giovedì 18 ottobre 2018

Vita da Geisha - La storia di Marzia- Seconda Parte

clicca qui per leggere la prima parte

Qualcuno di voi, leggendo la mia storia mi giudicherà come una cogliona e/o sfigata. Io che sono sempre stata il peggior giudice di me stessa mi definivo una codarda.

Secondo definizione codardo-a è colui o colei che fugge per paura davanti ad un pericolo, a  un rischio, venendo meno al proprio dovere. Io sono sempre stata una che fuggiva dal dovere di essere sé stessa pur di non perdere ciò che mi dava una certa stabilità.

La paura di rimanere sola mi terrorizzava è per questo che a Roma ho sopportato per otto lunghissimi anni una relazione in cui hai voglia a cotonare e dare volume ai capelli, le corna erano visibili pure ai ciechi, figuratevi se non me le sentivo in testa!

Ho sempre scoperto Stefano, il mio ex, quando mi tradiva, scopandosi anche i sifoni del cesso, senza, tra l'altro, badare ad occultare le prove. Sapeva benissimo che anche se lo avessi trovato a letto con l'ultima mignotella avrei richiuso la porta e atteso che lei se ne fosse andata per poi preparargli la cena.

Tutti sapevano della vita da latin lover del mio ex. Ogni commento, ogni sguardo, ogni singolo accenno fatto da amici, parenti o conoscenti mi faceva stare male.

Dice il detto: 'meglio soli che male accompagnati'. Nonostante tutto per me valeva il contrario.

Le mie amiche, tutte fidanzate, mi spronavano ogni giorno a dargli un calcio nei coglioni e cercare qualcun altro. Io ovviamente davo ragione a loro ma poi mi mancava il coraggio di vivere senza qualcuno accanto e lasciavo le cose come stavano. Cogliona? No Codarda!

Speravo solo che lui non si innamorasse mai delle sue amanti. La speranza è morta quando ha conosciuto Marina, una sua collega d'ufficio, che di fare l'amante non ne voleva sapere e così ha preteso giustamente di essere lei la fidanzata 'di ruolo', titolo che ha tolto a me.

Avrei dovuto gioire di quell'evento perché  davvero nessuno merita una relazione così ed invece ho pianto per settimane.

L'ho vissuta come una sconfitta personale e l'unico modo per lasciarmi alle spalle questa brutta avventura era iniziare una nuova vita da un'altra parte. L'opportunità è arrivata quando mia cugina mi ha spronato a fare un Master a Londra, città che ho sempre adorato.

Ho pensato: perché no? In fondo il mio lavoro d'ufficio in Italia era precario e mi faceva anche schifo. Per la prima volta in vita mia presi una decisione influenzata solo da me e che avrebbe beneficiato solo me.

Appena sbarcata a Londra mi sono sentita un leone, ma era solo un effetto momentaneo.  Dopo due settimane ero  già diventata una pecora belante che voleva a tutti i costi essere parte di una coppia.

Tinder l'ho scaricato per la prima volta nella capitale inglese ed ero convinta che, in pochissimo tempo avrei trovato magari un rimpiazzo appena più decente del mio ex. In fondo mi dicevo, non sarà difficile, Stefano era davvero un bastardo nato, con lui avevo definitivamente toccato il fondo.

Per mesi e mesi su Tinder ho trovato solo questi tizi  che dopo aver chattato sull'app per settimane, anche più volte al giorno, sparivano in quelli che io definisco ‘Buchi neri talmente profondi da arrivare fino al centro della terra'.

Persi per sempre nelle tenebre dell'ignoto.

Questi piccoli contraccolpi o inconvenienti di Tinder, che di solito significano che il ragazzetto di turno ha semplicemente deciso di virare il suo volo verso un'altro nido, magari dove l'uccello avesse più possibilità di incontrare la passera, mi demoralizzavano parecchio.

Io ovviamente che avevo un talento riconosciuto a livelli accademici nell'arte del vittimismo piangevo e gridavo 'quanto il mondo era brutto e cattivo con me'.

Ovviamente le mie crisi non si risolvevano una beata minchia ed io che avevo la capacità decisionale di un termosifone spento mi sono fatta consigliare dalla mia compagna di universita', Lucy, che senza mezzi termini mi ha invitato a 'dar via la mia rosetta' agli affamati che dopo aver 'mangiato' potevano considerare magari di rivedermi.

L'importante, diceva Lucy, è farceli credere, e così ho fatto! 

Devo dire che il 'metodo Lucy' ha funzionato da subito. È stato facendo annusare a Philip l'opportunità concreta di poter andar oltre il solito drink che ho ottenuto il mio primo appuntamento fuori dall'app.

To be continued 

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