venerdì 7 settembre 2018

Nata Cattiva - La storia di Carmen - Parte Ottava Ultima parte

Nata Cattiva


Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart


Il giorno che R. se n'è andato, ho sentito la terra mancarmi sotto i piedi e un silenzio irreale avvolgeva la casa come se lì non ci abitasse più nessuno. 

Non volevo perderlo. Per lui, e solo per lui, era disposta per la primissima volta in vita mia a chiedere perdono. Mi sarei anche inginocchiata se fosse stato necessario. 

L’ho chiamato mille volte. Ho mandato mille messaggi pregandolo di tornare a casa. 
Lui ha risposto solo: ‘Carmen ti prego io... trovati un’altra casa e lasciami stare. Ho sopportato troppo e non credo tu potrai mai cambiare. Sei e resterai sempre cattiva.’ 

Quell’ultima frase mi ha davvero spaventato. Tutti nella loro vita si erano trasformati, anche Anna la grassona era diventata magra... Io ero rimasta Carmen la cattiva. Non volevo restare così per sempre!

Ho passato due giorni a pensare a tutte le cattiverie che avevo compiuto nell’arco dei miei primi 32 anni. La lista era davvero lunghissima e ricordare le facce e le reazioni delle mie ‘vittime’  mi provocava disgusto verso me stessa. Soprattutto, è stato in quelle 48 ore che ho capito cosa volesse dire avere un senso di colpa. 

Ho cercato in tutti i modi di ricontattare R. ma nulla neanche le mie suppliche lo hanno fatto desistere. Probabilmente credeva che io stessi ‘recitando la parte’  proprio come avevo fatto all’inizio. 

Una cosa era certa, io non potevo più stare in quella casa e mi sono messa a cercarne un’altra. 

Mentre cercavo casa ho sentito arrivare un messaggio. Il cuore mi batteva forte e ho sperato fino all’ultimo che fosse R. 

Così non  è  stato.  Era D.: ‘Ciao Carmen, spero tu stia bene. Domani è il mio compleanno, faccio 30 anni e una piccola festicciola a casa mia. Se ti va mi farebbe piacere invitarti’. 

Ho risposto immediatamente: ‘Grazie ma non penso di meritare di essere invitata. Mi sono comportata malissimo con te e non merito la tua gentilezza.’ 

Mi ha chiamata dopo 10 minuti e le ho raccontato tutto piangendo come un agnellino che sta per essere sgozzato. Stavolta non fingevo, stavolta stavo male davvero. Non c’era neanche la mia amica cattiveria a farmi coraggio. Ero sola!

Ha insistito per un’ora affinché  io mi trasferissi di nuovo a casa sua e alla fine ho accettato.
Sono rientrata a casa sua come se Hitler rientrasse oggi ad Auschwitz. La vergogna per quello che le avevo fatto mi consumava. 

Passato l’imbarazzo, ho chiesto a D. perché non mi avesse mai trattato come meritavo ed era stata sempre così buona con me. 

Mi raccontò che sapeva che la mia vita era stata difficile. Si ricordò che una volta mia
madre, ubriaca fradicia, mi dimenticò nella panetteria di suo padre dove sono rimasta fino all’orario di chiusura. Fu il suo papà a riaccompagnarmi a casa. 

Soprattutto mi fece notare che ogni volta che la cattiveria usciva dal mio corpo, i miei occhi le ricordavano quelli di me bambina accovacciata sullo stipite della porta del negozio di suo padre che aspettava che la mamma la venisse a riprendere. 

Con l’aiuto di D. ho cercato in tutti i modi di riconquistare R. Giuro se ci fosse stato ancora Stranamore avrei inviato anche il messaggio video per avere un’ultima chance con lui. Niente di quello che ho fatto è servito. Il treno era passato ed io l’avevo perso per sempre...

In compenso D. era ora fidanzata, ed indovinate con chi? Si esatto con il suo nuovo capo. I suoi sogni si sono avverati ed io sono davvero felice per lei. 

Ho trovato anche un altro lavoro in un ufficio e cerco, giorno dopo giorno, di diventare una persona un po' più buona. 

Con l’aiuto del dottor N. sto ripercorrendo il viale della mia cattiveria per poter scoprire perché sono stata così cattiva?  È  perché ho avuto  una madre violenta? Un padre che mi ha abbandonato? Senz’altro questi sono fattori che hanno influito e parecchio. Ma poi perché anche quando le cose mi stavano andando bene io ero sempre perennemente incazzata con il mondo e ho continuato a sputare veleno verso chi mi amava?

Io e N., ci stiamo lavorando. 


Morale : Se ti rode sempre il culo finisci per avere le mani imbrattate di merda.


The End

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