Nata Cattiva
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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
Adesso, diciamoci la verità, dopo l’ultimo messaggio a D. qualsiasi altra coinquilina, anzi padrona di casa, mi avrebbe allegramente ignorato riservandomi la punizione dell’indifferenza.
Non è stato così per D. che invece mi ha risposto: 'Mi rendo conto che avrei dovuto parlarti prima e sono davvero mortificata per quello che è successo. Ti prego, se puoi, di perdonarmi. A me basta sapere che tu stai bene. Se avrai ancora bisogno di me sappi che io ci sarò sempre'.
Non nascondo che queste parole, che un tempo avrei definito solo un ammasso di consonanti e vocali, hanno fatto scattare in me un barlume di rimorso.
Ho detto e ribadisco barlume, ossia un minimo accenno. Certo il rimorso allora era un sentimento ben distinto e separato da me.
Anche R., tutte le volte che lo umiliavo, si limitava ad abbassare gli occhi e dopo che il veleno era uscito dal mio corpo si riavvicinava sempre a me con una calma e dolcezza che stavano minando il virus della cattiveria.
Ho capito che la mia fidata amica cattiveria così esasperatamente cercata e disperatamente voluta mi stava abbandonando quando una sera d’inverno il mio cellulare squilla e dall’altra parte della cornetta sento mio zio V., il fratello di mia madre, che senza dirmi neanche ciao mi dice: ‘Tua madre è morta. Cirrosi epatica. I funerali ci saranno dopo domani alla chiesetta del paese. Se ti servono soldi per fare il biglietto di ritorno fammi sapere che te li faccio accreditare sul tuo conto.’ La telefonata finiva: ‘Condoglianze Carmen. Ti siamo vicini’.
Ricevere quella notizia è stato per me come sprofondare nell’inferno. Sì, è vero, mia madre non è stata la migliore del mondo. Sì, è vero, mi picchiava quando era ubriaca, ma bere era l’unico modo che aveva per sopportare la vita che l’aveva messa in ginocchio dopo che quel balordo di mio padre, uscito di galera, aveva deciso di abbandonarci.
Era una donna sola che non sapeva come stare al mondo e trovava nell’alcol la sua medicina, come io la trovavo nella mia cattiveria. Nonostante tutto mi aveva donato la vita e a modo suo mi aveva amata.
La sua morte mi ha talmente scioccato che credo di aver pianto per la prima volta proprio in quell’occasione e per la prima volta in vita mia ho condiviso il dolore con un’altra persona: R.
È stato lui a comprare per entrambi i biglietti per la Calabria. È stato lui ad ascoltare in silenzio e subire passivamente la mia rabbia ed il mio dolore.
È con lui che ho accompagnato la bara di mia madre verso il cimitero e quando è stata tumulata ho pensato: ‘Mamma ora non ha più bisogno del suo Gin. Lei è finalmente guarita chissà se guarirò anche io...’
Siamo rimasti in Italia per una settimana. In quella settimana ho sempre dormito nella stanza di mia madre e R. nella mia vecchia camera.
Per tutto il tempo non ho mai messo il naso fuori di casa. È stato sempre R. a ricevere i miei parenti e pagare tutte le spese per il funerale.
È stato in quella casa, nel letto di mia madre che non ho fatto solo sesso ma per la prima volta ho fatto l’amore con R.
Il giorno dopo saremmo ripartiti per Parigi. La mia cattiveria era germogliata tra quelle quattro mura e proprio lì stava iniziando il suo lento declino. O almeno così pensavo.
Non potevo sapere allora che una volta annientata la cattiveria, il rimorso sarebbe stato la mia nuova malattia. Ma questo lo avrei scoperto davvero presto.
To be continued

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