venerdì 19 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia - Terza Parte

Reassunto delle puntate precedenti: 

Philip era un ragazzo scozzese di 37 anni con gli occhi color verde acqua, i capelli di un rosso scuro davvero particolare e un fisico da giocatore di rugby quale dichiarava di essere. 

Si descriveva così nel suo profilo Tinder: Ex capitano di una squadra scozzese di  Rugby, oggi gioco solo per passione. Quando posso riempio il mio zaino e scappo da Londra per esplorare  cosa c’è fuori dalla città. Adoro il Giappone e la sua cultura. Preferisco la birra al vino  Mi piacciono le cose semplici e le persone vere. Spero di trovare una 'partner in crime' - compagna di avventure- che mi segua per un lungo viaggio... magari che duri tutta la vita o magari meno. L'importante è che ogni giorno sia intenso e pieno di stupore.’

Carino, sembrava carino dalle foto. Poi un rugbista era il classico maschio Alfa che sapeva prendere le sue decisioni senza bisogno di interferenze. La menzione al Giappone aveva fatto scoccare nella mia mente anche l'associazione alle geishe, che come noto, sono state e credo sono ancora una parte fondamentale della cultura nipponica. 

Chi meglio di me poteva incarnare la dolce e arrendevole donna pronta ad esaudire ogni desiderio del suo uomo? Chi meglio di me avrebbe potuto farlo sentire ancora ‘Capitano’ al comando della nostra vita? 

Il pezzo sulle 'persone vere' proprio mi sapeva di fuffa messa lì  per attirare le audaci che volevano sfidare il Capitano e mettere magari in discussione la sua leadership. Donnine che sarebbero state animaletti da letto per qualche tempo e poi gettate via per far spazio alla donna giusta, quella che non deve chiedere mai perché già intuisce cosa vuole il suo uomo. 

Tutte queste considerazioni erano chiare e nitide nella mia testa, anche perché lui non si e' perso in chiacchiere inutili e al mio primo accenno di flirt ha subito concretizzato proponendomi l'incontro. 

Ho incontrato Philip  per la prima volta in un bar di Shoreditch, la zona più hippie di Londra dove i palazzoni con le facciate a vetro si contrappongono con i vecchi edifici e i muri dipinti da murales colorati. 

Il dove e quando è stato scelto da lui. Io ovviamente ho accettato sostenendo spudoratamente che conoscevo quel pub ed ero innamorata di quel quartiere. 

In realtà non sapevo proprio dove era, ed è  stato dopo aver bestemmiato tutti i santi, compreso San Google da Map, che sono arrivata a destinazione dopo essermi persa per lo meno una decina di volte sotto una pioggia sottile e fastidiosa come la sabbia nelle mutande.  

Appena entrata nel pub, mi sono subito guardata in torno. Al bancone c’era un ragazzo con il cappello che beveva una di birra enorme. Dal profilo sembrava Philip così mi sono avvicinata sfoderando il miglior sorriso ho attirato la sua attenzione con un ‘Ciao!’. 

Il ragazzo del bancone si e’ girato e, no decisamente non era il Philip di Tinder anche perché c’aveva una panza che avrebbe potuto contenere tutta la riserva di birra dell’intera nazione. Ho chiesto scusa  per l’errore e mi sono allontanata. 

Il ragazzo però ha capito subito che il ragazzo del mio appuntamento era in ritardo e mi ha invitato a bere una birra con lui. 

Era stata una giornata pesante, una di quelle giornate di merda in cui un bel bicchiere di vino può farti rilassare e farti fare pace con il mondo. Ho risposto che si accettavo il drink ma desideravo il vino. 

In men che non si dica il cameriere mi porta un bicchiere generoso di Sauvignon Blanc che ho sorseggiato guardando che dalla porta entrasse il mio ‘Capitano’. 

Il tempo passava lento come le ore spese in fila dal dottore, ed i bicchieri che bevuti si sono triplicati. 

Quando Philip si e’ finalmente presentato io ero al bancone del bar con ancora il trucco sfatto dalla pioggia ed asciugato senza essere ritoccato, il terzo bicchiere di vino in mano aveva annebbiato la facciata da geisha e mostrato la vera Marzia che si era rotta parecchio le ovaie di starlo ad aspettare. 


Da lì in poi è avvenuto il contrario del previsto dove non solo i miei piani di perfetta geisha ma anche la mia maschera di donna arrendevole e compiacente si e’ trasformata nella mia vera me. 

L’impensabile che MAI in 35 anni di vita era avvenuto quella sera aveva preso forma. 

To be continued 

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