La storia di Laura
Parte Quarta
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Credit Immagini: Marilena Onorato in arte Lena_oart
Non credevo ai miei occhi! Aveva risposto e cosa per me strana aveva anche accettato l’invito con un messaggio davvero breve: ‘Ok, va bene per te se ci vediamo verso le 7 al Mulligan’s?’
Il Mulligan’s è uno dei pub più antichi e caratteristici nel distretto di Temple Bar. Lì, secondo me, si beve la birra più buona a Dublino e l’atmosfera rispecchia lo spirito irlandese: basta una birra un po’ di musica e tutto sembra migliore.
Ok Patrick, alias Manipolatore per Bimbeminkia, ci sto! Ero sicura che all’ultimo mi avrebbe dato buca inventando la classica scusa ‘non mi sento bene’.
Quel venerdì sera sono tornata a casa giusto per farmi una doccia. Sono uscita di casa con un paio di jeans larghi, una maglietta, le scarpe da ginnastica con le suole consumate e la giacchina di pelle vecchia di almeno 10 anni. Trucco minimal, praticamente quello che uso per andare a fare la spesa: poco rimmel, un velo di blush e burro di cacao sulle labbra. Lo smalto smozzicato e i capelli raccolti in una banalissima coda bassa da suorina.
Per strada controllavo costantemente il cellulare aspettando il messaggio di Patrick in cui avrebbe disdetto l’appuntamento. Niente messaggi da parte sua. Il figlio di mignotta me lo avrebbe spedito alle 7 in punto. Ne ero sicura!
Arrivata all’appuntamento puntuale come una svizzera, entro al Mulligan’s, mi guardo intorno e ... O cazzo c’era lo gnocco della foto ad aspettarmi!
Era esattamente come si vedeva nelle foto del profilo di Tinder. Bello come il sole!
In quel momento ho pensato: ‘Ma porca zoccola mignotta infame! Che destino di merda! Per gli altri incontri mi ero messa in tiro con: trucco, parrucco, manicure, pedicure e ceretta e per questo strafigo mi presento con lo sciattume della casalinga di Voghera!’
In quel momento ho maledetto pure l'aria che respiravo... una sola frase mi è passata per la testa: 'Piove sempre sul bagnato, porca puttana!'
Ho rovistato in fretta nella borsa per cercare il correttore, il rossetto o il mascara da viaggio. Niente non c’era traccia di make up. Manco un campioncino di profumo. Il deserto del Sahara. Panico! Davvero non era da me, da sempre super organizzata alle evenienze, non avere neanche il kit base in borsetta!
Comunque, lui si avvicina, abbozza un mezzo sorriso, mi invita a sedermi sui seggioloni in legno del bancone e ordiniamo subito da bere.
Per la maggior parte del tempo ho parlato io della mia vita e dei miei interessi lui ascoltava in silenzio e beveva la sua birra. C’è stata una parte del mio discorso che gli ha fatto alzare gli occhi dal boccale ed è stato precisamente quando ho detto che lavoro facevo e con quanta attenzione curavo i miei pazienti.
Di lui quella sera sono riuscita a capire davvero poco. Era Irlandese DOC, nato a Limerick, città abbastanza povera e provinciale, sconosciuta ai più se non fosse che è stata nominata nel bellissimo libro 'Le ceneri di Angela', valevole anche di un Pulitzer. Aveva una laurea in letteratura inglese ma faceva il correttore di bozze per una casa editrice.
Questo sapevo di lui, ma c’era qualcosa che ha subito catturato la mia attenzione. Al di là della sua innegabile bellezza, al di là dei suoi misteriosi silenzi, al di là dei suoi occhi che mi attraversavano come schegge, oltre i gesti e gli sguardi c’era qualcosa di più. Sembrava come essere avvolto da qualcosa di indefinito qualcosa che io volevo assolutamente scoprire.
Finiti i drink e i miei monologhi lui mi guarda e mi dice: ‘Vuoi che ti riaccompagni a casa tua?’
Eccerto irlandesello mio, stavo aspettando questo! Poi se mi dicevi ‘vuoi che ti accompagno a casa mia?’ sarebbe stato perfetto. Si dice sempre: ‘Chi si accontenta gode’ ma è chi gode davvero che non si accontenta.
Fuori dal pub era ormai buio, e l’aria era fredda. Io con il mio giacchino di pelle praticamente stavo battendo i denti dal freddo. Patrick se ne accorge ed in un attimo si sfila la giacca e me la poggia sulle spalle.
Devo dire la verità la sua giacca di lino non ha fatto una grande differenza ma è stato in quel momento che ho sentito il mio cuore battere all’impazzata come se avessi vinto alla lotteria.
Durante il tragitto verso a casa dei miei nonni c’era un silenzio irreale. Ogni parola sembrava davvero superflua.
Davanti alla porta io lo saluto ‘all’italiana’ con i classici due bacetti sulla guancia, lui mi abbraccia forte e immerge il suo viso nei miei capelli annusandoli. Tutto preannunciava il nostro primo bacio che arrivò dopo e fu davvero una emozione fortissima. Era l’inizio. Speravo davvero che lo fosse!
To be continued

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