo a ridere e mi ha subito rassicurato.

Ma allora perché mi voleva vedere? Si era forse infatuato di me? Anche questa ipotesi è stata subito scartata.

Cosa voleva me lo disse guadandomi negli occhi e con un tono di voce freddo e distante anni luce dal Charles-Mark che avevo conosciuto.

È stato uno di quei momenti in cui ti aspetti una supposta e invece sarebbe stato meglio se ti avessero sparato in culo!

Quel grandissimo bastardo, infame … schifo della società mi ricattò.

O mi paghi, e non quei pochi soldi che ho ricevuto fino ad ora, oppure io dico tutta la verità su di te e Karen a Francesca.

Di prove per smerdarmi ne aveva e pure tante, compresa la registrazione, in inglese del nostro accordo.

Lo stronzo mi chiedeva 5 mila pound per non dire tutta la verità sulla nostra recita a mia cugina! … Giuro che in quel momento ho rimpianto tutti gli stronzi trovati nella tazza del cesso che dividevo con Luigi! Puzzavano ma con lo sciacquone sarebbero scomparsi.

Francesca non avrebbe certo capito e tenuto il segreto. No! La lieta notizia di avere una figlia lesbica sarebbe ben presto arrivata alle orecchie ottuse e conservatrici dei miei genitori. 

La vendetta di mia cugina poteva finalmente ‘riposare in pace’.  

A quel punto sarebbe potuta succedere la catastrofe nella mia famiglia.

Charles sapeva benissimo che Karen era lo Chef di un noto ristorante e quindi, lui mi suggeriva di chiedere a lei di prestarmi i soldi per ‘saldare il debito’ con lui.

Io sono rimasta basita e sconvolta dalla sua richiesta. Ho solo risposto che avrei valutato la sua ‘proposta’. A quel punto ho girato i tacchi e con il cuore che mi batteva a mille a l’ora ho preso la metro per tornare a casa.

Appena aperta la porta ho visto Karen che mi aveva preparato una cenetta a lume di candela. Lei capisce sempre quando c’è qualcosa che non va. Stavolta non ha fatto neanche in tempo a chiedere perché piangendo gli ho raccontato del ricatto di Charles.
Nei giorni seguenti abbiamo parlato a lungo di questa brutta faccenda.

Per Karen quei 5 mila Pounds non erano un problema, anche perché li guadagnava in un mese ed aveva comunque dei risparmi. 

Non intendeva prestarmeli per principio.

‘Amore non puoi nasconderti tutta la vita. Sei una donna in gamba, che non ha mai chiesto nulla ai tuoi, stai affrontando un Master importantissimo per costruire una nuova carriera. I tuoi genitori dovrebbero essere comunque fieri di te! Chi sei e chi ami verrà comunque fuori! Manda a fare in culo quel figlio di cane di Charles e lascia che la verità venga fuori! Non commetti nessun reato ad amare me invece che un uomo! Vedrai i tuoi capiranno’.

Ho passato due notti insonni pensando a cosa fare e alla fine mi sono decisa a respingere il ricatto di Charles.

Sapendo ormai chi era e come giocava sporco, avevo paura che dopo la prima rata per mantenere il silenzio avrebbe chiesto altri soldi.

Col cazzo che avrei pagato il pizzo a quel bastardo!

Dovevo far finire questa situazione subito e quindi con un messaggio a Charles ho detto che no! Non lo avrei pagato! Che poteva dire tutto perché io non mi dovevo vergognare di nulla se non del fatto di aver messo su quella recita stupida e falsa con lui.

Le cose da lì in poi sono precipitate. 

Come da copione Charles ha contattato Francesca tramite Facebook e ha spifferato tutto, e lei, felice come una iena che ha appena trovato la carcassa che aspettava da tempo di spolpare, ha riferito tutto ai miei genitori.

Non vi dico quello che è successo quando i miei genitori sono venuti ‘a sorpresa’ a trovarmi a casa.

Strilli. Urli. Straveri.

Mio padre ha cercato anche di picchiare Karen che secondo il suo parere era la donna che ‘mi aveva deviato’.

Mia madre sembrava una assatanata e, ironia della sorte, più di una volta mi ha imposto di tornare in Italia per farmi esorcizzare…

Quando, per la prima volte in vita mia mi sono ribellata al loro volere mia madre si è calmata e mi ha detto: ‘Avrei preferito avere un tumore e non te come figlia! Meglio la morte che una figlia come te .. deviata e fuori dalla grazia di Dio. Una pecora nera! Una pecora di Satana!’

Ho sofferto come un cane quando ho sentito queste parole uscite dalla bocca di chi mi ha tanto desiderato!

Grazie a Karen e a tutta questa brutta storia oggi sono io! Non mi nascondo più davanti ad una vita che la società credeva di aver già imposto su di me. 

Oggi sono Carlotta, amo Karen talmente tanto che presto ci sposeremo.

I miei genitori non verranno al matrimonio ma non mi importa… oggi sono io! La pecora nera che per tanto tempo ha fatto finta di essere bianca.

Chissà poi perché? Io ho sempre amato il nero, che è stato poi il colore della mia prima collezione quando ho iniziato la mia collaborazione come stilista per una celebre casa di moda!

Morale della storia:

Meglio pecora nera che una pecora bianca che segue il gregge ciecamente fino al burrone!

The End

domenica 20 gennaio 2019

La pecora nera - la storia di Carlotta Parte Settima


Parte Settima

La ricerca di ‘Mark’ è stata la parte più divertente.

Su Tinder c’è veramente un universo sconosciuto di gente strana che farne un elenco sarebbe impossibile.

Comunque io cercavo qualcuno che fingesse per massimo 2-3 giorni di essere mio fidanzato.

Soprattutto i ragazzi stanno su questa app principalmente per un motivo: SCOPARE!

Sono pochi coloro che cercano una relazione seria.

Ovviamente, quando chattavo con qualcuno di 'papabile', spiegando che ero lesbica e che cercavo il mio finto fidanzato, la risposta era al 99% delle volte:

‘Si accetto! Poi però facciamo una cosa a tre?’.
No caro mio! Nun se po’ fa!

In questa marmaglia di risposte così volgari e scontate c’è ne è stata una diversa.

Proveniva da un certo Charles, un inglese moro con gli occhi azzurri ed una laurea in Economia. 

Al momento il ragazzo possedeva si una bella presenza ma navigava nella merda per quanto riguardava il suo aspetto finanziario.

Eh quando si dice che la laurea non ti insegna il mestiere è vero!

Comunque Charles mi ha proposto un prezzo accettabile per affittarlo come finto fidanzato qualche giorno. 

Mi sono detta… vabbè perché no? E da quel momento è partita ufficialmente l’operazione ‘Fake Boyfriend’, ossia finto fidanzato.

Ci siamo visti due volte prima di presentarlo a Francesca. 

Tutto doveva essere credibile e devo dire che Mark apprendeva velocemente e sembrava essere davvero entusiasta!

Che poi due domande sul perché avesse accettato, visto che lo pagavo veramente una cifra irrisoria, me le sono fatte.

Magari era davvero alla canna del gas e i miei pochi soldi gli servivano davvero, o magari si divertiva veramente a fare il finto fidanzato.

Impegnata come ero con il mio corso alla Central Saint Martin ho davvero trascurato molti fattori di rischio che avrebbero potuto presentare con questa ennesima messinscena.

La presentazione ufficiale tra Mark e Francesca è stata ‘da manuale’, lui è stato credibilissimo nella parte del mio fidanzato e ha risposto brillantemente a tutte le domande di quell’arpia di mia cugina!

Il caro Mark ha zittito subito mia cugina quando le ha chiesto con tono acido e sospettoso: ‘Ma come mai non avete foto insieme?’.

Mark con tono calmo ha risposto: ‘Ne avevamo tantissime, io adoro fare foto con la mia ragazza. Ad Entrambi però non piace postarle  sui social. Le foto sono intime. Purtroppo una settimana fa mi hanno rubato il cellulare, era lì che erano custodite le nostre foto…’

Tutto stava andando benissimo! Troppo bene… 

Pensavo, da ingenua, che il vento stava girando ancora in mio favore che tra poco quella stronza di Francesca se ne sarebbe andata AFFANCULO da casa mia, che io questa volta potevo esibire prove che un fidanzato vero, visto che mia cugina l’aveva persino conosciuto!

Ah che bella sensazione quando hai quella incrollabile convinzione che l’ostacolo è dietro di te e tu puoi finalmente correre felice senza più pensieri.

Poi però succede che tutte quelle variabili che non avevano neanche sfiorato la tua mente riaffiorino prepotenti come un incubo.

I conti non si fanno senza l’oste! E l’oste credetemi è stato il peggio Fio de na Mignotta che io abbia mai incontrato in tutta la mia vita!

To be continued

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