mercoledì 31 ottobre 2018

Corri che ti prendo - La storia di Alba Seconda Parte

Riassunto delle puntate precedenti

Parte seconda 

Prima che tutta questa storia iniziasse vivevo una vita che aveva il sapore di una minestra sciapa come quella servita in un ospizio, ed il paragone non  è  stato fatto a caso perché  a  dare inizio al tutto  è  stata una esistenza consumata dalla noia che assomigliava a quella che prova una donna anziana che non vede l’ora che venga la sera per accendere la televisione e vedere quei programmi patetici dove si mette in scena il dramma altrui. 

Non  è sempre stato così ovviamente!

Il destino con me ha avuto sempre un occhio benevolo. Potevo ritenermi abbastanza soddisfatta: certo una taglia in più di reggiseno e una di meno sulle cosce sarebbe stato perfetto, ma vabbe’ diciamo che per un lungo periodo non ho potuto lamentarmi della vita che facevo.  

Sono nata e cresciuta in Belgio da genitori italiani, per la precisione abruzzesi. A 20 anni, ho fatto le valige e mi sono trasferita in Francia, a Parigi per la precisione, dove ho conosciuto Fabien sui banchi dell’università. È lì che ci siamo innamorati. 

Con lui c’è stato subito feeling e dopo il primo incontro non ci siamo più persi di vista per almeno una decina di anni. 

In questa decade di momenti belli ce ne sono stati ma raramente si sono verificati eventi o situazioni che hanno portato a picchi verso l’alto o il basso. 

A parte quando abbiamo deciso di vivere insieme in Belgio o quando stavamo per lasciarci perché io non sopportavo quella stronza arrogante di sua madre che invece di chiamarmi con il mio nome mi etichettava come ‘L’italienne’, -L’italiana - , tutta la nostra vita sembrava scorrere senza grandi entusiasmi o drammi ed io pensavo di essere felice. 

Nell’ultimo anno qualcosa è cambiato e la nostra routine quotidiana sembrava un film già visto un milione di volte con un finale sempre più grigio e spento in cui le domande rimbalzavano silenziose nella mia testa senza mai uscire per trovare, non dico una risposta, ma almeno un confronto da  parte di Fabien. 

I viaggi, che all’inizio erano la nostra passione si stavano diradando come i capelli di un vecchio. Il sesso era ormai scemato verso il punto della quasi castità: si scopava poco con una media miserrima di 2-3 volte massimo al mese, a volte anche meno, e la qualità era di quelle che rasentava la sveltina. 

Insomma quella routine mi stava uccidendo. Non c’erano più stimoli e l’amore si stava trasformando in un affetto fraterno che ci obbligava a restare insieme nella convinzione che l’altro fosse ancora coinvolto.  

È stato questo a farci resistere per poco più di un altro anno. 

Io, da sognatrice incallita quale ero, speravo nel miracolo e mi arrovellavo il cervello per poter trovare il modo per poter tornare al nostro passato. 

Neanche uno dei miei sogni ha visto la luce del sole e al suono della sveglia mi ritrovavo sempre ingabbiata in quella vita che definire di merda era un eufemismo.

Si scivolava sempre nel solito triste e insoddisfacente presente. 

È stato durante la celebrazione del mio trentesimo compleanno che ubriaca fradicia ho trovato il coraggio di fare uscire quel tormento dalla mia bocca e respirare un sospiro di sollievo perché Fabien provava le stesse cose. 

Ci siamo lasciati nel migliore dei modi possibili, stringendoci la mano e ringraziandoci per tutti gli anni piacevoli che avevamo passato insieme. 

È stata la rottura con Fabien che mi ha convinto ad emigrare. Ero stanca di tutto quello che mi circondava e Londra è sempre stata la città che ho amato. 

E’ stato lì che  ho iniziato a correre verso quello che credevo mi avrebbe reso felice. 

Tinder è stata la spinta verso la mia nuova storia dove tutto si è capovolto e trasformato  fino ad arrivare alla morale della storia che è tutto tranne che scontata.  

To be continued

martedì 30 ottobre 2018

Corri che ti prendo- La storia di Alba Prima Parte

Parte prima 

Quante cose si dicono sull’amore? Tutto e il contrario di tutto. 

Di solito la fase dell’innamoramento  è  quella più patetica. È il momento in cui le aspettative ed i sogni volano alti come gabbiani nel cielo.

Fai di tutto per poterli raggiungere ma non hai le ali e salti come un'idiota pensando: ce la posso fare! Questa è la fase delle illusioni, in cui ogni pensiero logico e sensato viene sostituito dalle cazzate che ti racconti quotidianamente pur di non affrontare la realtà. 


Può accadere che invece di volare, corri e insegui con caparbietà quello che vuoi e alla fine magari ce la fai, ma la corsa te la sei fatta tutta su una salita ripida almeno quanto il Monte Bianco. Arrivi alla meta talmente spompata che invece di goderti il panorama cerchi un asciugamano per asciugarti il sudore e possibilmente una bombola dell’ossigeno per riprendere fiato. 

Potrebbe poi anche succedere che un bel giorno, camminando ti rendi conto che quei gabbiani ti hanno abbondantemente cagato in testa. Affretti il passo per dirigerti verso casa sperando che lo sciampo ti tolga quella sensazione di schifo. Forse lo farà, ma intanto tu sei letteralmente nella merda.

Io sono sempre stata una sognatrice e una testarda. Queste due caratteristiche combinate possono formare una miscela esplosiva che di solito conduce su due strade diametralmente opposte: quella della felicità o quella della disperazione. 

A volte le due strade finiscono poi per interporsi per un lasso di tempo e si finisce per non capirci più un cazzo. È il periodo della domande alla Marzullo tipo: 

‘Vale sempre la pena correre o correre ancora ti fa aumentare la pena?’ Sottotitolo: ‘Quel pene vale la pena?’

‘L’ignoto è la sfida che ci cambierà o è la sfiga che ci troverà nell’immenso e sconfinato mondo del Maiunagioia?’ 

‘Ma le domande che mi faccio e a cui non trovo risposta avranno poi un senso o il senso di questo questionare è solo una supercazzola con scappellamento a destra?’ 

Tutto questo preambolo sull’amore vi sembrerà una inutile perdita di tempo. Ed invece no, cari miei! Questo è una parte importante per capire. E capirete, ne sono certa capirete.

L’unica cosa prevedibile di questa avventura è Tinder, è lì che è iniziata la mia storia. Uno swipe verso destra che mi ha fatto scegliere lui, il classico messaggio ‘It’s a Match’ che vuol dire in poche parole che si ‘je piaci pure a lui’, e poi il resto che ho metaforicamente descritto nelle prime battute di questo lungo preambolo. 

A volte non si tratta neanche di essere furbe e scaltre, è semplicemente il caso a metterti in mano le carte, sei tu che decidi come giocartele. Sei poi sempre tu che puoi decidere di cambiare gioco. 

Certo è che quando le carte si rimescolano in tavola è sempre un azzardo. Ogni mescolata produce reazioni imprevedibili da parte dei giocatori. In quei momenti tutto può succedere e quello che non credevi possibile si potrebbe avverarsi.   

To be continued



mercoledì 24 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia - Settima ed Ultima Parte

Riassunto delle puntate precedenti:

Saranno state le 9 di mattina quando sento il campanello del mio studio flat suonare ossessivamente. Con il caffè in mano sono andata ad aprire, era Lucy che senza preavviso aveva deciso di fare irruzione a casa mia per vedere come stavo. 

Alla domanda: ‘Come va con Philip?’ l’ho guardata e mentre le raccontavo quello che era successo  e del mio comportamento da geisha sono scoppiata di nuovo a piangere. 

A quel punto, Lucy mi ha preso per un braccio e mi ha portato fino allo specchio del mio bagno:

Mi sono guardata e avevo i capelli spettinati da matta del villaggio, un colorito che Morticia Adams in confronto sembrava colombiana, e gli occhi spenti, gonfi e cerchiati da occhiaie scure per l’insonnia. Più di tutto mi ha sconvolto l’immagine di una donna che sembrava stesse perdendo la vita ed invece aveva perso ‘solo’ l’amore. 

A quel punto Lucy mi ha domandato: ‘Guarda chi c’è dietro lo specchio? La riconosci? Sembri tu ma in realtà non lo sei. Chi c’è  dietro lo specchio Marzia?’

Non lo so’ Lucy! Non ne ho idea. Sembro io ....’

No Marzia, questa e’ la geisha agonizzante che stai uccidendo tu.  Dagli il colpo di grazia a questa stronza che ti ha portato via Philip. Non esitare!’

Come faccio ad ucciderla e riprendermi Philip?’ 

Sii te stessa. Agisci con la tua testa senza avere nessuna paura. Si sbaglia, si casca e ci si rialza sempre. Cosa hai da perdere a questo punto? Sii sincera con te stessa e con Philip... poi vada come vada, il cielo sarà sempre sopra la tua testa!’

Quelle parole hanno avuto un effetto sorprendente su di me. Prima di tutto per amor proprio avevo deciso che non avrei più indossato una maschera. Per amore, quello che mi legava a Philip, avevo il dovere di chiarire e dire la verità  su chi ero e su cosa avesse portato alla fine della nostra storia. 

Ho deciso di scrivergli una lettera, una cosa che ormai non fa più  nessuno ma che trovavo rispecchiasse la mia vera personalità:

Ciao Capitano! 

C’è stato un tempo in cui credevo che tu avresti condotto la mia vita verso la felicità. Avrei fatto di tutto perché questo potesse accadere e per amore, per troppo amore, ho dimenticato che la felicità è uno stato mentale che ognuno di noi si costruisce da solo.

Mi sono dimenticata di volermi bene e volersi bene è il primo passo per essere felici. Ho insabbiato i miei desideri, le mie opinioni e i miei sogni per accontentare i tuoi. Tutto per starti accanto.

Una cosa è certa, io ho imparato la lezione e per amore, per amore verso me stessa, sarò libera da quella donna-geisha che mi ha fatto perdere te e me insieme!

Questo è stato un prezzo altissimo da pagare almeno quanto il tuo di veder scomparire la personalità della donna che avevi scelto. 

Abbiamo perso Capitano! In questo siamo stati una squadra.  

Ho giocato per anni in una squadra di pallavolo e mi ricordo che quando perdevamo una partita ci riunivamo nello spogliatoio dove prima di analizzare le ragioni tecniche della sconfitta ci abbracciavamo e consolavamo a vicenda, perché in campo si era data ‘l’anima’ per vincere.

Oggi io e te siamo in due spogliatoi divisi da un muro. In questo siamo ridiventati giocatori singoli. 

Non avrebbe dovuto finire così. Se potessi tornare indietro cambierei tante cose. Se è  vero che dietro non si torna e altresì vero che dagli errori si migliora. Prima di tutto bisognerebbe incontrarsi nello stesso spogliatoio e abbracciarsi.  Allora torneremo ad essere una squadra!

Con amore 
Marzia’

Quando ho spedito la lettera l’ho fatto con convinzione ma  senza aspettarmi assolutamente nulla. 
Tre giorni dopo ho ricevuto un mazzo di fiori enorme a casa c’era un biglietto che diceva

Amore mi sei mancata tantissimo! Finalmente sei tornata. D’ora in poi giocheremo sempre insieme. Che si vinca o che si perda saremo una squadra! Ti Amo. Philip’ 

Morale della storia: 
‘Ricordati di volerti bene. Se non ti vuoi bene tu, perché te ne dovrebbero volere gli altri?’

Marzia e Philip sono felicemente sposati da un anno e mezzo e il 10 settembre 2017 e’ nata la loro bambina ‘Isabelle’. 

La geisha e’ finalmente morta e Marzia mi ha rivelato che ‘manco un fiore sulla tomba si è  meritata’ 

The end



martedì 23 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia - Parte Sesta


Col tempo ero ridiventata la geisha di una volta, pronta non solo ad esaudire ma anticipare i desideri di Philip. 

Era sempre lui che decideva dove, come, quando e cosa fare, e questo non perché era o si sentiva un maschio Alfa, ma perché io facevo sempre non uno ma cento passi indietro per paura di poter dire o fare qualcosa di sbagliato che avrebbe compromesso la nostra relazione. 

È stato invece proprio questo a farla crollare rovinosamente.  

Un pomeriggio di maggio, quando l’inverno stava facendo definitivamente le valigie per far posto ai primi deboli raggi di sole su Londra ed io ero immersa sui miei libri e appunti per la preparazione degli esami e della tesi finale del mio master in finanza, ho ricevuto un messaggio da Philip: 

Ciao Marzia, so che sei impegnatissima con lo studio ma vorrei vederti stasera perché dobbiamo parlare

Quel messaggio mi ha lasciata perplessa e la solita ossessiva domanda si è riaffacciata martellante nella mia mente: ‘Cosa ho fatto di sbagliato questa volta? Dove ho sbagliato?’ 

La geisha ha risposto dopo 30 secondi netti: ‘Ciao Amore, certo! Il tempo per te lo trovo sempre!’ 

Ci siamo incontrati verso le 6 di sera in un pub nell’area di Clapham, dove c’era l’ufficio di Philip. 

Clapham è davvero una zona che adoro! È un quartiere che si trova a sud di Londra e racchiude in sé l’eleganza sobria dello stile inglese, il verde dei parchi ben curati e una varietà di pub e ristoranti che rispecchiano la multietnicità della capitale del Regno Unito. 

Sono scesa dal bus e ho visto la marea di gente che si avviava verso la metro per tornare a casa. Per loro lo stress della giornata era finito, io invece avevo una tenaglia che mi faceva contorcere lo stomaco e una sensazione premonitrice che qualcosa di brutto stesse per accadere. 

Poche volte il mio istinto si sbagliava, e anche questa volta non ha fatto eccezione. 

Arrivata al pub apro noto subito Philip al bancone che accenna un sorriso triste e malinconico.  È stato lui ad iniziare subito il discorso e dopo qualche preambolo e’ arrivata la pillola avvelenata:

Marzia, io ho bisogno di una donna che ‘faccia squadra con me’, che proponga e mi corregga, se ce ne fosse bisogno. Che mi  faccia vedere un lato diverso delle cose e delle situazioni. Tu purtroppo non sei la donna che credevo. Quella che ho incontrato nei primi mesi della nostra storia era una donna sicura che sapeva cosa voleva e lo ha ottenuto. La donna che ho oggi di fronte non ne è neanche l’ombra. Mi dispiace Marzia, ma io sono sempre stato sincero soprattutto con me stesso. Non posso continuare a stare con un donna che non stimo.’ 

Quelle parole sono state più pesanti delle pietre e mi hanno lasciata immobile. Sia io che la geisha  eravamo in silenzio totalmente anestetizzate da quella situazione. 

Marzia, non dici nulla?

Ad un certo punto sento una vocina dentro di me, era la geisha: ‘Digli che cambierai, che diventerai come lui ti vuole... Abbraccialo! Sbrigati Marzia, abbraccialo ora digli che lo ami da morire, piangi mettiti in ginocchio ... fallo ora prima che sia troppo tardi

Nessuno dei suggerimenti della geisha è stato messo in atto. Senza dire una parola, mi sono alzata ho dato due baci sulla guancia a Philip, mi sono girata e me ne sono andata.

Ho camminato fino alla metro come uno zombie e contavo i minuti per poter riaprire la porta di casa e dare sfogo al mio dolore. Arrivata a casa ho buttatto fuori l’anima per quanto ho pianto!

La mattina dopo non me la sentivo di andare in biblioteca per studiare e ho scritto un messaggio a Lucy, la mia compagna di università, dicendole che non mi sentivo bene. Il giorno dopo, e quello dopo ancora sempre la stessa storia. 

È stato il terzo giorno che Lucy è venuta a casa mia e mi ha impartito una lezione che non dimenticherò mai!

To be continued 

lunedì 22 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia - Parte Quinta

Reassunto delle puntate precedenti:
clicca qui per leggere la prima parte
clicca qui per leggere la seconda parte
clicca qui per leggere la terza parte
clicca qui per leggere la quarta parte

Essere me stessa in ‘pubblico’ è stata per me la vittoria più eclatante. Ma quella sera stava avvenendo qualcos’altro di completamente nuovo. 

Dopo un ora di chiacchiere con Philip mi sentivo talmente a mio agio con lui che mi sembrava di conoscerlo da una vita ma con gli occhi di chi si è incontrato per la prima volta. 

Lo guardavo gesticolare, bere, e mi scioglievo ogni volta che si mordeva il labbro inferiore. 

Sarà stata la luna piena, il troppo vino o il fatto che io certe emozioni non le avevo mai provate ma la serata si è conclusa a casa sua dove ha aperto la porta, mi ha preso in braccio, come si fa con le spose, e mi ha portato in camera. 

Non ci crederete ma è stato come fare l’amore per la prima volta. Tutto è stato perfetto. Io mi sentivo PERFETTA. 

La mattina dopo mi sono svegliata con la luce tenue del sole che filtrava dalle spesse tende di velluto blu. 

Ho aperto gli occhi e ho visto che lui non c’era dall’altra parte del letto. Mi sono alzata ed ero sola nell’appartamento. Sono andata in cucina e sul tavolo c’era un biglietto:

Se stai leggendo questo biglietto vuol dire che sei già sveglia e non stai bevendo il tuo cappuccino... ce la metterò tutta per fartelo arrivare il prima possibile. Aspettami! xxx’ 

Si era ricordato che la sera prima gli avevo detto che senza il mio cappuccino sono un automa. Questa volta lo avrei aspettato anche 100 anni e lo avrei ringraziato anche se avesse portato il classico cappuccino ‘sciacquone’ che trovi a Londra.

Mi sono seduta e ho riletto almeno tre volte quel messaggio. Dopo poco sento aprire la porta: era Philip che sorridente come un bambino mi portava il cappuccino ed i muffin per la colazione. 

Abbiamo fatto colazione insieme ridendo e scherzando su tutto e  da lì in poi è iniziata la nostra relazione. 

I primi mesi sono stati magnifici, giorno dopo giorno sentivo che mi stavo innamorando di quel ragazzo scozzese dagli occhi color del mare e i capelli color ruggine. 

Giuro stavolta a far ‘svegliare’ la geisha non è stata la paura di restare sola, ma il terrore di poter perdere lui! 

Si e’ stato proprio questo a far si che quella maledetta rientrasse in possesso del mio corpo iniettandomi lentamente tutte le mie insicurezze amplificate fino all’inverosimile perché io a quel punto ero, per la prima volta in vita mia, innamorata. 

Nonostante io volessi essere io, la geisha trovava sempre la paura giusta per poter parlare al mio posto:

Philip: ‘Marzia, mi dispiace ma sabato devo andare all’allenamento di rugby e domenica ho il compleanno del mio ex compagno di squadra quindi non ci possiamo vedere. Scusa, se vuoi non vado ....’ 

La geisha: ‘Ma certo che devi andare! Divertiti! So che il rugby  è la tua passione e i tuoi amici sono importanti’
In realtà avrei detto: ‘Philip ci possiamo vedere solo sabato e domenica ... io in uno di questi due giorni ti vorrei vedere, quindi scegli tu : o l’allenamento o il compleanno!’ 

Philip: ‘Tesoro avevo pensato anche questo week end di andare in campeggio, so che a te non piace se vuoi proponi tu qualcosa da fare’

La geisha: ‘Amore ma no! Per me l’importante e’ che stiamo insieme poi il campeggio non è così male’
In realtà io avrei detto: ‘Philip, per carità di Dio, io a dormire sui serci e con le formiche che me se magnano pure l’organi interni non ce vengo! Semmai prenotiamo un bel cottage nella campagna inglese e si fa un week end romantico. Oppure ancora meglio si risparmiano i soldi e a fine anno si va in Messico’ 

Philip: ‘Marzia io vorrei andare a mangiare il curry, se per te e’ troppo piccante possiamo andare da qualche altra parte...’

La geisha avrebbe detto: ‘Ma no, mi sta piacendo il curry indiano. La prima volta che l’ho assaggiato aveva un sapore strano ora invece lo trovo gradevole’ 
In realtà  io avrei detto: ‘Eh no Philip il curry no. A parte che e’ talmente piccante che mi fa lacrimare gli occhi ... per non dirti poi che dopo mi fa cagare fiamme di fuoco. Magari ci prendiamo una pizza e tu te la condisci con l’olio al peperoncino di Calabria. Vedrai che non resterai deluso’

È stata lei, quella puttana della geisha a farmi piangere lacrime nuove che non avevano il sapore della sconfitta ma il fragore del mio cuore spezzato. 

To be continued 



domenica 21 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia - Quarta Parte

Riassunto delle puntate precedenti:
clicca qui per leggere la prima parte
clicca qui per leggere la seconda parte
clicca qui per leggere la terza parte

È  stato come quando Superman ritorna Clark Kent, solo che nel mio caso è avvenuto il contrario. 

La geisha quella sera ha tolto trucco e parrucco e ha mostrato una donna che invece di bersi le cazzate si era bevuta un vino più  alcolico del Rum e questo, come una bacchetta magica, l’ha fatta uscire dal personaggio per mostrare i suoi veri pensieri e le sue vere emozioni. 

Non ricordo quale sia stata la scintilla che abbia innescato la trasformazione, ricordo che non mi sentivo ubriaca ma non riuscivo a controllare la vera Marzia, che invece di stare dietro le quinte a commentare aveva deciso di andare in scena. 

Appena entrato nel locale Philip mi ha subito notata e la prima cosa che mi ha detto è  stata: ‘Sorry I am late- Mi dispiace sono in ritardo’.  

E poi con voce sicura mi ha elencato le ragioni: ‘Ho scoperto che c’era lo sciopero dei treni solo quando sono arrivato alla stazione. Ho deciso di prendere la macchina ma non partiva perché’ aveva la batteria scarica. Ho chiamato poi un taxi ma con questo tempo e’ arrivato tardi. Poi non ti dico il traffico... In aggiunta ho il cellulare semi scarico quindi non ho potuto avvertirti. Davvero mi dispiace....’

La geisha in me avrebbe risposto con un tono conciliante e adulatorio: ‘Non ti preoccupare capisco perfettamente, può succedere. La cosa importante è che tu sia qui’. Ma lei niente taceva, era imbavagliata nel camerino. 

Sul palco c’ero io che ho risposto con tono sarcastico: ‘Tante sfighe tutte insieme non le avevo mai sentite giuro! Ma se il cellulare non era completamente scarico perché non mi ha mandato almeno un messaggio per avvertirmi? Avrei di certo evitato di aspettarti per ben 45 minuti.’

Philip con aria imbarazzata ha abbassato lo sguardo e ha ripetuto che aveva sbagliato e che si sarebbe fatto perdonare offrendomi la cena. 

La geisha a quel punto avrebbe sfoderato il suo sorriso migliore e avrebbe detto frasi ad effetto per non farlo sentire a disagio tipo: ‘Non c’è nulla da farti perdonare davvero! Adoro questo pub. Qui non mi annoio mai!’

Ma niente ancora una volta a parlare ero io: ‘Magari intanto prendiamo un drink e vediamo se vale la pena di proseguire la serata’. Appena pronunciate queste parole mi sono subito pentita perché’ davvero avevo un atteggiamento indisponente. 

Avrei potuto andare via tempo fa ed evitare questa situazione. Lui però era arrivato, si insomma non era stato inghiottito dal buco nero, ed io me la stavo tirando molto più del dovuto. Diciamo a livelli che avrebbero mozzato il respiro alla geisha. 

La serata comunque e’ andata avanti e lui mi ha offerto prosecco e una cena squisita nel pub. 

Quella sera Philip ha raccontato molto della sua vita, il suo matrimonio fallito dopo solo un anno, perché la sua ex fu beccata in flagrante a scopare con un suo collega nel bagno durante il party di natale organizzato dalla compagnia per cui entrambi lavoravano, la sua nuova avventura come fondatore di una start up, e la sua passione vera per il Rugby iniziata quando aveva 5 anni e culminata con la convocazione anni fa come Capitano di una importante squadra scozzese.  

Io ascoltavo con attenzione, ma non ho rivelato nulla del mio passato da donna zerbino. In questo sono sicura avrei avuto l’approvazione della geisha che aveva sempre preferito ascoltare piuttosto che esprimersi. 

È vero però che alle domande che mi faceva io rispondevo con assoluta sincerità anche se quello che dicevo contrastava con i suoi gusti: ‘Non conosco il rugby molto bene ma sono sicura che non mi interessa come sport. Preferisco la pallavolo’. ‘La birra non mi piace molto, come avrai capito preferisco il vino’. ‘Mi piace viaggiare ma non e’ una cosa che farei spesso. Preferisco due viaggi lunghi all’anno magari dall’altro capo del mondo, piuttosto che partire tutti i week end per andare a vedere posti relativamente vicini’. 

Quella sera con lui mi sono sentita libera ed ero euforica perché i miei pensieri stavano uscendo come un fiume in piena. Non c’era nessun intermediario tra me e lui. La geisha ormai non si sentiva più, si era rassegnata a stare nel camerino ed io finalmente mi sentivo la protagonista. 

To be continued 



venerdì 19 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia - Terza Parte

Reassunto delle puntate precedenti: 

Philip era un ragazzo scozzese di 37 anni con gli occhi color verde acqua, i capelli di un rosso scuro davvero particolare e un fisico da giocatore di rugby quale dichiarava di essere. 

Si descriveva così nel suo profilo Tinder: Ex capitano di una squadra scozzese di  Rugby, oggi gioco solo per passione. Quando posso riempio il mio zaino e scappo da Londra per esplorare  cosa c’è fuori dalla città. Adoro il Giappone e la sua cultura. Preferisco la birra al vino  Mi piacciono le cose semplici e le persone vere. Spero di trovare una 'partner in crime' - compagna di avventure- che mi segua per un lungo viaggio... magari che duri tutta la vita o magari meno. L'importante è che ogni giorno sia intenso e pieno di stupore.’

Carino, sembrava carino dalle foto. Poi un rugbista era il classico maschio Alfa che sapeva prendere le sue decisioni senza bisogno di interferenze. La menzione al Giappone aveva fatto scoccare nella mia mente anche l'associazione alle geishe, che come noto, sono state e credo sono ancora una parte fondamentale della cultura nipponica. 

Chi meglio di me poteva incarnare la dolce e arrendevole donna pronta ad esaudire ogni desiderio del suo uomo? Chi meglio di me avrebbe potuto farlo sentire ancora ‘Capitano’ al comando della nostra vita? 

Il pezzo sulle 'persone vere' proprio mi sapeva di fuffa messa lì  per attirare le audaci che volevano sfidare il Capitano e mettere magari in discussione la sua leadership. Donnine che sarebbero state animaletti da letto per qualche tempo e poi gettate via per far spazio alla donna giusta, quella che non deve chiedere mai perché già intuisce cosa vuole il suo uomo. 

Tutte queste considerazioni erano chiare e nitide nella mia testa, anche perché lui non si e' perso in chiacchiere inutili e al mio primo accenno di flirt ha subito concretizzato proponendomi l'incontro. 

Ho incontrato Philip  per la prima volta in un bar di Shoreditch, la zona più hippie di Londra dove i palazzoni con le facciate a vetro si contrappongono con i vecchi edifici e i muri dipinti da murales colorati. 

Il dove e quando è stato scelto da lui. Io ovviamente ho accettato sostenendo spudoratamente che conoscevo quel pub ed ero innamorata di quel quartiere. 

In realtà non sapevo proprio dove era, ed è  stato dopo aver bestemmiato tutti i santi, compreso San Google da Map, che sono arrivata a destinazione dopo essermi persa per lo meno una decina di volte sotto una pioggia sottile e fastidiosa come la sabbia nelle mutande.  

Appena entrata nel pub, mi sono subito guardata in torno. Al bancone c’era un ragazzo con il cappello che beveva una di birra enorme. Dal profilo sembrava Philip così mi sono avvicinata sfoderando il miglior sorriso ho attirato la sua attenzione con un ‘Ciao!’. 

Il ragazzo del bancone si e’ girato e, no decisamente non era il Philip di Tinder anche perché c’aveva una panza che avrebbe potuto contenere tutta la riserva di birra dell’intera nazione. Ho chiesto scusa  per l’errore e mi sono allontanata. 

Il ragazzo però ha capito subito che il ragazzo del mio appuntamento era in ritardo e mi ha invitato a bere una birra con lui. 

Era stata una giornata pesante, una di quelle giornate di merda in cui un bel bicchiere di vino può farti rilassare e farti fare pace con il mondo. Ho risposto che si accettavo il drink ma desideravo il vino. 

In men che non si dica il cameriere mi porta un bicchiere generoso di Sauvignon Blanc che ho sorseggiato guardando che dalla porta entrasse il mio ‘Capitano’. 

Il tempo passava lento come le ore spese in fila dal dottore, ed i bicchieri che bevuti si sono triplicati. 

Quando Philip si e’ finalmente presentato io ero al bancone del bar con ancora il trucco sfatto dalla pioggia ed asciugato senza essere ritoccato, il terzo bicchiere di vino in mano aveva annebbiato la facciata da geisha e mostrato la vera Marzia che si era rotta parecchio le ovaie di starlo ad aspettare. 


Da lì in poi è avvenuto il contrario del previsto dove non solo i miei piani di perfetta geisha ma anche la mia maschera di donna arrendevole e compiacente si e’ trasformata nella mia vera me. 

L’impensabile che MAI in 35 anni di vita era avvenuto quella sera aveva preso forma. 

To be continued 

giovedì 18 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia- Seconda Parte

clicca qui per leggere la prima parte

Qualcuno di voi, leggendo la mia storia mi giudicherà come una cogliona e/o sfigata. Io che sono sempre stata il peggior giudice di me stessa mi definivo una codarda.

Secondo definizione codardo-a è colui o colei che fugge per paura davanti ad un pericolo, a  un rischio, venendo meno al proprio dovere. Io sono sempre stata una che fuggiva dal dovere di essere sé stessa pur di non perdere ciò che mi dava una certa stabilità.

La paura di rimanere sola mi terrorizzava è per questo che a Roma ho sopportato per otto lunghissimi anni una relazione in cui hai voglia a cotonare e dare volume ai capelli, le corna erano visibili pure ai ciechi, figuratevi se non me le sentivo in testa!

Ho sempre scoperto Stefano, il mio ex, quando mi tradiva, scopandosi anche i sifoni del cesso, senza, tra l'altro, badare ad occultare le prove. Sapeva benissimo che anche se lo avessi trovato a letto con l'ultima mignotella avrei richiuso la porta e atteso che lei se ne fosse andata per poi preparargli la cena.

Tutti sapevano della vita da latin lover del mio ex. Ogni commento, ogni sguardo, ogni singolo accenno fatto da amici, parenti o conoscenti mi faceva stare male.

Dice il detto: 'meglio soli che male accompagnati'. Nonostante tutto per me valeva il contrario.

Le mie amiche, tutte fidanzate, mi spronavano ogni giorno a dargli un calcio nei coglioni e cercare qualcun altro. Io ovviamente davo ragione a loro ma poi mi mancava il coraggio di vivere senza qualcuno accanto e lasciavo le cose come stavano. Cogliona? No Codarda!

Speravo solo che lui non si innamorasse mai delle sue amanti. La speranza è morta quando ha conosciuto Marina, una sua collega d'ufficio, che di fare l'amante non ne voleva sapere e così ha preteso giustamente di essere lei la fidanzata 'di ruolo', titolo che ha tolto a me.

Avrei dovuto gioire di quell'evento perché  davvero nessuno merita una relazione così ed invece ho pianto per settimane.

L'ho vissuta come una sconfitta personale e l'unico modo per lasciarmi alle spalle questa brutta avventura era iniziare una nuova vita da un'altra parte. L'opportunità è arrivata quando mia cugina mi ha spronato a fare un Master a Londra, città che ho sempre adorato.

Ho pensato: perché no? In fondo il mio lavoro d'ufficio in Italia era precario e mi faceva anche schifo. Per la prima volta in vita mia presi una decisione influenzata solo da me e che avrebbe beneficiato solo me.

Appena sbarcata a Londra mi sono sentita un leone, ma era solo un effetto momentaneo.  Dopo due settimane ero  già diventata una pecora belante che voleva a tutti i costi essere parte di una coppia.

Tinder l'ho scaricato per la prima volta nella capitale inglese ed ero convinta che, in pochissimo tempo avrei trovato magari un rimpiazzo appena più decente del mio ex. In fondo mi dicevo, non sarà difficile, Stefano era davvero un bastardo nato, con lui avevo definitivamente toccato il fondo.

Per mesi e mesi su Tinder ho trovato solo questi tizi  che dopo aver chattato sull'app per settimane, anche più volte al giorno, sparivano in quelli che io definisco ‘Buchi neri talmente profondi da arrivare fino al centro della terra'.

Persi per sempre nelle tenebre dell'ignoto.

Questi piccoli contraccolpi o inconvenienti di Tinder, che di solito significano che il ragazzetto di turno ha semplicemente deciso di virare il suo volo verso un'altro nido, magari dove l'uccello avesse più possibilità di incontrare la passera, mi demoralizzavano parecchio.

Io ovviamente che avevo un talento riconosciuto a livelli accademici nell'arte del vittimismo piangevo e gridavo 'quanto il mondo era brutto e cattivo con me'.

Ovviamente le mie crisi non si risolvevano una beata minchia ed io che avevo la capacità decisionale di un termosifone spento mi sono fatta consigliare dalla mia compagna di universita', Lucy, che senza mezzi termini mi ha invitato a 'dar via la mia rosetta' agli affamati che dopo aver 'mangiato' potevano considerare magari di rivedermi.

L'importante, diceva Lucy, è farceli credere, e così ho fatto! 

Devo dire che il 'metodo Lucy' ha funzionato da subito. È stato facendo annusare a Philip l'opportunità concreta di poter andar oltre il solito drink che ho ottenuto il mio primo appuntamento fuori dall'app.

To be continued 

mercoledì 17 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia- Parte Prima

Ho sempre creduto che gli uomini non preferissero  né le bionde, né le more né le rosce, ero convinta che gli uomini preferissero di gran lunga le donne accondiscendenti. Ora io non voglio fare la saccente e generalizzare ma nell'immaginario comune la donna con un carattere forte, indipendente e che sta bene con sé stessa fa fatica a trovare un uomo che vuole starle accanto.

Se ci si rispecchia nella tipologia descritta sopra e si ha un uomo accanto allora due sono le opzioni:  

Prima opzione: siete davvero donne 'cazzute' capaci di tenere gli uomini per le palle, strizzargliele e fargli dire pure che gli piace. Standing Ovation per voi!

Seconda opzione: si possiede 'più culo che anima' ad aver trovato uomini intelligenti capaci di apprezzare una donna che non ha paura di mostrarsi per quello che è e dire chiaramente quello che vuole.

Questa è una fortuna rara almeno come trovare posto a sedere sulla metro la mattina nell'ora di punta, ma a volte succede, e quando il miracolo avviene bisognerebbe afferrarlo a due mani e non lasciarselo scappare.

Nel mezzo ci sono tutte le sfumature di quell'arte antica del compiacimento. Nel mezzo ci sono le geishe che sopportano perché senza un uomo da compiacere la loro vita non avrebbe senso.

La donna geisha ha, statisticamente, più facilità di trovare qualcuno che le stia accanto. Direte voi: 'Ma grazie al cazzo che trova l'uomo una così! Chi non vorrebbe essere trattato da sultano?'.

Diciamoci la verità a nessuno piace essere messo in discussione o criticato. Piuttosto, l'uomo medio quando sente che l'ambiente gli  è  ostile se la dà a gambe lasciandoti lì a pensare: 'Ma che ho fatto di tanto sbagliato?'.

Quella era una domanda che mi ripetevo sempre quando qualcuno, per qualsiasi ragione, non rispondeva alle mie chiamate o tendeva ad allontanarmi. Qualunque fosse il motivo c'era un pensiero ricorrente che mi ronzava in testa: 'Perché è successo?'

Sono sempre stata attenta a compiacere tutti e a non arrivare mai allo scontro con nessuno perché odiavo litigare. Io ero sempre quella che quando si trattava di arrivare ad una decisione ho sempre detto: 'Come vuoi tu, per me va bene tutto'. 

Chiaro che anche io ho le mie idee, le mie preferenze e il mio modo di fare ma nascondevo tutto molto bene quando chi ero veramente veniva alla luce ed entrava minimamente in contrasto con la persona che avevo di fronte. Tutto era ben nascosto sotto il tappeto e lì  restava nei secoli dei secoli senza mai vedere la luce del sole.

Nel mio caso a forza di ingoiare me stessa per far felici gli altri mi è  venuta la psoriasi.

I primi segnali sono arrivati dopo un mia viaggio in Kenia. All'inizio pensavo fosse lebbra e mi sono anche cagata un po' sotto, poi il dermatologo mi ha dato la mia sentenza.

La mia pelle, l'ultimo strato che mi avvolge, ha deciso di ribellarsi e farmi uscire fuori da quella vita fatta di continui 'hai ragione tu', 'la penso come te' 'la tua è la soluzione più' giusta'. Mentre dentro di me c'era un vulcano in cui zampillavano vari e variegati vaffanculi, con le sue diverse declinazioni tra cui 'Ma vattela a pia' inderculo', i 'che cazzo dici imbecille', ed infine il classico 'Merdaccia!' di fantozziana memoria.

Ovviamente tutto rimaneva dentro di me, perché farlo uscire avrebbe prodotto un danno maggiore dell'eruzione del vulcano che distrusse Pompei. L'idea di perdere chi mi stava vicino era insopportabile e per questo che ho ingoiato merda a palate.

Credetemi sotto ogni sorriso di compiacimento forzato si nascondeva una ferita che solcava l'anima: 'L'anima de li mortacci di quer destino infame che mi fece venire al mondo Geisha!'

Le cose non sono cambiate anche quando dalla periferia romana ho deciso di emigrare a Londra per fare un Master in Finanza Internazionale alla London School University. 

Sono arrivata nella capitale inglese in una fredda giornata di gennaio e dopo poco tempo sono entrata in depressione. Io, come tutti gli emigrati, sentivo forte la solitudine e l'inadeguatezza di vivere in una città straniera.

E' per questo che ho scaricato Tinder. D a lì è nata la storia che ha radicalmente cambiato non solo la mia vita ma anche tutto ciò in cui ho sempre fermamente creduto.

To be continued 

martedì 2 ottobre 2018

Manuale pratico delle Principesse Single Metropolitane

Credit opera: #fdasuarez

Questo e' un post che riprendo (copiato e incollato) dal mio vecchio blog 'Overlooklondon', ormai abbandonato nel lontano 2013. Il finale non smentisce lo spirito di Dating Bad! L'ho letto e riletto e mi ha fatto ridere, così ho deciso di pubblicarlo anche qui! Spero faccia ridere anche voi! 

Chiudi gli occhi. Fallo ora ed immagina di essere una principessa delle favole in una grande metropoli come Londra. Ci sono alcune cose che devi sapere:




  • Non indossate MAI gonne con tulle ampio. Assolutamente inadeguate quando si entra nella metropolitana, soprattutto nell'ora di punta.
  • Dimentica le scarpette di cristallo, sconsigliate vivamente soprattutto in inverno se si percorrono lunghe distanze a piedi. Lasciate il tacco vertiginoso alla bella addormentata che non fa un cazzo tutto il giorno.
  • Evitate di cantare. Londra e' molto diversa dal paese delle favole. Se proprio hai un incontenibile bisogno di cantare, posizionati in un angolo della metro, accompagnati con una chitarra e metti un piattino per le offerte,magari arrotondi. 
  • Vietato parlare con uccellini, topolini, scoiattoli, cani, gatti e pesciolini. Insomma in pubblico evitate, qualcuno potrebbe chiamare la neurodeliri. Se siete così tanto animaliste, allora iscrivetevi al WWF.
  • Sorridete sempre! Anche quando per sbaglio il cagnolino del vicino ti vi piscia sulla spesa. E' una questione di immagine e di 'English style'. Le principesse urbane non piangono, non si arrabbiano fanno kick boxing!
  • Non vi fidate delle vecchiette sdentate che dall'ortolano vi offrono mele rosse lucide, contengono una miriade di pesticidi!
  • Non arredate la vostra casa con sofa di marzapane e tende di zucchero filato. Cio' e' altamente nocivo per il vostro giro vita
  • Non vi aspettate di incontrare il classico principe azzurro, forse esisteva nel regno delle fiabe. A Londra la categoria si e' estinta milioni di anni fa.
E' arrivato anche per me il tempo delle vacanze ... poi il tempo per l'Italia, non la mia amata Roma pero' e non per vacanza questa volta. Sono pero' sicura che mi divertiro' comunque : )

Sto scrivendo una nuova storia, che verra' pubbblicata probabilmente a meta' Ottobre. Le storie di Danting Bad non sono finite! C'e' ancora tanto, davvero tanto da raccontare!

The End per ora ...