La storia di Laura
Parte Quinta
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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
La sera del nostro primo appuntamento restai sul letto a guardare fuori dalla finestra per un tempo che ora non so quantificare. Ripensavo al suo sguardo, a quegli occhi grandi ed intensi, a quelle mani grandi... e se tanto mi da tanto anche l’attrezzo avrebbe dovuto essere proporzionato.
La mattina dopo, ero in cucina con mia nonna e lei si è accorta subito che c’era qualcosa di diverso. Neanche ha fatto in tempo a chiedermelo che io già le avevo raccontato tutto.
Nonna Ciara ha ascoltato tutto il mio racconto in silenzio poi mi ha detto: ‘Laura, sono contenta per te. La cosa importante è che ti renda felice come lo sei ora! Questo per noi è importante’.
Se mi avesse fatto felice in futuro non lo sapevo, ma io ho sempre guardato con molta più lucidità all’oggi piuttosto che a domani o ieri.
Nella tarda mattinata sento il mio cellulare vibrare, era un messaggio di Patrick: ‘Magari oggi hai degli impegni o magari no... se sei libera ci possiamo vedere. Ti va?’
Ma pure se mi fossi dovuta incontrare il Papa avrei disdetto!
Ci siamo visti in uno dei più bei parchi, secondo me, di Dublino, il St Anne’s Park. Lui mi è venuto incontro con il suo cane, Eoin che teneva a guinzaglio.
È in quel mare di verde e colori che Patrick mi ha raccontato la sua storia che aveva come unico tono il grigio scuro.
Era cresciuto in un orfanotrofio a Limerick gestito da preti e suore. È passato da una casa famiglia all’altra senza mai trovarne una adatta e il perenne sentimento di inadeguatezza lo ha accompagnato fino all’adolescenza.
Anche nella sua vita adulta le cose non erano cambiate di molto e quel grigio scuro si andava tingendo di nero mano mano che lui completava il suo racconto.
Patrick ha mostrato subito ed in modo evidente la sua depressione. Alla mia domanda:’ Cosa ti rende felice?’. La risposta è stata netta e laconica: ‘Niente, a volte, sporadicamente, Eoin - il suo cane- che vuol dire dono di Dio’.
Non serviva la mia laurea in psicologia per capire che mi trovavo di fronte ad un depresso. Ora mi spiegavo cosa era l’alone che lo avvolgeva era quello che i poeti descrivono come il Male di Vivere.
In psicologia viene descritto come la malattia dell’umore, ossia ‘quella funzione psichica che accompagna l’adattamento al nostro mondo interno, ossia della psiche, a quello del mondo esterno, la vita reale. Il tono è alto quando siamo in condizioni piacevoli mentre vira verso il basso quando viviamo situazioni spiacevoli.
In psicologia viene descritto come la malattia dell’umore, ossia ‘quella funzione psichica che accompagna l’adattamento al nostro mondo interno, ossia della psiche, a quello del mondo esterno, la vita reale. Il tono è alto quando siamo in condizioni piacevoli mentre vira verso il basso quando viviamo situazioni spiacevoli.
La depressione ha varie sfumature. Tutti nella vita passiamo momenti in cui siamo ‘giù di tono’ ma di solito queste fasi hanno una durata di tempo determinato.
Quel pomeriggio c’era un bel sole tiepido ed io ho iniziato ad analizzare Patrick come se fosse un mio paziente, ma l’attrazione fisica che provavo per lui era talmente prorompente che non sono riuscita a mantenere il distacco professionale per una giusta analisi.
Guardavo le sue mani che accarezzavano Eoin, e pensavo ‘Dio, se ci sei fammi un dono pure a me! Fai sì che le sue mani accarezzino me non il regalo che gli hai fatto tu!’. Gniente da fare accarezzava il cane e basta!
Verso sera iniziava a far freddo e lui mi ha proposto di spostarci a casa sua che era distante cinque minuti a piedi dal parco. Senza farmelo dire due volte l’ho seguito.
Abitava in un appartamento al piano terra che definire tugurio sarebbe stato un complimento.
Entrando in casa di Patrick, la prima cosa che mi ha colpito sono state le finestre con le tende tirate e la puzza di chiuso.
Sul lavello della cucina c’erano piatti incrostati da giorni. Il piano cottura non veniva pulito, non so, da un anno forse? C’erano i suoi maglioni e pantaloni sparsi nel salotto e i portaceneri erano pieni di mozziconi di sigarette. Il secchio della spazzatura poi strabordava di bottiglie di birra e lattine di ceci.
Ma quello non era nulla... per arrivare dal salotto alla camera da letto bisognava fare lo slalom tra le cacate di Eoin che, mortacci sua, problemi di stitichezza non ce ne aveva!
Ma come cazzo faceva a vivere lì? Risposta di Laura psicologa: ‘È un depresso probabilmente cronico’. Diagnosi fattuale ineccepibile.
Cosa ci facevo io con lui? Risposta di Laura: ‘Forse mi stavo innamorando’.
Poi la prima volta che abbiamo fatto l’amore il forse e’ sparito: mi ero proprio innamorata!
To be continued

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